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2026-05-10 "Costantino Nuzzo" - FB
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Ho conosciuto Costantino Nuzzo durante quella che chiamammo “Primavera 78” mutuando il nome dalla Primavera di Praga del 1968. Così intendevamo la nostra resilienza salentina: liberare le coscienze da quell’atavico torpore contadino, che misto alla rassegnazione e alle credenze religiose, bloccavano ogni tipo di sviluppo. Eravamo utopici e dovevamo anche essere pragmatici.
All’inizio lui era “l’intellettuale organico” – così lo sfottevo io – poi divenne via via sempre più critico verso la piega che aveva preso la sinistra in Italia. Abbiamo vissuto molti momenti insieme, da Radio Salento Popolare fino alla correzione del suo libro “La Trainella”, per finire con le elezioni comunali del 2008. Dopo quell’anno si convinse sempre più dell’inutilità dell’azione politica. “Meglio una partita a carte al Porto” mi diceva ogni volta che ci vedevamo. Eravamo eterni amici, di quel tipo di amicizia che non necessita di cuoricini, messaggini e chiacchiere inutili ma semplicemente di essere a disposizione l’uno dell’altro.
Costantino, classe 1953, veniva da Marittima di Diso e infine trovò casa a Tricase, dove insieme alla sua splendida Lucia ha creato una bella famiglia. Da ieri sera Costantino Nuzzo non c’è più, un altro pezzo di Primavera che se ne va.
FB - 10 maggio 2026
Alfredo De Giuseppe
2026-05-12 "Razzisti come noi" - Querce News
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Il seme del razzismo non andrebbe mai piantato. È una pianta che cresce in fretta, si espande, mette radici. Colpisce tutti, una volta piantata. È una pianta infetta, ma proprio per questo come un virus si moltiplica e si contamina, prende forza ad ogni svolta.
È una forma latente del vivere sociale, rimane sottotraccia anche per secoli, poi esplode nel moneto in cui qualcuno decide di ripiantare nella terra fertile quel seme infetto. Questo è successo in Italia, in Europa e nel mondo a partire dagli inizi degli anni ’90, quando, superata la Guerra fredda, si pensò di aprire i confini del mondo, di cercare una nuova strada alla circolazione di idee, persone, merci e denaro. Doveva essere un processo guidato da persone sane, intelligenti, colte e consapevoli della complessità della faccenda. Invece fu gioco facile per gente come Umberto Bossi in Italia, Pierre Vial in Europa o William Pierce negli USA fare breccia nelle menti degli Occidentali impauriti, straparlando di una supposta supremazia bianca da difendere ad ogni costo.
2026-05-09 "LETTERE" - FB
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Se gli italiani dovessero ricevere di nuovo lettere come queste, solo allora, forse, capirebbero l’orrore della guerra. Se milioni di padri e di madri dovessero piangere figli caduti in nome di un dittatore, comincerebbero un lungo e difficile percorso di democrazia, verità e giustizia. Forse dopo farebbero una Costituzione per ripudiare tutti i razzismi e tutte le guerre, forse si impegnerebbero per smilitarizzare il mondo. Ma forse durerebbe poco…
FB – 09.05.2026
Alfredo De Giuseppe
2026-05-07 "NATO fuori" - Querce News
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Ricordo bene quando uno degli slogan più comuni sui muri delle nostre città era “Fuori l’Italia dalla NATO”. Poi lo slogan ebbe un’evoluzione con “Yankee go home”. Insomma, una ventina di anni dopo la fine della seconda guerra mondiale era già ben chiaro come fosse giunto il momento di ringraziare per l’aiuto ricevuto ma di cominciare a sentirsi davvero una Nazione libera. Poi nel 1976 arrivò un’intervista di Berlinguer che, di fronte ad una precisa domanda, disse al Corriere della Sera: “Mi sento più sicuro sotto l’ombrello della NATO che sotto quello del Patto di Varsavia.” Era una verità lapalissiana, tenuto conto delle miserevoli condizioni economiche in cui cominciavano a versare le società comuniste, eppure ebbe un effetto deflagrante. Da un lato c’era la rivendicazione di una via italiana al socialismo democratico, dall’altro si apriva una stagione di lotte radicali sul fronte interno della sinistra che avrebbe poi toccato il culmine con il rapimento Moro. Si confrontarono le forze liberali che vedevano con favore il compromesso storico e le consorterie nascoste che invece vivevano di conflitti eterni. E che vivono ancora.
2026-05-02 "EMILIANO ovvero come costruirsi un futuro" - il Volantino
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C’è una filosofia sottesa all’interno del PD che, fin dalla sua nascita, lascia perplessi. È una cosa che un tempo si chiamava clientelismo, oggi si chiama in più modi: amichettismo, affarismo, inciucio. È un atteggiamento che, in alcuni casi, viene spacciato per modernità, in altri come adeguamento alle pratiche degli avversari, per non soccombere. Certo è che questa cosa, chiamatela come volete, non ha giovato alla sinistra, né in generale allo sviluppo di una nuova visione di società.
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2026-04-25 "Un 25 disatteso" - il Volantino
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Pensavo al 25 aprile, quella liberazione tanto voluta, tanto sognata. Sembrava che fosse finita, che dovesse cominciare una nuova era. Via il Duce, via il Re, basta con i gerarchi e i podestà, con l’Impero di carta, le guerre di conquista con le scarpe di cartone, basta con la fame nascosta e con la propaganda come unico sistema informativo.
Così sembrava e in parte così fu. Arrivarono il voto alle donne e la Costituzione, la gestione autonoma della Giustizia, un Parlamento vivace e autorevole, la lenta ripresa economica. Però nel tripudio generale furono sottaciute alcune cose che invece il 25 aprile portava dentro di sé.
Noi pensavamo di essere liberi di decidere ed invece gli anglo-americani ritenevano che eravamo un popolo da tenere sotto stretta osservazione: liberi ma senza esagerare. Le dinamiche est-ovest appesantirono poi il clima, anche con basi militari (incluso nucleare) sul nostro territorio che da allora sono sempre presenti.
Noi pensavamo che i fascisti fossero definitivamente sconfitti e invece, a distanza di decenni, ce li ritroviamo tutti presenti, anche perché allora si scelse una linea troppo morbida, talmente dolce che tutti i generali, prefetti e funzionari tornarono al loro posto (molti negli anni ’60 erano ancora al centro delle trame nere).
Noi pensavamo che il Sud avrebbe finalmente visto una nuova luce e invece diventammo eterno serbatoio delle peggiori pulsioni anti-Stato, foraggiate attraverso quintalate di clientelismo e criminalità.
C’è un 25 aprile disatteso. Oggi c’è ancora molto da liberare.
il Volantino, 25 aprile 2026
Alfredo De Giuseppe
2026-04-21 "Lo storico tatuaggio della Poli" - FB
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La vispa sindaca di Lecce, città prima fascistissima e poi monarchica, in questi giorni si è fatta tatuare sul braccio destro destro tre lettere: MSI. Lo scrivo solo per i più giovani: MSI è l’acronimo di Movimento Sociale Italiano, mentre Poli Bortone nei due cognomi rappresenta l’unione dell’incomprensibile destrismo sudista.
L’MSI, fondato nel 1946 da ex esponenti della Repubblica Sociale Italiana – ad iniziare da Giorgio Almirante e Pino Romualdi – e del regime fascista, ha come simbolo la fiamma tricolore, lo stesso che ancora alberga nello stemma di Fratelli d’Italia.
Nel 1947 Almirante fu raggiunto da provvedimenti per collaborazionismo e da una condanna a confino di polizia, oltre a una successiva contestazione per apologia del fascismo. Un suo scritto ha questo incipit: “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza”.
Romualdi, durante la campagna elettorale per le politiche del 1948, un mese prima delle elezioni, fu arrestato e dovette scontare circa tre anni di galera per la condanna a morte (nel frattempo derubricata) del febbraio 1947, a causa di un eccidio di partigiani da lui ordinato nel 1944 in Piazza Garibaldi a Parma, dove era al contempo segretario federale e direttore della Gazzetta di Parma. Così si esprimeva in un suo editoriale nel 1943: “Gli ebrei sono stati messi al loro posto: i puri sangui saranno messi in campi di concentramento, mentre i sangui misti saranno guardati e controllati molto da vicino dalle autorità di polizia”.
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2026-04-17 "L'ex sovranista" - FB
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Meloni, la sovranista de noantri, ha preso un po’ di schiaffoni in queste ultime settimane. Non basta vestirsi ogni giorno con un diverso abito griffato, né riempirsi gli zigomi di botulino, per non perdere la faccia. Vederla in questi giorni come una cagnolina dietro a Macron e Merz alla ricerca di una nuova prospettiva di europeista, di una nuova stagione elettoralmente appagante, fa un po’ ridere, forse piangere, ma anche rimanere sconvolti dalla facilità che hanno i politici “moderni” a modificarsi, a diventare avatar di sé stessi.
Per non parlare poi della facilità con cui un intero mondo mediatico si identifichi nel nuovo sistema, dove non esiste più “la famiglia nel bosco”, i “valori cristiani occidentali”, i giudici come unico nemico, l’atlantismo trumpiano e l’Europa orbanizzata.
Bello vivere così, tra tante filosofie inutili…
17 aprile 2026
alfredo de giuseppe
2026-04-10 "La Marina sta pensando" - Querce news
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La famiglia Belusconi, proprietaria di buona parte dei media e dei governi italiani ha lasciato che l’onda emotiva suscitata dalla morte del padre fondatore facesse la sua corsa. Sapevano che la santificazione del padre avrebbe avuto un tempo limitato, magari quello necessario per sistemare un po’ di cose post mortem. Anche uno come Tajani poteva bastare, almeno per tentare di mantenere in modo soft quella percentuale di voti utili per essere i reali padroni del vapore, seppur con maggiore discrezione, anche in assenza del fondatore. Il quale tycoon, morendo, aveva sistemato tutta la famiglia, quella ufficiale e quella ufficiosa, abbastanza larga essendo composta da numerose amiche, deputate, senatrici, igieniste mentali e varie nipoti di Mubarak, conosciute spesso nel lettone di Putin. Nella famiglia allargata non mancavano naturalmente i Dell’Utri, i Previti, vari funzionari e giudici corrotti, con i quali fino alla fine è stato molto generoso. Era tutta gente che era stata fondamentale per uscire fuori da un indebitamento pazzesco e crearsi un’immagine vittimistica mentre le Borse lo premiavano e le banche lo adulavano semplicemente perché era diventato Presidente del Consiglio e decideva nomine, leggi fiscali e norme dal sapore eversivo (vedi P2 e leggi ad personam). E come dimenticare quei giornalisti, brutta copia del giornalismo onesto, che giornalmente si son sobbarcati la fatica di difendere l’indifendibile mondo berlusconiano, seppur a suon di strabordanti benevoli bonifici. Operazione riuscita, perché in definitiva, l’italiano medio continua a pensare a Berlusconi come ad un imprenditore serio, innovativo e ammirato all’estero, dimenticando condanne, amicizie pericolose, bunga bunga, ridicolizzazione internazionale, lo sfascio delle finanze pubbliche. Un uomo che per salvarsi aveva portato l’Italia sul bordo di un baratro, niente più. Molti tra i suoi più stretti collaboratori furono condannati in maniera definitiva, che però mai si sognarono di dire la verità, salvando le proprie famiglie da dissesti e inimicizie. Condannando l’Italia ad un altro lungo periodo di disfacimento morale, etico e sociale.
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2026-03-29 "Ci pensa il Papa" - FB
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Tranquilli ragazzi, c’è il Papa americano, Leone XIV, che sta pensando a come risolvere i problemi del nostro Pianeta. Ieri, vigilia delle Palme, è entrato in elicottero a Montecarlo. Ha parlato ad una folla ben selezionata di eleganti fedeli dalla finestra del Palazzo reale di Monaco insieme al Principe Alberto, moglie e figli. Pare abbia ammonito gli evasori presenti a donare ai poveri qualcosa delle loro vincite al Casinò, tanto per dare un segnale di uguaglianza tra le genti.
Intanto i cattolici di Gaza, Cisgiordania, Libano, Sudan e Nigeria possono attendere tranquilli sotto le bombe: c’è sempre un dio che si appalesa nelle loro vite, specie nell’aldilà.
29 marzo 2026 - FB
Alfredo De Giuseppe