AlfredoDeGiuseppe.it
Home
2025-12-01 "Addio Iveco, addio Italia" - 39° Parallelo
- Dettagli
- Articoli 2025
Il governo più patriota che potevamo immaginare, ancora una volta si è inchinato di fronte alle leggi di mercato, di fronte ai miliardi degli altri, di fronte alla globalizzazione di fatto.
Lo scorso 10 novembre, nel silenzio generale, il Governo di Giorgia Meloni ha approvato definitivamente l’acquisizione della IVECO da parte dell’indiana Tata Motors, che si era perfezionata tra le parti nel luglio 2025. L'accordo tra la società torinese e la casa automobilistica indiana prevede "la creazione di un gruppo di veicoli commerciali con la portata, il portafoglio prodotti e la capacità industriale necessari per affermarsi come leader globale in questo settore dinamico". L'opa volontaria, per un corrispettivo totale di circa 3,8 miliardi per Iveco, sarà promossa da una nuova srl di diritto olandese interamente controllata da Tata. "Unendo le forze con Tata Motors, stiamo liberando nuovo potenziale per migliorare ulteriormente le nostre capacità industriali, accelerare l'innovazione nel trasporto a zero emissioni e ampliare la nostra presenza nei principali mercati globali”, ha detto Olof Persson, ceo di Iveco Group, sottolineando che “questa unione ci permetterà di servire meglio i nostri clienti con un portafoglio di prodotti più ampio e avanzato e di offrire valore a lungo termine a tutti gli stakehold".
Ecco alcuni dettagli sulla cessione di quest’industria nata nel 1975 nell’ambito del mondo FIAT attraverso la fusione con la storica OM: la transazione riguarda diciannove stabilimenti e trenta centri di ricerca e sviluppo, che impiegano circa 36mila dipendenti, di cui 14mila in Italia, e che producono un fatturato di circa sette miliardi di euro l’anno. Solo a Torino sono interessati 6.000 lavoratori. La produzione militare di Iveco, come da moda attuale, resta in Italia, acquisita dalla Leonardo per 1,7 miliardi.
Insomma, per farla breve, un’altra azienda storica dell’ automotive italiana se ne va. E questo come indicatore di un destino già segnato, già scritto nel tempo e nell’economia. Con una sola esclamazione: peccato!! Magari per un paio d’anni tutto rimane come prima poi la produzione verrà allocata in altre parti del mondo, ci sarà un tavolo delle trattative e infine una confusione di dichiarazioni, senza vere prospettive.
Leggi tutto: 2025-12-01 "Addio Iveco, addio Italia" - 39° Parallelo
2025-11-28 "Le elezioni e i denari" - Querce News
- Dettagli
- Querce News 2025
Ad urne ormai aperte, vivisezionate, quasi superate, dopo aver letto numerosi commenti, ritengo siano rimasti ancora degli angoli oscuri da interpretare in queste Regionali 2025.
Innanzitutto l’affluenza e le forti differenze percentuali tra vincitori e sconfitti. Le due cose sono interconnesse. L’elettorato vota con una certa partecipazione emotiva quando il risultato è contendibile. Qui invece c’era in Veneto il candidato Alberto Stefani che ha vinto con il 64% forte del precedente 76% di Zaia che pure partecipava a questa competizione come consigliere; in Campania c’era Roberto Fico che era riuscito con l’aiuto della Schlein a ricompattare tutto il campo largo e comunque il suo 60% è figlio del precedente 70% di De Luca che, obtorto collo, aveva infine accettato l’intesa con il 5 Stelle; e poi c’era Antonio De Caro dato stravincente già da un anno, tanto che il centro destra non ha trovato un solo politico che avesse voglia di sfidarlo, rifugiandosi all’ultimo momento utile sull’esterno Luigi Lobuono per perdere dignitosamente dentro il suo 35%. Quindi appare evidente che l’elettore che si sente già sconfitto in partenza, in massima parte, non va a votare. A questo va aggiunta poi l’attuale disaffezione per la politica (io direi per la democrazia) che sta invadendo tutto il pianeta. - Questo però è un altro discorso che merita altri approfondimenti -
Leggi tutto: 2025-11-28 "Le elezioni e i denari" - Querce News
2025-11-15 "Da abbattere, al più presto" - il Volantino
- Dettagli
- Articoli 2025
Giungono da più parti proteste per le condizioni del campo di Via Olimpica a Tricase (anche da squadre ospiti). Si parla spesso di adeguamenti, rifacimenti, rischi e agibilità provvisorie. Si spendono soldi inutili su una struttura che evidentemente non ha possibilità di essere rimessa a nuovo. Proprio per questo mi faccio interprete di un pensiero, di un serio progetto di abbattimento e ricostruzione, che forse ai tecnici, politici e addetti ai lavori sembra troppo radicale. Forse sarebbe stato il caso di immaginare un simile intervento attraverso i fondi del PNRR o quelli del Credito Sportivo, ma tant’è…. Del resto la bruttezza esterna ed interna, la totale inadeguatezza strutturale dello stadio tricasino è sotto gli occhi di tutti.
Ripropongo qui in forma sintetica il capitolo dedicato all’argomento, tratto dal mio libro “40 lunghi campionati” (2024):
(….) Poteva la tecnologia rimanere fuori dal calcio? Hanno cambiato anche i palloni, li hanno fatti più leggeri e colorati, pur di far notare che il calcio si evolve. Certo è un business, ma ormai non conosco molte categorie dove non vige sopra ogni cosa la regola della domanda e dell’offerta. Il famigerato MERCATO ha pervaso le nostre vite, vince ovunque e farsene una ragione, magari avendo qualche strumento critico nel proprio bagaglio, aiuta a sopportare meglio il mondo che ci circonda. Nello sport in generale contano molto i soldi, è una divagazione di massa che piace ai potenti e ai rivoluzionari. Di questo dobbiamo esserne certi: la contraddizione alberga nel nostro cervello ominide.
Leggi tutto: 2025-11-15 "Da abbattere, al più presto" - il Volantino
2025-11-17 "Voterò di nuovo a sinistra" - Querce News
- Dettagli
- Articoli 2025
Voterò ancora sinistra (ma non per loro)
Come più volte espresso in questi anni, ferma restando la mia convinzione che l’Italia avrebbe necessità di abolire l’Istituzione Regione e non di rafforzarla, certamente non voterò per premiare le ultime giunte regionali pugliesi o le varie segreterie locali del PD. Dopo la vittoria di Vendola su Fitto, ci sono stati troppi anni di governo continuativo, troppi enti finanziati inutilmente, troppi bandi creati ad hoc per amici, troppi posti inventati per accontentare delusi vicini e lontani. Tutto per tenersi buoni tutti, secondo la logica consociativa portata avanti da Emiliano & Co.
In questi vent’anni è stato costruito un Sistema che privilegia una modalità di procedere tanto efficace quanto deprimente: pensiamo come i berlusconiani, parliamo come i grillini, scriviamo come i democristiani, agiamo secondo la conservazione del gruppo.
Eppure continuerò a votarli. E qualche motivo, evidentemente, c’è.
Non certo per un’inclinazione all’inciucio, né per favori personali o familiari — anzi, negli anni questi “personaggi” sono stati sempre pronti a prendere le distanze: loro da me, e io da loro. Né una misura da personalizzare, un finanziamento miracoloso e neanche un contributo ad associazioni fantasma.
Non per simpatie personali o affinità creative, giacché queste persone appaiono spesso disinteressate a qualsiasi motivazione onirica.
Non per la chiarezza dei programmi ambientali, turistici, industriali o sanitari/sociali, perché — se possibile — il loro sforzo lessicale è più intenso della reale elaborazione di nuove idee.
Leggi tutto: 2025-11-17 "Voterò di nuovo a sinistra" - Querce News
2025-11-08 "I Brunetta, figli del popolo bue" - Querce News
- Dettagli
- Querce News 2025
Renato Brunetta, un uomo del 1950 con numerose problematiche irrisolte, è una delle tante barzellette create in Italia dal berlusconismo (una filosofia di ta, una decadenza morale che alla lunga ha colpito trasversalmente tutti i partiti). Un uomo, che fu vicino al PSI di Craxi, è stato deputato e Ministro, sempre su chiamata diretta, sempre grazie alle liste bloccate. In una trasmissione televisiva del 2008, rispondendo a Mentana, dichiarò: «Volevo vincere il Premio Nobel per l'Economia. Ero anche bravo, ero... non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta direzione. Ha prevalso il mio amore per la politica, ed il Premio Nobel non lo vincerò più, ho fatto un errore». Vista la reazione incredula del conduttore aggiunse: «Guardi, ho molti amici che hanno vinto il premio Nobel, e non sono molto più intelligenti di me».
Leggi tutto: 2025-11-08 "I Brunetta, figli del popolo bue" - Querce News
2025-11-01 "Breve storia di un parco che non è" - il Volantino
- Dettagli
- Articoli 2025
Prendo spunto dall’intervento di Antonio Turco sul numero 34 de “il Volantino” intorno al parco di Via Pirandello a Tricase. La sua impostazione, sul valore della terra e dell’essere contadino, nulla mi pare abbia a che spartire con un moderno ed efficiente parco, polmone verde della città, luogo di aggregazione e relax. Ma al di là di tutto, la questione Parco necessita di una ricostruzione storica, di ciò che sarebbe potuto diventare e invece non è. Tant’è che mi viene il sospetto che Turco abbia scritto l’articolo per solleticare il dibattito sull’argomento.
Proviamo a mettere un po’ d’ordine, seppure in modo sintetico. Senza andare troppo indietro nel tempo, quell’area, definita Lama, era contrassegnata nel piano di fabbricazione del 1974 – in vigore dal 1977 – come destinata a Parco pubblico; come tale era un’area soggetta ad espropriazione. Non avendo il Comune proceduto in tal senso, il vincolo espropriativo è decaduto (per l’inutile decorso di cinque anni) e quell’area è divenuta “Zona bianca”, che, nella terminologia burocratese, vuol dire inedificabilità assoluta anche in assenza di un piano urbanistico di riferimento, ma vuol dire anche che il proprietario ha il diritto di vedere riqualificata, e cioè ridefinita, l’area stessa o con la reimposizione del vincolo oppure con altra destinazione (magari edificatoria). E questo è l’aspetto urbanistico.
Vi è poi, sempre su quell’area, un’altra questione: un vincolo idrogeologico palese, data la naturale morfologia del terreno, con un vincolo di inedificabilità di 25 anni, con la prospettiva di adibirla a servizi, parcheggi e verde pubblico, attraverso un nuovo Piano generale (che non si è mai riusciti ad approvare). A metà anni ’50 era stato creato addirittura un ponticello sulla strada che porta dal centro cittadino a Caprarica - attuale via Vitt. Emanuele – proprio perché dalla zona Lavari scorreva ad ogni pioggia un fiume d’acqua che poi finiva in quest’area formando per lunghe settimane una specie di laghetto. Nella insensatezza (e speculazione) dello sviluppo del paese, la zona Lavari era diventata ben presto l’area a maggiore densità abitativa. Stradine strette, neanche uno spazio verde, case accostate una all’altra senza respiro: questo è stato lo sviluppo urbanistico di molti comuni del sud nei decenni del secondo dopoguerra. Comunque negli anni è stato fatto di tutto tranne che scrivere su un documento ufficiale quelle due paroline che bloccavano tutto: vincolo idrogeologico. “Zona Bianca”, per quanto chiara e con una scadenza sempre più vicina, non era una limitazione sufficiente a bloccarne l’espansione.
Leggi tutto: 2025-11-01 "Breve storia di un parco che non è" - il Volantino
2025-10-28 "Giovanni Spampinato, 53 anni dopo" - Querce news
- Dettagli
- Querce News 2025
Come oggi, nella notte tra il 27 e il 28 ottobre del 1972 fu ucciso a Ragusa Giovanni Spampinato. Aveva 26 anni, stava collaborando con il giornale L’Ora. Aveva da poco pubblicato un'ampia e approfondita inchiesta sul neofascismo. Un lavoro sul campo, condotto tra Ragusa, Catania e Siracusa, col quale il giovane cronista era riuscito a documentare le attività clandestine e i rapporti delle organizzazioni di estrema destra locale con la criminalità organizzata – che controllava i traffici illeciti di opere d'arte, armi, sigarette e droga – e con esponenti di primo piano del fascismo eversivo nazionale e internazionale, fautori di quella strategia della tensione che già nel 1969 a Milano aveva provocato la strage di piazza Fontana.
In quest’ambito era maturato il delitto di Angelo Tumino, commerciante di antiquariato e oggetti d’arte, oltre che ex consigliere del MSI. Giovanni Spampinato era stato l'unico giornalista a rivelare che il figlio del presidente del tribunale di Ragusa, il trentenne Roberto Campria, era coinvolto nelle indagini e che quindi il Palazzo di Giustizia ne era in qualche modo toccato. Secondo ogni procedura, l'inchiesta penale doveva essere affidata ai giudici di un'altra città. L'inchiesta invece non fu trasferita e il giovane cronista fu criticato e isolato nell'ambiente dei corrispondenti locali. Ad oggi, del delitto Tumino non c’è ancora una verità giudiziaria su esecutori, mandanti e movente.
Così il sig. Roberto Campria, figlio di Giuseppe, notoriamente uomo di destra, attirò in una trappola il giovane giornalista, promettendogli di fornirgli delle nuove informazioni. Entrò nella 500 di Giovanni Spampinato e gli scaricò sei pallottole nella testa. Dopo qualche giorno fu arrestato e confessò, parlando di motivi personali, farfugliando una serie di parole senza senso (ben consigliato dai suoi legali). Gli fu riconosciuta la semi infermità, condannato a 14 anni e poi ridotti a soli 8, scontati nell’ospedale psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto. Il padre, presidente del tribunale, uomo divisivo e controverso, secondo alcune inchieste, sfruttò il suo ruolo istituzionale per esercitare pressioni e insabbiamenti. Alcuni documenti dell’epoca parlano di mandati di cattura ritirati “per riguardo” al presidente del tribunale, alimentando sospetti su una rete di protezione istituzionale e politica.
Quell'omicidio si verificò proprio nei giorni in cui Spampinato rivelava la presenza a Ragusa di Stefano Delle Chiaie (all'epoca ricercato per le bombe del 12 dicembre 1969 all'Altare della Patria) e di altri noti fascisti romani legati a Junio Valerio Borghese, che nel dicembre del 1970 aveva tentato un colpo di Stato. Uno di questi personaggi, Vittorio Quintavalle, fu interrogato dagli inquirenti che seguivano le indagini sul delitto e questo rafforzò nella mente del cronista l'impressione che l'omicidio Tumino potesse essere collegato alle trame eversive che stava documentando.
Come spesso è accaduto su tanti fatti italiani, su quell’omicidio scattò un potente silenziatore, tanto da essere completamente dimenticato per lunghi decenni. Solo agli inizi degli anni duemila ci sono state una serie di ricostruzioni giornalistiche che hanno tentato di far luce su quelle vicende mai del tutto chiarite. E che forse, io aggiungo, mai potranno essere chiarite, perché significherebbe aprire uno squarcio serio sull’Italia attuale, su ciò che è stata, su ciò che sono sempre stati gli apparati statali. Il fratello di Giovanni, Salvatore Spampinato, chiede da anni la riapertura del caso alla luce di nuovi documenti e testimonianze, anche perché il suo assassino è ancora in vita e potrebbe forse ricordare meglio le circostanze di quell’omicidio.
Franco Nicastro nel ricordo scritto per Ossigeno, menziona le parole del giurista Tommaso Auletta che sottolineò come Giovanni “non fu ucciso soltanto per ciò che aveva scritto sulle indagini per l’omicidio dell’ingegnere Angelo Tumino ma per tutto quello che non aveva (ancora) scritto sulle trame dei fascisti e sui pericolosi traffici (…) nei quali erano coinvolti sia Tumino che Campria”.
Spampinato, insignito nel 2007 del premio Saint Vincent per il giornalismo alla memoria, andrebbe ricordato in tutte le scuole di Giornalismo, in tutte le aule di Giurisprudenza, come uno dei pochi eroi civili e appassionati di questa nostra corrotta repubblica.
28 ottobre 2025 - Querce News
Alfredo De Giuseppe
2025-10-25 "L'uomo dell'armonica" di Alfredo Sanapo - il Volantino
- Dettagli
- ULALA' - Le magie di Cosimino
Per le strade del Capo di Leuca, da Tricase a Gagliano, soprattutto in manifestazioni ed occasioni di allegra compagnia c’è un suono inconfondibile: le note di un'armonica che suona "Astro del Ciel" o il preludio del "Te Deum" di Charpentier, noto al pubblico come "sigla dell'Eurovisione". A diffondere quelle melodie da una panchina, a passeggio, è Cosimo Ciardo, per tutti Cosimino. Il personaggio, che sembra provenire da un cartoon e con il cuore da fanciullo, è diventato noto al grande pubblico come "Ullalà" dopo aver interpretato sé stesso nell'omonimo film del regista Alfredo De Giuseppe.
La sua è una filosofia di vita innocente, ingenua basata sullo sguardo pulito e sulla capacità di cogliere dappertutto il lato giocoso delle cose. In questo senso, la sua armonica è la voce di Peter Pan che si rifiuta di crescere, proprio come quella di Edoardo Bennato. Ma, mentre Bennato usava le sue note sferzanti e gioconde per raccontare le favole allo scopo di non arrendersi alle rie logiche del mondo adulto, Cosimino le usa per trasformare la realtà stessa in una favola, regalando ai bambini (e a coloro che vogliono restarci) un'isola-che-non-c'è colma di suoni e sorrisi. Ogni anno, con la sua armonica che suona fin da ragazzo, Cosimino porta allegria nelle strade, diventando un punto di riferimento per i più piccoli che lo salutano sorridenti dalle finestre.
Leggi tutto: 2025-10-25 "L'uomo dell'armonica" di Alfredo Sanapo - il Volantino
2025-10-20 "Una vecchia storia americana" - Querce news
- Dettagli
- Querce News 2025
Voglio raccontarvi una storia poco attuale, una cosa che per fortuna non accade più, una cosa abbastanza normale quando i diritti dei popoli erano misconosciuti. La Storia, per fortuna, ha fatto grandi progressi in questi ultimi secoli.
La vicenda occupa uno spazio temporale molto lungo, anche se ha una data d’inizio ben precisa: il 1778. Questa data porta l’inizio dei trattati stipulati tra i nativi nord americani (detti Indiani da noi ignoranti occidentali) e i coloni bianchi quasi tutti all’epoca di estrazione anglosassone e francofona. In quell’anno fu stipulato il primo trattato che consentiva ad alcune Compagnie di acquisire enormi territori indiani attraverso la stipula di un contratto legale. Tra il 1778 e il 1868 furono stipulati ben 362 trattati ufficiali, senza contare altri tipi di accomodamenti. Questi trattati in genere concedevano territori ai bianchi e li sottraevano ai “musi rossi” assegnando loro l’utilizzo di un piccolo spazio del loro stesso territorio. I trattati scritti nel lessico ridondante della giurisdizione europea non erano facilmente interpretabili e spesso le firme venivano estorte con inganni e falsificazioni. Era quasi sempre previsto in questa specie di trattati “condivisi” che i Nativi non potessero dare inizio a procedimenti giudiziari per ottenerne il rispetto, violati di continuo dalla stessa controparte che li aveva pochi anni prima sottoscritti. La sola popolazione “Delaware” sottoscrisse - sempre tra il 1778 e il 1961 – ben 45 trattati, tutti disattesi dai bianchi. Quando i loro capi provarono a contestare con le massime autorità di Washington, le loro pretese restarono comunque lettera morta.
Leggi tutto: 2025-10-20 "Una vecchia storia americana" - Querce news
2025-10-17 "A proposito di imprenditori-politici" - Querce news
- Dettagli
- Querce News 2025
Sulla mia carta d’identità c’è stato scritto per anni “imprenditore”. Ed io ridevo sotto i baffi, sia di me stesso che non avevo i baffi, sia del fatto che non mi sentivo assolutamente un uomo di successo, che sottende la dicitura “imprenditore”.
In effetti ho visto imprenditori di successo, ma anche tante Partite Iva alzarsi ogni mattina per tentare di mantenere gli impegni. In questo sud disconnesso ho visto artigiani arrabattarsi tra documenti e burocrazie nel tentativo di avere un contributo o un mutuo. Oppure arrivare all’ultimo minuto utile per bloccare una cartella equitalia.
Ho visto artisti sconfitti nei loro sogni per assenza di opportunità. Intonacatori, imbianchini, tipografi, meccanici sporcarsi le mani, ora di bianco ora di nero. Barman solitari alzare e abbassare la saracinesca mattina e sera. Ho visto gente dignitosa che dopo cinquant’anni di attività, vive la vecchiaia con la umile casa di proprietà e una pensione di 600 euro. Hanno lavorato una vita, senza un paracadute, senza una malattia, andando incontro alla morte nella consapevolezza di aver fatto il massimo che potevano. Nessuno gli aveva regalato nulla, forse si erano salvati con una poderosa evasione fiscale e ora sono lì, seduti sulla panchina a contare i rimpianti. Ho visto pochi imprenditori in posizioni apicali in società partecipate della pubblica amministrazione o chiamati direttamente a gestire una problematica complessa della cosa pubblica.
In compenso ho visto il successo di alcuni imprenditori che hanno beneficiato della contiguità con la politica. Non la politica con la P maiuscola, deve etica e merito sono ai primi posti, ma quella della furbizia, del clientelismo, dello scambio continuo e duraturo. Ecco, quegli imprenditori che vivono di politica alla fine te li ritrovi candidati in una qualche lista e poi, se gli va bene, come politici di peso, forse poggiati in una qualche partecipata, con un bellissimo compenso piovuto dal cielo. Senza inventare nulla, senza disturbare nessuno. Gente che magari non ha mai espresso un’opinione, che al massimo si è informata su Rete4. Non li hai mai sentiti esprimere un’opinione sul Medio Oriente o sull’Acqua pubblica o peggio ancora sui conflitti d’interesse, però poi li vedi promettere “un mondo nuovo” sui faccioni fotoshoppati dei tanti manifesti 6x3 sparsi nella provincia. Ed è quel “nuovo” che fa paura! Forse è gente che sta pagando una cambiale amicale attraverso la candidatura sbandierata in tutte le salse, in tutte le possibili piattaforme virtuali, almeno per attrarre qualche voto (sempre nel vuoto di un’idea), utile alla causa di qualcun altro. C’è anche chi lo fa per sistemare un po’ i suoi conti bancari e in definitiva ci riesce, perché poi le banche fan parte di un unico sistema. Tutti questi imprenditori ce li ritroviamo ormai dentro ogni elezione e, a furia di pragmatismo controllato, stanno portando gli elettori a votare solo per interesse oppure a disertare le urne. La passione di un’ideologia, di una visione collettiva è ormai un ricordo sbiadito.
Imprenditori con i soldi pubblici, a parole grandi assertori della libera impresa, magnifici assorbenti di fondi comunitari, lo so che avete ragione, lo so che il mondo va così.
17 ottobre 2025 - Querce news
Alfredo De Giuseppe