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2024-07-13 "Una strada senza amore (oppure FS)" - il Volantino

Sulla strada 275, prima di cominciare ad esprimere un pensiero compiuto, bisogna sempre fare delle premesse. Necessarie, purtroppo. Da almeno trent’anni c’è un movimento ideale, non legato quindi a gruppi finanziari/imprenditoriali più o meno legittimi, che afferma pubblicamente due cose: 1) la strada fino a Montesano si può facilmente ampliare a 4 corsie, senza grandi stravolgimenti e senza aggiungere ulteriori danni e ferite a quelli già perpetrati sul territorio (vedi Zona industriale Surano, quasi tutta abusiva); 2) dopo Montesano Salentino, il dedalo di paesi, frazioni, strade e stradine farebbe propendere per idee più consone al momento storico, senza l’inutile spargimento di asfalto fino alla Madonna di Leuca (che osserva e non lacrima).

Fatte queste doverose premesse, già discusse e pubblicate decine di volte, bisogna adesso aggiungere delle ulteriori considerazioni. Il Salento finisce in una forma puntuta verso il mare, in una specie di triangolo peninsulare che meriterebbe un amore, un’attenzione aumentata che invece manca del tutto. Questo lembo finale dell’Italia, che si affaccia verso altri mari e altri popoli, ha delle particolarità incredibili. Decine e decine di forme autoctone di flora, paesini che hanno tradizioni, fiere, dialetti, santi e poeti diversissimi nell’arco di pochi chilometri. Dalla parte est, gustando l’alba, c’è una roccia alta e bellissima che crea paesaggi mozzafiato, dalla parte ovest, guardando il golfo di Taranto, una riviera bassa e sabbiosa, da decenni colonizzata da spiagge private. In definitiva ci sarebbe da riflettere sulla nostra distintività, su cosa vogliamo essere, ma anche come vogliamo apparire.

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2024-07-05 - Presentazione del 22 luglio 2024

Lunedì 22 luglio, nell’Atrio di Palazzo Gallone a Tricase, presenterò il libro “40 LUNGHI CAMPIONATI”, che poi è la continuazione cronologica de “il calcio e Tricase” che avevo scritto e pubblicato nell’ormai lontano 1985.

300 pagine a colori per riportare classifiche, statistiche, nomi di calciatori, dirigenti, allenatori e addetti ai lavori, certosinamente cercati insieme a foto inedite e a quelle che hanno fatto la storia. Ritagli di giornali, dichiarazioni roboanti, le incertezze economiche, le polemiche con i tifosi, le retrocessioni e le promozioni. In poche parole, le gioie e i dolori di una comunità, forse sempre più piccola, stretta intorno alla sua squadra di calcio. Ho cercato anche di allargare da questo angolino sportivo lo sguardo  sul mondo, su quello circostante ma anche su quello lontano. Perché il presupposto è che dal 1984 al 2024 il mondo sia profondamente cambiato, il calcio insieme ad esso, e non si potevano intuire alcune dinamiche di una piccola società di calcio senza spaziare nelle notizie che anno dopo anno sono state al fondamento dei nostri cambiamenti. Compreso anche le classifiche finali della Serie A.

Spero che sia un volume interessante per  gli appassionati e gli stessi protagonisti di questa storia (oltre 1000 i nomi citati), ma anche un sistematico almanacco da consultare, in un calcolato gioco della memoria, sempre pronta a essere indulgente e fascinosa, sul filo della nostalgia, anche semantica.

Il libro è già disponibile su Amazon al link  https://www.amazon.it/dp/B0D7W97138 e sarà naturalmente in vendita durante la serata di presentazione del 22 luglio. Grazie per l’affetto e l’attenzione dei tanti che hanno collaborato alla realizzazione di quest’evento.

FB- Alfredo

 

40 Lunghi Campionati (2024)

40 lunghi campionati” è la continuazione cronologica de “il calcio e Tricase” scritto e pubblicato nel 1985 dallo stesso Alfredo De Giuseppe. Classifiche, statistiche, nomi di calciatori, dirigenti, allenatori e addetti ai lavori, certosinamente cercati insieme a foto inedite e a quelle che hanno fatto la storia. Ritagli di giornali, dichiarazioni roboanti, le incertezze economiche, le polemiche con i tifosi, le retrocessioni e le promozioni. In poche parole, le gioie e i dolori di una comunità, forse sempre più piccola, stretta intorno alla sua squadra di calcio. Ma qui, in maniera leggera e inconsueta, lo sguardo si allarga sul mondo, su quello circostante ma anche su quello lontano. Perché il presupposto è che dal 1984 al 2024 il mondo sia profondamente cambiato, il calcio insieme ad esso, e non si potevano intuire alcune dinamiche di una piccola società di calcio senza spaziare nelle notizie che anno dopo anno sono state al fondamento dei nostri cambiamenti. Compreso anche le classifiche finali della Serie A.
Un libro da gustare in ogni sua pagina per gli appassionati e gli stessi protagonisti di questa storia, ma anche un sistematico almanacco da consultare, in un calcolato gioco della memoria, sempre pronta a essere indulgente e fascinosa, sul filo della nostalgia, anche semantica.

300 pagine a colori, tutte da gustare.

€16.90

2024-06-28 L'eterna commedia diventa psicodramma

Finché è commedia tutto è possibile: il blocco navale, la rincorsa agli scafisti nel globo terraqueo, l’affondamento delle navi ONG, l’Europa che cambierà sotto i colpi della sezione giovanile del MSI della Garbatella, la fine della Pacchia per quei cattivoni di Bruxelles, l’immigrazione è sempre illegale, i negri sono brutti e cattivi se non vincono una ventina di medaglie d’oro alle Olimpiadi. Nella commedia all’italiana, dove tutti fanno le corna a tutti, Putin è un genio della democrazia, Mussolini non era poi così male, la fiamma della sua tomba è un simbolo della vera tradizione italiana, mentre tutti gli altri vogliono la sostituzione etnica. I ministri, sempre in maschera, possono dire di tutto, financo che Dante è il fondatore della destra italiana, che Colombo ha scoperto l’America seguendo i suggerimenti di G. Galilei che ancora doveva nascere, e qualche deputato, durante la festa,  può sparare nelle palle del vicino, senza che questo sembri niente di grave. Nella commedia tutto è possibile: abbiamo avuto in Italia financo Berlusconi Presidente del Consiglio, che in fine vita voleva pure diventare Presidente della Repubblica e finalmente fare una visita ufficiale in Egitto alla nipote marocchina di Mubarak. Di film così ne abbiamo visti davvero tanti, ma talmente tanti che siamo stati sconfitti per stanchezza, cedendo infine all’ignoranza più gretta, rassegnandoci al peggio. Purtroppo è il peggio che non ci lascia.

In questi giorni, dolorosamente, l’eterna commedia all’italiana è diventato uno psicodramma meloniano. Lei, poverina, ha scoperto che l’Europa sta tentando, a fatica, a mettere un freno proprio a quelli come lei. Si sta tentando in Europa di non farsi sopraffare da nazionalismi e fanatismi, di non andare verso regressioni sostanziali sui diritti civili, sulla lotta alle ingiustizie sociali. L’Europa, meglio di altre parti del mondo, sta tentando di mettere un freno al disfacimento del nostro pianeta, dandosi delle regole, cercando di fermare il mostro un attimo prima dell’abisso. Lei, la nostra piccola fiammiferaia, ha scoperto che in realtà il suo gruppo estremista in Europa non ha vinto le elezioni e quindi non può dettare nessuna regola. In più, durante una evidente crisi di nervi, ha detto che vuole cambiare l’Europa pur non contando nulla.  Ora l’Italia avrà quello che ha sempre avuto, qualche commissario importante, qualche concessione sul deficit. Nei summit ministeriali cercheranno di rabbonire con sorrisi e paroline dolci l’indispettita politica di lungo corso che fa sempre finta di essere la vittima del sistema mondiale che non ama l’Italia.

Per fortuna l’Europa esiste ancora. Non so ancora per quanto, perché stampa, giornali e TV fanno a gara a soccorrere i nostri politici, affinché al più presto tornino all’irrealtà della commedia all’italiana, perché poi in definitiva siamo tutti un po’ meloniani, come prima siamo stati tutti un po’ berlusconiani e anche un po’ renziani. Peccato non aver mai provato il brivido di essere come qualcuno di serio.

FB - 28 giugno 2024

Alfredo    

2024-06-23 Dentro una cisterna buia

A Cisterna di Latina, tanto per fare chiarezza, il partito Fratelli d’Italia ha preso circa il 50% dei voti nelle europee di qualche giorno fa. Chi ha letto “Canale Mussolini” di Andrea Pennacchi sa di cosa sto parlando. Intere popolazioni trasmigrate da altri luoghi nella mitologia del fascismo che creava lavoro e che son rimaste legate a quella fiaba, a quella cultura del sacrificio estremo. Ancora oggi è così. Agricoltori arricchiti, ma gran lavoratori, ancora sui campi. Crudeli con la propria famiglia, con gli animali, e in ultimo con gli schiavi importati in gran quantità (in ordine di importanza per loro).

L’indiano Satnam  Singh è uno dei tanti. Ha prima pagato per venire in Italia. Poi qui si è rivolto ad un certo Paul Uttam che fungeva da ufficio di collocamento a basso costo per gli imprenditori agricoli della zona. Attenzione, non solo per i Lovato dove Singh lavorava ma per decine di altri bravi impresari. Una prassi consolidata, accettata da una cultura del lavoro degradata e senza prospettive. Poi Singh ha iniziato a lavorare per 12-13 ore al giorno in condizioni di schiavitù totale, insieme ad altri connazionali, altri schiavi silenziosi. Per un tozzo di pane.

Quando Singh ha subito l’incidente che gli ha tranciato un braccio e schiacciato le gambe, nessuno ha pensato di chiamare il 118. Antonello Lovato in un impeto di generosità lo ha caricato nel suo furgone, ha messo il braccio in una cassetta della frutta, quelle di plastica verde, e tra le urla strazianti del suo lavoratore, lo ha scaricato davanti alla casa dove c’era la moglie, senza fermarsi neanche a tamponarlo un po’. È stato generoso perché poteva fare ancora peggio: poteva scaricarlo in un posto isolato e seppellirlo, perché anche questo succede, si sparisce all’improvviso e nessuno sa il perché.

Ora si scopre che il padre di Lovato, è indagato da circa 5 anni per caporalato. Come si legge nel capo di imputazione, Renzo Lovato e il collega Massimo Varelli si sarebbero rivolti al caporale indiano Paul Uttam per trovare manodopera a basso costo. Di più, a costi stracciati. I lavoratori, secondo la ricostruzione della procura, venivano pagati a cottimo senza il rispetto del salario minimo. Violate anche le norme di sicurezza e di igiene sul lavoro: gli investigatori a cui i PM hanno delegato l’indagine hanno trovato bagni fatiscenti e nessun luogo idoneo a consumare i pasti o per cambiarsi i vestiti. Hanno trovato case pericolanti e senza nessuna forma di sicurezza, con tetti precari, dove i lavoratori vivono ammassati come animali. Per di più pagando, ovviamente al datore di lavoro, un affitto da 110 euro al mese.

Questa è l’Italia creata dalla Bossi-Fini che nessun governo ha davvero cercato di abolire in toto, perché legge disumana, fonte di un reale apartheid, di odio razziale, di proliferazione della malavita e dei predatori dell’economia sommersa. Questa però è l’Italia che la maggioranza vuole: senza etica, senza prospettive, crudele con i poveri e genuflessa ai potenti di turno. Immaginate cosa succederà quando, tra un’Autonomia differenziata e l’altra, nell’inevitabile caos normativo, le regole del lavoro saranno stabilite Regione per Regione. Avremo certamente un Lovato Governatore, prima o poi.

(dedicato al mio amico indiano Soni che ha fatto il badante a mio padre con solerzia e dedizione, che ora vive a Lecce, aspetta in Italia il figlio da quattro anni e non riesce a farlo arrivare in nessun modo legale).

FB - 23 giugno 2024

alfredo de giuseppe

2024-06-22 - I miei cari 81 cittadini europei - il Volantino

 A mente fredda rifletto sul voto popolare per le Europee 2024. Prendo in esame una sola cittadina, mediamente mediterranea, dove in definitiva si potrebbe vivere bene, dove ci sono ancora servizi come ospedale, scuole superiori, attività commerciali, imprese storiche e di nuova generazione, alberghi e case-vacanze, mare e terra, con una scarsa presenza delinquenziale, dove la bellezza dei luoghi si scontra solo con l’inciviltà di molti. Questa cittadina la chiameremo Tricase, così tanto per darle una certa importanza, per dire che è anche più di una cosa singola. Insomma Tricase, nel suo piccolo, ha le carte in regola per essere un modello da studiare.

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2024-06-14 - QUI,Borgo Egnazia

Il G7, quel convegno annuale dei potenti della Terra che dovrebbero cambiare le sorti di noi poveri umani, si svolge quest’anno a Fasano (Br), in un resort inventato nel  2010 fa dalla famiglia Melpignano. Su ogni comunicazione compare solo il nome dell’albergo extra-lusso, Borgo Egnazia, che non esiste sulla cartina geografica, dove ci sono solo un po’ di lavoratori e un po’ di turisti.

Al di là della comunicazione istituzionale e giornalistica, davvero supina e degradante, al di là anche dell’effettiva importanza di tali vertici dove già tutto è stato deciso e dove ognuno vuole solo parlare al proprio Paese, c’è una questione che è bene segnalare. Questa modalità blindata e lontana dalle città, è il segnale di ciò che avverrà in futuro nel nostro sud: una schiera di posti bellissimi riservati ai ricchi, a quelli che fatturano più del PIL di un’intera provincia come Brindisi. Il Sud sarà tutto un resort, i centri storici dei musei affidati a B&B, i suoi cittadini dei bravi camerieri e al massimo, facendo carriera, ci sarà qualche direttore d’albergo (dopo lungo soggiorno all’estero). Nel frattempo, fuori dai resort, una massa informe e silenziosa, cercherà di raccogliere le briciole, a volte metaforicamente, a volte realmente.

Pubblicizzare dunque solo Borgo Egnazia (anche con un francobollo), inesistente o fasullo come le costruzioni di Las Vegas, non è soltanto una questione di opportunità, è il denominatore comune di ciò che conta oggi: falsificare la realtà e renderla luminosa, lasciando all’esterno di cotanta bellezza, una serie di luoghi che generano solo problemi. Borgo Egnazia non ha problemi, i suoi ospiti sono sempre eccellenti: tutto è bellissimo.    

FB 14 giugno 2024

alfredo de giuseppe

2024-06 - "Al di là dei limes" - 39° Parallelo

Noi ragioniamo spesso sulle diatribe europee e tra pochi giorni andremo a votare per il Parlamento di Bruxelles. Poi vediamo con preoccupazione i conflitti che si sviluppano vicino a noi. Raramente sappiamo quel che succede prima delle guerre vere e proprie sulle terre di confine. Del resto non è successo così con l’Ucraina e la sua guerra fredda nella Crimea che era iniziata già nel 2014?

In queste settimane, la regione separatista moldava della Transnistria ha chiesto alla Russia di proteggerla dalle «pressioni» moldave. Il governo di Chisinau l’ha definita “pura propaganda”. Il distretto, considerato come una piattaforma logistica della guerra ibrida di Mosca in Europa, ha visto una seduta del Congresso, che ha approvato una risoluzione in cui annuncia di appellarsi a entrambe le Camere del Parlamento russo, «con la richiesta di attuare misure per proteggere la Transnistria di fronte alle crescenti pressioni della Moldavia». L’enclave non riconosciuta, che confina a est con l’Ucraina, ha mantenuto l’autonomia da Chisinau con il sostegno di Mosca, che ha inviato più di 1.500 uomini come “forza di pace”, soprattutto allo scopo di proteggere il più grosso arsenale lasciato in eredità dall’Unione Sovietica. Nella terra secessionista, secondo le autorità locali, vivrebbero 220mila cittadini con passaporto russo, su un totale di mezzo milione di persone, tra cui oltre 100mila ucraini e altrettanti moldavi.

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2024-06.04 SANTA CESAREA, splendore e disperazione a Lecce

Martedì 4 giugno 2024, ore 20,30 alle Officine Cantelmo (Lecce - Via De Pietro, 8) proiezione speciale, prima di prendere la strada di importanti festival in Italia e all’estero, dell’ultimo lavoro documentaristico di Alfredo De Giuseppe, che ancora una volta graffia la realtà per mostrare un Salento più vero, o almeno meno patinato del solito. In 40 minuti, tra immagini sorprendenti e importanti interviste storiche, il regista ci trascina dentro un paradigma perfetto, quello di Santa Cesarea Terme. In questa cittadina, di per sé bellissima e dotata di medicali acque sulfuree, si intuiscono al meglio le dinamiche del mancato sviluppo di tante aree della nostra provincia, con tanti spunti socio-economici, ma in definitiva anche poetici. Un video, frutto di un’idea indipendente del lavoro storico/cinematografico, che rimane sospeso nel tempo dove c’è la storia, la didattica, le mancate programmazioni, le politiche privatistiche, le opere inutili, le divisioni campanilistiche che fin dall’Unità d’Italia appesantiscono il vivere quotidiano del nostro Sud.

Una produzione: Supergulli Media, in collaborazione con Salento Cinema e LAAD Associazione
Scritto e diretto da Alfredo De Giuseppe
Direttore fotografia: Manuel Lopez
Montaggio: Studio LYnx
Voce narrante: Donato Chiarello
Musiche originali: Guglielmo Lai
Ricerche foto storiche: Antonio Chiarello

2024-05-06 - Presentazione

Lunedì 6 maggio al Cinema Moderno di Tricase abbiamo presentato in anteprima il documentario “SANTA CESAREA, SPLENDORE e DISPERAZIONE”. Prima della proiezione Donato Chiarello, la voce narrante del video, ha letto delle mie premesse che in realtà erano delle avvertenze, tendenti soprattutto a sottolineare un concetto: un’opera, per quanto si sforzi di essere obiettiva e chiarificatrice, porta con sé, inevitabilmente una scia di polemiche e mal di pancia. Proprio il contrasto tra la bellezza e alcune scene di abbandono totale formano la massima attenzione nello spettatore ma anche, in alcuni, lo spiazzamento percettivo, specie chi vive quel luogo con amore e speranza.
In effetti in questi ultimi anni siamo abituati a due diverse modalità quando parliamo dei luoghi, anche di quelli che più amiamo: o una rappresentazione felice e agiografica, oppure una denuncia polemica senza una rivisitazione storica di fatti e personaggi.
Questo documentario, prendendo in esame Santa Cesarea, è sovrapponibile a molte località del Sud, che per antiche divisioni campanilistiche e per progettazioni completamente errate sono rimaste in un limbo negativo, vicino alla disperazione collettiva. Grazie comunque a tutti i partecipanti. Una bella serata.
E ringrazio, insieme a tutte le altre testate come “il Gallo”, “Quotidiano” e “Repubblica” anche “il Volantino” che nel numero in uscita del 11 maggio 2024, ha inteso invitarmi alla scrittura con una vignetta quasi realistica (!!)
 
10 maggio 2020 - FB
 
Alfredo

2024-05-12 "SPLENDORE e DISPERAZIONE" - il Volantino

 Lunedì 6 maggio al Cinema Moderno di Tricase abbiamo presentato il documentario “SANTA CESAREA, SPLENDORE e DISPERAZIONE”. Prima della proiezione Donato Chiarello, la voce narrante del video, ha letto delle mie premesse che in realtà erano delle avvertenze, tendenti soprattutto a sottolineare un concetto: un’opera, per quanto si sforzi di essere obiettiva e chiarificatrice, porta con sé, inevitabilmente una scia di polemiche e mal di pancia. Proprio il contrasto tra la bellezza e alcune scene di abbandono totale formano la massima attenzione nello spettatore ma anche, in alcuni, lo spiazzamento percettivo, specie chi vive quel luogo con amore e speranza.

In effetti in questi ultimi anni siamo abituati a due diverse modalità quando parliamo dei luoghi, anche di quelli che più amiamo: o una rappresentazione felice e agiografica, oppure una denuncia polemica senza una rivisitazione storica di fatti e personaggi. Questo documentario, prendendo in esame Santa Cesarea, è sovrapponibile a molte località del Sud, che per antiche divisioni e per progettazioni completamente errate sono rimaste in un limbo negativo, vicino alla disperazione collettiva. Grazie comunque a tutti i partecipanti. Una bella serata.

E ringrazio, insieme a tutte le altre testate come “il Gallo”, “Quotidiano” e “Repubblica” anche “il Volantino” che nel numero in uscita del 11 maggio 2024,  ha inteso invitarmi alla scrittura con una vignetta quasi realistica (!!)

alfredo 

2024-05-01 Comunicato stampa

SANTA CESAREA, SPLENDORE e DISPERAZIONE

Lunedì 6 maggio 2024, in anteprima assoluta, prima di prendere la strada di importanti festival in Italia e all’estero, sarà proiettato al CinePlex Paradiso di Tricase, proiezione unica ore 20,30, l’ultimo lavoro documentaristico di Alfredo De Giuseppe, che ancora una volta graffia la realtà per mostrare un Salento più vero, o almeno meno patinato del solito. In 40 minuti, tra immagini sorprendenti e importanti interviste storiche, il regista ci trascina dentro un paradigma perfetto, quello di Santa Cesarea Terme. In questa cittadina, di per sé bellissima e dotata di medicali acque sulfuree, si intuiscono al meglio le dinamiche del mancato sviluppo di tante aree della nostra provincia, con tanti spunti socio-economici, ma in definitiva anche poetici. Un video, frutto di un’idea indipendente del lavoro storico/cinematografico, che rimane sospeso nel tempo dove c’è la storia, la didattica, le mancate programmazioni, le politiche privatistiche, le opere inutili, le divisioni campanilistiche che fin dall’Unità d’Italia appesantiscono il vivere quotidiano del nostro Sud.

Una produzione: Supergulli Media, in collaborazione con Salento Cinema e LAAD Associazione
Scritto e diretto da Alfredo De Giuseppe
Direttore fotografia Manuel Lopez
Montaggio: Studio LYnx
Voce narrante Donato Chiarello
Musiche originali Guglielmo Lai
Ricerche foto storiche: Antonio Chiarello

2024-04-26 "E finalmente abbiamo un Ponte" -

E, alla fine, il 24 aprile 2024, il Ponte Ciolo fu riaperto. E possiamo dunque concludere la nostra saga, iniziata con un articolo pubblicato su 39° Parallelo nel giugno 2020. I progettisti, i politici si sono affrettati a dire che questo è un altro ponte, più sicuro, più bello, più duraturo, più consistente. Quello di prima era evidentemente insicuro, meno bello, meno durevole. L’avevamo notato in pochi, per la verità. E in pochissimi l’avevano scritto. Ora si potrà di nuovo riaprire la Strada Provinciale 358, interrotta per i lavori del ponte circa un anno fa. Le attività tirano un sospiro di sollievo, gli spettatori un veloce soffio di piacere fotografico. 

Intanto la cerimonia. Alle 18,15 cominciano ad arrivare alla spicciolata le prime autorità civili, politiche, militari. Però inizia a piovigginare in questa incerta primavera, che guarda caso è capricciosa. E allora il palco non viene più preso in considerazione, tutti sotto la copertura del Bar L’Incanto, che solitamente ha musica house a tutto volume, leggermente in contrasto con la natura del Ciolo. Ma tant’è. È diventata tradizione anche quella. Qualcuno tenta di far spegnere la musica. Le televisioni locali hanno urgenza di fare le interviste. Il ragazzo al bancone nicchia. Poi si avvicina un uomo delle forze dell’ordine e con garbo lo prega di abbassare il volume e lui risponde: “per un anno non si è presentato nessuno e ora l’unica cosa che fanno è rompere le scatole ai miei clienti”. Che però in effetti in quel momento sono solo quattro, con la dreher in mano, sopraffatti da una folla che all’improvviso insieme alla pioggia  si è fatta invadente e rumorosa. Lui, il giovane barman, vuole solo affermare un suo stato d’animo. Poi abbassa il volume e gli intervistati possono rilasciare la loro dichiarazione di soddisfazione e d’amore, senza che nessuno li intervisti davvero. (Perché ora si usa così: c’è un operatore con la telecamera, ti mette avanti un microfono, tu fai la tua succinta e retorica dichiarazione e poi in studio qualcuno rimonterà quell’intervista per renderla ancora più corta e più retorica. Questa è la corretta informazione, oggi).

Manca il microfono, vicino al nastro rosso da tagliare. Allora le dichiarazioni del Presidente della Provincia di Lecce, del Sindaco di Gagliano, dell’ingegnere, del consigliere provinciale e dell’altro consigliere provinciale non sono riferibili, in quanto ascoltate solo da loro stessi, perché i cento curiosi intervenuti si limitano a riprendere a distanza col telefonino. In ogni caso non si ascolta più quel che si dice, ma il contesto immaginifico in cui si dice. Ed è in ritardo pure il sacerdote, che dovrebbe benedire il ponte, oppure i politici, o forse ancora La Provincia che rende tutti così orgogliosi, da non capire, pur sforzandosi col senno del poi, perché mai fu abolita per legge da loro stessi. Forse per governarla meglio, senza alcun voto popolare? Il buon sacerdote, che non è mai chiaro cosa c’entri in questi contesti, arriva con i capelli arruffati, tira fuori la boccetta dell’acqua santa e ne spruzza un po’ a destra e a manca. Ora finalmente si può tagliare il nastro rosso. La forbice ce l’hanno in due, il Presidente e il Sindaco e hanno qualche difficoltà a metterci le mani insieme. Come si fa a mettere due mani, fossero anche solo due anulari e due pollici, dentro l’anello delle forbici? Dopo qualche secondo d’incertezza il taglio avviene, forse miracolosamente, sotto lo sguardo comprensivo di don Paolo.

Mentre la pioggerellina non abbandona la cerimonia, il Presidente e il Sindaco (il prete stavolta rimane fuori) salgono nell’auto presidenziale della Provincia di Lecce. Temerariamente attraversano per primi il ponte, che in effetti non cade e quindi può essere attraversato da tutti. E tutti lo assaporano, nelle nuove corsie ciclopedonali, nel rinnovato sentimento di sicurezza.

Ma il vero colpo allo stomaco viene al momento del crepuscolo, quando viene accesa la nuova illuminazione. Il ponte si illumina, tra il brusio generale, ecco che diventa rosso, bianco e verde. E siamo dunque ricaduti nel pieno kitsch del momento, di quella moda che vuole il tricolore su ogni cosa, come simbolo salvifico di un sentimento che non c’è, ma che si vuole a tutti i costi far notare che esiste. In ogni caso una brutta illuminazione, poco consona all’ambiente e al ponte stesso che di per sé è un’opera d’arte e non ha bisogno di inutili fronzoli visivi.

A quel punto ho guardato in alto, c’era il ronzio dei droni che da un’ora riprendevano la gioiosa manifestazione e ancora più in alto, verso le rocce prorompenti, tre o quattro uccelli che si allontanavano. Forse erano le ciole che abitano quel posto. Forse hanno trovato riparo in una grotta. Forse hanno smesso di credere che l’intelligenza umana possa andare oltre brevi sprazzi di lucidità. Le ciole hanno deciso di nascondersi e non le ho viste più. Era diventato buio. Il ponte è riaperto, da domani 25 aprile si potrà percorrere in entrambi i sensi, almeno questo, per fortuna. 

FB - 26 aprile 2024

2024-04-12 "Speciale PUG" - il Volantino

Il mistero doloroso

Il Piano Regolatore Generale (o PUG) è uno strumento urbanistico. Ma non solo. È la visione della città, l’economia di un territorio, la qualità della vita, il risparmio di energie umane e la limitazione del consumo di suolo. È anche la riduzione della discrezionalità dei funzionari e amministratori e forse la chiarezza delle reali potenzialità di un luogo. In definitiva è come si immagina il posto in cui vivi. Il discrimine nel dotarsi di alcune regole urbanistiche è tutto nelle differenze che può determinare, quelle per cui  discutiamo ogni giorno: ordine o disordine, pulizia o sporcizia, servizi o disservizi.  Immaginare ad esempio di costruire sull’intero territorio di un Comune, senza congiungere in forma ponderata nessuna delle frazioni esistenti da secoli, è pura follia, perché, oltre al certificato danno ambientale, c’è un’estrema difficoltà nel raggiungere ogni singola costruzione con acqua e fogna, con elettricità e fibra ottica, con strade, asfalti e sicurezza. Tant’è che normalmente il PRG emerge da uno studio più approfondito del semplice disegno tecnico. Si interpella il sociologo, il geologo, lo storico e spesso il futurologo, proprio perché regolamentare una città disordinata e sedimentata nelle idee e nei veti incrociati, non è cosa da poco, non è roba che si possa cucinare in un solo giorno.

A ben guardare la cronistoria  delle mancate adozioni dei PRG emerge un dato impressionante: nei primi due-tre anni di ogni singola consiliatura, il PIANO rimane un tabù, nessuno ne parla, nessuno vuole aprire quella pagina. Magari basterebbe continuare quei pochi adempimenti lasciati in sospeso dalla precedente Amministrazione, ma non si fa. Tutto rimane in un limbo che presto si trasforma in inferno, perché come prevedibile ogni volta bisogna ricominciare da capo.

È un mistero o c’è una spiegazione?  Dando per scontato che Tricase ha una sua matrice contemplativa  e quindi è portata a credere ai misteri dolorosi, voglio propendere anch’io, per una volta, su questa tesi enigmatica. Si, è un mistero e la risoluzione stavolta la vorrei lasciare ai tanti politici provetti, ai tanti tecnici competenti, ai tanti predicatori messianici.

ADG

 25 punti per bloccare un PIANO

Cronistoria del PRG/PUG dal 1959 al 2024

  1. I Piani Regolatori vengono concepiti a partire dall’Unità d’Italia. Tra i primi ad adottarli per scelta urbanistica furono alcuni Comuni del Sud come Cagliari (1861), Catania (1879), Napoli (1885). L’obbligo venne introdotto in piena seconda guerra mondiale con la legge n. 1150 del 17 agosto 1942. La legge faceva un elenco di tutti i Comuni che erano obbligati all’adozione del PRG: tra questi figura anche Tricase (Le).
  2. Tra il 1946 e il 1959, Tricase crea il suo sviluppo urbano lottizzando gran parte delle campagne che lo dividevano dalle frazioni di Tutino, Sant’Eufemia e Caprarica, in modo completamente disordinato, senza verde, con strade minimal e nessun servizio. In preparazione delle elezioni del 1959, Salvatore Cassati promette l’adozione del Piano Regolatore Generale per porre fine al “sacco” indiscriminato del territorio, viste le ipotesi di massive costruzioni in zone altamente compromesse dal punto di vista idrogeologico.
  3. Il 7 giugno 1959 Cassati diventa Sindaco (non c’era ancora l’elezione diretta del Primo Cittadino) e già nel gennaio 1960 affida l’incarico di redigere il PRG a Marcello Fabbri, ingegnere illuminato, piemontese di scuola olivettiana, che nel frattempo stava ultimando a Lecce il progetto di un nuovo quartiere nella Zona Settelacquare. L’ing. Fabbri accetta, si mette all’opera e presenta il suo PRG già all’inizio del 1961. Dopo qualche ritocco in data 13 maggio 1961, viene convocato il Consiglio Comunale per la sua approvazione. Il Consiglio si dilunga e viene riconvocato per il giorno 20 maggio: finalmente si vota. Il Piano Regolatore viene approvato con 22 voti a favore e 5 astenuti.
  4. Però già nell’estate del 1961 spuntano degli inaspettati ricorsi di cittadini comuni, esaminati comunque nel Consiglio del 27.11.61. Le famiglie più facoltose, la vecchia borghesia agraria, e i tecnici più in vista si schierano contro, sia apertamente che sotterraneamente. Il più importante personaggio politico dell’epoca, Giuseppe Codacci Pisanelli, non prende posizione ma anche familiari e amici vicini a Cassati mostrano molti dubbi sulla regolamentazione edilizia. Tra il sollievo generale il Sindaco si dimette. È il 9 gennaio 1962. Fine della storia del primo tentativo, anche perché il Piano non entrò mai in vigore perché mai inviato al Ministero dei Lavori Pubblici come previsto dalle norme dell’epoca.
  5. Il nuovo sindaco Cosimo Piccinni, che era vice di Cassati, tenta di mantenere in piedi la sua maggioranza più che forzare un Piano ostile a molti dei suoi stessi Consiglieri. Fu Sindaco per 18 mesi prima di passare il testimone all’On. Codacci Pisanelli che a sua volta rimase in carica dal novembre 1963 al novembre 1972. Tutto cadde nel dimenticatoio: dal 1963 al 1968 furono approvate oltre 70 nuove lottizzazioni e costruiti circa 800.000 mq (mentre il centro storico veniva abbandonato: nel 1976 furono censiti oltre 5.500 vani abbandonati o inagibili).    

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2024-04 "Noi, ominidi, mai pronti..." - 39° Parallelo

Ci possiamo rifugiare nel nostro piccolo mondo e pensare di essere esenti dalla malattia del pianeta? Possiamo cercare la nostra intima felicità ballando sull’orlo dell’abisso della guerra nucleare? Quale senso dare alle nostre singole, piccole, misere vite di fronte a quello che una miriade di inquinatori seriali (eppure legali) riversa su miliardi di coscienze ormai disincantate? Le primarie per il sindaco di Tiggiano, o le smorfie della Meloni o le discussioni sul piano traffico di Tricase, sulle piste ciclabili di Lecce, che peso hanno nella valutazione del tempo che stiamo vivendo? E se muore uno dei pochi Papi davvero pacifisti, chi eleggeranno al suo posto? Un novello Pio XII che spererà di risolvere le barbarie terrene con un tetro silenzio? E se muore Mattarella, quale Italia ci aspetta, che Europa avremo nei prossimi anni? Quanti nuovi Putin si stanno preparando a governarci?

In una domenica bestiale, in questa primavera 2024, la ridda di domande si fa tumultuosa, tutto si mescola  dentro un rullo incessante che fonde il tutto, l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, in miliardi di foto, audio e video auto-prodotti ogni minuto, compresi quelli girati dai terroristi mentre ammazzano spettatori inermi a Mosca, o quelli dei soldati israeliani mentre bloccano gli aiuti umanitari ai due milioni di palestinesi rinchiusi dentro la Striscia di Gaza.

Partiamo da alcune certezze: il potere annebbia la ragione. Chiunque lo eserciti, a qualunque livello, tenta di conservarlo, di aumentarlo, di renderlo eterno, possibilmente senza freni, senza limiti, senza controlli. Sta accadendo in tutto il mondo, sotto gli occhi di popolazioni anestetizzate dalle propagande, confuse dai social, avvilite dalle guerre, e infine rinchiuse dentro l’infinitamente piccolo. La foto del compleanno e del piatto del giorno, il video del cagnolino che è più affettuoso del figlio, la buca sull’asfalto sotto casa, ma proprio entro i cinque metri da casa, per non guardare oltre, per non soffermarsi ad ampliare i propri pensieri. 

Noi, popolo del nulla, abbiamo poche scelte. Stiamo per diventare quasi 10 miliardi, stiamo per far esplodere qualche atomica, siamo sempre più tecnologici, siamo sempre più indifferenti. C’è un segreto per uscire da questo tunnel? Si, avere la consapevolezza del piccolo e del grande, della relatività dei processi storici, dell’evoluzione forzata a cui siamo sottoposti, noi poveri animaletti che un paio di milioni di anni fa vagavamo alla ricerca di qualche erba buona e di qualche vermicello per sopravvivere. Non siamo pronti, forse non lo saremo mai, non riusciamo a generare positività, pur avendo scoperto l’energia solare, quella dell’atomo, quella della gravità e dell’attrazione stellare. Rimaniamo degli ominidi, ancora in cerca di noi stessi, del nostro percorso.

 Ma se lo sappiamo, se ne siamo convinti, sapremo come rimanere a galla, come far rinascere la Terra, come combattere le guerre, come prevenire le bugie rotatorie, le malefatte quotidiane. E forse abbattere confini e arroganze suprematiste. Con questa premessa di consapevolezza bisogna buttarsi in acqua, imparare a nuotare, saper distinguere la tragicità dalla commedia, la fine incombente da una carezza convincente.

39° Parallelo - aprile 2024                                                                                                          

alfredo de giuseppe

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