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2026-03-21 "Una lampada speciale" - il Volantino + intro del libro "La lampada di Alfredino"
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Alfredo Sanapo ha dato alle stampe un libro dal titolo “La lampada di Alfredino” (Ed. Youcanprint – 2025) che raccoglie alcuni suoi scritti pubblicati sul settimanale “il Volantino”. Alfredo, da ragazzo sensibile e informato, ha sviluppato un senso particolare (e instabile?) della curiosità che lo ha portato a interessarsi di vari temi e insolite spigolature salentine. L’approdo nel 2022 nella redazione dell’ormai storica rivista tricasina ha coinciso con l’opportunità di dare consistenza cartacea a molte sue ricerche (Alfredo tra l’altro è laureato in Biologia). Avendo il vantaggio di chiamarsi come me (nome ormai in estinzione dopo essere stato affibbiato per un paio di secoli ad amanti delusi, camerieri e maggiordomi oltre a fettuccine romane) ha avuto anche il mio supporto artistico e la mia benevolenza provinciale, non nazionalista. E non è poco di questi tempi… E non solo la mia naturalmente ma quella dell’intera Redazione, in primis dal direttore editoriale, Alessandro Distante e dal Dir. Responsabile, Lino Baldi.
Qui di seguito la mia introduzione al libro:
Alfredo Sanapo ha inteso qui raccogliere una serie di articoli pubblicati sul giornale settimanale “il Volantino” che viene stampato e inserito sul web fin dal 1998. C’è, in seno a quel giornale, una redazione molto variegata in fatto di interessi, idee, schieramenti politici e stili giornalistici. È diretto da Alessandro Distante che esercita, appena può, le sue prerogative di Direttore Editoriale. Lino Baldi invece che ne è il Direttore Responsabile (notare l’abbondanza di Maiuscole), dall’alto della sua saggezza, osserva con una certa attenzione, senza quasi mai interferire. A questa storica combriccola si è unito dal 2022 Alfredo Sanapo. Dopo qualche settimana ha capito che la redazione funzionava in automatico, cioè ognuno di noi mandava il suo pezzo via mail, il Direttore Distante lo valutava e lo pubblicava (specie se non toccavi le alte sfere ecclesiastiche). Ma Alfredo, a suo modo, è un tipo precisino, e si rese conto che in quel modo la Redazione era volatile, o meglio non aveva un’anima, non aveva oltretutto degli utili confronti sui contenuti del numero in uscita e neanche sulle dinamiche interne di routine – raccolta pubblicitaria, interviste, pinogranate, foto e varie. Insomma mancavano le riunioni di Redazione. Fu così che iniziò un pressing su di me, e penso anche sui Direttori, con la costante lamentazione di una tale fondamentale assenza. Naturalmente aveva ragione. Dovemmo insegnare al buon direttore che ora si possono fare telefonate multiple e quindi da allora abbiamo il nostro bel gruppo internauta che ci permette di dare sfogo a tutti i nostri saperi settimanali. Il martedì alle ore 19.30, cascasse il mondo, riceviamo la chiamata dalla Redazione del il Volantino e lì inizia lo spettacolo pirotecnico. C’è un’ala sinistra e un’ala destra e naturalmente il Direttore che cerca di compensare ogni pulsione eccentrica, estremista o radicale.
Ed è in questo contesto, finalmente compiuto, che il nostro Autore ha potuto dare senso alle sue scelte stilistiche, alla sua personale “Lampada di Alfredino”, che al contrario di quella eterea di Aladino è ben piantata dentro la scienza, dentro la biologia, l’evoluzionismo, l’ambientalismo, l’attualità. La sua rubrica “Figli della Quercia” è diventata, oltre che una rubrica di corrispondenza con i lettori più attenti, un luogo di approfondimento di una serie di aspetti della nostra vita. Si passa dall’analisi socio-naturalistica dell’albero di ogni tipo alla puntuale constatazione dei fenomeni atmosferici che più fanno discutere in questo momento storico, fino all’approfondimento di usi e costumi della tradizione salentina. Un ampio spettro di conoscenze e curiosità che nascono dall’intuito originale di Sanapo che, pur rispondendo a sollecitazioni dei lettori, non sceglie mai una conversazione didascalica o banale. Il rischio c’era.
Questa sua prima opera letteraria lascia ben sperare: Alfredo Sanapo, oltre alla raccolta di articoli e commenti già pubblicati sui giornali, può seriamente pensare di allargare la sua visione letteraria, magari con una serie di racconti e di storie. Magari vissute e osservate dal suo particolare punto di vista. Lo lascia intravedere nella sua premessa, dove confida la difficoltà iniziale di accogliere una diversità motoria, che, alla lunga, ben vissuta può divenire forza esistenziale dentro una visione più profonda della realtà. La complicità che è nata tra di noi, anche grazie a quelle “originali” riunioni redazionali è profonda, è divenuta anche comunanza politica perché non può esistere impegno civile senza una profonda proiezione politica. La lampada magica può ancora riservare sorprese divertenti…Vamos Alfredo!!
il Volantino, 21 marzo 2026
Alfredo De Giuseppe
2026-03-14 "Un referendum dentro un disegno" - il Volantino
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Capisco editorialisti e direttori di importanti testate, compreso la nostra, che tentano in buona fede di mantenere un certo equilibrio fra le ragioni del SI e del NO riguardo il Referendum sulla giustizia che si terrà i prossimi 22 e 23 marzo. Li capisco e apprezzo il loro sforzo, senza arrivare però a comprendere le performance dei vari Sallusti, Capezzone, Sechi o Cerno che più che giornalisti appaiono ormai a tutti gli effetti dei soldatini al servizio del governo. Così come adagiati su posizioni alquanto distorte ed elusive sono i telegiornali delle reti Mediaset e RAI, ormai unite in un’unica, interminabile e fantastica narrazione.
Ci sarebbero in effetti alcune buone ragioni per il SI e altre per il NO, forse all’interno dei tecnicismi di una legge molto complessa, come quella della procedura penale, si nascondono ragionevolezze e distorsioni nella stessa misura, forse le ruggini degli ultimi 50 anni andrebbero scrostate e forse sarebbe corretto discutere meglio e di più in Parlamento (altrimenti che li abbiamo eletti a fare, se bastano i decreti del governo?).
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2026-03-01 "La supposta superpotenza italiana" - Querce News
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Mentre il mondo si infiamma su impulso di suprematisti fanatici di ogni colore, in Italia c’è chi grida allo scandalo perché è tenuta fuori dalle decisioni dei paesi “amici”. Ma vanno chiarite in proposito un po’ di cose. L’Italia da molti secoli, nello scacchiere geo politico mondiale, conta molto poco. Al di là delle propagande superficiali e provvisorie non ha avuto nessun peso nel secondo dopoguerra dove, in silenzio, per lunghi decenni ha dovuto aderire alle politiche americane nel Mediterraneo: c’era la scusa del blocco sovietico da contrastare.
Durante la seconda guerra il fascismo fu sovrastato dalle scelte naziste e sempre per pura propaganda il buon Mussolini si spacciava per un potente statista guerriero: i tedeschi dovettero intervenire in Albania, Grecia e Africa per evitare brutte figure già nei primi giorni di guerra.
Ancor prima, durante la prima guerra mondiale, entrammo in guerra, ribaltando un’antica alleanza, quando eravamo convinti di vincere. Rischiammo comunque di perdere ed in ogni caso non ottenemmo un bel niente perché al tavolo dei vincitori non ci fecero neanche sedere (e D’Annunziò, fautore della guerra, parlò di vittoria mutilata, mentre i mutilati veri erano più di un milione e i morti oltre seicentomila).
Durante i secoli precedenti eravamo preda di regnanti austriaci, francesi e spagnoli che a turno si spartivano un pezzo della nostra penisola. Eravamo stati grandi dal 1300 al 1500 ma solo da un punto di vista artistico e scientifico, basando la nostra società sulla rivalità di piccoli Comuni e Città-Stato. Quel periodo ci ha donato gran parte della bellezza di cui oggi godiamo, senza peraltro conoscerla.
In definitiva, per dirla grossolanamente, siamo stati grandi e rilevanti solo nel periodo dell’Impero Romano che nacque in una dolce vallata sul Tirreno e si espanse in tutti i territori esplorati, tentando anche di civilizzarli e portare un ordine basato su leggi scritte, su un codice che era qualcosa più di una serie di regole. L’Italia da allora non si è più ripresa, è stata sempre sotto scacco, vassalla, poco coraggiosa e al tempo stesso macchietta di sé stessa, senza neanche un riconosciuto primato etico-morale perché patria delle mafie e in fondo anche di un papato corrotto.
Le recenti figuracce di Meloni, Crosetto e co. non sono molto diverse da quelle dei politici degli ultimi 50 anni (tranne forse uno o due episodi che videro protagonista Craxi), sempre comunque pronti a salire sul carro del vincitore e a dichiararsi amici personali del presidente di turno USA, vero imperatore dell’ultimo secolo. Ora forse è peggio perché con la propaganda del sovranismo emergono tutte le difficoltà, tutte le amarezze di non contare nulla, se non nelle pagine dei giornali amici e perversi.
C’era una sola idea da portare avanti, forse c’è ancora, quella degli Stati Uniti d’Europa, contro ogni piccolo nazionalismo, contro ogni feroce guerrafondaio, con uno sguardo più laico verso i paesi del Mediterraneo, con una visione più pragmatica verso Russia, Cina e USA (che poi pari sono). Ma quest’idea comporta onestà nel riconoscere i propri limiti, soluzioni intermedie da approvare subito (voto unanimità ad esempio), unificazione dei sistemi fiscali, scolastici, giudiziari, militari.
Questo sarebbe un sogno per il quale lottare in una terra geneticamente malata, senza ideali e senza entusiasmi: costruire un qualcosa di solido contro le guerre, contro i despoti, contro i pazzi evoluti in presidenti, contro attrici dialettali evolute in statiste ben vestite.
1 marzo 2026
Alfredo De Giuseppe
2026-02-24 "Era necessario?" - FB
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Ho fatto delle foto in questi giorni lungo la strada 275 e mi son chiesto se era davvero necessario lo scempio che sta maturando. Mi son chiesto: ma da Melpignano a Scorrano, che era già una 4 corsie, che necessitava al massimo di qualche altra piazzola di sosta e di un qualche svincolo più sicuro, perché si è deciso praticamente di triplicarla? Perché in un’area già congestionata da strade e stradine si è scelto di consumare suolo in questo barbaro, famelico modo? Cosa si nasconde dietro questa mania cementizia, dietro quest’idea distruttiva?
Andando avanti, verso Nociglia per un solo svincolo saranno sbancati, riassestati e asfaltati oltre cinque ettari di una feconda porzione di terra. Solo per uno svincolo, per spostare la folla da Nociglia a Supersano. Nella zona dopo l’ex Mercatone Uno ci saranno decine di svincoli, enormi per andare o in direzione Zona Industriale Tricase o Montesano (quest’ultimo finalmente potrà eliminare i semafori). E poi e poi giù in autostrada fin quasi a lambire la madonna de leviche, abbattendo e distruggendo, in nome della modernità santificata.
In un territorio a costante rischio idrogeologico, dove il consumo di suolo è tra i più alti d’Europa, si opera senza criterio: terra, e terreni tolti alla biodiversità, alla bellezza e alla storia quando con piccoli interventi si poteva ottenere lo stesso risultato. Era necessario? Secondo i professionisti dello sviluppo, si, era strettamente necessario e quelli dello sviluppo tout court, si sa, vincono sempre (e forse un giorno capiremo il perché).
Noi nel nostro piccolo, nel nostro misero cerchio ristretto, abbiamo cercato per alcuni anni di opporci a tale disastro ambientale, di bloccare lo stupro finale della nostra terra. Eravamo soli e dileggiati: abbiamo pagato di tasca nostra ricorsi e cause, abbiamo sprecato molto tempo in incontri e articoli…ma tutto si rivela oggi per quel che è: l’ignoranza collettiva si costruisce nei secoli, non si scardina in pochi mesi.
Ora nel silenzio generale di politici e similari, godetevi lo spettacolo. Non è gratis, lo stiamo pagando tutti insieme.
24 febbraio 2026 - FB
Alfredo De Giuseppe
2026-02-16 "Francesca e i giornali" - FB
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I giornali, da sempre, con la dovuta accortezza, si adeguano al potere di turno. Non dico i giornali dichiaratamente leghisti-razzisti ma i cosiddetti giornaloni indipendenti. In questo lento adeguamento, un editoriale dietro l’altro, un mieli dietro un verdirami, si finisce per diventare esattamente come il Governo li desidera. Ipocritamente indipendenti e autorevoli, densi di rimandi storici e metafisici, mentre la sostanza si sposta irrimediabilmente verso le verità di comodo.
Così succede che la nemica numero uno dell’intellighenzia italiana diventi Francesca Albanese, la relatrice Onu per i territori palestinesi occupati. Lei ha solo detto ciò che è sotto gli occhi di tutti, anche dei giornaloni, e cioè che in Palestina c’è un e vero apartheid che dura da decenni, che ora è stata scelta una strada di pace senza mai interpellare i palestinesi. Una verità assoluta che dovrebbe essere solo documentata dai giornaloni con inviati, servizi e commenti sul posto (come si faceva una volta). E invece che succede? Francesca Albanese viene sbattuta sulla prima pagina del Corriere della Sera, definendola senza mezzi termini “militante sempre più filo Hamas” e persino “partigiana di Hamas” e per averle attribuito quella famosa frase mai pronunciata su Israele “nemico dell’umanità”.
Albanese, mentre decide di denunciare per diffamazione “il Corsera”, così risponde ai suoi giornalisti: “Indago su Gaza da 859 giorni. Le mie inchieste possono non essere condivise, ma vanno rispettate: frutto di 859 giorni di lavoro mio e altrui su crimini contro la popolazione civile. Per questo ho chiesto ai miei legali di reagire alle vostre diffamazioni: la misura è colma”.
Mi domando e domando agli amici giornalisti: ma non è già successo durante il fascismo? Non era già in voga in tutti i sistemi dittatoriali gettare fango sull’oppositore del governo in maniera gratuita e distorta? Non ve ne siete mai accorti? Non potreste, di tanto in tanto, raddrizzarvi la schiena e dire cose vere contro i veri “nemici dell’umanità”?
Per il coraggio della verità, per la sofferenza che le stiamo imponendo, per gli ideali di cui si fa portatrice, propongo di riprendere in considerazione una petizione che circolò qualche mese fa: FRANCESCA ALBANESE merita il Nobel per la Pace.
Grazie comunque, Francesca.
16 febbraio 2026
Alfredo De Giuseppe
2026-02 "I BOMBARDAMENTI di TARANTO e BARI" - 39° Parallelo
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La ricostruzione di ADG dei bombardamenti sulla nostra regione durante la seconda guerra mondiale fanno riflettere sull’attualità, sugli orrori globali delle guerre.
Quando sentiamo parlare dei quotidiani bombardamenti nei telegiornali o vediamo brevi filmati sui social, questi ci appaiono lontani dalle nostre vite: forse perché non li abbiamo mai vissuti sulla nostra pelle, forse perché noi, proprio noi pugliesi, pensiamo di essere stati risparmiati da simili atrocità anche durante la Seconda guerra mondiale.
Ma è davvero così? In realtà, tra il 1940 e il 1943, si verificarono due bombardamenti fondamentali e devastanti per l’andamento del conflitto, proprio nei porti di Taranto e Bari. Entrambi furono in larga parte occultati o minimizzati, seppur per ragioni diverse, ed è proprio questo uno degli aspetti che li accomuna.
Taranto, novembre 1940
Nella notte tra l’11 e il 12 novembre 1940, la Royal Navy britannica, con 21 biplani aerosiluranti Fairey Swordfish decollati dalla portaerei HMS Illustrious, attaccò il porto di Taranto, principale base della Regia Marina italiana nel Mediterraneo.
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2026-01-24 "Un'epoca da superare (in fretta)" - FB
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La prima guerra mondiale modificò il modo di fare le guerre: arrivarono i primi aerei, i bombardamenti dal cielo e fecero intuire che tutto sarebbe cambiato. Tutto sembrò all’improvviso vecchio e obsoleto, compreso le trincee e le immani fatiche del soldato semplice.
Allo stesso modo oggi l’Intelligenza Artificiale sta facendo rapidamente invecchiare un mondo novecentesco, con le sue parole, le sue speranze consolidate e le sue dimenticate atrocità. Ogni parola ha ormai una sua essenza diversa, la si può manipolare a proprio piacimento, la si può interpretare in cento modi, purché ben interpretata, ben dissimulata. L’AI alla portata di tutti, figlia della diffusione planetaria dei social network, è una macchina perfetta: hai tutte le risposte che vuoi, ti aiuta in ogni aspetto della tua vita, ti fa anche guadagnare e forse ti cura meglio del tuo medico, ti difende meglio del tuo avvocato.
Tutto quello che fin qui è stato della storia dell’umanità serve solo ad implementare la formazione scientifica e sociale di alcune macchine potentissime, posizionate chissà dove, forse sulla nostra testa. Intanto l’abitante distratto e il cittadino frustrato chiedono di tutto, anche se le loro poesie sono belle, e tutto il mondo sembra essere dentro il palmo della loro mano, nessuno pare più isolato dietro un pranzo frugale.
Questa terrificante, bellissima forza dell’intelletto umano prima o poi ci sovrasterà, prima o poi farà invecchiare anche quest’epoca, fatta di miliardari pazzi, vassalli nazionalisti, politici razzisti e guerrafondai intelligenti.
24 gennaio 2026 -FB
alfredo de giuseppe
2026-01-21 "La moda italiana" - FB
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Da una breve ricerca emerge che Franco Moschino è deceduto nel 1994, Gianni Versace l’ha seguito nel 1997, Luciano Soprani è morto nel 1999, Davide Renne e Rosita Missoni nel 2023, Roberto Cavalli nel 2024, Giorgio Armani nel 2025 e Valentino Garavani nel 2026.
Ascoltando in questi giorni alcuni lacrimevoli reportage televisivi e lunghi articoli di firme importanti, mi son posto una domanda cruciale: come cazzo faremo noi italiani a vestirci da qui ai prossimi decenni?
Alfredo
21 gennaio 2026 - FB
2026-01-18 "Piscina naturale bloccata" - FB
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Aggiorno al 18 gennaio 2026 la situazione della “Piscina naturale” della Marina Serra, anche a favori dei tanti che mi chiedono notizie da lontano. Allego delle foto scattate oggi verso mezzogiorno. Si potrebbe ancora intervenire, con piccoli abbattimenti, rinforzi anche in acciaio, lavori straordinari di manutenzione… Niente che non possa essere fatto in pochi mesi, se si sapesse a chi rivolgersi, se fossimo un Paese (Italia) che ama davvero le cose straordinarie che possiede… Qui invece si rischia la chiusura sine die e non solo della Piscina ma dell’intera Serra, in un paese (Tricase) che da anni non sa che pesci prendere, tranne basolare un po’ di strade a caso…
(Nel primo commento il mio articolo sulla “Piscina naturale”, tanto per rimembrare un po’ di storia, dove tra le pieghe è forse possibile trovare uno dei motivi dell’attuale degrado della falesia).
2026-01-17 "Vecchi" - il Volantino
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L’inizio del 2026 ha confermato una sensazione che sentivamo già da un po’ di tempo: siamo vecchi e non ce ne siamo accorti. Insieme a noi è invecchiato il diritto internazionale, in genere declamato come unico regolatore della convivenza tra Stati diversi per forma e giurisdizione. Si diceva così, ora non più.
Trump, Vance e Rubio hanno ordinato il ritiro degli Stati Uniti da ben 66 organizzazioni, di cui circa la metà legate alle Nazioni Unite. Organizzazioni che Washington ha definito “non più al servizio degli interessi statunitensi”, decretando di fatto il precoce invecchiamento della lotta al cambiamento climatico oltre che alla prevenzione sanitarie nelle parti più povere del pianeta. L’ONU vicinissima alla tomba.
In Italia lo spopolamento è in realtà un problema dell’invecchiamento della società, con tutto quel che consegue in termini di welfare e qualità della vita.
C’è un invecchiamento progressivo della democrazia, dell’illuminismo, della tolleranza e della giustizia, che poi si traduce in un degrado del nostro pensiero positivo. Noi possiamo solo resistere, invecchiando bene, senza rinunciare alla lotta per i principi base dell’umanesimo.
Il Volantino nr 1 del 17 gennaio 2026 (29° anno)
Alfredo De Giuseppe