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Libere fenomenologie del 2022-11-26 - …dei PUG e dei PSC…

   

 

Quando l’Unità d’Italia prese corpo, uno dei primi provvedimenti a cui si pensò di mettere mano riguardava l’Urbanistica. Era il 1865, si varava una legge che voleva regolamentare lo sviluppo urbanistico-edilizio. Si tendeva ad unire culturalmente e amministrativamente il paese: si voleva in questo modo affermare la presenza dell'apparato pubblico in ogni parte della nuova Nazione, in modo omogeneo e legalitario. Nonostante la quasi totalità dei Comuni sia molto piccolo, non conosce ancora alcun sviluppo edilizio, si viva quasi esclusivamente di agricoltura, i legislatori del primo Parlamento italiano, ancora a Torino, pensano come fondamentale un regolamento che possa dare certezza del diritto e uno sviluppo basato su principi di igiene, utilità, conservazione e bellezza. Si definisce oltretutto il concetto di esproprio in relazione all’esecuzione dell’opera pubblica come bene primario per la comunità e quindi l'indennità di esproprio da corrispondere al proprietario, che “consisterà nel giusto prezzo che a giudizio dei periti avrebbe avuto l'immobile in una libera contrattazione di compravendita”. In definitiva si trattava dei primi Piani Regolatori Edilizi che avevano la funzione di tracciare “le linee ad osservarsi nella ricostruzione di quella parte dell'abitato in cui sia da rimediare alla viziosa disposizione degli edifici”. Fra le prime città ad adottare un Piano Urbanistico figurano Cagliari, Firenze, Catania, Milano e Roma.

Questa legge, la 2248 del 1865, nonostante quel che si creda, fu abbastanza contrastata dai grandi proprietari, tanto che vi fu fino ai primi del Novecento un acceso confronto tra studiosi del diritto, circa la costituzionalità e la legittimità delle norme contenute nei Regolamenti Edilizi, che prescrivevano ai privati l'obbligo di richiedere l'autorizzazione all'autorità comunale per edificare nei propri terreni.

Tutto rimase sostanzialmente immutato fino al 1942, quando in piena seconda guerra mondiale, il regime fascista approva la legge urbanistica n. 1150 che istituiva a pieno titolo la formazione dei Piani Regolatori Generali (PRG), che dovevano interessare l'intero territorio comunale.

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Libere fenomenologie del 2022-11-19 ...dello sport foglia di fico...

   

Nel 1934 l'Italia ospitò i Mondiali di calcio. Li vinse con qualche aiutino degli arbitri. Il regime di Mussolini aveva bisogno di successi sportivi per dimostrare che l'Italia stava diventando una potenza in ogni campo, seguendo ordini e disciplina. Nel 1936 Hitler impegnò tutti i suoi uomini migliori per organizzare un'Olimpiade dai toni faraonici: fu la prima reale incarnazione della folle ideologia basata sulla supremazia della civiltà ariana, anche attraverso filmati girati con metodi innovativi. Dopo la guerra, nel 1968, dieci giorni prima delle Olimpiadi del Messico vi fu una vera e propria strage in piazza delle Tre Culture con circa 300 vittime, tutte tra gli studenti che manifestavano contro il governo di Diaz Ordaz, un regime totalitario e corrotto, teleguidato dalla CIA statunitense. Una strage quasi dimenticata per oltre trent'anni. Allo stesso modo fece nel 1978 l'Argentina dei militari torturatori che tentarono di darsi una parvenza di normalità ospitando i Mondiali di calcio, che guarda caso vinsero nel tripudio del popolo intero, mentre centinaia di giovani oppositori venivano lanciati in mare dagli aerei militari, un modo come un altro per non lasciare tracce. 

Più recentemente le varie organizzazioni dello Sport hanno concesso le Olimpiadi invernali a Putin sulle montagne di Soci con uno sfarzo organizzativo mai visto, oltre ai Mondiali di calcio nel 2018, dove secondo le cronache dell’epoca tutto è stato perfetto, tutto bellissimo e tutti felici (anche se nel frattempo tutte le federazioni russe erano state escluse dalle manifestazioni internazionali per “doping di Stato”, organizzato cioè ai più alti livelli ministeriali). Poi le Olimpiadi estive a Pechino, dove tutto il mondo ha ammirato nuovi stadi, nuovi treni, nuove infrastrutture dimenticando completamente il rispetto dei diritti umani. Il risultato finale è stata la normalizzazione di Hong Kong, che ormai si è rassegnata allo strapotere delle leggi cinesi. 

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Libere fenomenologie del 2022-11-12 - ...delle invasioni barbariche...

   

 

PREMESSA: Pati Luceri non è solo un ricercatore storico attento e prolifico, ma anche un militante della giustizia internazionale. Si oppone con forza e spesso con digiuni della fame contro le ingiustizie del dittatore turco Erdogan. Io divido con lui una serie di informazioni e di mobilitazioni in favore del popolo curdo, che è perseguitato da tutti e protetto da nessuno, men che mai da quell’Europa che ipocritamente si volta dall’altra parte ogni volta che potrebbe intervenire. Luceri è un raro esempio di intellettuale ancora passionale, non è amorfo o neutrale davanti agli avvenimenti storici, non si è arricchito con pubblicazioni e apparizioni televisive, non condivide il racconto banalizzato che si fa del fascismo in Italia: lo scrive e lo dichiara sempre a chiare lettere. Conosce il curdo e il greco, ama la sua terra, la verità che ritiene stia per essere affossata per sempre.

L’ANTEFATTO: al centenario della marcia su Roma, si è insediato in Italia un governo di destra, tra l’applauso generale, compreso intellettuali ex progressisti, cerimonie a Predappio, camicie nere e saluti romani. La Polizia non interviene, perché il Ministero degli Interni è occupato a fare propaganda sui respingimenti di poveri cristi in mezzo al Mediterraneo, non può pensare a “qualche scalmanato fascista”. Il Prof Luceri telefona per dirmi: “Guarda che alla fine di ottobre non c’è solo la ricorrenza della Marcia su Roma, ma anche l’anniversario dell’inizio dell’invasione della Grecia che avvenne il 28 ottobre 1940 per farlo coincidere con quello del 1922, che rappresentava l’inizio dell’era fascista (che infatti, come avvenne per l’era cristiana, iniziò a contare gli anni nei documenti ufficiali indicandoli con numeri romani a cominciare da quel 1922).Non dimenticare anche tu!”

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2022-11-01 "C'era una volta una stazione"

C’era una volta una stazione
La stazione ferroviaria di Tricase, (potrebbe essere un’altra qualsiasi stazione della Sud-Est), ripresa in un giorno dell’autunno 2022. Tra inutili, costose e deturpanti barriere antirumore, chiusure di esercizi, l’abbandono di un punto nevralgico, al centro del paese.
Nel breve documentario di Alfredo De Giuseppe traspare tutta l’amarezza per un luogo che poteva essere vitale e vivace e invece è la risultanza negativa di lunghi anni di corruttele, inadeguatezze e fuorvianti promesse elettorali.

Libere fenomenologie del 2022-10-29 …della nuova antropologia…

  

Non ho mai comprato uno di quei giornali che parlano di vip, amori e divorzi. Eppure mi è capitato di vederli, di sfogliarli, di sentirli menzionare addirittura nelle rassegne stampa. Non ho mai approfondito articoli o pubblicità legati a uomini dolcissimi o donne bellissime, eppure mi tocca guardarli di tanto in tanto. Non ho mai comprato uno di quei romanzi, detti rosa, tutto lacrime, figli, amore e sogni, eppure oggi sento un deficit nella mia formazione. Può capitare.

Però in questo momento storico mi pongo delle domande fondamentali, alcune serie. Perché Totti e Ilary si sono lasciati? Perché degli amici comuni sono autorizzati a spifferare tutto attraverso i social? Perché si sono denunciati per essersi appropriati uno dell’altro di borsette e Rolex? Domande che mischiate alla formazione del nuovo governo, alla guerra in Ucraina, alla crisi energetica, hanno riempito le prime pagine dei media nazionali. Alcune di queste news hanno ricevuto più lettori di quelli relativi ai reportage sulla morte della Regina Elisabetta (che a sua volta gestiva un continuo gossip familiare). Per quale motivo anche siti on-line di una certa reputazione come Repubblica e Corriere danno ormai sempre più spazio al gossip privato, fosse anche privatissimo? Ma non c’era una questione di privacy? E non c’è da tener conto della tenuta mentale dei figli? Oppure di fronte a Rolex e Gucci tutto passa in secondo piano?

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Libere fenomenologie del 2022-10-22 …della memoria corta…

  

 Ma quando una Nazione elegge un ex superfascista quale Presidente del Senato, elegge Presidente della Camera un fanatico cattolico seguace della controriforma di Trento del 1500, probabilmente una seguace dei più retrivi movimenti antieuropei e antiprogressisti diventerà Presidente del Governo, dove vuole arrivare?

Coloro che hanno votato a destra, normalmente rispondono così: “meglio questi di coloro che ci hanno portato al disastro attuale, ad un’economia dipendente dall’Europa, con una moneta che ci stritola.” Per rispondere a questa vulgata, divenuta ormai come una specie di assioma storico, bisogna tornare un po’ indietro e cercare di spiegare meglio cosa è successo in Italia negli ultimi decenni.

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2022-10 "Annibale, Vito e altri come noi.", recensione di Angelo Lazzari - 39° Parallelo

di Angelo Lazzari, 39° Parallelo, ottobre 2022

 La presente nota non vuol essere il frutto di un’analisi né storica né letteraria del romanzo “Annibale, Vito e altri come noi”, quanto una rapida e intima esposizione delle impressioni, che mi hanno accompagnato nella sua lettura.

Il lavoro di Alfredo De Giuseppe inizia con tre stacchi, che fungono da vera e propria premessa alle sequenze figurative, le quali, in qualche modo, stanno a significare una visione della vita e del mondo, che ha poco senso senza la consapevolezza della morte; la morte, che anziché rappresentare il limite dell’esistenza, diviene l’unica certezza della stessa.

Tale consapevolezza non può che condurre al cimitero, casa comune ineluttabile di ognuno di noi; il cimitero, come centro gravitazionale dell’Autore, diviene, perciò, il costante motore del suo racconto, che, in vario modo, talora aereato e pregante, significa l’unica voce della storia, narrata o sottintesa, delle varie vicende, così come realmente accadute o supposte. Il luogo dei ricordi lapidari diventa il vissuto di una quotidianità del borgo individuale e sociale, tipizzando volti, corrucci e sorrisi, autentico calendario della storia non narrata, ma eternamente vera; esattamente all’opposto di quanto respirava il Valéry nel suo Cimètiere marin.

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2022-10-17 Pubblicazione film completo "L'ultima osteria"

Per molti anni, almeno dal 1980, volevo fare un film. In quell’anno, nel vecchio negozio di elettronica, cominciammo a vendere le innovative telecamere consumer VHS e Betamax. Girai, come tanti, filmati amatoriali e familiari, mai un concept completo con una troupe organizzata.
L’occasione mi si presentò però nel 2008 quando intercettai un gruppo di giovani appassionati che aveva fondato una società di service e montaggio per film, documentari e spot vari (Minuto d’Arco srl). Mi trovai subito in sintonia con Andrea Facchini, Cosimo Cortese, Heidi Rizzo, Barbara Vantaggiato ai quali si aggiunsero ben presto Diego Silvestri, Davide Micocci, Giacomo Merchich e Juan Gambino. Tutti ragazzi in gamba e professionalmente impeccabili. Successivamente la società fu sciolta e ognuno ha preso una strada diversa, ma questo è un altro discorso. Certamente sono rimasto per anni in contatto con tutti loro e la stima reciproca è rimasta sempre intatta.
Avevo intenzione di fare qualche documentario, girato come un film, sulle realtà che mi circondavano e che conoscevo e che comunque rischiavano di andare dispersi (nel 2008 non era ancora in voga la moda del docu-film). Non riuscivo ad immaginare il pathos di alcune storie attraverso la scrittura: era necessaria l’immagine, il movimento del video. Così nacque “L’ARTE NASCOSTA”. Il documentario ebbe un certo successo in vari festival, specialmente inglesi.
Da oggi l’intero video è visibile per intero su questo link:

Libere fenomenologie del 2022-10-15 - ...Dante e compagnia...

      

 

Nella sala 1 del Paradiso di Tricase, ho visto in settimana il Dante di Pupi Avati. Se il film, come quasi tutti quelli del regista bolognese, mi è piaciuto a metà, ho colto l’occasione per una più larga riflessione sul Sommo Poeta e sulla nostra Italia. E infine forse sul nostro destino di uomini, quando vogliamo essere amanti delle arti e al contempo attori della vita civica.

Intanto una piccola, breve, inutile riflessione sulla scuola: è riuscita, nel corso degli ultimi tre secoli, a far odiare Dante a milioni di studenti. Un grandioso affresco storico, politico, culturale usato quale gioco di memoria o al massimo come dimostrazione della  fase di passaggio dal latino all’italiano, attraverso il dolce stil novo. Sarebbe stato interessante approfondire dapprima il contorno storico, poi il lato umano del Poeta e infine iniziare la lettura della “Commedia” con un maggior senso della grandezza di tale opera. Perché in definitiva fu un romanzo fantastico, scritto in almeno vent’anni, da un uomo in fuga, esule per aver partecipato alla vita politica della propria città, per aver osato mettere in discussione le azioni temporali e corruttive del Papa di Roma. Inseguito tra l’altro da una condanna al rogo. Un’opera che si auto-nutriva della sofferenza e al contempo si realizzava con estrema difficoltà, in un continuo girovagare dentro un’Italia solo metaforica, formata da piccoli Regni e piccoli Comuni, facilmente conquistabili da qualsiasi esercito straniero (“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!»). Ripensando agli anni del Liceo, mi viene un pensiero: sarebbe stato bello capire fino in fondo Dante perché avrebbe significato interpretare al meglio le origini dei nostri guai. Ma la scuola, ancora oggi, ha difficoltà a far interpretare il presente insegnando il passato. Per fortuna rispetto a qualche decennio fa si sono moltiplicati divulgatori poco ortodossi – tipo Piero Angela o Alessandro Barbero – per far intuire al meglio le interconnessioni fra i tempi, i luoghi, le scienze e le arti. La scuola è invece ancora ferma alle discipline monotematiche, troppo spesso vissute come esclusive dagli insegnanti di ogni ordine e grado. Nel 2021 è stato ricordato in tanti modi  il settimo centenario della sua morte, avvenuta in Ravenna nel 1321, ma pochi hanno inteso modificare la modalità di insegnamento di quella tappa fondamentale che ha rappresentato la Divina Commedia per l’Italia unita, la sua lingua musicale, la sua immensa cultura.

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Libere fenomenologie del 2022-10-08 ...della nostra feroce siccità…

     

 

Siccità” è il titolo di un film che ho visto al cinema questa settimana. È un film ambientato in una Roma desertificata, con il Tevere prosciugato, dove non piove da oltre tre anni. Un film di Paolo Virzì, bellissimo, da Oscar, durante il quale il regista, invece di cadere in una sorta di storia apocalittica hollywoodiana, fa intravedere l’umanità che cambia in funzione di una condizione climatica estrema. Anche l’uomo diventa sempre più arido, una città già difficile diventa insopportabile per tutti, piena di blatte infette e senza verde,  e infine ogni tentativo di rapportarsi all’altro – figlio, moglie, amante - porta ad un’estrema solitudine. Una difficoltà complessiva che amplifica le differenze sociali: i ricchi hanno acqua in quantità, tutti gli altri fanno la coda per una bottiglia al giorno o al massimo tentano di diventare influencer tramite il web.

Il cinema, si sa, ha spesso anticipato o forse aumentato ciò che la realtà già suggerisce. E il film di Virzì è in effetti attualissimo, anche se pensato ancor prima della guerra in Ucraina e della conseguente crisi energetica. Devo ricordare che già dopo la prima crisi petrolifera del 1973 (fino ad allora il prezzo pagato agli arabi era irrisorio), il cinema presentò molti lavori, definiti di fantascienza, su ciò che sarebbe successo una volta che fosse entrato in crisi il modello di sviluppo basato sull’estrazione delle materie fossili. Tanti film su personaggi in lotta per qualche litro di benzina in città desertificate, tanti film basati sulle guerre tra poveri, con un’umanità ritornata all’oscurità.

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2022-10 "Non un Partito da ricostruire, ma l’Italia da fare" - 39° Parallelo

Il voto del 25 settembre potrebbe finalmente cambiare volto al partito progressista-ambientalista che aspettiamo da anni

La Destra è tornata. Anzi non è mai andata via. L’Italia non ha mai smesso di essere un Paese di destra, un sentimento appena mitigato da una corazza atlantica che impediva di far tornare un regime semi-dittatoriale. Qualcuno tentò con un colpo di stato, come Junio Valerio Borghese nel 1970, altri con le bombe dal 1969 al 1993 e altri fondando un partito para aziendale e para mafioso. Ora invece quella maggioranza italiana, forse marchiata nel DNA dei fasti degli imperatori romani, è riuscita a far tornare i nipotini del Dux al potere con delle libere e democratiche elezioni. Oggi, dopo le elezioni politiche del 25 settembre 2022, con la vittoria di Giorgia Meloni, questa verità storica viene sublimata e accettata e infine portata sull’altare della politica, nell’adorazione delle operose genti italiche, alle viste di tutti gli altri popoli.

Vedremo nelle prossime settimane come la Giorgia Tricolore darà sostanza alle sue idee attraverso la composizione della squadra di governo. E vedremo soprattutto come riuscirà a far coincidere la sua storia personale, le sue ostentate, certificate dichiarazioni di questi ultimi anni, con la gestione dell’ordinaria amministrazione, della molteplicità quasi liquida di una società comunque evoluta, della congiuntura nazionale e internazionale. Vedremo anche a breve come riuscirà a porsi di fronte alla guerriglia dei suoi stessi umiliati alleati, con un Salvini che scalpita e un Berlusconi che vorrà capire dove trovare la sua convenienza.

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Libere fenomenologie del 2022-10-01 ...dell'eterno tricolore...

     

La Fiamma tricolore, quella dei fratelli d’Italia, quella di Meloni, dal 25 settembre 2022 riscalda dunque i cuori del Bel paese, dei patrioti sovranisti di ogni epoca, censo ed età. Quando nel 1945 fu spazzato via un ventennio che aveva generato disastri economici e sociali oltre ogni limite, la maggioranza dei politici pensò che l’Italia, ormai acquisita all’Occidente americanizzato, non aveva bisogno di fare i conti con la sua storia, con le sue nefandezze, con le sue viltà. Il Paese aveva già subito cocenti umiliazioni, non c’era bisogno che si auto infliggesse ulteriori mortificazioni e punizioni.

Non così la pensavano alcuni reduci della Repubblica Sociale Italiana, quella di Salò per intenderci, come Giorgio Almirante e Pino Romualdi che già alla fine del 1946 fondarono il Movimento Sociale Italiano – MSI – mettendo come simbolo la fiamma eterna che ardeva sulla tomba di Benito Mussolini a Predappio. Certo analoga operazione politica non si poté fare in Germania, dove la totalità dei parlamentari capì che, dopo due guerre mondiali e decine di milioni di morti, quella storia di totalitarismi doveva essere seppellita una volta per tutte. In Italia invece si chiuse un occhio, qualcuno fece un occhiolino e molti funzionari fascisti rimasero al loro posto, spesso alcuni Podestà divennero Sindaci democraticamente eletti. Inoltre la propaganda ventennale si dimostrò molto penetrante e per diversi decenni si continuò a raccontare delle cose buone fatte dal fascismo (smentite poi dalle ricostruzioni storiche più veritiere). I libri di storia dimenticarono le stragi in Libia ed Eritrea, l’assurda invasione della Grecia e dell’Albania, la vulgata della superiorità razziale, la promulgazione delle leggi contro gli ebrei, i campi di concentramento, la cancellazione dell’attività parlamentare e le lunghe detenzioni politiche.

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Libere fenomenologie del 2022-09-24 - …della libera Repubblica di Tutino…

    

Dopo aver sentito di tutto e di più, dopo aver ascoltato le cose più scontate raccontate come nuove, dopo aver vissuto questi ultimi due mesi in attesa di uno scatto significativo di un qualcuno che possa meritarsi il titolo di onorevole, ho deciso di proporre la mia ricetta, ma proprio quella minimale, quella che sogna ogni politico di oggi. Sono giunto alla conclusione che l’autodeterminazione non è solo uno slogan ma un progetto che va perseguito giorno per giorno, paesino per paesino, rione dopo rione.

Io ad esempio, insieme ad alcuni amici, ho pensato all’autodeterminazione di Tutino. Anzi ho pensato proprio ad una Tutinoexit. Le proposte sono molto concrete e serie: innanzitutto il ponte della ferrovia che delimita Tutino da Tricase dovrà essere chiuso con un portone in legno pesante e ignifugo. Due guardie di qua e due di là controlleranno ingressi e uscite dall’antico borgo, divenuto prima frazione e poi ingiustamente rione di Tricase. Allo stesso modo sarà delimitato l’ingresso per chi viene da Lucugnano. Per entrare a Tutino non basterà il passaporto: bisognerà dimostrare la residenza, da via Sferracavalli, fino a via San Gaetano.

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Libere fenomenologie del 2022-09-17 - ...dei sondaggi dei perdenti...

    

I sondaggi sono una manna dal cielo per i vincenti e una disgrazia apocalittica per i perdenti, per i protagonisti dati per persi, o meglio per i dispersi nelle nubi della politica. Mentre sul treno dei vincenti c’è un’incredibile corsa a salire sul vagone migliore, in quello dei perdenti tutto si gioca su un piano inclinato, quasi sempre in difesa, o a tutela della propria incolumità. In ogni caso più sei giù, più ti tirano in basso. A dire la verità c’è un’eccezione, il PD, che nei sondaggi va sempre meglio rispetto ai risultati reali. Ci sarà un motivo, ma è un arcano, i suoi dirigenti non ce lo vogliono svelare. Ci provano, poverini, ad essere credibili e fantasiosi, ma proprio non riescono mai a cogliere il bersaglio. Immaginate che viviamo in una Regione il cui Presidente non si può fare la tessera del Partito Democratico perché non si dimette da magistrato. E quindi può dirsi “civico” o leader del civismo, che vuol dire tutto e niente, può essere amico di Pippi Mellone (Ultradestra) e di Stefano Minerva (Giovani Democratici), può avere una giunta multicolore e amicizie talmente trasversali da attraversare l’intero arco costituzionale. Talmente civico che il suo uomo di fiducia, capo di Gabinetto alla regione Puglia, non tesserato al PD, possa diventare il primo in classifica nella lista del PD. Uno, Stefanazzi, che è nato a Tricase e che finalmente qualcuno ha conosciuto quando è venuto per girarsi un video elettorale, dove la retorica delle radici funziona sempre. Uno, Emiliano, che dà un pessimo esempio della politica di sinistra ad ogni piè sospinto, tanto che mi viene il sospetto che sia capitato in quel campo per puro caso, così come in una lotteria, dove tutto è possibile. E purtroppo, come Emiliano, ce ne sono molti nel PD, da Trieste in giù, e nessuno riesce al suo interno a dire con chiarezza che questo modo di intendere la politica non porta da nessuna parte, perché segue il vento del momento, non ha idee portanti e men che meno utopie, non riesce a fare neanche l’ordinario, perché a quel punto gli interessi si sono talmente intrecciati da non capirci più nulla. (Ha provato a dirlo qualche settimana fa il consigliere regionale Amati). Un disastro, creato già nel 2007, che persone razionali avrebbero cercato di smantellare al più presto e invece sono ancora lì ad arrovellarsi su come procedere. Nei sondaggi (nella testa di quei famosi 300-500 cittadini) è vissuto come il partito affidabile della governabilità, nelle urne emerge invece come il Partito della continuità negativa, come il pachiderma che ha smarrito la strada. Del resto il PD è una specie di balena bianca del nuovo secolo, che tutto contiene, tutto abbozza e non lotta per nessun vero progetto futuribile.

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Libere fenomenologie del 2022-09-10 ...dei sondaggi dei vincenti...

   

I sondaggi elettorali sono una burla, uno scherzo del marketing che rischia di essere un fattore determinante nelle scelte dei cittadini. Prima di credere ai sondaggi bisogna sapere alcune cose: innanzitutto i quesiti sono effettuati su un campione prestabilito e fisso di circa 500 persone (secondo me anche di meno) attraverso  il telefono, quindi non controllabili; i cosiddetti Istituti di ricerca altro non sono che imprese private che ricevono incarichi a pagamento dai partiti stessi o da alcuni leader in lotta tra di loro.

Come tante altre cose dello stupidario attuale, i sondaggi sono stati importati dagli USA, e sono da sempre strumento in mano alle televisioni commerciali per tentare di accaparrare audience e investimenti, inventando a volte di sana pianta dei dati mai verificati e forse mai effettuati. Così fece in Italia, per la prima volta, il più grande venditore di promesse, quel Silvio Berlusconi che nel 1994 “doveva” diventare Primo Ministro e utilizzò alla grande sia sondaggi fasulli che venditori professionali di pentole e coperchi (compresi giornalisti dalla schiena piegata e presentatori di comiche volgarità), asservendo di fatto un’azienda concessionaria di beni pubblici alla sua personale propaganda.

Allora sono inutili e dannosi? No, sono utilissimi invece per formare il consenso che a monte si è deciso di costruire. Francesco Marrazzo, giovane sociologo presso la “Federico II” di Napoli scrive: “I risultati dei sondaggi vengono utilizzati come strumento di comunicazione in campagna elettorale, ovvero per confermare l’andamento vincente di un determinato partito/candidato. In questo senso, il sondaggio rischia non solo di manipolare l’imparzialità e la correttezza dell’informazione, ma anche di scatenare un effetto band wagon (ovvero di salita sul carro del vincitore) da parte dei cittadini”.

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Libere fenomenologie del 2022-09-03 ...Della moderazione...

 

Ho trascorso l’estate arrovellandomi sulla parola moderazione. Qualche anno fa non l’avrei detto. Eppure oggi ho iniziato a vedere in questo sostantivo un tratto positivo, quasi rivoluzionario. Declinare la moderazione come principio di una vita più sana e più semplice potrebbe essere la sfida del futuro. (Lo era già ai tempi di Aristotele).

Moderare i consumi è per esempio una necessità del Pianeta, depredato in ogni dove, riempito ovunque di cose inquinanti. Spesso si tratta di cose inutili di cui potremmo fare a meno senza doverci sentire dei primitivi. Che significato ha comprare un bene quotidiano il cui imballaggio vale più del contenuto? Ha forse senso riempire il mare di motoscafi inquinanti, rumorosi, superveloci? Forse basterebbero le barche a vela per gli amanti del mare e delle piccole imbarcazioni a motore per i pochi pescatori professionisti. Moderare anch’essi, creando delle vere e grandi aree protette, o degli allevamenti naturali controllati. Moderare l’uso dei jet privati, dei voli a Londra un giorno e una notte, delle grandi crociere, delle spiagge discoteca, ma anche le escursioni in montagna, le incursioni in massa dentro grotte e parchi.

Ho riflettuto molto sulla moderazione del turismo. L’abbiamo tanto cercato, evocato, voluto, per poi accorgerci che non è la panacea di tutti i mali. Anzi è spesso il portatore sano di guai seri e indesiderati. Il turismo, vissuto come mordi e fuggi non ha alcun senso a ben riflettere (non si vede una crescita culturale o geo-politica in funzione dell’incremento del turismo).  Se limitassimo, ad esempio, il numero per Comune delle strutture ricettive casalinghe – B&B, case vacanze e vari – forse si potrebbe ancora trovare un’abitazione da affittare. Se moderassimo il numero di auto in circolazione all’interno di una città potremmo dare maggiore vigore all’uso di mezzi pubblici efficienti. Se trattassimo il nostro Salento, come un’isola fragile, da proteggere e non da sventrare in ogni contesto, potremmo forse dargli quel futuro positivo che oggi non si intravede. (I governi di Islanda e Groenlandia stanno riflettendo su come limitare il flusso turistico, considerato ormai dannoso per il loro ecosistema, forse la causa principale).

Dovremmo provare a moderare il traffico automobilistico, che sembra ormai impazzito in ogni direzione, in ogni strada, in ogni viottolo di campagna. Come? Educandoci a spostarci solo per reale necessità di lavoro e di salute, non per cambiare movida ogni sera. È una moderazione antistorica? Forse, ma anche futuribile, e in alcuni casi ci stanno provando. E poi moderare la velocità, le crisi isteriche al volante, la voglia di diventare pilota professionista all’interno di paesini medievali, dove mancano purtroppo marciapiedi e piste ciclabili.

Moderare soprattutto il consumo di suolo, vera iattura del nostro Sud. Asfalto in abbondanza, cemento in ogni occasione, case ovunque non fanno che aumentare la temperatura e la spazzatura, deviare il naturale corso delle acque, peggiorare il paesaggio, l’habitat di piante e animali. Si può fare una moratoria su tutto questo?

Moderare il lusso sfrenato, indicatore di un concetto di società da superare perché non più proiettabile sui numeri demografici attuali. Moderare in certi casi significa tassare, in altri limitare certi abusi di potere, in altri ancora vietare certe immagini come diseducative. (Che il 5% abbia una ricchezza esagerata si può anche accettare, ma non è pensabile che l’altro 95% debba osservare per sempre quel modello con ammirazione e invidia. Prima o poi si incazzerà e non sarà una passeggiata di piacere.)

In questa estate di campagna elettorale ho più volte pensato di quanta moderazione avrebbe bisogno la nostra politica. Moderazione nelle giravolte, nella retorica religiosa/nazionalistica, nelle idee farlocche, nelle promesse recidive, nei messaggi social, nelle scelte dei candidati, e infine moderazione nello spreco di denaro pubblico. Moderazione qui farebbe rima con approfondimento, ormai assente dal dibattito politico, affidato a talk-show sempre più avanspettacolo e sempre meno diffusione programmatica. In sostanza appare chi la spara più grossa o chi ha più televisioni. (Con la conseguente perdita collettiva di memoria storica).

Moderare infine il linguaggio. Non se ne può più di ascoltare solo commenti iperbolici. Tutto è fantastico, strepitoso, straordinario, eccezionale oppure assurdo, demenziale, folle e impossibile. Magari condito dall’avverbio “assolutamente”, quando è provato che l’assoluto non esiste in natura. Educare la nostra mente all’assunto che la felicità si nutre di brevi momenti e non deve diventare una ricerca spasmodica di ogni momento della giornata, magari trascorsa dietro un numero di “like”.

In definitiva, la moderazione non è un partito, e neanche un costante modello di compromesso e rassegnazione, ma, al contrario, un vissuto intriso di consapevolezza dei nostri limiti, della nostra finitezza.

il Volantino – 3 settembre 2022

2022-08-29 "Annibale, Vito e altri come noi" su "Sillabe di Seta" - Radio Venere

Il 29 agosto 2022 Alfredo De Giuseppe è stato ospite presso il programma radiofonico "Sillabe di Seta" su Radio Venere dove ha presentato il suo libro "Annibale, Vito e Altri come noi. 

Al seguente link è possibile riascoltare integralmente il podcast: https://www.radiovenere.it/podcast/sillabe-di-seta-alfredo-de-giuseppe-lunedi-29-agosto-2022/

Altre informazioni sul libro sono invece disponibili qui: https://www.alfredodegiuseppe.it/index.php/libri/82-annibale-vito-e-altri-come-noi-2022

2022-08-16 "Annibale e altri, la democrazia perfetta" - una lettrice

Annibale Castro, nato negli anni ‘40 in un piccolo paese del sud Italia, è un brigatista agguerrito destinato a fare il latitante e, dopo una serie di viaggi a zig zag in giro per l’Europa, arriva a Santa Cruz, in Guatemala, dove trascorre gli ultimi anni della sua vita. I racconti dell’agitato Annibale si alternano alle vicende del tranquillo Vito Cherasi, militare quasi disertore e fascista ormai disilluso che resta nel suo paese e conduce una vita straordinariamente ordinaria. Due esistenze che, seppur opposte, contengono la stessa speranza del domani e sembrano galleggiare tra grandi delusioni e piccole vittorie. L’idea della morte fa da sfondo, attesa o improvvisa non importa, lei è lì, come un supremo giudice con la quale tirare i conti, prima o poi. E infine, grazie ai racconti immaginari scritti in prima persona, scopriamo che cosa ha pensato il più grande dittatore italiano, Benito Mussolini, l’attimo prima di morire; e anche i pensieri della segreta Lucia Cazzato, una casalinga di Tutino, frazione di Tricase. Sacerdote, attrice, segretario del PCI, inventore, calciatore, sindacalista, scrittore, cantautore… in tutto sono 58 racconti, 58 nomi e cognomi, 58 resoconti che arricchiscono il romanzo rendendolo profondamente umano e disumano, tenero e tragico, dolce e amaro nella stessa quantità. Perché la vita corre insieme alla morte, e la morte è la cosa più democratica che ci sia.

agosto 2022

Una lettrice alfrediana

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