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23 - Voti senza frontiere del 2021-07-31

L’estate in genere è la stagione in cui la politica va in vacanza e i governi legiferano. La tradizione è questa, almeno dalla fine della seconda guerra mondiale, da quando intorno alla metà di agosto arrivavano nel silenzio feriale, aumenti della benzina, decreti fiscali e a volte importanti bonus clientelari. Quest’anno la politica è andata in vacanza da tempo, tant’è che molti politici sono in giro da mesi a presentare libri, quasi sempre autocelebrativi di una qualche parziale vittoria. È il caso di Matteo Renzi che dal tunnel politico nel quale si è ficcato, vicino all’uno per cento nei sondaggi nazionali, tenta di uscirne con il suo libro “Controcorrente” pubblicato da Piemme, che finora pare sia stato attentamente esaminato solo dall’on. Teresa Bellanova. Vorrebbe prendersi tutto il merito dell’operazione “un Draghi al Governo”, cerca di spiegarlo in tutti i modi, ma non trova più un pubblico deciso a seguirlo.

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22 - Voti senza frontiere del 2021-07-24

Non ho più seguito le vicende della scuola italiana da quando un professore, durante un colloquio che riguardava mio figlio, mi parlò in un burocratese strampalato che finì poi con la parola INVALSI. Eravamo alla fine degli anni ‘90, magnifici prosecutori degli ‘80: mi estraniai nel tempo e nello spazio e non risposi a quella che poteva sembrare anche una provocazione. Per almeno un decennio ho pensato con una certa frustrazione che mi fossi perso qualcosa di importante, che fossi ormai fuori dalla moderna circolazione di idee e mi astenni dal dimostrare a tutti la mia ignoranza sugli Invalsi. Anzi all’inizio pensavo si trattasse di una cosa che invertiva i giudizi, così, tanto per confondere le idee, oppure che avesse a che fare con l’INPS, utili a valutare quanti invalidi ci fossero in giro per il nostro disperato Paese. Solo molti anni dopo mi presi la briga di controllare e scopri che INVALSI è l’anagramma di Istituto Nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Non avrebbero potuto chiamarli semplicemente Test Nazionali? Perché di questo si tratta: una serie di test di italiano, inglese e matematica uguali per tutta Italia, al fine di misurare con una certa oggettività la preparazione degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado.

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21 -Voti senza frontiere del 2021-07-17

Tre brevi riassunti di storie italiane (incluso Sallusti).

 La giudice Silvana Saguto, chiamata a gestire i beni confiscati alla mafia della provincia di Palermo è stata condannata nell’ottobre 2020 a otto anni e sei mesi di reclusione (l’accusa aveva chiesto 15 anni) dal tribunale di Caltanissetta.  Nel corso del processo la Saguto, accusata di aver gestito in modo illegale, in cambio di favori e denaro, le nomine degli amministratori giudiziari dei patrimoni sequestrati e confiscati alla mafia, era stata già radiata dalla magistratura con una decisione del Csm. Il processo ha visto anche altre condanne: per l’ex amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara, facente parte del “cerchio magico” della Saguto, è arrivata una condanna a 7 anni e sei mesi; per il marito della Saguto, Lorenzo Caramma, sei anni e 2 mesi per aver ricevuto consulenze illegittime da Cappellano; per l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo una condanna a 3 anni; sei anni e 10 mesi per il docente universitario Carmelo Provenzano; per l’amministratore giudiziario e avvocato Walter Virga un anno e 10 mesi; sei mesi a Emanuele Caramma, figlio di Saguto. Quel che preoccupa in questo processo non è tanto la conclamata corruzione del giudice quanto l’estesa complicità di amici e familiari. Questo spiega in parte perché molti beni confiscati ai clan mafiosi non viene mai riassegnato ad Enti territoriali o benefici, come prevede la legge.

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20 - Voti senza frontiere del 2021-07-10

In Canada è un periodo di scoperte orribili. Nel 2008 venne istituita in quel paese “La Commissione per la verità e la riconciliazione sulle scuole residenziali indiane” e da allora è iniziato un conto con la verità, con ciò che gli occupanti occidentali fecero davvero in quei Paesi, con la Chiesa cattolica in primo piano. Nel 2015 fu certificato il “genocidio culturale” di un’intera popolazione di nativi, ma ora emergono definitivamente le prove di sepolture di massa di bambini “indiani” senza nome e senza storia, traditi da chi si era preso la briga di rieducarli verso la religione cattolica e la cultura occidentale. In queste ultime settimane si susseguono senza sosta ritrovamenti di fosse comuni con centinaia di corpi. Del resto furono circa 150.000 i bambini sequestrati alle loro famiglie e costretti a vivere in condizioni abominevoli dentro quelle che venivano definite “Scuole residenziali”. Questa rete di strutture, create nel 1874 dal governo canadese, furono per lo più affidate alla Chiesa cattolica, ma anche a quella anglicana. Già nel 1907 il giornale “Montreal Star” denunciava come “vergogna nazionale” il fatto che il 42% dei bambini di queste scuole morissero prima dei 16 anni. Ciò nonostante questo modello educativo dominante andò avanti fino agli anni ‘60 del XX secolo, l’ultima scuola fu chiusa negli anni  ‘90: i ragazzi indiani ricevevano nuovi nomi, si dovevano convertire con forza al cristianesimo e non potevano parlare le loro lingue indigene.

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19 - Voti senza frontiere del 2021-06-26

La mia salentitudine

Mi è spesso insopportabile il retorico e ipocrita poetare sulla nostra terra, specie da parte di Associazioni che vivono di sussidi statali, di poeti dell’immagine prestabilita in ogni sfumatura, eppure altre volte, per lo più casuali, la poesia è l’unica lettura salvifica. In certi pomeriggi assolati, in alcuni inconsapevolmente solitari. Quel meriggiar perduto nel tempo e nello spazio, quello stato d’animo mai più ritrovato, di silenzi, libri, fumetti, calura sulla bianca calce è il tema di un momento, di questo momento. Perduto fra telefoni, streaming, televisioni, pubblicità e comunicazioni social. Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto, ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi. Montale (voto 9) descrive meglio di me, senz’altro, lo stupore giovanile del caldo sapore estivo, fatto di torpori e abbagli.

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18 - Voti senza frontiere del 2021-06-19

Il commissario della 275

Per il raddoppio della strada statale 275 da Maglie a Leuca è stata preannunciata da tutti i grandi media locali (voto 3 per la contiguità) la nomina da parte del Governo centrale di un Commissario per la 275. Ho subito pensato: l’esecutivo Draghi, quello della transizione ecologica, passa ai fatti: eseguirà il famigerato commissariamento italiano di una cosa che non c’è oppure di una cosa che non si può fare - vedi commissariamenti ILVA e Alitalia – (Voto 2 a entrambi). Forse il governo, in persona del ministro alle infrastrutture e trasporti, nonché Docente di Sviluppo Sostenibile alla Luiss, Enrico Giovannini, potrebbe tentare con il Commissario Montalbano che il compianto Camilleri (voto 9) aveva dipinto come intelligente, intransigente, incorruttibile (e un po’ cocciuto).

Invece in questi giorni il nome del futuro Commissario alla 275 è venuto fuori, un nome reale, non fantasmagorico: si tratta dell’ing. Eutimio Mucilli, dirigente Anas, al quale ho deciso di scrivere una letterina che invio per conoscenza anche alla sua mail personale (Montalbano permettendo).

Caro Commissario alla 275, egregio ing. Mucilli,
essendo lei poco aduso alle cose del Salento, le scrivo queste poche righe per anticiparle quanto segue:

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2021-06 "Speciale Centopietre" - 39° Parallelo

UN MONUMENTO FRA BRUTTURE E DIMENTICANZE

Anche noi, nel nostro piccolo, avremmo potuto avere una Stonehenge da mostrare al mondo. Si trova a Patù, comune di 1600 abitanti, diviso fra il mare di Felloniche e l’antico centro messapico di Vereto. Poteva essere la nostra città misteriosa del neolitico e poi dei messapi, dei monaci bizantini e infine di guerrieri e leggende di terra e fuoco. Niente di tutto questo. Oggi l’oggetto più misterioso del Salento, le CENTOPIETRE, vive in uno stato di semi abbandono circondato da case mal costruite, figlie delle speculazioni edilizie degli anni 70-80, da edifici non completati. In definitiva un arredo urbano poco idoneo al monumento, una disattenzione che nell’ultimo secolo non può essere addebitata solo alle varie Amministrazioni Comunali. È mancata senz’altro la consapevolezza di avere un piccolo tesoro sia ai cittadini comuni, ma anche a Enti come Sovraintendenze e Università. Quello che doveva essere il parco delle Centopietre è oggi invece un piccolo giardino stretto fra case popolari e strade asfaltate.

Per continuare il paragone con Stonehenge che si trova a pochi chilometri da Salisbury, nel sud dell’Inghilterra, va ricordato che il monumento di Patù non ha subito nei secoli alcun rifacimento, mentre gli inglesi, secondo la studiosa Emma Young (riportato anche da Wikipedia) risistemarono con dovizia quelle pietre neolitiche: “Praticamente ogni pietra fu rieretta, raddrizzata o rinforzata con calcestruzzo tra il 1901 e il 1964, [...]». In sostanza tutto il misticismo delle congiunzioni astrali con stelle e galassie, la circolarità del luogo è stato costruito, direi mistificato nell’ultimo secolo, partendo dal ritrovamento di alcuni monoliti. Con queste premesse Stonehenge riesce ad accogliere (in tempi normali) circa  un milione di visitatori l’anno, mentre la Centopietre di Patù  non è visitata (e conosciuta) neanche dai salentini.

Quel monumento originale e unico giace nella più completa disattenzione, ma forse anche di più. Infatti nel 2020 gli eredi di una famiglia, coniugi Alessandrina De Salvo e Tommaso Scupola, hanno rivendicato la proprietà dell’area, definita “Camporè”, incluso il monumento che risulta di interesse nazionale dal 1871. Il Comune si è opposto nel 2015 a tale richiesta, ma ha perso in Primo Grado perché nel 1958 la donazione dell’area fu fatta solo oralmente e tutti dimenticarono di registrarla al Catasto. Il Comune di Patù, sindaco Gabriele Abaterusso, ha fatto ricorso in appello, riuscendo così a togliere il vergognoso cartello “Vendesi” che era apparso sul muretto delle Centopietre. Nel gennaio 2021 si è tenuto il processo d’Appello presso il Tribunale di Lecce, le cui motivazioni sono note dal maggio 2021: in sostanza il Giudice ha deciso che la proprietà rimane alla famiglia Scupola, mentre il Comune di Patù ha la servitù ad uso pubblico per complessivi 284 mq (un monumento millenario trattato come un qualsiasi pezzo di terreno conteso tra due confinanti!!).  

Ma la storia recente del monumento è comunque tormentata, piena di dimenticanze, ma anche di soprusi e forse di veri e propri abusi. Con il solito e ormai dispotico beneplacito della Sovrintendenza, sia essa archeologica o ai beni culturali. Fra la fine degli anni ‘70 e gli inizi degli anni ‘80 fu deciso dal Comune di assegnare alla Cooperativa Galante di Lecce la costruzione di un nuovo quartiere secondo la legge 167 (edilizia economica e popolare). Al primo scavo si scoprì subito che “Camporè” era a tutti gli effetti una grande necropoli dell’antica Vereto, l’antica  città messapica distrutta probabilmente da un’incursione saracena intorno al IX secolo dopo Cristo. Era una necropoli di immenso valore perché,  come per gli Etruschi, avrebbe potuto rivelare con maggiore accuratezza usi e costumi di questo popolo messapico, di cui poco conosciamo. Era certamente l’area funeraria più importante e più vasta mai scoperta nel Salento e fu prontamente sotterrata per poter costruire le case che oggi circondano le Centopietre. La Sovrintendenza approvò. Ancora oggi, ad ogni scavo emergono reperti del passato: nel febbraio 2021, per realizzare una rete pluviale sono state ritrovate intorno al perimetro della Chiesa di san Giovanni due tombe ben conservate con almeno 5 persone e alcuni oggetti di corredo funerario. Ancora una volta sono state fatte delle foto e coperto il tutto con pietraia e una bella colata di tufo e asfalto (tanto per non smentirsi). A proposito di foto va ricordato che l’ampia testimonianza fotografica della prima scoperta della necropoli degli inizi anni ‘80 è top secret e nessuno osa capire dove siano finite le foto palleggiate all’epoca fra Comune e Sovrintendenza. Le Centopietre, la sua storia, la sua leggenda avrebbero meritato ben altra fortuna, ma il Sud nel suo complesso non ha mai saputo veicolare le proprie ricchezze con ostinazione e fantasia, preferendo il lassismo del tanto peggio tanto meglio. Ed è così che invece di una Stonehenge unica e bellissima ci ritroviamo fra contenziosi legali, brutture e dimenticanze.

 

CENTOPIETRE, FRA STORIA E LEGGENDA

Nel 1871 Centopietre di Patù fu dichiarato monumento nazionale di seconda categoria. Il primo ad approfondire l’argomento fu Giacomo Arditi che fu relatore di un parere storico-archeologico presso la Commissione Provinciale delle belle arti, che poi riportò integralmente nel 1879 nel suo “Corografia fisica e storica di Terra d’Otranto”.  Lui, per primo, fornisce informazioni precise sul monumento, premettendo che la sua origine è incerta e viene “da alcuni definita messapica, chi pelasgico, chi un manufatto primitivo come il tempio del monte Ocha nell’Isola Eubea”. Così lo descrive: “composto da 100 pezzi tufacei squadrati e combaciati senza cemento: l’è di forma rettangolare, lunga metri 7,20, larga 5,50, alta 2,60 e coperta da 26 tufi e lastroni parallelepipedi di mt 2,40 l’uno, ordinati e disposti a due gronde pendenti. L’area interna misura un diametro metri quadrati 26,30 e nelle pareti intonacate vi stanno grettamente dipinte alcune immagini cristiane, e scritti sciancati e illeggibili, l’une e gli altri a foggia greca bizantina: in mezzo vi sorgono poche scabre colonne di sostegno, e le dan luce pallida e fioca un finestrino e due porte, la maggiore delle quali guarda il mezzogiorno, la minore l’occaso”.

L’Arditi, chiamato a relazionare, osserva un monumento in stato d’abbandono: “un ovile lurido e negletto dove i pastori sogliono ridursi a smeriggiare le greggi” e dopo una lunga parentesi sulle invasioni saracene che conquistarono e distrussero l’antica Vereto, così scrive in merito alla destinazione della Centopietre: “nell’anno 877, esattamente il 24 giugno, un forte drappello riunito da Carlo re di Francia e da altri Principi italiani, stanchi delle scorribande saracene e sapendo l’occupazione di Leuca e Vereto, scese fin qua a dargli la caccia, e si schierò in battaglia nel latifondo appellato Camporè, attiguo a Patù, e messo appiè dei monti veretini allor gremiti e brulicanti di masnade Saracene.  Pria di venire a botte e a sangue, gli italo-franchi mandarono ambasciatore il generale Geminiano, ma quei Barbari violando ogni legge di umanità e di guerra, lo trattennero e lo assassinarono. In vista di tanto i franco-italiani arsero di santo sdegno, ingaggiarono e svolsero sul detto campo la battaglia più disperata e truculenta, che durò lunghe ore, e finì con la sconfitta dei Saraceni, i cui resti, pria di fuggire, arsero e distrussero a dispetto la Vereto che li aveva per tempo ospitati e sofferti, come altra volta fecero a Brindisi, incalzati e vinti da Licardo Duca di Benevento. Con la vittoria i franco-italiani recuperarono il corpo di Geminiano, costruirono nel miglior modo che il tempo e il luogo consentivano, la tomba Centopietre, e vel seppellirono, ma di poi fu dissepolto e traslato al natio loco. Come monumento commemorativo della battaglia e della vittoria ottenuta, vi fu eretta la chiesetta dedicata al santo del giorno, Giovanni il Precursore. Dalle cose dette vien chiaro che la Centopietre nel suo primo essere sia stata un ipogeo, un sepolcro, non già una cappella o chiesuola.  

Giacomo Arditi, lo storico nato a Presicce, che ha il grande merito di aver studiato e descritto al meglio la storia di tutti i luoghi del Salento, continua nella sua descrizione, ipotizzando che dopo la traslazione della salma del generale Geminiano, nel frattempo confuso con il Santo, il sepolcro fu intonacato e dipinto, togliendovi anche gli usci, affermando anche che il caso che non vi fosse cemento o malta non dimostrava necessariamente un’antichità ancora più remota del IX secolo dopo Cristo.

 

LE NUOVE IPOTESI

Andiamo con ordine, ripartendo dagli studi e le relazioni di Giacomo Arditi, che sono state da fine ottocento sempre la fonte principale di ogni informazione rispetto al monumento di Patù. Arditi nella sua ricostruzione non tiene in debito conto la provenienza delle pietre, della loro dimensione così precisa e anzi lo sminuisce ad un “sepolcro fatto in fretta e furia per onorare l’eroe di una battaglia, Geminiano”.

Negli ultimi anni sono nate altre ipotesi, sicuramente alcune suggestive, altre fantasiose, ma che qui cerchiamo di riassumere in un’unica nuova e più interessante storia della Centopietre. Non è stato facile raccogliere nuove ipotesi e nuovi studi sul monumento di Patù, per il semplice motivo che per decenni si è fatto solo un copia e incolla degli studi dell’Arditi e soprattutto perché in definitiva è stato dimenticato da tutti, non considerandolo così importante da poter qualificare l’intera zona del sud Salento. Con l’aiuto di appassionati e studiosi dell’archeologia del Salento, abbiamo cercato di dare un ordine cronologico e formulare finalmente una teoria più attendibile e realistica della vicenda.

Innanzitutto le pietre, che oggi sarebbero in realtà 99 e non 100: secondo la teoria sviluppata dall’architetto Prandi avrebbero tutte la stessa identica misura o multipla di essa ed esattamente 29,64 cm. che sarebbe poi la misura convenzionale dell’unità definita “piede romano”. Quindi la messa in opera sarebbe perlomeno di epoca romana (si presuppone intorno al II secolo a.c.), mentre le pietre in sé potrebbero essere ben più antiche perché è altamente improbabile scavare direttamente da una cava massi così grandi con misure perfettamente uguali e combacianti. È evidente che le pietre siano state portate in quel luogo e lì stesso adattate per la costruzione del manufatto. Va ricordato inoltre che la misura di 29,60 cm, detta “piede romano” era usata già prima dell’epoca romana vera e propria, essendo in uso nell’ingegneria greca e andalusa.

La Chiesa di San Giovanni, che si trova a circa 15 mt di distanza dal Centopietre, finora era stata ipotizzata come risalente al IX secolo, mentre studi più recenti effettuati su scavi e rinvenimenti occasionali avrebbero dimostrato che in quella posizione sarebbe esistito un manufatto già nel IV sec d.c.. Ciò dimostrerebbe che Centopietre e l’attuale Chiesa erano probabilmente il centro di un’area sepolcrale ben prima del Medioevo, tant’è che nella stessa cappella, ad altezza d’uomo, sono visibili dei lastroni similari a quelli della Centopietre. Del resto non si è mai visto una chiesa cristiana nascere volutamente a pochi metri di un ben più antico monumento funerario: in genere è sempre successo l’opposto oppure si è notata la completa distruzione del vecchio monumento con la trasformazione in tempio cristiano.

Quindi i pezzi tufacei possono essere anche di età Neolitica (almeno 3.500 anni prima di Cristo), estratti e modellati dai Messapi, che probabilmente crearono nel latifondo definito Camporè una sorta di necropoli con piccole costruzioni di ricovero, come poteva essere Centopietre, l’attuale chiesa posizionata di fronte e forse altre piccoli manufatti, andati dispersi nel tempo. Non dimentichiamo che per i veretini pre-cristiani, la posizione scelta era a circa 1,5 km dal loro centro, abbastanza lontano per la meditazione e il ricordo dei loro defunti, ma anche da eventuali epidemie che a quel tempo e per molti secoli ancora sarebbero state endemiche nell’area del sud Salento jonico.

È dunque normale che una tale costruzione possa poi essere stata usata come temporanea tomba di un qualche eroe, non certo di San Geminiano che è stato vescovo ed è vissuto dalle parti di Modena fra il 315 e il 397 d.c.

Di una cosa però dobbiamo essere certi: non c’è al momento alcuna evidenza che Centopietre sia stata una tomba di un qualche personaggio famoso: è solo una ricostruzione orale e postuma, probabilmente riportata per la prima volta proprio dallo storico Arditi, ascoltando le persone più anziane di Patù.

Così come è normale la riconversione cattolica con annessi affreschi nell’era bizantina, dove peraltro rimane evidente la differente epoca fra costruzione esterna e intonaco interno.

Insomma, riassumendo le nuove ipotesi, Centopietre sarebbe molto più antica di quanto si sia pensato finora, probabilmente è stata eretta dai Messapi con scopi non chiari almeno 5.000 anni fa, e poi nel tempo utilizzata in vari modi. Ci sarebbe di che sbizzarrirsi nelle ipotesi più esoteriche e misteriose, ma alla fine rimane la triste realtà: un monumento chiuso in pochi metri, circondato da cose poco avvincenti, caduto nel dimenticatoio generale. Se a fine ottocento era il ricovero di pecore e pastori, oggi è un luogo non luogo, dove pare impossibile anche riflettere sulla Storia, sulla creatività dell’uomo e sulla sua Bellezza.

 

Giugno 2021, 39° Parallelo

Alfredo De Giuseppe

17 - Voti senza frontiere del 2021-06-12

Paco e gli altri

Mi occupo di supermercati da qualche anno, almeno 35. Ho fatto in tempo a vedere avvicinare i ragazzi neri che chiedevano con discrezione una monetina fuori dalla porta d’ingresso. Ho visto molti clienti infastiditi, alcuni addirittura violenti nei loro confronti. Li ho sempre difesi dai miei irritabili compatrioti, senza chiedere il perché di quello stato di povertà, non c’è bisogno di chiedere ad un povero perché è così povero. Magari la vedevano come una parentesi della loro vita, non come l’unica scelta possibile. È accaduto anche a noi di chiedere aiuto, qualche volta, ma ce lo dimentichiamo appena ci sediamo a mangiare una pizza in compagnia.

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16 - Voti senza frontiere del 2021-06-05

 

Petra Viva e le querce

All’inizio degli anni ‘90 un gruppo di persone cominciò a ritrovarsi quasi tutte le sere. A parlare, da inesperti, di salvaguardia dell’ambiente, di alberi, di musica, di strade bianche, di periferie e muretti a secco. C’era in tutti il razionale disappunto contro lo scempio ambientale che stava avvenendo sotto i nostri occhi, e la curiosità vivace di informarsi, di sapere la storia delle cose, di conoscere altre modalità di approcciare il nostro mondo ristretto, piccolo, ma tutto da scoprire.  Ad un certo punto decisero che da qualche parte bisognava iniziare e nacque così l’idea di costituire una vera e propria Associazione, con tanto di notaio, registri, conti e bilanci. Il nome scelto fu PETRA VIVA, sede in Tricase, con uno scopo sociale molto specifico: salvaguardia dei muretti a secco, da considerare alla pari di un qualsiasi manufatto storico/monumentale. In quel periodo furono fatte molte segnalazioni, soprattutto sulla leggerezza degli Enti preposti alla manutenzione delle strade, segnatamente Anas e Provincia, che nell’ampliamento delle corsie contemplavano quasi sempre l’abbattimento dei muretti a secco. Ci fu un interessante corrispondenza epistolare con l’allora presidente della Provincia di Lecce, Lorenzo Ria, che ammettendo implicitamente “una certa disattenzione” si impegnò ad affrontare l’argomento con gli uffici preposti “per meglio predisporne” la salvaguardia. Del resto il gruppo di Tricase non poteva dimenticare quello che era successo pochi anni prima alla masseria del Mito, sec IX, che si vide sventrata nelle sue bellissime mura a secco per una strada provinciale di scarso interesse e che poteva seguire tranquillamente il vecchio percorso senza intaccare una tale bellezza.

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15 - Voti senza frontiere del 2021-05-29

Da Foggia a Tangentopoli 

Nel 1992 gli italiani, ormai stanchi di ruberie politiche, sfacciate e sempre più pesanti, salutano con applausi e ovazioni l’operato della Procura di Milano che inaugura una serie di indagini sul connubio affari-politica, universalmente conosciute come “Tangentopoli” o “Mani Pulite”(voto 8, nonostante tutto).

La fine di quel sistema, scardinato dai giudici, sembrò rinfrescare l’aria, sembrò che l’Italia avesse davvero deciso di cambiare volto. C’erano stati arresti eccellenti, suicidi dolorosi, dimissioni e fughe all’estero. Sembrava che tutto si potesse mettere sotto un’altra luce, nella speranza di un’Europa che proprio in quegli anni raggiungeva accordi stringenti su debito e moneta unica, fissando parametri e scadenze ben precise. Il 1993 fu un anno terribile, con migliaia di avvisi di garanzia, con lo smantellamento sostanziale dei vecchi partiti e le istituzioni allo sbando. E il popolo ancora applaudiva.

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14 - Voti senza frontiere del 2021-05-22

Gaza come sconfitta

Ognuno di noi vorrebbe vivere nel proprio guscio, dentro le proprie comodità, la casa, gli affetti e la serenità. È un tentativo antico, forse la somma dei sentimenti che fanno sentire più umano l’aggettivo umano. Molti in effetti riescono in questo tentativo: di questi, alcuni decidono di ignorare ciò che avviene furi dal proprio io, altri vivono inconsciamente un’esistenza senza scossoni, altri ancora decidono scientemente di isolarsi e vivere senza contatti e senza informazioni.

La maggior parte di noi, invece, vive il proprio tempo, è interconnesso, cerca compagni e amici, cerca l’amore e cerca di essere una persona decente. Per questa maggioranza di persone ciò che avviene da decenni fra Israeliani (voto 3) e Palestinesi (voto 3) è il paradigma della vita sociale dell’homo sapiens (voto 5, preferisco altre specie, come ha dichiarato recentemente Brigitte Bardot).

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13 - Voti senza frontiere del 2021-05-15

Di  "Salento Futuro"

Sono nato nel 1958. Ho conosciuto anche un altro Salento. Il primo vivido ricordo è del 1962: il funerale della mia giovane madre, vestita di bianco. Poi nonne e zie mi hanno immerso in un mondo contadino favolistico e un padre che, da buon impiegato statale, mi regalava palloni di cuoio e libri con immagini di tigri ed eroi. Conservo ancora la versione del libro “Cuore” di De Amicis, con annessi dischi 45 giri. Mia nonna aveva i servizi igienici distanti una trentina di metri dall’abitazione, fino ai dieci anni facevo il bagno dentro una fredda tinozza di rame, fra saponi improvvisati, imprecazioni generali e qualche risata.

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12 - Voti senza frontiere del 2021-05-08

Delle sofferenze                                                                         

La sofferenza è solo personale, privata (medicale e scientifica) oppure è anche collettiva, pubblica, in qualche modo condivisibile? Certo, nelle notti allucinate di cortisonici e morfine, fai i conti alla Sanità e i totali non tornano mai. Non siamo più all’inizio del Novecento quando gli ammalati erano ammassati in gran numero dentro stanzoni puzzolenti, ma certe notti (già insonni nella loro oscurità) non capisci perché in moderni Ospedali devi stare a fianco ad un altro sofferente che grida, sbraita, chiama e si lamenta anche per te. Lì, come a casa tua, ci sarebbe bisogno della massima attenzione e delicatezza, invece c’è ancora la gestione dell’ammalato come numero, di un tanto al chilo, di un tanto a pillola. E sii pure contento che da noi la Sanità è gratuita. E il personale nel suo complesso (voto 8) che si sbatte, si prodiga e si rapporta con professionalità, ma rimane pur sempre la metà di quello che sarebbe necessario. Pensi, però, che come all’inizio del Novecento, i potenti vengono ben accuditi in luoghi esclusivi, mentre la massa può accontentarsi di un qualcosa che assomiglia ad una cura e che invece è una serie infinita di somministrazioni.

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11 - Voti senza frontiere del 2021-05-01

Proposte visionarie di un Sud piangente

A proposito del pensare in grande. Nell’immaginare uno spazio urbano, si può essere molto conservativi, ma anche molto arditi. Certamente fu opera architettonicamente ardita la Torre Eiffel nel 1889, in concomitanza con l’Esposizione Universale di Parigi che doveva dare la definitiva consacrazione al progresso delle tecniche umane. Così come fu impertinente, eppure grandioso, 100 anni dopo, nel 1988, immaginare davanti al museo del Louvre, al centro della sua piazza, una grande Piramide in vetro. Lo stesso coraggio “contemporaneo”, da amanti dell’arte moderna, si è avuto in tante città del mondo, da Bilbao a Sydney, da Chicago a Londra, Barcellona e Rotterdam.

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10 - Voti senza frontiere del 2021-04-24

Campi sportivi e altre dimenticanze                                                                           

Tricase nel 1961 aveva 13.500 abitanti, appena 4.000 in meno di oggi. Il territorio era uguale: circa 43 kmq, compreso frazioni, campagna e i suoi 8 km di costa, con le due belle località adagiate sul mare, Marina Serra e Tricase Porto. Che voto vogliamo dare ad una tale splendida situazione di partenza? Lontano dal capoluogo (e quindi autonoma per antonomasia), vicino al mare, posizionata su una serra ventilata a 90 mt di altitudine, pozzi sorgivi in abbondanza, e artigiani laboriosi e creativi in ogni settore. I centri storici ben divisi tra loro, con i migliori terreni a ridosso delle ultime case, dove si piantava e si raccoglieva il necessario. Se non fosse la mia città e quella dei miei avi, darei un voto alto, nell’idealità di un posto da vivere: diciamo un 8 pieno, tanto per non essere tacciato di partigianeria.

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