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2026-07-18 Presentazione del libro - Locandina - il Volantino
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- Tricase Porto (2026)
Lungi da me pensare di pubblicare qualcosa di indispensabile intorno a Tricase Porto. Mi sono accorto però nel tempo che c’erano alcune pubblicazioni sulla nostra marina ma quasi sempre settoriali, parziali o limitate ad un periodo storico: mancava un lavoro più sistemico. Quindi ritenevo importante mettere ordine su una serie di notizie, informazioni e commenti succedutesi nei secoli, arrivando fino ai giorni nostri. C’è stata una selezione ordinata di una lunga cronologia.
Ci sono nel libro molte pagine scritte da me ma soprattutto ho ritenuto opportuno dare risalto a quanto già pubblicato da tanti autori. Ci sono inoltre molti interventi originali e interessanti scritti dai protagonisti odierni delle vicende legate al Porto. Per questo l’ho definita una pubblicazione plurale perché vasta era la materia e molte le domande ancora aperte. Non ho omesso polemiche e ricostruzioni storiche poi superate dagli eventi: ritenevo che conoscere in dettaglio le modifiche che Tricase Porto ha vissuto fosse molto importante. Le domande sono naturalmente tutte proiettate al futuro: quale sviluppo per Tricase Porto in relazione al centro città? Sta svestendo ormai i panni della marina solo estiva e sta diventando il luogo più interessante del nostro Comune? Può diventare il luogo originale del bagno collettivo di una comunità, abbandonando l’idea di uno sviluppo basato sui diportisti?
Per rispondere a queste e ad altre domande appuntamento Giovedì 23 luglio alle ore 20 in piazzetta “La Rotonda” insieme ad alcuni ospiti. Staffan de Mistura in una sorta di rappresentanza degli stranieri che amano il Porto, Maurizio Raeli che in questi anni è stato motore propulsore del Cieham, Daniele Grimaldi, uno dei gestori dello storico bar Menamè e Sergio A. Cazzato, discendente di una famiglia di pescatori e assiduo frequentatore del Porto. Non mancherà qualche lettura selezionata da Pasquale Santoro, baluardo di ogni mattino portuense.
2026-07-15 "Radio Capo nel 1976" - Querce News
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Nel luglio del 1976, esattamente 50 anni fa, mi diplomai al liceo scientifico. Ero maturo anch’io. E insieme a me un gruppo di ragazzi e ragazze che poi sarebbero diventati medici, professori, avvocati e professionisti di successo. Anch’io forse ero destinato all’iscrizione ad un’Università del nord, ad una bella stagione studentesca, ad un sano percorso lavorativo.
Ma c’è sempre uno sliding doors nella nostra vita. E a me la porta girevole si presentò dopo pochi giorni la fine dell’esame di maturità, dove con una certa brillantezza avevo dissertato sui poeti minori del novecento italiano con il presidente di commissione che quell’anno era il prof. Donato Valli. Avvenne parlando del mio esame con un professore dello Scientifico, Oronzo Russo: mentre chiacchieravamo nei pressi dell’Inter Bar, vicino al ponte di Tutino, mi chiese se volessi andare con lui a Montesano. Oronzino mentre percorrevamo con la sua Alfa i 5 km di distanza mi raccontò di un progetto di cui era stato interessato da un gruppo di giovani, si trattava di trasmettere con una radio di tipo innovativo. Lui non era un tecnico -mi disse subito – andavamo a vedere di cosa effettivamente si trattasse a casa di un elettromeccanico. Arrivammo così a casa di Dionisio Casto che era un tuttofare genialetto, idraulico, elettricista, appassionato hi-fi, meccanico e infine anche contadino.
Nel suo garage ci mostrò una serie di antennine, un piccolo trasmettitore, un giradischi, un microfono e un registratore di cassette a nastro. Ci diede una piccola radio e ci disse di uscire sulla strada: lui mise un disco di Drupi e poi annunciò: “Signori, ecco la vostra canzone speciale di oggi”. In effetti noi avevamo ascoltato da una radio a modulazione di frequenza, come fossimo sintonizzati sulla migliore radio nazionale in onde medie. Nel frangente ci raggiunsero Salvatore Branca vicino di casa di Dionisio e Donato Lucatelli da Specchia che già collaboravano con Dionisio nel tentativo di avviare la radio libera. Dionisio, mentre continuava ad intersecare cavi e morsetti, disse con piglio professionale: “abbiamo un problema, in queste condizioni riusciamo a trasmettere al massimo fino al confine di Miggiano. Quel tipo di Galatina ci ha rifilato un trasmettitore d’aereo e poi Montesano non va bene per una radio. Avremmo bisogno di un’antenna posizionata in un punto molto alto e potremmo farci sentire da tutta la provincia”.
Eravamo tutti eccitati: la prima radio libera del Salento poteva nascere nel triangolo delle bermude, tra Montesano, Specchia e Tricase. Intervenne allora Donato Lucatelli che affermò con decisione: “questa cosa può funzionare solo dalla serra di Specchia e io ho in mente una posizione fantastica, affianco alle antenne della Rai. C’è un mio parente che ha una pajara con un piccolo appezzamento e so che vuole vendere”.
2026-06-30 "50.000 anni" - Querce News
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La prefazione del libro “LA MIA SALENTITUDINE” edito nel luglio 2025
Per un lungo tratto della mia vita ho pensato che il Salento fosse, come altri mille posti, il luogo fisico dove ero nato e dove svolgevo le mansioni tipiche di un’esistenza interessante: figlio, padre, imprenditore, scrittore, regista, calciatore, politico, commentatore tuttologo, criticoautocritico dell’universomondo.
Col passare degli anni ho ripensato a tutte le occasioni avute per lasciare questa specie di penisola, che poi è un’isola, divisa da due mari e dalle Murge baresi. Quando mi costringo a dare una spiegazione sul perché mi sia radicato qui fino a pensare che fossi al centro del mondo visitabile, arrivo ad una sola conclusione. Io non sono rimasto in Salento perché vi sono casualmente nato o per una scelta pratica-economica-sociale, o forse per un malinconico sentimento dell’isolazionismo, ma semplicemente, perché vi erano nati i miei avi, tutti qui, tutti nei precedenti 50.000 anni. Fragilità di quell’avverbio, semplicemente, che via via è diventato un rafforzativo. Sono nato vicino al castello di Tutino, di cui fin da ragazzo mi sentivo parte come un discendente dei soldati medievali, come un principe deposto, ma mai dimenticato. Forse a guidarmi era quell’incisione su una delle finestre del castello: “Vere principum est simulare” (Fingere è proprio dei principi). Ed io ero quel principe triste, osservatore di molte altre tristezze.
Da qui nasce la mia salentitudine: un concetto inesplorato, misto di attrazione e repulsione, di solitudine e ricerca, di colori e sapori, di bellezza e bruttezza, del bianco e del nero. Della possibilità seminascosta e vanitosa di poter lasciare una traccia impressa nella roccia viva, da tramandare a future generazioni, che forse avranno altri geni, figli di altre follie. Una nuova Grotta dei Cervi, con segni reali eppure misteriosi, esplorati per caso, mai del tutto interpretati. Perché il mistero che è in noi possa rimanere.
30 giugno 2026
Alfredo De Giuseppe
2026-06-22 "Cacciatori regolatori" - Querce News
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Quando in Italia si cambia nome a qualcosa, a qualche funzione o attività, c’è da preoccuparsi. In genere si allunga il brodo in burocratese pur di far passare qualcosa di ignobile. Sta succedendo di nuovo in questi giorni nel solito silenzio dei media mainstream che ormai dicono, fanno, commentano e scrivono tutti delle stesse cose. È in approvazione alla Camera un Disegno di Legge sulla caccia con il quale si sta tentando disperatamente di peggiorare una situazione già largamente compromessa.
Con la riforma infatti cambia il nome dei cacciatori che diventano all’improvviso "bioregolatori" e la caccia diventa formalmente "attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi".
Se non facesse già ridere questo, c’è molto altro per provare disgusto e riprovazione. Infatti nel DDL di 20 articoli voluto dal presidente dei senatori di FdI, Lucio Malan, si tenta di riformare radicalmente l'attuale legge sulla caccia, la 157 del 1992. È previsto l’aumento del numero di animali cacciabili e l’incremento delle aree di caccia consentite, come spiagge e aree protette. Si potrà cacciare nelle aziende faunistiche private, visto che viene meno la norma che prima permetteva ai proprietari di imporre uno stop per motivi etici. Si incide anche sui calendari venatori, aprendo alla possibilità di cacciare anche durante le fasi di migrazione e nidificazione degli animali, o con il buio perché si potranno usare visori notturni e silenziatori, addirittura sui valichi di montagna che finora erano considerati paradisi del silenzio e del rispetto. Previsti, infine, limiti meno rigidi sui richiami vivi ossia gli uccelli usati come esca sonora negli appostamenti di caccia.
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2026-06-20 "Aspettiamo fiduciosi" - il Volantino
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Aspettiamo fiduciosi
Da sempre le elezioni amministrative di un Comune sono inquinate da interventi esterni, provinciali, regionali, nazionali addirittura. Era già prassi nella DC degli anni settanta-ottanta dividersi i Comuni del Salento secondo le correnti interne alla DC, che allora vinceva quasi ovunque, nella logica di una “balena bianca” che tutto assorbiva e tutto digeriva dentro il mare magnum del clientelismo. Leccisi decideva a Nardò, Quarta a Tricase, Meleleo a Maglie e così via. Non sarò certo io quindi a meravigliarmi che i partiti scelgano a livello extra comunale le pedine sulle quali puntare in vista di loro interessi particolari, su uno scacchiere più vasto e più complesso, né sarò io a richiamare i “bei tempi della Prima Repubblica” perché il Sud bei tempi politici non ne ha mai avuti. Però finora mai avevo visto dei quadri provinciali, dei dirigenti altisonanti del PD scegliere apertamente un candidato sindaco non iscritto, dichiaratamente civico, in contrapposizione ad un candidato scelto dalla locale sezione del partito. Questo è successo a Tricase e lo spettacolo sinceramente non è stato dei migliori.
Infatti con questa scelta, assolutamente improvvisata e foriera di tanti retropensieri, si sono ottenuti dei risultati devastanti. A Tricase la lista del PD, al primo turno ha raccolto appena 776 voti (il 7,66%), con il candidato sindaco Vincenzo Chiuri che ha raggiunto il 19,83% con tutte le liste aggregate sul suo nome. Chiuri giungeva terzo dopo il sindaco uscente Antonio De Donno e Andrea Morciano, l’ingegnere civico sul quale aveva puntato stranamente una parte del PD, locale e provinciale.
Al ballottaggio ha poi vinto De Donno, civico di destra, e quindi tutto il PD, sia quello locale che quello provinciale, quello istituzionale e quello sotterraneo, ha perso in maniera inequivocabile.
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2026-06-14 "Punta Meliso, anni '60" - Querce News
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Nella foto dei primi anni Sessanta, quattro addestratori a getto Aermacchi MB-326 provenienti dalla vicina base dell'Aeronautica Militare di Galatina sorvolano il promontorio di Leuca, precisamente Punta Meliso, l’estrema punta del tacco d’Italia.
La basilica, il faro, la colonia Scarciglia e qualche villa sul lungomare. Questa era Leuca la bianca in quegli anni. Il resto del territorio appare sostenibile, poco asfalto, molti muretti a secco, un colore grullo che sa di naturale. La poesia si è confusa con l’abuso, il progresso è passato come deturpazione, la massificazione è diventata ignoranza ambientale.
Non è una questione demografica: nel 1961 gli abitanti della provincia di Lecce erano 678.338, mentre oggi sono circa 762.000, solo 80.000 in più. È più che altro il cambiamento antropologico che impressiona. Siamo passati da una società prettamente agricola, sofferente, diseguale, migratoria eppure gentile e rispettosa ad una società di solo consumo, sofferente, diseguale, migratoria ma infastidita e arrabbiata dal mancato successo. I 4 aerei sopra di noi sono diventati migliaia di satelliti, che ci controllano e ci danno l’illusione di avere il mondo nelle nostre mani.
Buona domenica salentina.
14 giugno 2026
Alfredo De Giuseppe
2026-06-11 "Mondiali discriminati" - Querce News
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Oggi giovedì 11 giugno iniziano i Mondiali di Calcio 2026 che si svolgono in USA, Messico e Canada. Un tempo, specialmente nei decenni dopo la seconda guerra mondiale, lo sport è stato occasione di tregua, pacificazione, accoglienza, integrazione. Anche durante gli antichi giochi olimpici, i greci avevano instaurato la cosiddetta "tregua olimpica", un accordo sacro che sospendeva tutte le ostilità: garantiva l'incolumità di atleti e spettatori in viaggio da e per Olimpia, permettendo senza incidenti lo svolgimento dei Giochi.
Lo sport per un lungo periodo ha viaggiato sullo stesso livello dei diritti universali dell’uomo, tant’è che in alcune edizioni non furono invitate Nazioni che applicavano con sistematicità l’apartheid (vedi Sudafrica e Rhodesia) o che avevano invaso altre Nazioni con blitz di tipo militare (Iraq, Russia, Germania, Giappone, Corea del Nord).
Ma qualcosa è cambiato, specie da quando lo sport è sinonimo di business. Ora non si esclude più uno Stato, qualsiasi cosa abbia commesso, ma i singoli atleti di Stati considerati pericolosi dagli organizzatori. Negli Stati Uniti (che agli inizi del Novecento rischiarono più volte di essere esclusi per una conclamata discriminazione razziale) sono successi in questi giorni dei fatti gravissimi che segnalano il regresso dei nostri tempi e al contempo il degrado ormai assodato della cultura americana. La Nazione formatesi con un micidiale melting pot non riesce più a guardare il mondo intero ma solo il proprio ombelico. Rinsecchito, vecchio, un po’ puzzolente, ombelico di un mondo che è cresciuto sotto i suoi occhi, senza saperlo interpretare con lungimiranza. Americani, pistoleri per Costituzione, sempre più ciechi e sempre più permeati di odio e disgusto verso lo straniero.
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2026-06 "L’Europa degli staterelli (da Magonza a Gagliano)" - 39° Parallelo
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Il mondo dei governi che formano l’Europa è meraviglioso. Giravolte, contraddizioni, nazionalismi e mal di pancia. Però sempre pronti a chiedere aiuto o a mostrare i muscoletti, sempre pronti a dirsi atlantisti, pacifisti e guerrafondai, amici e nemici, tutto e niente. Insomma un guazzabuglio dove personaggi inquietanti come Meloni, Macron, Le Pen, trovano modo e spazio per distruggere ogni notte quel poco di tela che si rammenda ogni giorno.
Una Nazione sola doveva essere l’Europa degli anni duemila e invece è piena di staterelli come ai tempi di Machiavelli, dove si cercava un Principe e non lo si trovava neanche nella fantasia letteraria. Un’Europa che è stata la nostra utopia per lunghi decenni e che governanti mediocri hanno trasformato in una bolgia infernale. Dove ognuno cerca di sfruttare gli altri, senza mai, dicasi mai negli ultimi trent’anni, che venga fatta una battaglia (o una proposta concreta) di vera unità, un passettino verso l’eliminazione degli eserciti nazionali, delle differenze scolastiche e fiscali, delle differenze sulle legislazioni del lavoro e delle professioni.
Poi c’è sempre un momento in cui si può cambiare idea senza che il popolo disattento te lo faccia notare. La Meloni, che in origine voleva lo sconquasso europeo, ha prima preso un solenne impegno a rispettare il patto di stabilità, era l’aprile del 2024, per poi chiedere nel maggio 2026 di poter fare nuovo debito (ci sono le elezioni e non vuole perderle). Sempre lo stesso governo ha sottoscritto con Trump, con la NATO, il folle impegno ad aumentare le spese militari fino al 5% del PIL. Un’enormità che porterebbe allo sfascio il complesso welfare italiano. Ora, dopo che son finiti i cuoricini con Trump, stanno tentando di sfilarsi e probabilmente tra una mozione e un emendamento troveranno il modo di farlo. Senza però dirlo con chiarezza, senza farlo capire. Semplicemente non si può fare ma nessuno ha il coraggio di dirlo.
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2026-05-22 "Le unicità di un porto" - FB
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C’è un porto in Salento che ha delle specificità quasi uniche. Innanzitutto in maniera quasi naturale si è formata nei secoli una spiaggetta con una sabbia arenaria finissima mista a fossili e pietre levigate. Poi vi confluiscono una serie di sorgenti d’acqua dolce provenienti dal sottosuolo che rendono l’acqua sempre pulita, di colore specchiato e quasi bevibile, tant’è che da anni vi stazionano delle paperelle che girano, bevono e mangiano nelle sue acque.
Ed ecco la grande peculiarità: da tempo immemore quel porto è anche il luogo dei bagni estivi dei paesani (prima anche di chi conciava le pelli). Anzi, ora che i tempi son cambiati, è buono in tutte le stagioni, pure quelle più fredde. Si sta lì come lucertole a prendere il sole nelle giornate di tramontana, riparati da un costone e dalla villa fine ottocento color rosso e con le frange del castello normanno. È insomma un luogo del cuore, un posto che fa comunità e anche allegria, tra anziani che giocano a fare i bambini e bambini che vogliono imparare da che parte sta il mare. Un posto dove convivono barche e persone, uomini e donne, bambini e animali, dove insomma non è ancora arrivato il deserto totale.