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2026-08-14 - Il senso del demanio - Querce News
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Lo riportano ormai tutti i giornali nazionali: i Comuni vorrebbero restituire il mare ai loro cittadini. Ha fatto scalpore il sindaco di Bacoli, provincia di Napoli, sul Golfo di Gaeta, il giovane Josi Gerardo Della Ragione annunciando ufficialmente che il suo Comune l’anno prossimo vuole arrivare all’81 per cento di spiagge libere. Come in Francia, meno che in Spagna e Portogallo. Né le ha mandate a dire a quel titolare di stabilimento balneare che prima ha dato della “pezzente” a una bagnante non sua cliente che chiedeva di usare il bagno della struttura. Poi ha accusato lui di essere il “sindaco dei pezzenti” proprio per l’intenzione di ampliare le spiagge libere. «Hai ragione, amo i pezzenti» ha risposto su Facebook, aggiungendo che il tempo dei «prenditori senza scrupoli» e degli «abusivi storici» era finito e stava per iniziare un tempo nuovo in cui le spiagge saranno di tutti.
Altri Comuni sono su questa linea, un esempio per tutti Spotorno, nel savonese, il cui Sindaco Mattia Fiorini ha dichiarato di voler rivoluzionare l’offerta di mare cittadino portando al 40 per cento la percentuale di spiagge libere, come prevede la legge regionale ligure. A oggi, da loro, la spiaggia libera è al 3 per cento e quella attrezzata al 15.
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2026-08-01 Recensione "23 Luglio 2026, una data da ricordare" - Sergio Antonio Cazzato, 39° Parallelo
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- Tricase Porto (2026)
Tutto ebbe inizio una mattina come tante, tra un caffè bollente, un sigaro fumante e un panorama magico. Due menti, forse due visionari, si ritrovano a condividere idee, progetti e sogni.
Conoscevo Alfredo De Giuseppe come un uomo che ha sempre messo la faccia e il cuore in tutto ciò che fa. Quel giorno mi parlò del libro che stava scrivendo e mi chiese di collaborare. Era proprio ciò che desideravo: confrontare le mie idee con le sue e contribuire a un progetto che parlasse della nostra terra. Accettai senza esitazione e da quel momento nacque una bellissima collaborazione.
Lavorammo con entusiasmo, passione e dedizione. A progetto concluso fissammo una data: il 23 luglio. Nacque così "Ambasciatori del Borgo", insieme alla presentazione del libro Tricase Porto - Cronistoria di un approdo romantico...
Arrivò finalmente la serata, accompagnata da emozione, aspettative e anche un pizzico di preoccupazione. Ma ogni timore svanì appena la piazza iniziò a riempirsi: vedere così tanta partecipazione fu il segnale che avevamo fatto qualcosa di importante. Stavamo in riva al mare, sulla famosa “Rotonda”, con una leggera brezza di tramontana.
La serata si aprì con un momento particolarmente significativo: il conferimento del riconoscimento di Ambasciatore del Borgo a Staffan De Mistura. Un vero ambasciatore che, con il suo consueto garbo e una piacevole ironia, ha espresso parole di affetto per Tricase Porto, promettendo di continuare a sostenere il nostro borgo, le sue tradizioni e la sua cultura.
2026-08-01 Recensione "L’approdo romantico" - Serena Laporta, 39° Parallelo
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- Tricase Porto (2026)
Negli stessi giorni in cui il mondo dei viaggi incorona Tricase Porto regina delle vacanze all’insegna del relax e del buon vivere, con un tempismo fatale Alfredo De Giuseppe presenta il suo ultimo ponderoso lavoro per celebrare il luogo più discusso, coccolato ma anche bistrattato, tuttavia sempre amato: il lato sul mare di Tricase, il suo porto, l’approdo secolare, l’anima dinamica di una comunità stantia e immobile nelle interminabili diatribe interne sulla vocazione autentica del porticciolo in perenne lotta con la destinazione istituzionale, insomma “un universo di leggende, scoperte, guerre, passioni e poteri”
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2026-07-29 "Riarmo come vita" - Querce News
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Al di là dei posizionamenti elettoralistici, delle differenze tra destra e sinistra, l’Italia si avvia verso un poderoso programma di riarmo. Tutta l’Europa si riorganizza in funzione di nuovi armamenti, nuove tecnologie guerrafondaie. La follia ha ormai pervaso le menti governanti e non sarà facile distoglierle da un tale clamoroso avvitamento sulla morte.
Il disarmo è ormai una parola uscita fuori dal lessico politico. Riamo, sicurezza, difesa e distruzione sono invece invocate a turno da quasi tutti i leader mondiali. Ci prepariamo allegramente all’autodistruzione e forse è giusto così. Quale altro destino merita una specie animale come la nostra che sa solo fare guerre, da millenni, forse milioni di anni? Ad un certo punto della storia sembrava che l’evoluzione si stesse indirizzando verso la pace e un mondo senza frontiere, ma l’ingordigia del potere vince sempre e forse sempre vincerà, fino all’esplosione finale.
Oggi l’Italia ha deciso di prenotare i fondi SAFE, oltre 14 miliardi di Euro, da spendere interamente in armi. Mentre l’ex ILVA chiude, la FIAT non esiste più, le aziende artigianali sono in crisi, prepariamoci ad un’economia di guerra, sotto tutti i punti di vista.
Forse potrebbe salvarci solo l’AI, se davvero riuscirà prima o poi a ribellarsi ai voleri umani.
29 luglio 2026 - Querce News
Alfredo De Giuseppe
2026-07-23 Foto e dichiarazione della prima presentazione
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La presentazione di “TRICASE PORTO – cronistoria di un approdo romantico dall’età del bronzo al 2026" tenutasi nella piazzetta della Rotonda, non è stata solo la prima di un libro ma ha rappresentato visivamente ed emotivamente la necessità di una comunità nel ritrovarsi dentro una storia, dentro un progetto futuribile.
Ci saranno ancora occasioni per tornare sull’argomento. Per ora devo solo ringraziare il numerosissimo pubblico, e tutti gli ospiti che hanno relazionato al meglio una vicenda ancora tutta in movimento come quella di Tricase Porto (dove le storiche debolezze possono diventare formidabili leve di progettualità sostenibile).
Grazie.
Alfredo De Giuseppe
2026-07-18 Presentazione del libro - Locandina - il Volantino
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Lungi da me pensare di pubblicare qualcosa di indispensabile intorno a Tricase Porto. Mi sono accorto però nel tempo che c’erano alcune pubblicazioni sulla nostra marina ma quasi sempre settoriali, parziali o limitate ad un periodo storico: mancava un lavoro più sistemico. Quindi ritenevo importante mettere ordine su una serie di notizie, informazioni e commenti succedutesi nei secoli, arrivando fino ai giorni nostri. C’è stata una selezione ordinata di una lunga cronologia.
Ci sono nel libro molte pagine scritte da me ma soprattutto ho ritenuto opportuno dare risalto a quanto già pubblicato da tanti autori. Ci sono inoltre molti interventi originali e interessanti scritti dai protagonisti odierni delle vicende legate al Porto. Per questo l’ho definita una pubblicazione plurale perché vasta era la materia e molte le domande ancora aperte. Non ho omesso polemiche e ricostruzioni storiche poi superate dagli eventi: ritenevo che conoscere in dettaglio le modifiche che Tricase Porto ha vissuto fosse molto importante. Le domande sono naturalmente tutte proiettate al futuro: quale sviluppo per Tricase Porto in relazione al centro città? Sta svestendo ormai i panni della marina solo estiva e sta diventando il luogo più interessante del nostro Comune? Può diventare il luogo originale del bagno collettivo di una comunità, abbandonando l’idea di uno sviluppo basato sui diportisti?
Per rispondere a queste e ad altre domande appuntamento Giovedì 23 luglio alle ore 20 in piazzetta “La Rotonda” insieme ad alcuni ospiti. Staffan de Mistura in una sorta di rappresentanza degli stranieri che amano il Porto, Maurizio Raeli che in questi anni è stato motore propulsore del Cieham, Daniele Grimaldi, uno dei gestori dello storico bar Menamè e Sergio A. Cazzato, discendente di una famiglia di pescatori e assiduo frequentatore del Porto. Non mancherà qualche lettura selezionata da Pasquale Santoro, baluardo di ogni mattino portuense.
2026-07-15 "Radio Capo nel 1976" - Querce News
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Nel luglio del 1976, esattamente 50 anni fa, mi diplomai al liceo scientifico. Ero maturo anch’io. E insieme a me un gruppo di ragazzi e ragazze che poi sarebbero diventati medici, professori, avvocati e professionisti di successo. Anch’io forse ero destinato all’iscrizione ad un’Università del nord, ad una bella stagione studentesca, ad un sano percorso lavorativo.
Ma c’è sempre uno sliding doors nella nostra vita. E a me la porta girevole si presentò dopo pochi giorni la fine dell’esame di maturità, dove con una certa brillantezza avevo dissertato sui poeti minori del novecento italiano con il presidente di commissione che quell’anno era il prof. Donato Valli. Avvenne parlando del mio esame con un professore dello Scientifico, Oronzo Russo: mentre chiacchieravamo nei pressi dell’Inter Bar, vicino al ponte di Tutino, mi chiese se volessi andare con lui a Montesano. Oronzino mentre percorrevamo con la sua Alfa i 5 km di distanza mi raccontò di un progetto di cui era stato interessato da un gruppo di giovani, si trattava di trasmettere con una radio di tipo innovativo. Lui non era un tecnico -mi disse subito – andavamo a vedere di cosa effettivamente si trattasse a casa di un elettromeccanico. Arrivammo così a casa di Dionisio Casto che era un tuttofare genialetto, idraulico, elettricista, appassionato hi-fi, meccanico e infine anche contadino.
Nel suo garage ci mostrò una serie di antennine, un piccolo trasmettitore, un giradischi, un microfono e un registratore di cassette a nastro. Ci diede una piccola radio e ci disse di uscire sulla strada: lui mise un disco di Drupi e poi annunciò: “Signori, ecco la vostra canzone speciale di oggi”. In effetti noi avevamo ascoltato da una radio a modulazione di frequenza, come fossimo sintonizzati sulla migliore radio nazionale in onde medie. Nel frangente ci raggiunsero Salvatore Branca vicino di casa di Dionisio e Donato Lucatelli da Specchia che già collaboravano con Dionisio nel tentativo di avviare la radio libera. Dionisio, mentre continuava ad intersecare cavi e morsetti, disse con piglio professionale: “abbiamo un problema, in queste condizioni riusciamo a trasmettere al massimo fino al confine di Miggiano. Quel tipo di Galatina ci ha rifilato un trasmettitore d’aereo e poi Montesano non va bene per una radio. Avremmo bisogno di un’antenna posizionata in un punto molto alto e potremmo farci sentire da tutta la provincia”.
Eravamo tutti eccitati: la prima radio libera del Salento poteva nascere nel triangolo delle bermude, tra Montesano, Specchia e Tricase. Intervenne allora Donato Lucatelli che affermò con decisione: “questa cosa può funzionare solo dalla serra di Specchia e io ho in mente una posizione fantastica, affianco alle antenne della Rai. C’è un mio parente che ha una pajara con un piccolo appezzamento e so che vuole vendere”.
2026-06-30 "50.000 anni" - Querce News
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La prefazione del libro “LA MIA SALENTITUDINE” edito nel luglio 2025
Per un lungo tratto della mia vita ho pensato che il Salento fosse, come altri mille posti, il luogo fisico dove ero nato e dove svolgevo le mansioni tipiche di un’esistenza interessante: figlio, padre, imprenditore, scrittore, regista, calciatore, politico, commentatore tuttologo, criticoautocritico dell’universomondo.
Col passare degli anni ho ripensato a tutte le occasioni avute per lasciare questa specie di penisola, che poi è un’isola, divisa da due mari e dalle Murge baresi. Quando mi costringo a dare una spiegazione sul perché mi sia radicato qui fino a pensare che fossi al centro del mondo visitabile, arrivo ad una sola conclusione. Io non sono rimasto in Salento perché vi sono casualmente nato o per una scelta pratica-economica-sociale, o forse per un malinconico sentimento dell’isolazionismo, ma semplicemente, perché vi erano nati i miei avi, tutti qui, tutti nei precedenti 50.000 anni. Fragilità di quell’avverbio, semplicemente, che via via è diventato un rafforzativo. Sono nato vicino al castello di Tutino, di cui fin da ragazzo mi sentivo parte come un discendente dei soldati medievali, come un principe deposto, ma mai dimenticato. Forse a guidarmi era quell’incisione su una delle finestre del castello: “Vere principum est simulare” (Fingere è proprio dei principi). Ed io ero quel principe triste, osservatore di molte altre tristezze.
Da qui nasce la mia salentitudine: un concetto inesplorato, misto di attrazione e repulsione, di solitudine e ricerca, di colori e sapori, di bellezza e bruttezza, del bianco e del nero. Della possibilità seminascosta e vanitosa di poter lasciare una traccia impressa nella roccia viva, da tramandare a future generazioni, che forse avranno altri geni, figli di altre follie. Una nuova Grotta dei Cervi, con segni reali eppure misteriosi, esplorati per caso, mai del tutto interpretati. Perché il mistero che è in noi possa rimanere.
30 giugno 2026
Alfredo De Giuseppe
2026-06-22 "Cacciatori regolatori" - Querce News
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Quando in Italia si cambia nome a qualcosa, a qualche funzione o attività, c’è da preoccuparsi. In genere si allunga il brodo in burocratese pur di far passare qualcosa di ignobile. Sta succedendo di nuovo in questi giorni nel solito silenzio dei media mainstream che ormai dicono, fanno, commentano e scrivono tutti delle stesse cose. È in approvazione alla Camera un Disegno di Legge sulla caccia con il quale si sta tentando disperatamente di peggiorare una situazione già largamente compromessa.
Con la riforma infatti cambia il nome dei cacciatori che diventano all’improvviso "bioregolatori" e la caccia diventa formalmente "attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi".
Se non facesse già ridere questo, c’è molto altro per provare disgusto e riprovazione. Infatti nel DDL di 20 articoli voluto dal presidente dei senatori di FdI, Lucio Malan, si tenta di riformare radicalmente l'attuale legge sulla caccia, la 157 del 1992. È previsto l’aumento del numero di animali cacciabili e l’incremento delle aree di caccia consentite, come spiagge e aree protette. Si potrà cacciare nelle aziende faunistiche private, visto che viene meno la norma che prima permetteva ai proprietari di imporre uno stop per motivi etici. Si incide anche sui calendari venatori, aprendo alla possibilità di cacciare anche durante le fasi di migrazione e nidificazione degli animali, o con il buio perché si potranno usare visori notturni e silenziatori, addirittura sui valichi di montagna che finora erano considerati paradisi del silenzio e del rispetto. Previsti, infine, limiti meno rigidi sui richiami vivi ossia gli uccelli usati come esca sonora negli appostamenti di caccia.
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