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Rimango perplesso quando incontro persone che da anni votano per il centro sinistra e non sanno più che rispondere a quelli di destra. Sono impauriti dalla protervia dalle idee del turbo-capitalismo, portate avanti spesso da persone come loro, gli amici del bar, i parenti anestetizzati dalle TV. In genere rimangono in silenzio. Sembra che in questa fase storica siano in vigore due atteggiamenti collaterali: autocensura per evitare polemiche personali e appiattimento sotterraneo su alcune linee portanti della destra-destra. Nel silenzio delle urne, forse, ancora esprimono una loro idea, ma alla luce del sole è passato il concetto che non è consigliabile esprimere idee.

Rimango perplesso quando noto che non incontro più amici di sinistra nelle feste popolari, nei bar di quartiere, negli stadi di paese, nei posti di lavoro, nelle fabbriche, nei supermercati. Ormai li intravedo nei cinema, nei dibattiti, nelle presentazioni di libri, nelle visite ai beni culturali, nei locali alla moda, nelle palestre e nelle scuole di yoga. La supposta superiorità culturale ha creato in verità un solco incolmabile con le esigenze del popolo, una reale indifferenza verso l’altro?

Rimango perplesso nel vedere come l’età media di uomini e donne di sinistra si sia molto innalzata. Perché non si riesce più a trasmettere ai giovani (ai propri figli) i valori di una sana democrazia, il valore della sua costruzione, della divisione tra i poteri, della giustizia sociale? Il benessere ha sconvolto le idee di base che avevano condotto milioni di persone a desiderare un mondo più equo e più multicolor? Oppure la scuola e altre comunità formative sono cadute in mani nemiche?

Rimango perplesso di un certo nichilismo di base che crea sempre sconcerto e un atteggiamento passivo di fronte ai cambiamenti. In questo modo le trasformazioni tecno-scientifiche vengono ormai gestite solo con logiche affaristiche, senza alcun freno etico o egualitario. Che idea di mondo sta veicolando?

Rimango perplesso dall’assenza di progetti utopistici da parte degli esponenti di sinistra. Da dove arriva tutto questo pragmatismo socio-economico? C’è una paura di fondo di toccare lo status-quo? La sinistra o mira ad ideali grandi o non esiste. L’antimilitarismo, il pacifismo, l’ambientalismo, l’integrazione tra i popoli non vanno declinati secondo convenienza ma seguendo un lungo percorso fatto di entusiasmi e prospettive.

Rimango infine perplesso che tutto questo non venga buttato con il cuore oltre l’ostacolo in previsione delle prossime elezioni politiche. Non so se alla fine si faranno le primarie o sceglieranno un soggetto terzo in grado di battere la Meloni, ma certo lo spettacolo offerto da Conte e Schlein in quest’ultimo periodo non rassicura nessuno. C’è di fronte la concreta possibilità che un manipolo di ex fascisti, di attuali manganellatori social (legati agli ambienti più retrivi e corrotti) continui a governare questo Paese, con una legge elettorale appena approvata che assegnerebbe il potere assoluto al vincitore (una nuova forma di dittatura), e i nostri uomini e donne del “campo largo” sono lì a rivendicare la leadership e nient’altro. Nessuna idea davvero rivoluzionaria su casa, ambiente, scuola, sanità, solo piccoli aggiustamenti.

Rimango così perplesso che a volte divento uno sconfortato, depresso, rassegnato uomo di sinistra, termine novecentesco ormai vuoto di significati coinvolgenti. 

Volantino, 17 ottobre 2026                                                                                

Alfredo De Giuseppe