La vispa sindaca di Lecce, città prima fascistissima e poi monarchica, in questi giorni si è fatta tatuare sul braccio destro destro tre lettere: MSI. Lo scrivo solo per i più giovani: MSI è l’acronimo di Movimento Sociale Italiano, mentre Poli Bortone nei due cognomi rappresenta l’unione dell’incomprensibile destrismo sudista.
L’MSI, fondato nel 1946 da ex esponenti della Repubblica Sociale Italiana – ad iniziare da Giorgio Almirante e Pino Romualdi – e del regime fascista, ha come simbolo la fiamma tricolore, lo stesso che ancora alberga nello stemma di Fratelli d’Italia.
Nel 1947 Almirante fu raggiunto da provvedimenti per collaborazionismo e da una condanna a confino di polizia, oltre a una successiva contestazione per apologia del fascismo. Un suo scritto ha questo incipit: “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza”.
Romualdi, durante la campagna elettorale per le politiche del 1948, un mese prima delle elezioni, fu arrestato e dovette scontare circa tre anni di galera per la condanna a morte (nel frattempo derubricata) del febbraio 1947, a causa di un eccidio di partigiani da lui ordinato nel 1944 in Piazza Garibaldi a Parma, dove era al contempo segretario federale e direttore della Gazzetta di Parma. Così si esprimeva in un suo editoriale nel 1943: “Gli ebrei sono stati messi al loro posto: i puri sangui saranno messi in campi di concentramento, mentre i sangui misti saranno guardati e controllati molto da vicino dalle autorità di polizia”.
Solo l’aggrovigliarsi di alcuni elementi permise in effetti la nascita e la crescita del partito neo-fascista. Innanzitutto l’amnistia voluta da Palmiro Togliatti che cancellò o rese non perseguibili una quantità enorme di reati politici e di collaborazionismo commessi durante la guerra, da entrambe le parti, con l’obiettivo di pacificare il paese e chiudere la stagione della guerra civile. Nell’Italia repubblicana ci fu una reintegrazione molto rapida di una parte dell’apparato fascista, per ragioni di stabilità politica e di equilibrio nella Guerra fredda, così come apertamente voluto dagli anglo-americani. Infine, anche di fronte a fatti gravi e accertati, la Repubblica scelse più la riconciliazione nazionale che una “Norimberga italiana”.
Adriana Poli Bortone, classe 1943, è figlia dunque di quel mai sopito concetto di sovranismo e nazionalismo nostalgico tipico del fascismo che riuscì a mitizzare l’impero romano e alcuni suoi principi come il miglior sistema possibile. Dove un solo uomo comanda e gli altri obbediscono a leggi certe e giuste, specie per la razza dominante. Lei che ancora nel 2024 gridava a Roma sul palco di Fratelli d’Italia alla chiusura della campagna elettorale per le Europee: “Cacceremo i leninisti dalle nostre città, via per sempre. Li voglio mandare via da Lecce, via dalla Puglia, via dall’Italia”.
La Poli Bortone in realtà negli ultimi anni, prima di essere rieletta sindaca, aveva tentato molte altre strade, al di qua e al di là del suo primo amore politico. Dopo aver aderito a tutte le avventure berlusconiane, sotto la bandiera di Fini, quando nel 2009 fu leggermente dimenticata dal nuovo corso giovanilista del Cavaliere, provò a fondare Grande Sud insieme a Gianfranco Micciché e ad Arturo Iannaccone. Nel 2014 aderì a Fratelli d’Italia. Per ben tre anni, dal 2016 al 2019, fu parte di Forza Italia, poi dal 2019 al 2022 si piazzò dentro il Movimento Sociale Fiamma Tricolore (MSFT), il partito politico di ideologia dichiaratamente neofascista, fondato nel 1995 da Pino Rauti. Dopo la vittoria elettorale della Meloni dell’ottobre 2022, la Poli si riavvicinò al partito di riferimento, mettendosi in panchina con il suo movimento personale Io Sud.
Dopo la sua rielezione, favorita da una convergenza tattica di tutta la destra leccese, ha fatto intravedere tutte le sue difficoltà gestionali in una città da modernizzare. (Sopravalutazione politica, egocentrismo ipertrofico, difficoltà ad accettare lo spegnimento delle luci della ribalta?).
Ora a due anni dalla sua elezione, trova il modo di ricompattare il suo popolo su un semplice tatuaggio. Un gesto che non può essere solo personale, dato che è stato esibito sui social, addirittura rivendicato nelle interviste successive. La sindaca di Lecce merita una citazione nazionale nel ricordare la liberazione dal fascismo che si festeggia (ancora) il prossimo 25 aprile.
21 aprile 2026 - FB
Alfredo De Giuseppe