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Libere fenomenologie del 2022-06-25 - Grillo & Co. all'implosione finale

 

In principio Beppe Grillo era un comico televisivo, che divertiva tra Fantastico e Sanremo. Poi fece una battuta sulle ruberie dei socialisti craxiani e fu allontanato dalla Rai. Da quell’ostracismo iniziò una serie di spettacoli teatrali durante i quali tra parodia e verità frustrava l’inefficienza, la corruzione e la mancanza di visione della classe politica italiana. Dal teatro passò al blog, tanto da raggiungere milioni di persone, non più le centinaia di un teatro tenda. Più il blog tirava, più gli spettacoli erano sold-out, con il pubblico sempre più convinto di andare ad assistere ad una specie di comizio liberatorio. Finché pure lui non si convinse di essere un genio della nuova politica, dal blog nacque un movimento che lui stesso definì Cinque Stelle. Siamo al 2009, arrivarono le prime elezioni, gli slogan erano di facile presa, ma il Beppe decise che non poteva candidarsi, perché lui doveva rimanere un megafono non l’attore principale che invece doveva diventare il popolo intero che attraverso il web avrebbe finalmente espresso una democrazia diretta e non più rappresentativa.

A quel punto, venendo meno la figura di Beppe Grillo come possibile candidato alla guida di un Paese democraticamente gestito da milioni di rappresentanti, ecco emergere dal nulla Gianroberto Casaleggio che era a capo di una modesta azienda di software che aveva avuto il solo merito di curare gli aspetti informatici del “sacro” blog. La “Casaleggio&Associati” infatti aveva un fatturato di poche decine di migliaia di euro e lo stesso Gianroberto aveva tentato la carriera politica nel Comune in cui risiedeva, Settimo Vittone (TO), con una lista civica vicino a Forza Italia, ricevendo numero 6 preferenze personali. Però, anche lui non si candida direttamente nel M5S ma ne diventa il “Guru”, colui che parla poco e sa tutto, colui che indica la direzione e controlla tramite il web i suoi iscritti, parlamentari, confezionando, magari attraverso siti paralleli, fake-news e artificiose trovate partecipative, e poi una democrazia interna intesa come obbedienza insieme a sgrammaticature istituzionali e lessicali.

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Libere fenomenologie del 2022-06-18 - Le armi e gli USA

 

l’America è stata scoperta da noi occidentali nel 1492, precisamente  da un italiano emigrato in Spagna, che come tutti i visionari partì per cercare una cosa e ne trovò un’altra. In quegli stessi anni Leonardo da Vinci - e non solo lui - inventava, dipingeva, sezionava, scriveva già cose di una maestria e di un ingegno ineguagliabile, continuatore virtuoso di una civiltà millenaria. In quel nuovo continente cartografato pochi anni dopo da Amerigo Vespucci, un altro italiano, furono scoperte immense ricchezze in giacimenti di oro, argento, diamanti e rame. All’Italia rimase la gloria di aver  dato il nome ad un nuovo continente attraverso un suo studioso, mentre Spagna, Portogallo, Francia e Inghilterra depredavano quel continente di ogni bene. Per farlo fu necessario, fra l’altro, compiere un tremendo genocidio, uccidendo di fatto antiche civiltà, usi e costumi, oltre che un numero imprecisato di vite umane, comunque non inferiore a 100 milioni in 500 anni. 

La parte nord dei continente fu da subito appannaggio di Francia ed Inghilterra, che pensarono bene di colonizzare quelle terre lontane inviando le persone più umili e derelitte della loro stessa società, dapprima addirittura furono estradati forzatamente avanzi di galera e personaggi senza arte né parte, senza nessuna istruzione e senza nessuna idea di dove stessero andando. Forza lavoro da sfruttare per gli Stati, ma anche per le famiglie più ricche che contavano già su un numero abbastanza importante di schiavi importati dall’Africa. Un commercio quello con l’Africa che strappò milioni di persone da un continente e le trasportò in un altro, condannandole alle catene e alle pene più vergognose.

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2022-06-01 "Di matrimoni pubblici e altre facezie..." - Il Gallo

 
PUBBLICATO SU "IL GALLO. IT" il 1 GIUGNO 2022
https://www.ilgallo.it/.../tricase-matrimonio-in-piazza.../
 
Nell’epoca della mercificazione totale, compresa quella della propria privacy e immagine, non mi meraviglio più di nulla. Sposarsi a Tricase in piazza Pisanelli, senza un motivo reale che non sia l’ostentazione di meravigliose pietre accoccolate al sole del giugno salentino, non è un delitto, né vi è alcuna lesa maestà, è semplicemente l’ennesima dimostrazione della volgarità travestita da vippume. Infatti il Sindaco De Donno, come unica difesa, ha parlato di 500 persone invitate che arrivano da lontano, da chissà quali mondi meravigliosi, dove tutto deve avere una sua eccezionalità, un suo charme particolare.
Però non mi meraviglio, anche perché la festa in sé non è che sia molto peggio delle varie cerimonie già in voga in questi ultimi anni, dal costo esorbitante, con clamore sempre maggiore, con inviti a cantanti sempre più famosi. Nella varie masserie alla moda, quasi tutte uguali, non manca quasi mai l’attore delle fiction, l’influencer di TikTok e infine la banda del paese, quella che non esiste più e si tende a spacciarla per qualcosa di antico, che fornisce il vero tocco della tradizione. Il problema di queste cose è che in genere vengono copiate, sempre al ribasso, e si finisce per far diventare un’eccezione come una regola e forse un vezzo. Come quelli che per tutta una vita guidano una vecchia station wagon di seconda mano e poi il giorno delle nozze arrivano in chiesa con la Maserati ultimo tipo o con la Bentley decapottabile.

2022-06-04 "Qui, nel Regno di Leucadia, tra statistiche e turismo" - 39° Parallelo

A volte studiare le cifre con un foglio excel può essere molto utile. Conferma alcuni dati incontrovertibili, ma può eliminare anche alcune credenze popolari, alcuni luoghi comuni, riferiti al posto in cui vivi. Ne ho avuto la conferma guardando con attenzione le statistiche diffuse dal sito della provincia di Lecce - http://www3.provincia.le.it/statistica/economia/tab1.htm.

Ho estrapolato i dati disponibili più recenti, riferiti a otto Comuni, che impropriamente possiamo definire Capo di Leuca oppure Regno di Leucadia (in contrapposizione ai tanti Movimenti autonomisti che nascono, vincono facile con promesse di nuove grandeur e poi o svaniscono nel nulla cosmico o in guerre intestine).  I Comuni in esame sono precisamente (in ordine alfabetico): Alessano, Castrignano del  Capo, Corsano, Gagliano del Capo,  Morciano di Leuca, Patù, Tiggiano e Tricase. In realtà sono otto Comuni e ben 25 centri abitati, compreso tutte le frazioni, di cui alcune di una certa importanza (Leuca, Lucugnano, San Gregorio ad esempio), tutti con una loro specificità, con la voglia di mantenere una tradizione, fosse pure la semplice festa del santo rionale. Questi Comuni, oltre che rappresentare l’estremo tacco d’Italia, hanno tutti un affaccio sul mare, quindi si presumerebbe che hanno sviluppato le loro attività verso la costa e invece è sempre avvenuto il contrario: il cuore pulsante del paese, tranne un paio di mesi l’anno, rimane l’entroterra, dove sono state sviluppate tutte le attività economiche, sociali e culturali.

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Libere fenomenologie del 2022-05-28 - dei sindaci "ecologisti"

Il 17 maggio di quest’anno, dopo quasi due anni di indagini da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, sono state deferite all’Autorità Giudiziaria ben 35 persone con le accuse di lottizzazione abusiva e illecita trasformazione urbanistica ed edilizia in area sottoposta a vincolo paesaggistico, precisamente in località “Acquaviva”, al confine tra i Comuni di Diso e Castro. Il tutto per realizzare 17 case vacanze su un terreno di circa 25 mila quadrati, su uno scorcio con pendenze anche del 25-30%, in assenza delle importanti valutazioni di impatto ambientale. Oltre a queste mancanze formali risulterebbero anomalie sostanziali sulla quasi totalità delle opere edilizie in quanto realizzate mediante riporti e sbancamenti non autorizzati o autorizzabili nell’area.  Sarebbero anche stati rilasciati permessi a costruire in zone ricadenti nel Parco Naturale Regionale denominato “Costa Otranto – S. Maria di Leuca e bosco di Tricase”, dove la stessa Legge Regionale n.8 del 2006 che regolamenta e autorizza al suo interno le sole attività agricole, forestali e pastorali, stabilisce il divieto assoluto di edificazione e di mutamento della destinazione dei terreni. Gli imputati del decreto emesso dalla P.M. Maria Vallefuoco sono quasi tutti funzionari comunali, progettisti, direttori dei lavori e  titolari delle ditte esecutrici dei lavori, oltre ai proprietari. Mancano i politici, i sindaci, gli assessori e i responsabili degli Enti preposti al controllo. Ed è questo il fenomeno che vorrei analizzare, dandogli un titolo ben preciso: l’ecologismo a giorni alterni dei Politici e degli Amministratori locali.

Ho atteso qualche giorno per vedere quali fossero le prese di posizione, le parole di fuoco che avrebbero pronunciato i vari personaggi interessati alla vicenda, seppur non indagati, i Sindaci di Diso, Castro e vari, i Responsabili dell’Ente Parco, i tanti politici “ecologisti”, i tanti cittadini onesti. Silenzio assoluto. Nessuno sapeva, nessuno ha visto, nessuno ha contestato, nessuno si è davvero indignato. Del resto tutta l’area dell’Acquaviva è stata deturpata nei decenni da una sedimentazione di case, asfalto e cemento che hanno reso plausibile nuovi cubi cementizi, nuovi parcheggi, nuovi abusi “legali” e nuovi silenzi generalizzati. Tutto questo a pochi giorni dalla pubblicazione della relazione annuale della Regione sugli abusi edilizi, che vede il Salento come  la provincia più colpita.

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Libere fenomenologie del 2022-05-20 - Costanzo

Qualche giorno fa Giampiero Mughini e Vittorio Sgarbi hanno litigato in TV durante il “Maurizio Costanzo Show”. I due attori hanno fatto la loro parte in commedia, ormai stabile e ripetitiva, quella cioè di beccarsi a vicenda per riempire un vuoto di idee e di buon senso, nel tentativo, spesso riuscito, di alzare l’audience. Hanno prima urlato delle scemenze, poi uno ha detto all’altro calmati e poi uno ha spintonato l’altro che infine è caduto a terra, con grande applauso generale. Ma lasciamo i due semi intellettuali al loro divertimento (e guadagno) e veniamo al vero fenomeno da analizzare in modo più serio: il Maurizio Costanzo, classe 1938, imperatore delle trasmissioni di ogni canale. Infatti lo puoi vedere a Rai3 in una trasmissione nostalgica sui grandi attori e cantanti del passato, oppure sulle reti Mediaset, ovunque e in ogni veste, come conduttore, ospite, oppure sceneggiatore e soprattutto come produttore (direttamente o attraverso varie società).

Ma chi è Maurizio Costanzo? È un modesto conduttore televisivo, che all’inizio ha tentato anche una carriera giornalistica con scarsa fortuna. Vivacchia in quel mondo romano fatto di aspiranti geni incompresi e di eterne promesse mancate (ben descritto, fra l’altro da film come “La Dolce Vita” e più recentemente da  “La Grande bellezza”). Quello è il momento in cui campa anche scrivendo qualche canzonetta, rimanendo comunque nel giro di quegli intellettuali in mezzo al guado. In ogni caso dal 1976 al 1978 gli affidano la conduzione di un programma televisivo su RaiUno dal titolo “Bontà loro”, scopiazzando come al solito il modello dell’intervista “simpatica”, inventata da anni negli Stati Uniti (sul modello di “The Tonight Show” inaugurato dalla NBC già nel 1954 e ancora in onda). Poi incontra Silvio Berlusconi e Licio Gelli e si iscrive alla loggia massonica segreta P2 (tessera n. 1819), fa un’intervista esclusiva per lo stesso Gelli sul Corriere della Sera che lascia perplessi i lettori più attenti. Nel 1981 vengono alla luce gli aderenti alla P2, lui dapprima nega in vari modi, poi ammette durante un’intervista a Giampaolo Pansa e infine davanti alla Corte d’Assise giustifica la sua iscrizione con “la ricerca di nuovi rapporti umani in un momento di particolare assenza di amicizie, anche a causa di problemi familiari legati al divorzio”. (Ci sarebbe da ridere se ci non fosse la tragedia del contesto).

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Libere fenomenologie del 2022-05-14 - Cafueri

La città in cui vivo, Tricase, è nata con un nome riduttivo, già di per sé autolimitativo, come se non si potesse andare oltre il numero tre. La mia città ha poche eccellenze e comunque sempre intorno ad un numero vicino all’uno, come era un tempo la concia delle pelli in riva al mare e poi la famiglia dei mosaicisti artigiani e anche quella dei figuli ceramisti.

Qui, vicino dove abito io, c’è in effetti un’eccellenza di cui oggi andare fieri, c’è una città con ben cinque sale cinematografiche. Quindi non il cinema come fabbrica di sogni, come industria del narrante moderno, ma proprio il cinema come contenitore, come mura, come luogo fisico, fatto di proiettori, amplificatori, poltrone, gallerie e soppalchi, biglietti cartacei e un uomo che ti fa accomodare.

Tutto merito di una famiglia, il cui capostipite Vincenzo Cafueri giunse da Latiano a Tricase nel 1945 vendendo stoffe su una bicicletta dotata di un grosso portapacchi. La sua costanza, furbizia e intelligenza  gli permisero, passo dopo passo, di costruirsi una piccola fortuna. Aprì nel 1955 un negozio di tessuti e poi l’intuizione del cinema. Era il 1961, Vincenzo pensò di costruire una sala tutta nuova: dopo una lunga gestazione ci riuscì nel 1965. Nacque così il “MODERNO”, in una traversa di Piazza Cappuccini, tenendosi alle spalle il quartiere “Lavari”, quando tutto era ancora un terreno incolto, alluvionato dopo ogni pioggia. In pochi anni quel colosso si trovò intrappolato davanti, dietro e accanto dal disordinato e soverchiante sviluppo edilizio, dove specialmente le strade furono immaginate dopo le case. E così si ritrovò nella strettoia di via Siracusa.

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2022-05-07 Presentazione del libro - Foto dell'evento e interventi

 

Una sinusoide di sacro e profano

di Rosangela Bovenga

Questa raccolta di scatti da cameo è uno sguardo Artistico su quello che la tecnologia non ha ancora azzerato di quella componente naturale e culturale che è la parte magica e visionaria dell'Universo che il genere umano custodisce e difende. Questo lavoro, proposto in questo formato agile e" democratico" per essere un compagno lieve nonostante lo spessore qualitativo, si offre come una" chicca", che non intende farsi appannaggio riservato snobisticamente a pochissimi eletti per ragioni che esulino da una spiccata sensibilità ma democraticamente possa essere approcciato da chiunque abbia il potente senso della bellezza e della qualità. Il fermo immagine del maestro Gigi Campanile realizza un'infilata di perle di sussulti relazionali, baluardo contro l'opera sistematica di certa modernità' di desertificazione dei rapporti. Questo capolavoro in formato mignon, infatti, come ogni libro d'arte e particolarmente se - come questo - fotografico, è il racconto per immagini, breve, conciso e compendioso, asciutto senza perdere le vibrazioni potenti e morbide, di quello che, pur documentando, travalica i confini di un reportage e approda nell'infinito, di matrice concettuale Leonardesca, che è proprio dell'ARTE. Racconta in una narrazione, che è una sinusoide tra sacro e profano, come sottolinea nei testi di commento a corredo delle foto la felice penna dello scrittore Alfredo De Giuseppe, di quegli animali urbani che siamo, resi dalla tecnologia, per ogni dove, sempre più vicini, eppur così lontani e TUTTAVIA capaci di incanti ed emozioni che solo il contatto fisico, reale e ravvicinato può consentire. E che solo l'individuo, artisticamente dotato, come nel caso dell'Autore /Artista Gigi Campanile può, tra luci ed ombre, interni ed esterni, albe e tramonti, processioni e spettacoli, architetture urbane e naturali, antiche e contemporanee, rendere, attraverso la FOTOGRAFIA. Questa è una FORMA d'ARTE, esito di quella "copula amorosa" che origina dalle sapienze diverse di pittura e scultura, capaci di concepire una creatura a sé, nuova e distinta, unica e irripetibile, che della luce e del colore si serve per dilatare nell'eternità l'eco degli istanti, catturare il flusso vitale e evocare incanto.

Aggiungo a corredo di questa presentazione e chiusura di quest'incontro "Oltre mare e Fuori rotta" che quest'antologia di sguardi si incentrano su relazioni, fratellanza, silenzio, momenti condivisi. Queste sono le parole chiave che Gigi Campanile, in alcuni questi suoi scatti, condivide con i suoi soggetti. In alcuni si avverte il senso del sospeso, come per un’attesa nell'aria, col silenzio che occupa l'immagine, con gesti quieti e in cui i soggetti si abbandonano alla fotografia.

Fotografie che vanno gustate con calma per dipanare intrecci, stimoli di punti di domande e qualche riecheggio di risposta. A tutti buona degustazione perché la cultura e l'arte sono insostituibile cibo per la mente, lo spirito e l'ANIMA, quella dei luoghi, delle creature di ogni specie e dunque in primis per la nostra.

La Vostra RosAngela Bovenga, Rabdomante di emozioni, Artista, operatore culturale, Teatrante e" GustoNauta" vestale, tra e con tanti, di quella Bellezza che potrebbe salvare il Mondo.

Tricase Porto, 7 maggio 2022

 

Intervento di Patrizia Piccioli

Quando mi hanno invitato a parlare del libro ho accettato volentieri per l’argomento, intrigante e curioso che attraversa molte culture e molte arti, dove Il concetto della contrapposizione perde talvolta i propri confini e si presta a varie interpretazioni. Un esempio per tutti, il quadro di Tiziano “Amor sacro e amor profano”, diverse e contrapposte le valutazioni su quale delle due figure rappresenti l’amore sacro e quale quello profano.

Sfogliando poi la pubblicazione di Gigi Campanile e Alfredo De Giuseppe sono rimasta colpita dal grande impatto teatrale delle prime foto del libro, dove è evidente il richiamo alle forme di teatro medioevale, nato nel basso medioevo, dopo secoli di totale ostracismo verso quest’arte da parte della Chiesa che la considerava pagana.

Teatro che si svolgeva, allora, davanti alle chiese e in altri luoghi sacri, e che ha dato vita al dramma liturgico, a tema religioso, legato ai vari momenti della vita di Cristo (feste comandate) a loro volta legati ai fenomeni naturali, come la Pasqua alla primavera o il Natale al solstizio d’inverno.

Rappresentazioni non molto dissimili dalle manifestazioni religiose rappresentate in queste foto, dove gli “attori” indossando costumi e corone di alloro, partecipano a un rito antico, oggi come allora. Eredi diretti del teatro medioevale.

Anche la tradizione del presepe ha origine da questa forma di spettacolo, prima di diventare “statuine” erano le persone a raffigurare la Natività sui sagrati delle chiese.

Nel teatro contemporaneo troviamo una citazione di questo modo di rappresentare nell’Orlando furioso messo in scena da Ronconi nel 1969.  Il dramma, profano, diventa una vera e propria processione attraverso la città. Trasformando cosi il sacro in profano.

Le immagini di Gigi Campanile sono evidentemente realizzate con l’occhio di uno del posto, nonostante sia stato via a lungo. L’autore restituisce con la forza e la passionalità di queste foto, fortemente contrastate, dai colori estremi, il valore e la dimensione del Salento e della sua gente. Gente accogliente, con una visione libera della vita ma rispettosa delle tradizioni e caratterizzata da grande senso di appartenenza, che sia una confraternita o un paese.

Anche gli scorci e le architetture sono spettacolari, chiese e monumenti interagiscono con allestimenti musicali, danze e momenti ludici, legati da un linguaggio comune, estremo, passionale e dinamico.

Tricase Porto, 7 maggio 2022

 

2022-05-03 "Tricase tra Sacro & Profano" su Il Gallo

Link all'articolo originale: https://www.ilgallo.it/appuntamenti/tricase-tra-sacro-profano/

Sabato 7 maggio a Tricase Porto la presentazione del libro fotografico di Gigi Campanile e Alfredo De Giuseppe

Sarà la terrazza del Caffè Oltremare a Tricase Porto la location della presentazione del libro fotografico: “Tricase tra sacro & profano” di Gigi Campanile e Alfredo De Giuseppe.

Appuntamento sabato 7 maggio alle ore 19

Dopo l’introduzione di Patrizia Piccioli, architetto e giornalista, l’intervento di Rosangela Bovenga, critico d’arte.

«”Tricase tra sacro & profano” è bel un libro pensato e voluto da Gigi Campanile», scrive Alfredo De Giuseppe, «al quale ho dato il mio piccolo contributo con dei brevi commenti. È un volume di 52 pagine con bellissime foto su carta fotografica, con copertina rigida, traduzione a tergo in inglese curata da Patrizia Scarascia. Un prezioso articolo, da conservare e da regalare ad amici, ospiti e turisti».

Link all'articolo originale: https://www.ilgallo.it/appuntamenti/tricase-tra-sacro-profano/

2022-05-06 "Sacro e profano a Sud: due intellettuali riflettono", di Francesco Greco - Avanti!

Link all'articolo originale: https://www.avantionline.it/sacro-e-profano-a-sud-due-intellettuali-riflettono/

Che cos’è il sacro e cos’è il profano? Sono due metafisiche distanti, forse inconciliabili o le loro ricche semantiche e ontologie possono intrecciarsi, contaminarsi, fondersi? Ah, saperlo…
Sciarade che da sempre tormentano l’uomo a causa delle loro infinite declinazioni. Di certo possiamo dire che sacro e profano mutano a seconda dei topoi geografici e delle scansioni storiche: l’idea di sacro di un sacerdote babilonese è diversa da quella di una vestale nel tempio di Artemide.
Quella dei Maya e i loro ziggurat non coincide con la sacralità che emanano le Grotte dei Cervi di Porto Badisco, luogo di culto e misteri per iniziati cui guardava tutto il Mediterraneo. Il sacro yiddish è diverso dalla concezione di un prete bizantino o uno sciamano delle Ande.
Sacro e profano a Sud, Terra d’Otranto, agorà dove nei millenni sono arrivati tanti popoli e culture coi loro miti e riti, dei e dee, e ognuno ha lasciato qualcosa. Una ricchezza filologica forse ignota ai suoi stessi abitanti, che plasma la loro coscienza e il dna.

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Libere fenomenologie del 2022-05-07 - Emiliano

Michele Emiliano è un fenomeno contemporaneo, di quelli che vivono al meglio il loro tempo, addirittura lo cavalcano e lo dominano. E lui ha il fisico, lo stomaco e il carattere per cavalcare un animale ben dotato e di notevoli dimensioni, non certamente un piccolo pony.

Michele è il primogenito di Giovanni, deceduto nel 2013, che è stato un imprenditore nel campo delle bilance e affettatrici da salumeria. Nato nel 1959, si è dapprima laureato in Legge, poi ha vinto il concorso in Magistratura, avendo il primo incarico nel 1988 ad Agrigento. Nel 1990 si è trasferito a Brindisi dove entra a far parte del maxi-processo contro la mafia brindisina, per poi ottenere nel 1995 il trasferimento a Bari, con la direzione distrettuale antimafia. Rimane magistrato attivo fino al 2004, poi decide di entrare in politica. Il centro-sinistra, senza una motivazione ben definita, lo candida a Sindaco di Bari, vince le elezioni, le rivince nel 2009 rimanendovi fino al 2014. In quell’anno una ricerca nazionale lo riporta come il sindaco più amato delle città metropolitane. È ormai lanciato: nel febbraio 2014 viene eletto segretario regionale del PD, vince le primarie e successivamente, nel maggio 2015, le elezioni della Regione Puglia, con il sostegno di tutto il centro sinistra unito. Stravince con il 47% delle preferenze, contro il 18% dei suoi più prossimi concorrenti. Nel 2020 viene riconfermato con il 47% delle preferenze attraverso una larga coalizione di centro sinistra di ben 16 liste, battendo con 8 punti di vantaggio il candidato del centro destra, Raffaele Fitto.

Fin qui la nuda e cruda biografia di un politico come un altro, di un uomo di successo, dal lavoro di prestigio all’amministratore del fare. Ma per spiegare il fenomeno-Emiliano occorre analizzare altri aspetti, altre dichiarazioni, altre alleanze, altre indecisioni e altre scelte. Innanzitutto quella di non dimettersi mai da Magistrato, neanche quando una sentenza della Corte Costituzionale stabilì che i magistrati non possono avere tessere di partito: Emiliano non ci pensò neanche due volte e strappò la tessera del PD.

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2022-05-05 "La Settimana Santa in Puglia", di Vincenzo Legrottaglie - ZonaFranca

La maggior parte dei cristiani definisce Settimana Santa il periodo che va dalla Domenica delle Palme al Sabato che precede la Pasqua. Questa è la massima solennità della fede, il giorno in cui si celebra la resurrezione di Gesù Cristo dalla morte in croce; in Occidente si festeggia la Domenica che segue la prima luna piena di Primavera e quest’anno cade il 17 aprile.

I riti, correlati agli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, hanno travalicato l’ambito esclusivo della fede e hanno intercettato altri pubblici attenti alle tradizioni, al folklore e al turismo. Secondo Gaetano Armenio “In Puglia gli eventi legati alla Settimana Santa sono da sempre stati un importante riferimento per la collettività in termini di partecipazione e di coinvolgimento emotivo”. Armenio è il presidente di Puglia Autentica, l’associazione che, tra i suoi scopi, ha il sostegno d’iniziative che mirano ad accrescere il senso di appartenenza e d’identità con i luoghi e puntano a una maggiore consapevolezza del patrimonio antropologico regionale anche nei suoi aspetti meno noti, per farne occasione di crescita culturale. “La Settimana Santa in Puglia” è il progetto che ha messo insieme i suggestivi itinerari legati alle celebrazioni pasquali dal Gargano allo Ionio passando per la Grecìa Salentina.

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2022-05-03 Invito alla presentazione del libro "Tricase tra Sacro e Profano"

 

Sabato 7 Maggio 2022 alle ore 19:00,

Presentazione sulla splendida terrazza del Caffè Oltremare a Tricase Porto del Libro Fotografico

TRICASE TRA SACRO & PROFANO

di Gigi Campanile & Alfredo De Giuseppe.

Introduce: Patrizia Piccioli - Architetto & Giornalista

con l'intervento di: Rosangela Bovenga - Critico d'Arte

È un bel libro pensato e voluto dal fotografo Gigi Campanile, amico da una vita, al quale ho dato il mio piccolo contributo con dei brevi commenti. È un volume di 52 pagine con bellissime foto su carta fotografica, con copertina rigida, traduzione a tergo in inglese curata da Patrizia Scarascia. Un prezioso articolo, da conservare e da regalare ad amici, ospiti e turisti.

 “Da sempre il sacro insomma si mischia al profano, per il semplice motivo che gli esseri umani per fortuna si modificano, si adattano alla realtà che vivono, si innamorano di altri esseri e di altre modalità di vita e alla fine formano la base su cui costruire la loro civiltà”.

Alfredo De Giuseppe

Libere fenomenologie del 2022-04-30 - Kirill I

Domenica 24 aprile si è festeggiata la Pasqua Ortodossa, la Resurrezione del figlio dell’unico Dio. Papa Francesco I e tanti teologi si sforzano di chiarirci che il Dio che ci ha creati e ci circonda in ogni dove è un unicum, una forma assoluta e quindi inscindibile oltre che insindacabile. Sarà così, però l’interpretazione degli umani è molto diversa, divergente su quasi tutto, fonte di continue differenze, divisioni, guerre, torture, sofferenze e genocidi.

La guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina è stata l’ennesima dimostrazione di come la lettura a diversi livelli delle parole di Dio siano usate in modo talmente differente da scatenare ulteriori fronti guerreschi. Già la Pasqua avviene in date diverse, perché anche il tempo è una convenzione e quasi tutte le chiese ortodosse si basano sul calendario in voga prima di quello gregoriano del 1582. Ma come se questo non bastasse la parola di Dio a Mosca è diversa rispetto a quella predicata a Roma. Ed è ancora più differente fra Gerusalemme e Teheran, ma questa è ancora un’altra storia: per ora soffermiamoci sulla stringente attualità. In queste settimane di guerra il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Cirillo I, il garante religioso del potere putiniano, si è espresso a favore dell’invasione dell’Ucraina, motivandola in varie forme. Innanzitutto è un modo, secondo lui, per porre un argine all’avanzare della cultura liberale occidentale che considera decadente, in quanto tollera l’omosessualità maschile e femminile. In una serie di interventi successivi al 24 febbraio ha affermato molte cose nazionaliste, certamente lontane dall’universalismo cristiano.

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Libere fenomenologie del 2022-04-23 - S. Berlusconi

Chiarisco in anticipo, all’inizio di questa nuova rubrica, con l’aiuto della Treccani, il termine fenomenologia: “nella storia della filosofia il termine è presente, con diverse accezioni, in Lambert, in Kant e in Hegel, ma il significato che ha prevalso su tutti gli altri fino ai giorni nostri è quello che assunse nella filosofia di lingua tedesca del tardo Ottocento e del primo Novecento, allorché venne a designare un modo del tutto nuovo di rapportarsi al «fenomeno». In particolare, in Husserl, padre fondatore della scuola fenomenologica, «fenomeno» non designa semplicemente il modo di apparire delle cose al soggetto, ma anche le cose stesse in quanto si danno nei fenomeni; e perciò per Husserl la fenomenologia, in quanto «ritorno» ai fenomeni, è, secondo la notissima formula, «ritorno alle cose stesse».

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2022-04 "Ucraina confine di tutto" - 39° Parallelo

Scrivo ad un mese esatto dall’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022. Prima di qualsiasi commento, cercherò di mettere in fila una serie di vicende e di annotazioni, partendo dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991.

  • L’Ucraina è un paese di circa 42 milioni di abitanti, il cui nome in slavo antico significa “Terra di confine”, contenendo già nel nome tutti gli elementi connotativi di una storia complicata;
  • Dentro un territorio grande il doppio dell’Italia convivono da secoli decine di etnie diverse, dagli ucraini ai russi, fino ai tatari di Crimea , ai rumeni, ai tedeschi e ai rom; questa convivenza non è stata sempre pacifica e si è ricomposta in effetti sotto il dominio del socialismo sovietico, dal 1922 al 1991;
  • Oggi, dopo il ridisegno degli Stati post-guerra fredda, confina con Russia, Bielorussia, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldavia;
  • Fino agli anni ’80 la lingua più diffusa era il russo, soprattutto per tutti gli aspetti legali, tecnici e ufficiali, una lingua imposta e mai accettata dalla maggioranza ucraina;
  • Alle prime libere elezioni, tenutesi nel 1994, vinse una coalizione guidata ancora da uomini del vecchio Partito Comunista come Symonenko, che infatti portò al governo Vitalij Masol, che era già stato primo ministro nel 1990 quando il Paese si chiamava ancora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina;

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2022-03-10 "Il Grande Freddo" - FB

In questi primi giorni di marzo 2022 il vento dei Balcani spira forte verso il Salento. Qui fa freddo, un grande freddo. Il vento viene da più lontano, si forma nelle steppe della Siberia, avvolge gli Urali, attraversa tutte le frontiere dell’ex cortina di ferro, supera  lo Zla Kolata in Montenegro e anche la Lingua di Karaburun che protegge il porto di Valona, accelera la sua corsa immergendosi nelle correnti del canale d’Otranto e viene a sbattere sulla nostra costa, che priva di qualsivoglia altura, lo accoglie per intero e nella sua più integrale freddura. Ed ecco spiegato perché il nostro clima non è il più bello del mondo, ma uno dei più complessi da gestire e capire. L’agiografia più recente è portata per motivi prettamente economici a magnificare le nostre temperature a tutte le stagioni. Non manca mai una foto di coraggiosi volontari del mare che, come alcuni scandinavi si rotolano nella neve dopo una calda sauna, vogliono mostrare al mondo la loro imperitura forza d’animo rivedendosi in rigoroso selfie mentre sono al mare, nel frattempo che il cielo terso, sempre più blu, fa esclamare di gioia i vicini e i lontani. È in corso un convincimento collettivo per cui qui da noi, vicino a me, c’è sempre un caldo temperato, mentre la realtà è ben diversa, al di là anche dei rilevamenti delle temperature giornaliere. Lo sanno bene quei turisti nordisti che sono arrivati in questo pezzo di terra, proprio nei paesini più sperduti e riformati con pietra di Trani - eppure pieni di abusivismi- hanno comprato una casetta in una vecchia corte, convinti che stessero all’isola caraibica della Tortuga, non hanno provveduto a difendere la casa dal freddo e, appena arrivato l’autunno, sono scappati nella comoda casa milanese con riscaldamento centralizzato, ben acceso da ottobre ad aprile.

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2007-12 "Un treno di lusso nel 2007" (Inedito fino al 2022-03-04) - FB

Metà dicembre del 2007, giorni di scioperi e gran freddo. Per andare a Roma prenoto un treno Eurostar, veloce, da Lecce alla capitale in circa sei ore. Voglio anch’io utilizzare i mezzi pubblici per partecipare al salvataggio del nostro pianeta, per essere un cittadino migliore del rapido funambolo dell’autostrada che irrimediabilmente sarei stato anche in questa occasione. E poi sono con due figli: sarà divertente stare seduto con loro e parlare di tutto, aprire il portatile e collegarsi ad internet, giocare a carte e commentare.

Partiamo in orario. Nella nostra carrozza, c’è una sola toilette sulla cui porta c’è un adesivo: questo WC è fuori uso, si prega utilizzare gli altri; sorrido per l’italiano ferroviario ma comincio a dubitare dell’utilità di aver pagato il sovrapprezzo della prima classe. Ma forse è uno stratagemma per far sgranchire le gambe a tutti: penso che è bello avere qualcuno che si preoccupa della tua circolazione sanguigna. Apro il computer e mi collego ad internet, vorrei prenotare on-line il viaggio di ritorno, ma il segnale è discontinuo: è praticamente impossibile avere un collegamento stabile, meglio spegnere e scrivere qualcosa. In fondo sono ottimista: penso che sia bello che Trenitalia sia più favorevole alle tradizionali forme di relazioni culturali rispetto alle nuove tecnologie, così disumane e fuorvianti. E quindi comincio a scrivere, ma ahimé la batteria è quasi scarica: prendo il cavo elettrico e mi collego all’apposita presa di cui è dotato ogni singolo posto. Peccato: la mia non funziona. Comincio ad avere dei gesti di nervosismo, chiamo il controllore e chiedo cosa sia successo alla mia presa elettrica, lui dice che forse manca la corrente a tutta la carrozza, ma avrebbe controllato e prima o poi avrebbe avvertito il capotreno. Ho scherzato con lui: perché il capotreno è un elettricista? Senza dilungarmi molto: la corrente per il mio PC non c’è. Tutto ciò mi fa ipotizzare la vita prima dei personal computer e di questi pensieri filosofici, obiettivamente, devo ringraziare la meticolosa cura delle Ferrovie dello Stato. Allora decidiamo di andare al bar, un buon caffé ci farà rilassare, nonostante tutti dicano che sia una bevanda eccitante. Al bar i panini sono già finiti e siamo a metà del viaggio, rimangono patatine al formaggio. Almeno il caffè pare non finire mai. E noi felici di tanta rigorosità e del subliminale messaggio (basta con l’inutile abbondanza) ci prendiamo due confezioni di patatine al formaggio, un caffé e un cappuccino. Costo: € 7,50, tiro fuori una banconota da 50 e il barman mi guarda come un marziano e con disappunto: non ho resto, qui non abbiamo mai moneta. Allora penso che mi venga offerta la colazione: no, devo solo andare in giro per il treno a cambiare i soldi. Faccio l’esperienza e mi va bene.

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2008-06 "L’uccello misterioso" (inedito fino al 2022-02-18) - FB

La casa dove abito confina con un bosco, un piccola macchia di conifere piantate un po’ a caso, cresciute poi a dismisura, che non hanno fra di loro distanza e luce sufficienti, in perenne lotta per evitare di seccare. Nessuno le cura, né le pota, né le innaffia.

La casa è posta su una serra a poche centinaia di metri dal mare, dove il vento è l’elemento di base, estate e inverno, esposta a due mari, ad ogni soffio dei Balcani e del Sahara. Gli unici momenti di vera tranquillità meteorologica li trovi solo alla fine della primavera, fra maggio e giugno, di ogni anno, all’incirca. Quello è un momento magico, con l’esplosione dei colori, l’odore del frumento raccolto e dei finocchi selvatici che crescono in quantità tali da far venire idee industriali. Ti vien voglia di fare una corsa serale e di aspettare l’alba o alzarti di primo mattino e cavalcare il sonnacchioso cavallo che è in stalla da mesi, oppure piantare un albero fuori stagione o infine mangiare da solo due ciliegie appena raccolte, a luci spente, chiedendo il silenzio globale, guardando le stelle e le intermittenze dei satelliti. Per pochi ma lunghi minuti, strappati alla giornata normale.

Quello è il periodo in cui ogni anno arriva nel bosco un uccello, sicuramente solo uno, che non sono mai riuscito a vedere, ma solo a sentire, al calar della sera. Emette un suono gutturale, ripetitivo, capace di andare avanti per ore, fin quasi le prime luci dell’alba. Non essendo un ornitologo ho chiesto più volte ad amici che casualmente erano con me, che tipo di uccello fosse. Molti non sapevano, molti dicevano dei nomi strani, tipo strigiformi o civetta o gufo. Ad altri sembrava il verso di un’anatra sofferente o ferita, ad altri ancora sembrava di aver sentito di un enorme pappagallo bianco che era sfuggito al suo padrone. Nessuno sembrava convinto della propria tesi:

- bisognerebbe almeno intravederlo. -  Difficile in un bosco di notte.

Poi una mattina vidi un mio confinante, il vecchio contadino, con sigaretta e accendino, fermo  al muretto del bosco:

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2022-02 "La Provincia, sabotata e braccata" - 39° Parallelo

  

Se c’è una cosa che ripetiamo in continuazione è il nome della nostra Provincia. Sui documenti, spesso tra parentesi con le sole iniziali, nelle conversazioni, nelle dispute più o meno sportive e financo in quelle musicali. La PROVINCIA identifica il nostro essere cittadini di una certa terra, di un certo luogo evocativo. Se dico sono nato in provincia di Viterbo, identifico un territorio ex pontificio, terra dei Papi, quartieri medievali, la Maremma e la Tuscia, il tutto molto diverso da Roma e dal più generico Lazio. Allo stesso modo, se dico provincia di Lecce, identifico con precisione il Salento, i due mari, la sua flora, la sua luce, la sua preistoria (e forse anche la sua gente, la sua cultura d’accoglienza antropologica e purtroppo non più umanitaria).

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