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Ho conosciuto Costantino Nuzzo durante quella che chiamammo “Primavera 78” mutuando il nome dalla Primavera di Praga del 1968. Così intendevamo la nostra resilienza salentina: liberare le coscienze da quell’atavico torpore contadino, che misto alla rassegnazione e alle credenze religiose, bloccavano ogni tipo di sviluppo. Eravamo utopici e dovevamo anche essere pragmatici.

All’inizio lui era “l’intellettuale organico” – così lo sfottevo io – poi divenne via via sempre più critico verso la piega che aveva preso la sinistra in Italia. Abbiamo vissuto molti momenti insieme, da Radio Salento Popolare fino alla correzione del suo libro “La Trainella”, per finire con le elezioni comunali del 2008. Dopo quell’anno si convinse sempre più dell’inutilità dell’azione politica. “Meglio una partita a carte al Porto” mi diceva ogni volta che ci vedevamo. Eravamo eterni amici, di quel tipo di amicizia che non necessita di cuoricini, messaggini e chiacchiere inutili ma semplicemente di essere a disposizione l’uno dell’altro.

Costantino, classe 1953, veniva da Marittima di Diso e infine trovò casa a Tricase, dove insieme alla sua splendida Lucia ha creato una bella famiglia. Da ieri sera Costantino Nuzzo non c’è più, un altro pezzo di Primavera che se ne va.

FB - 10 maggio 2026

Alfredo De Giuseppe