Rimango perplesso di fronte al numero di persone che incontro ogni giorno, nei luoghi più disparati, e che apprezzano e approvano la divisione tra ricchi e poveri. In genere si tratta di persone relativamente povere: non difendono dunque il proprio status, ma un’idea, la speranza della grande rivincita. Forse si immedesimano nei ricchi e si compiacciono della ricchezza altrui, sperando che prima o poi tocchi anche a loro. (Infatti i ceti deboli ormai non protestano, non scendono più in piazza: in Italia si cerca ancora di andare a Uomini e Donne o al più vicino Tabacchi per un veloce Gratta e Vinci).
Io, però, propendo per un’altra spiegazione: i poveri sono da sempre vittime della propaganda e spesso hanno poca familiarità con le questioni sociali e politiche. Del resto, da qualche decennio è in voga l’idea che non si debba demonizzare la ricchezza. I media di proprietà di alcuni super ricchi l’hanno ripetuta tanto da convincere molti poveri a schierarsi come ultras, abbandonando l’aspirazione a una maggiore equità e finendo per avallare qualsiasi forma di ricchezza, sia essa frutto dell’ingegno o della ruberia, dell’innovazione tecnologica o dell’evasione fiscale. Basta affermare cose banali, come l’uguaglianza di partenza per istruzione e sanità per ogni singolo individuo, e subito ti senti rivolgere con disprezzo frasi come “sei proprio un comunista e non capisco perché” dove il connotato comunista sta per idiota o, se va bene, come uno fuori dal tempo.
Rimango perplesso di quanta gente, dopo decenni di apartheid dei palestinesi di Gaza, continui a sostenere che sono loro a non volere la pace. In genere chi parla è persona per bene, religioso praticante, convinto dei valori occidentali, tollerante e amorevole con i parenti, ma proprio i palestinesi non li sopporta. Eppure abitano la stessa terra di Cristo, anzi sono i parenti più prossimi, ma guai a dirlo nelle chiese cattoliche di tutto il mondo. È vietato dire qualsiasi cosa, ormai, anche che il genocidio attuale ha connotazioni nuovissime: si basa su algoritmi studiati con l’intelligenza artificiale, ragion per cui gli uomini attuali si sentono meno colpevoli dei nazisti che li commisero e di tutti gli altri che li guardarono in silenzio.
Rimango perplesso di quanti meloniani ci siano in giro, nei bar e nei negozi, financo dentro il mare d’agosto. Meloni non piace per quello che fa ma per quello che lascia intendere ai suoi: via il burqa dall’Italia anche se non esiste; via ogni tipo di straniero anche se poi non lo fa perché ci servono; basta con le dimostrazioni di piazza, con la libera informazione, con le elezioni proporzionali, con le fonti rinnovabili, con la Storia Documentata e con la Scuola Aperta, con le organizzazioni umanitarie e con tutto il resto. Non so se lei (da sola o in compagnia) sia in grado di realizzare il suo disegno complessivo ma lei piace perché ai suoi lascia questo sogno: un Paese senza nulla che contraddica, senza neanche i morti ammazzati (perché l’informazione non ne parla più) ma pieno di morti di fame, salvaguardando al massimo quel 5% di ricchi e presunti ricchi.
Rimango perplesso dalla qualità della trasformazione fisica della Meloni stessa e dalla quantità del suo vestiario (il corpo non è un fatto secondario nell’affermazione del Capo). Ogni giorno un vestito diverso, firmato e alla moda, uno al giorno per oltre 4 anni, ai quali va aggiunto ortodonzia di lusso per migliorare il sorriso, vari botulini per migliorare guance, labbra e occhiaie, i capelli sempre più precisi, biondi e fluenti, secondo modello del vestito. Rimango perplesso, senza conoscere eventuali costi, di tanto estetismo, ma anche questo è un sogno da vendere: col successo si può diventare più belle e più attraenti, financo più alte.
Rimango infine perplesso di quanta gente parla male dell’AI, proprio mentre l’intelligenza umana scarseggia nel mondo, a tal punto da ritenere robot e algoritmi l’unico sistema per andare avanti, in ogni campo. In definitiva, l’AI appare quasi un rifugio e forse non è del tutto sbagliato.
Queste perplessità mi fanno povero in ogni caso e quindi mi unisco senza pudore alle frustrazioni del popolo bue.
il Volantino, 10 ottobre2026
Alfredo De Giuseppe