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La mia colonna del 2020-09-19

Tricase è un unicum, sotto molti aspetti. Alcuni molto positivi. E quelli vanno ricordati e preservati. Per una serie di motivi storici, geografici e sociali, a Tricase non esiste, né mai è esistito, un gruppo criminale riconosciuto. Qui non c’è un capo mandamento, non c’è nessuno che comanda su tutti. La piccola delinquenza ci sarà pure, ma endemica e di fatto di piccolo cabotaggio, fuori dai giri che contano a livello provinciale. Questo emerge anche dalla lettura della Relazione annuale della Commissione Parlamentare antimafia. Questo merito va ascritto un po’ a tutti, anche ai politici delle vecchie generazioni che amavano il potere con discrezione, e al contempo non volevano che nessun altro mettesse i piedi sopra la loro testa. È merito delle Forze dell’Ordine che hanno da sempre esercitato un giusto deterrente, senza travalicare i loro  limiti.

Ma è merito anche di una classe imprenditoriale che per una combinazione astrale si è ritrovata compatta e unita rispetto a queste tematiche. Quando nei primi anni ’80, nella provincia di Lecce nacque e imperversò la SCU, nel nostro Comune si creò spontaneamente una barriera di legalità, allontanando ogni tentativo di basi logistiche criminali.

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2020-09-09 "Quello che sta succedendo è uno scandalo..." - FB

Quello che sta succedendo intorno al castello di Tutino è uno scandalo. E come al solito passerà sotto silenzio, senza nessuna vera contestazione.
Ho cercato di approfondire per non fare la solita lamentela via social sulla modalità di affrontare le opere pubbliche nelle nostre cittadine. E sono andato alla radice del problema.
La sistemazione della pavimentazione di Piazza Castello a Tutino è figlia di un mutuo contratto nel 2016 dal Comune di Tricase, sindaco Coppola, per complessivi € 850.000 (delibera 208 del 12.08.2016) destinati alla sistemazione di alcune strade e piazze comunali.

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La mia colonna del 2020-09-12

Le prime elezioni regionali si tennero nel maggio 1970. Molti, fin dal 1946, si erano opposti alla nascita di un nuovo Ente come le Regioni, per evitare lo scatenarsi di nuovi appetiti, nuove mafie, senza prima aver risolto il grave problema del Mezzogiorno d’Italia. Era come spezzettare il Paese prima ancora che fosse realmente nato. E così fu.

Il primo Presidente della Regione Puglia, dall’8 giugno 1970 fino al 16 giugno 1975, fu Gennaro Trisorio Liuzzi, della Democrazia Cristiana, che era al contempo Sindaco di Bari. Nato a Spinazzola, avvocato, era stato un giovanissimo assessore e poi, appena quarantenne, primo cittadino del capoluogo. Nella prima balbettante fase della nuova Istituzione, cercò di creare una programmazione economica e territoriale, ma in definitiva fu continuamente bloccato dalle decise opposizioni interne.

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La mia colonna del 2020-09-05

Alla competizione regionale pugliese del 20 e 21 settembre 2020 si presentano ben 8 candidati presidente e precisamente: Michele Emiliano per il PD e vari (altre 14 liste); nato nel 1959 è un magistrato prestato alla politica dal 2004, prima come sindaco di Bari e dal 2015 Presidente della Regione.  Raffaele Fitto per Lega, FI e Fratelli d’Italia, ha fatto il politico fin dalla nascita, avvenuta a Maglie nel 1969. Antonella Laricchia per il M5S, nata nel 1986, è una laureanda in architettura da molti anni, fin quando nel 2015 non è entrata nel consiglio regionale; Ivan Scalfarotto per Italia Viva, +Europa e Azione, nato a Pescara nel 1965, impegnato per i diritti LGBT, dal 16 settembre 2019 è Sottosegretario al Ministero degli affari esteri. Prima aveva lavorato per molti anni presso la Banca Commerciale Italiana. Mario Conca del 1971 per la lista Cittadini pugliesi,  è un ex cinquestelle, consigliere regionale, laureato in Lingue straniere, si occupa di trasporto passeggeri su strada nell’azienda di famiglia “Conca Autolinee”. Pierfranco Bruni del 1953 per il Movimento Fiamma Tricolore (la cui leader rimane Adriana Poli Bortone), di professione intellettuale-scrittore, originario della Calabria, vive a Taranto. Nicola Cesaria, 1959,  per la lista Lavoro Ambiente Costituzione, vicino a Rifondazione Comunista e altri, professore di educazione fisica, già consigliere comunale di Brindisi.  Andrea D’agosto del 1964 rappresenta il movimento sovranista “Riconquistare l’Italia”, di professione avvocato civilista in Bari.

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La mia colonna del 2020-08-29

Se un politologo, uno di quelli bravi, di fama internazionale, venisse a osservare con piglio professorale le prossime elezioni amministrative di Tricase avrebbe materia per scrivere lunghi saggi, alcuni pezzi di colore e poi se ne tornerebbe nella sua città senza aver capito niente. Io che bravo non sono, però sono di Tricase, provo a decodificare qualcosa (e lo lascio in eredità a quel politologo che prima o poi ci studierà).

Partiamo da alcune considerazioni oggettive: tutti i candidati sono frutto di imponenti auto-candidature, non certamente il risultato finale di prolungati incontri programmatici di movimenti interessati al miglioramento delle dinamiche socio-economiche del paese; è un vulnus fondamentale che si tenta di colmare con slogan accattivanti, proposte illusorie e un’abbondanza di retorica civica durante la breve campagna elettorale (dopo le elezioni in genere cala un silenzio assordante). Qui il Centro-Destra, almeno per le Amministrative del 20 e 21 settembre, è sparito, si è dileguato o meglio disciolto dentro le liste del centro-sinistra. Ovunque candidati storici della destra tricasina insieme a candidati sindaci del centro-sinistra, che, in nome di una ipotetica vittoria, egocentrica e puramente estetica, hanno accettato (cercato) di tutto. Ipotetici  Sindaci di sinistra che,  avendo però smarrito la retta via, stanno perennemente in mezzo al guado senza poter fare alcuna proposta forte per la città. Siamo alle solite: ci si propone alla guida di cose complesse senza reale condivisione ed empatia con i propri candidati consiglieri. Uno scempio della politica.

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La mia colonna del 2020-08-22

Storie sull’acqua. In questo strano agosto in cui si gioca ancora la Coppa dei Campioni, e l’Inter non vince neanche la Coppa Uefa, si preparano le elezioni di settembre e si tenta di ballare con la mascherina (a due metri di distanza), ci sono storie che rimarranno sull’onda provvisoria di un’acqua leggera, eppure significative di un momento liquido, tutto ancora da consolidare.

Trump, il Presidenti degli Stati Uniti d’America, un paese multietnico con 330 milioni di abitanti, si era lamentato durante un evento pubblico per la pressione dell’acqua che esce dalla doccia. "Bisogna sciacquarsi 10 o 15 volte invece di una sola per avere capelli perfetti". Per quanto possa sembrare incredibile il governo ha immediatamente proposto nuovi standard nazionali per permettere un flusso più abbondante dai soffioni. Trump potrà finalmente lavare al meglio quella cosa che ha in testa, dico fuori dalla testa. I movimenti ambientalisti sono subito insorti: “il consumo di acqua deve diventare sostenibile e adeguato per tutti i cittadini del mondo” Trump ha risposto: “prima i miei meravigliosi capelli, poi tutto il resto si sistemerà”.

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La mia colonna del 2020-08-15

Ennio Flaiano è un Pasolini più sarcastico e meno arrabbiato, più disincantato e meno politico: osserva con una certa disillusione l’italiano medio, lo analizza e lo traspone nella realtà cinematografica. E non riesce a farselo piacere, mai, proprio per niente. Ho letto con interesse una serie di suoi scritti pubblicati sotto il titolo de “L’occhiale indiscreto” (Adelphi 2019) che raccoglie elzeviri di costume apparsi su vari giornali dal 1941 al 1972. Flaiano è un intellettuale eclettico che si occupa di tante cose, fra l’altro è l’autore, lo sceneggiatore di quasi tutti i film di Fellini e di altre centinaia di produzioni, di cui alcune di livello internazionale, come Vacanze Romane con  Gregory Peck e Audrey Hepburn.

Nell’agosto del 1970 scriveva un pezzo dal titolo “In Italia uomo vuol dire dottore”:

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La mia colonna del 2020-08-08

Parliamo un po’ di geografia, della Lombardia, la regione italiana più popolosa, più ricca e con il maggior numero di Enti locali. Alcune sue province confinano con la Svizzera, per la precisione, Varese, Como e Sondrio. Molti suoi cittadini sono definiti frontalieri, perché lavorano di giorno in Svizzera e di sera tornano a casa. Nei cantoni svizzeri guadagnano bene, con il franco sempre ben valutato, e in Italia vivono da ricchi, avendo un cambio con l’euro molto favorevole. Per molti di loro andare in canton Ticino o nel cantone dei Grigioni è come per un leccese andare a San Pietro Vernotico. Si va, si viene, si lavora, si specula sui prodotti , e infine si esporta valuta, si utilizzano da sempre le banche svizzere come certezza del risparmio.

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2020-08 "Marina Serra: storia di una piscina divenuta naturale" - 39° Parallelo

Quanto è naturale la “piscina naturale” di Marina Serra? All’interno un’approfondita ricerca storica di Alfredo De Giuseppe. Un’esclusiva del nostro giornale che riconduce la vicenda ad una “definitiva” risposta per un luogo “cult” delle vacanze salentine.  

Questa è la strana storia di uno scoglio di roccia sedimentaria che inglobava tanti fossili, diventato prima una cava di tufi, e poi una piscina naturale per bagnanti sognatori.

Andiamo con ordine: per lenire la drammatica emergenza occupazionale del dopoguerra, quantificabile in quasi 2 milioni di persone senza lavoro, viene varata la Legge n. 26/4/1949 che si preoccupa della qualificazione dei disoccupati e della riqualificazione degli occupati. Agli inizi degli anni ’50 partono una serie di cantieri-scuola dove i giovani, per lo più contadini, lavorano 5 ore al giorno per 400 Lire, aiutando di fatto gli Enti pubblici a ricostruire e modernizzare il Paese a costi contenuti. Nasce così il progetto del porticciolo della Serra che viene affidato nel 1954 alla ditta di Giuseppe Battocchio, con l’ausilio della forza lavoro dei giovani disoccupati. Marina Serra, da sempre la marina di serie B del Comune di Tricase, comincia ad essere abitata, si intravede qualche bella casa, costruita soprattutto da persone non residenti. Uno dei primi ad accorgersi della primordiale bellezza dell’insenatura della Serra è Vittorio Andretta che possiede dei grandi negozi di abbigliamento a Lecce. Vi costruisce una villa a ridosso del mare a forma di nave, con le piastrelle colore marrone. Vi risiedono in estate le famiglie Solidoro di Ruffano, Bleve e Biasco di Corsano, Niceforo di Tiggiano, i Coluccia di Specchia, altre di Miggiano e poi i tricasini Gino Girasoli e il col. Antonio Resci (che era stato Sindaco di Tricase dal 1951 al 1956). Una Marina per pochi intimi, affollata solo il 15 agosto, il giorno dei festeggiamenti della Madonna Assunta.

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2020-07-24 "Dior e gli indiani (nelle riserve)" - FB

Ho atteso un po’ per dire due cose sulla notte Dior a Lecce dello scorso 22 luglio. Mi dispiace se non sono un entusiasta delle vippate in generale, ma stavolta la cosa va un attimo approfondita. La sfilata Cruise Dior si svolge ogni anno in un posto diverso.

Nel 2018 ha presentato la collezione a  Santa Monica di Los Angeles tra star e passeggiate nelle riserve naturali, nel 2019 Nel Castello di Chantilly, a 30 chilometri da Parigi, celebrando le Escaramuzas, le cavallerizze messicane. Non mi risulta che nessun salentino abbia commentato gli eventi Dior degli ultimi anni. Era una semplice sfilata di una maison del lusso, che come una qualsiasi multinazionale cerca di internazionalizzare sempre di più la propria immagine. Se qualcuno dei salentini interessati ha guardato la sfilata non ha certamente prenotato immediatamente in un B&B sulle colline della Riserva Naturale Upper Las Virgenes Canyon sopra Santa Monica o vicino ai giardini del castello di Chantilly.

Se qualcuno ha davvero pensato ad una promozione del territorio attraverso una sfilata di moda ha preso un granchio. A me se Armani fa sfilare le sue modelle sul sagrato del duomo di Milano non me ne frega niente, se la Ferragni visita la cappella Sistina cambio canale, se Giuliano Sangiorgi canta Meraviglioso (senza citare Domenico Modugno) mi fa sentire patetico. Per il resto siamo tutti felici per i nostri artisti e artigiani che con l’occasione hanno lavorato, guadagnato qualcosa e riportato una foto da incorniciare. Senza nulla togliere all’orgoglio di avere una nostra concittadina in posizione apicale in una grande azienda, a me di questa vacuità riempita di interviste, due slogan semi libertari (che però non devono disturbare nessuno), foto, balletti e lusso, non me ne può fregar di meno. Se qualcuno pensa che esprimendo questi due semplici concetti si ami di meno il nostro territorio non ha capito che la cultura di un popolo si deve esprimere nei fatti, nei gesti quotidiani non nelle passerelle patinate.

In ogni caso nel 2019 Dior aveva lanciato una campagna pubblicitaria del profumo “Sauvage” con Johnny Depp che fissava con delle pietre il proprio passaggio sulle montagne sacre dello Utah mentre un indiano ballava vestito come un tradizionale capo indiano. Dior aveva così descritto la campagna promo in un post su Twitter: "Un autentico viaggio nel profondo dell'anima nativa americana, in un territorio sacro, fondante e secolare". I nativi americani, dopo essere stati defraudati di tutto e quasi sterminati, tentano ora di resistere: hanno contestato la campagna di Dior che è stata costretta a ritirare lo spot.

Io, a volte, mi sento come quegli indiani d’America, ritirato in una riserva sperduta, senza vere radici e vera consapevolezza, mentre osservo i nostri piccoli vips affannarsi su ipotesi di successo basate sul nulla.

FB, 24 luglio 2020

Alfredo De Giuseppe

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