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Pensavo al 25 aprile, quella liberazione tanto voluta, tanto sognata. Sembrava che fosse finita, che dovesse cominciare una nuova era. Via il Duce, via il Re, basta con i gerarchi e i podestà, con l’Impero di carta, le guerre di conquista con le scarpe di cartone, basta con la fame nascosta e con la propaganda come unico sistema informativo.

Così sembrava e in parte così fu. Arrivarono il voto alle donne e la Costituzione, la gestione autonoma della Giustizia, un Parlamento vivace e autorevole, la lenta ripresa economica. Però nel tripudio generale furono sottaciute alcune cose che invece il 25 aprile portava dentro di sé.

Noi pensavamo di essere liberi di decidere ed invece gli anglo-americani ritenevano che eravamo un popolo da tenere sotto stretta osservazione: liberi ma senza esagerare. Le dinamiche est-ovest appesantirono poi il clima, anche con basi militari (incluso nucleare) sul nostro territorio che da allora sono sempre presenti.

Noi pensavamo che i fascisti fossero definitivamente sconfitti e invece, a distanza di decenni, ce li ritroviamo tutti presenti, anche perché allora si scelse una linea troppo morbida, talmente dolce che tutti i generali, prefetti e funzionari tornarono al loro posto (molti negli anni ’60 erano ancora al centro delle trame nere).
Noi pensavamo che il Sud avrebbe finalmente visto una nuova luce e invece diventammo eterno serbatoio delle peggiori pulsioni anti-Stato, foraggiate attraverso quintalate di clientelismo e criminalità.

C’è un 25 aprile disatteso. Oggi c’è ancora molto da liberare.

il Volantino, 25 aprile 2026 

Alfredo De Giuseppe