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Il mondo dei governi che formano l’Europa è meraviglioso. Giravolte, contraddizioni, nazionalismi e mal di pancia. Però sempre pronti a chiedere aiuto o a mostrare i muscoletti, sempre pronti a dirsi atlantisti, pacifisti e guerrafondai, amici e nemici, tutto e niente. Insomma un guazzabuglio dove personaggi inquietanti come Meloni, Macron, Le Pen, trovano modo e spazio per distruggere ogni notte quel poco di tela che si rammenda ogni giorno.

Una Nazione sola doveva essere l’Europa degli anni duemila e invece è piena di staterelli come ai tempi di Machiavelli, dove si cercava un Principe e non lo si trovava neanche nella fantasia letteraria. Un’Europa che è stata la nostra utopia per lunghi decenni e che governanti mediocri hanno trasformato in una bolgia infernale. Dove ognuno cerca di sfruttare gli altri, senza mai, dicasi mai negli ultimi trent’anni, che venga fatta una battaglia (o una proposta concreta) di vera unità, un passettino verso l’eliminazione degli eserciti nazionali, delle differenze scolastiche e fiscali, delle differenze sulle legislazioni del lavoro e delle professioni.

Poi c’è sempre un momento in cui si può cambiare idea senza che il popolo disattento te lo faccia notare. La Meloni, che in origine voleva lo sconquasso europeo, ha prima preso un solenne impegno a rispettare il patto di stabilità, era l’aprile del 2024, per poi chiedere nel maggio 2026 di poter fare nuovo debito (ci sono le elezioni e non vuole perderle). Sempre lo stesso governo ha sottoscritto con Trump, con la NATO, il folle impegno ad aumentare le spese militari fino al 5% del PIL. Un’enormità che porterebbe allo sfascio il complesso welfare italiano. Ora, dopo che son finiti i cuoricini con Trump, stanno tentando di sfilarsi e probabilmente tra una mozione e un emendamento troveranno il modo di farlo. Senza però dirlo con chiarezza, senza farlo capire. Semplicemente non si può fare ma nessuno ha il coraggio di dirlo.

Quest’Europa a 27 legifera con lentezza e il Consiglio dell'Unione Europea (noto anche come Consiglio dei Ministri) le cose più importanti le deve decidere all’unanimità, cosa che permette a chiunque di bloccare ogni pur piccola novità. I dubbi sul funzionamento all’unanimità di un sistema complesso c’erano già quando la Comunità Europea si ampliò la prima volta nel 1973, passando da sei a nove membri, facendo entrare soprattutto il Regno Unito che comunque in definitiva voleva mantenere tutte le sue peculiarità. La questione divenne davvero difficile (e poi a volte grottesca) quando nel 1995 le Nazioni aderenti alla Comunità Europea passarono da 15 a 25. Errori commessi in buona fede da governanti frettolosi, forse colti da un coinvolgente entusiasmo dei popoli, ma che ora bisogna correggere in fretta.

Bisogna trovare un modo più democratico e veloce per decidere su tutte le questioni inerenti al globo, e sono tante. Bisogna farlo anche per non sprofondare nell’abisso della frantumazione regionalistica, nei nazionalismi più beceri, che come abbiamo visto portano sempre a conflitti armati o comunque violenti e dannosi.

Ho fatto una ripassata alla Storia e ho trovato una pagina con l’elenco delle Repubbliche che furono fondate in Europa dopo la Rivoluzione Francese e conseguentemente anche in Italia. In tutta Europa tra il 1792 e il 1807 nacquero decine di nuovi Stati, dalla Repubblica di Magonza a quella Elvetica. In Italia sotto l’impulso napoleonico nacquero la Repubblica Transpadana e quella Bolognese, la Repubblica Reggiana, la Cispadana, la Bergamasca e la Bresciana e così via, altre decine, fino alla Repubblica Romana.

Nacquero tutte con l’intento di portare la Rivoluzione ma finirono per essere presto debellate perché, benché nate con la collaborazione dei simpatizzanti locali della rivoluzione, specialmente le nuove Repubbliche italiane erano prive di un reale consenso popolare, dipendevano politicamente dalla Francia (per esempio i membri del parlamento e del governo della Repubblica Cisalpina vennero nominati direttamente da Napoleone) e i loro territori erano soggetti a requisizioni forzate di terre e di risorse e ad una massiccia tassazione imposta dal Direttorio per risanare la difficile situazione economica della Francia. Insomma le Repubbliche giacobine durarono ben poco, e lasciarono quelle regioni ancora più deboli e isolate.

Ma lasciarono anche quel sapore di potere diretto, quella voglia di farsi leggi da sé, la propria moneta, le proprie guerre, idee che, specie al nord, hanno trovato sempre qualche fanatico sostenitore. Ed è così che il nazionalismo può lasciare spazio ad un regionalismo esasperato, fino ad arrivare alla guerra tra i Comuni. Prima o poi ad esempio, qui nel Basso Salento, la piccola Tiggiano si alleerà con Corsano e Gagliano e con una nuova Flotilla organizzata in segreto cercheranno di invadere Marina Serra e Tricase Porto, per poi marciare spediti fino a Palazzo Gallone al fine ultimo di occupare con decisone tutto il centro storico di Tricase… Tutino invece resisterà dentro il suo castello con il fossato in attesa dell’arrivo degli amici di Lucugnano e Specchia.

Ed è così che dalla macchietta si passa alla tragedia, quasi senza accorgersene, quasi per sfida picaresca, poi per odio politico e infine per suprematismo razzistico. Forza Europa, c’è ancora strada da fare.

39° parallelo – giugno 2026

Alfredo De Giuseppe