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2026-06-11 "Mondiali discriminati" - Querce News
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Oggi giovedì 11 giugno iniziano i Mondiali di Calcio 2026 che si svolgono in USA, Messico e Canada. Un tempo, specialmente nei decenni dopo la seconda guerra mondiale, lo sport è stato occasione di tregua, pacificazione, accoglienza, integrazione. Anche durante gli antichi giochi olimpici, i greci avevano instaurato la cosiddetta "tregua olimpica", un accordo sacro che sospendeva tutte le ostilità: garantiva l'incolumità di atleti e spettatori in viaggio da e per Olimpia, permettendo senza incidenti lo svolgimento dei Giochi.
Lo sport per un lungo periodo ha viaggiato sullo stesso livello dei diritti universali dell’uomo, tant’è che in alcune edizioni non furono invitate Nazioni che applicavano con sistematicità l’apartheid (vedi Sudafrica e Rhodesia) o che avevano invaso altre Nazioni con blitz di tipo militare (Iraq, Russia, Germania, Giappone, Corea del Nord).
Ma qualcosa è cambiato, specie da quando lo sport è sinonimo di business. Ora non si esclude più uno Stato, qualsiasi cosa abbia commesso, ma i singoli atleti di Stati considerati pericolosi dagli organizzatori. Negli Stati Uniti (che agli inizi del Novecento rischiarono più volte di essere esclusi per una conclamata discriminazione razziale) sono successi in questi giorni dei fatti gravissimi che segnalano il regresso dei nostri tempi e al contempo il degrado ormai assodato della cultura americana. La Nazione formatesi con un micidiale melting pot non riesce più a guardare il mondo intero ma solo il proprio ombelico. Rinsecchito, vecchio, un po’ puzzolente, ombelico di un mondo che è cresciuto sotto i suoi occhi, senza saperlo interpretare con lungimiranza. Americani, pistoleri per Costituzione, sempre più ciechi e sempre più permeati di odio e disgusto verso lo straniero.
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2026-06 "L’Europa degli staterelli (da Magonza a Gagliano)" - 39° Parallelo
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Il mondo dei governi che formano l’Europa è meraviglioso. Giravolte, contraddizioni, nazionalismi e mal di pancia. Però sempre pronti a chiedere aiuto o a mostrare i muscoletti, sempre pronti a dirsi atlantisti, pacifisti e guerrafondai, amici e nemici, tutto e niente. Insomma un guazzabuglio dove personaggi inquietanti come Meloni, Macron, Le Pen, trovano modo e spazio per distruggere ogni notte quel poco di tela che si rammenda ogni giorno.
Una Nazione sola doveva essere l’Europa degli anni duemila e invece è piena di staterelli come ai tempi di Machiavelli, dove si cercava un Principe e non lo si trovava neanche nella fantasia letteraria. Un’Europa che è stata la nostra utopia per lunghi decenni e che governanti mediocri hanno trasformato in una bolgia infernale. Dove ognuno cerca di sfruttare gli altri, senza mai, dicasi mai negli ultimi trent’anni, che venga fatta una battaglia (o una proposta concreta) di vera unità, un passettino verso l’eliminazione degli eserciti nazionali, delle differenze scolastiche e fiscali, delle differenze sulle legislazioni del lavoro e delle professioni.
Poi c’è sempre un momento in cui si può cambiare idea senza che il popolo disattento te lo faccia notare. La Meloni, che in origine voleva lo sconquasso europeo, ha prima preso un solenne impegno a rispettare il patto di stabilità, era l’aprile del 2024, per poi chiedere nel maggio 2026 di poter fare nuovo debito (ci sono le elezioni e non vuole perderle). Sempre lo stesso governo ha sottoscritto con Trump, con la NATO, il folle impegno ad aumentare le spese militari fino al 5% del PIL. Un’enormità che porterebbe allo sfascio il complesso welfare italiano. Ora, dopo che son finiti i cuoricini con Trump, stanno tentando di sfilarsi e probabilmente tra una mozione e un emendamento troveranno il modo di farlo. Senza però dirlo con chiarezza, senza farlo capire. Semplicemente non si può fare ma nessuno ha il coraggio di dirlo.
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2026-05-22 "Le unicità di un porto" - FB
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C’è un porto in Salento che ha delle specificità quasi uniche. Innanzitutto in maniera quasi naturale si è formata nei secoli una spiaggetta con una sabbia arenaria finissima mista a fossili e pietre levigate. Poi vi confluiscono una serie di sorgenti d’acqua dolce provenienti dal sottosuolo che rendono l’acqua sempre pulita, di colore specchiato e quasi bevibile, tant’è che da anni vi stazionano delle paperelle che girano, bevono e mangiano nelle sue acque.
Ed ecco la grande peculiarità: da tempo immemore quel porto è anche il luogo dei bagni estivi dei paesani (prima anche di chi conciava le pelli). Anzi, ora che i tempi son cambiati, è buono in tutte le stagioni, pure quelle più fredde. Si sta lì come lucertole a prendere il sole nelle giornate di tramontana, riparati da un costone e dalla villa fine ottocento color rosso e con le frange del castello normanno. È insomma un luogo del cuore, un posto che fa comunità e anche allegria, tra anziani che giocano a fare i bambini e bambini che vogliono imparare da che parte sta il mare. Un posto dove convivono barche e persone, uomini e donne, bambini e animali, dove insomma non è ancora arrivato il deserto totale.
2026-05-16 "Gaza: prima, dopo e durante" - FB
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Sopra c’è l’immagine realizzata nel 2023 da Mustafa Thuraya, giornalista e videomaker freelance che collaborava con AFP e Al Jazeera, ucciso il 7 gennaio 2024 da un drone israeliano mentre svolgeva il suo solito lavoro di informazione. Sotto c’è lo scatto di Mohammad Ismail Shamalik, che nel maggio 2026 si è posizionato nella stessa prospettiva per mostrare ciò che resta di Gaza.
Ora, al di là di tutte le questioni geo-politiche, religiose ed economiche, qui c’è fotografata una terribile pagina della nostra storia recente, quella che passa sotto i nostri occhi e sembra che sia normale. La foto del 2026 mi ha ricordato quella di Hiroshima dopo lo scoppio della prima bomba atomica nel 1945. Quella bomba fece immediatamente 80.000 morti e migliaia di feriti (molti morirono entro uno o due anni), qui a Gaza si contano le stesse vittime con circa 30.000 bombe sganciate in due anni, con un peso stimato che supera ampiamente le 95.000 tonnellate di esplosivo.
2026-05-10 "Costantino Nuzzo" - FB
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Ho conosciuto Costantino Nuzzo durante quella che chiamammo “Primavera 78” mutuando il nome dalla Primavera di Praga del 1968. Così intendevamo la nostra resilienza salentina: liberare le coscienze da quell’atavico torpore contadino, che misto alla rassegnazione e alle credenze religiose, bloccavano ogni tipo di sviluppo. Eravamo utopici e dovevamo anche essere pragmatici.
All’inizio lui era “l’intellettuale organico” – così lo sfottevo io – poi divenne via via sempre più critico verso la piega che aveva preso la sinistra in Italia. Abbiamo vissuto molti momenti insieme, da Radio Salento Popolare fino alla correzione del suo libro “La Trainella”, per finire con le elezioni comunali del 2008. Dopo quell’anno si convinse sempre più dell’inutilità dell’azione politica. “Meglio una partita a carte al Porto” mi diceva ogni volta che ci vedevamo. Eravamo eterni amici, di quel tipo di amicizia che non necessita di cuoricini, messaggini e chiacchiere inutili ma semplicemente di essere a disposizione l’uno dell’altro.
Costantino, classe 1953, veniva da Marittima di Diso e infine trovò casa a Tricase, dove insieme alla sua splendida Lucia ha creato una bella famiglia. Da ieri sera Costantino Nuzzo non c’è più, un altro pezzo di Primavera che se ne va.
FB - 10 maggio 2026
Alfredo De Giuseppe
2026-05-12 "Razzisti come noi" - Querce News
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Il seme del razzismo non andrebbe mai piantato. È una pianta che cresce in fretta, si espande, mette radici. Colpisce tutti, una volta piantata. È una pianta infetta, ma proprio per questo come un virus si moltiplica e si contamina, prende forza ad ogni svolta.
È una forma latente del vivere sociale, rimane sottotraccia anche per secoli, poi esplode nel moneto in cui qualcuno decide di ripiantare nella terra fertile quel seme infetto. Questo è successo in Italia, in Europa e nel mondo a partire dagli inizi degli anni ’90, quando, superata la Guerra fredda, si pensò di aprire i confini del mondo, di cercare una nuova strada alla circolazione di idee, persone, merci e denaro. Doveva essere un processo guidato da persone sane, intelligenti, colte e consapevoli della complessità della faccenda. Invece fu gioco facile per gente come Umberto Bossi in Italia, Pierre Vial in Europa o William Pierce negli USA fare breccia nelle menti degli Occidentali impauriti, straparlando di una supposta supremazia bianca da difendere ad ogni costo.
2026-05-09 "LETTERE" - FB
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Se gli italiani dovessero ricevere di nuovo lettere come queste, solo allora, forse, capirebbero l’orrore della guerra. Se milioni di padri e di madri dovessero piangere figli caduti in nome di un dittatore, comincerebbero un lungo e difficile percorso di democrazia, verità e giustizia. Forse dopo farebbero una Costituzione per ripudiare tutti i razzismi e tutte le guerre, forse si impegnerebbero per smilitarizzare il mondo. Ma forse durerebbe poco…
FB – 09.05.2026
Alfredo De Giuseppe
2026-05-07 "NATO fuori" - Querce News
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Ricordo bene quando uno degli slogan più comuni sui muri delle nostre città era “Fuori l’Italia dalla NATO”. Poi lo slogan ebbe un’evoluzione con “Yankee go home”. Insomma, una ventina di anni dopo la fine della seconda guerra mondiale era già ben chiaro come fosse giunto il momento di ringraziare per l’aiuto ricevuto ma di cominciare a sentirsi davvero una Nazione libera. Poi nel 1976 arrivò un’intervista di Berlinguer che, di fronte ad una precisa domanda, disse al Corriere della Sera: “Mi sento più sicuro sotto l’ombrello della NATO che sotto quello del Patto di Varsavia.” Era una verità lapalissiana, tenuto conto delle miserevoli condizioni economiche in cui cominciavano a versare le società comuniste, eppure ebbe un effetto deflagrante. Da un lato c’era la rivendicazione di una via italiana al socialismo democratico, dall’altro si apriva una stagione di lotte radicali sul fronte interno della sinistra che avrebbe poi toccato il culmine con il rapimento Moro. Si confrontarono le forze liberali che vedevano con favore il compromesso storico e le consorterie nascoste che invece vivevano di conflitti eterni. E che vivono ancora.
2026-05-02 "EMILIANO ovvero come costruirsi un futuro" - il Volantino
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C’è una filosofia sottesa all’interno del PD che, fin dalla sua nascita, lascia perplessi. È una cosa che un tempo si chiamava clientelismo, oggi si chiama in più modi: amichettismo, affarismo, inciucio. È un atteggiamento che, in alcuni casi, viene spacciato per modernità, in altri come adeguamento alle pratiche degli avversari, per non soccombere. Certo è che questa cosa, chiamatela come volete, non ha giovato alla sinistra, né in generale allo sviluppo di una nuova visione di società.
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2026-04-25 "Un 25 disatteso" - il Volantino
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Pensavo al 25 aprile, quella liberazione tanto voluta, tanto sognata. Sembrava che fosse finita, che dovesse cominciare una nuova era. Via il Duce, via il Re, basta con i gerarchi e i podestà, con l’Impero di carta, le guerre di conquista con le scarpe di cartone, basta con la fame nascosta e con la propaganda come unico sistema informativo.
Così sembrava e in parte così fu. Arrivarono il voto alle donne e la Costituzione, la gestione autonoma della Giustizia, un Parlamento vivace e autorevole, la lenta ripresa economica. Però nel tripudio generale furono sottaciute alcune cose che invece il 25 aprile portava dentro di sé.
Noi pensavamo di essere liberi di decidere ed invece gli anglo-americani ritenevano che eravamo un popolo da tenere sotto stretta osservazione: liberi ma senza esagerare. Le dinamiche est-ovest appesantirono poi il clima, anche con basi militari (incluso nucleare) sul nostro territorio che da allora sono sempre presenti.
Noi pensavamo che i fascisti fossero definitivamente sconfitti e invece, a distanza di decenni, ce li ritroviamo tutti presenti, anche perché allora si scelse una linea troppo morbida, talmente dolce che tutti i generali, prefetti e funzionari tornarono al loro posto (molti negli anni ’60 erano ancora al centro delle trame nere).
Noi pensavamo che il Sud avrebbe finalmente visto una nuova luce e invece diventammo eterno serbatoio delle peggiori pulsioni anti-Stato, foraggiate attraverso quintalate di clientelismo e criminalità.
C’è un 25 aprile disatteso. Oggi c’è ancora molto da liberare.
il Volantino, 25 aprile 2026
Alfredo De Giuseppe