Capisco editorialisti e direttori di importanti testate, compreso la nostra, che tentano in buona fede di mantenere un certo equilibrio fra le ragioni del SI e del NO riguardo il Referendum sulla giustizia che si terrà i prossimi 22 e 23 marzo. Li capisco e apprezzo il loro sforzo, senza arrivare però a comprendere le performance dei vari Sallusti, Capezzone, Sechi o Cerno che più che giornalisti appaiono ormai a tutti gli effetti dei soldatini al servizio del governo. Così come adagiati su posizioni alquanto distorte ed elusive sono i telegiornali delle reti Mediaset e RAI, ormai unite in un’unica, interminabile e fantastica narrazione.
Ci sarebbero in effetti alcune buone ragioni per il SI e altre per il NO, forse all’interno dei tecnicismi di una legge molto complessa, come quella della procedura penale, si nascondono ragionevolezze e distorsioni nella stessa misura, forse le ruggini degli ultimi 50 anni andrebbero scrostate e forse sarebbe corretto discutere meglio e di più in Parlamento (altrimenti che li abbiamo eletti a fare, se bastano i decreti del governo?).
Ma queste ragioni di buon senso, spesso sbandierate come equidistanti hanno un grave difetto: non tengono conto del contesto dentro il quale si svolge tale operazione. Questa riforma, soprattutto quella del CSM, è inserita dentro un quadro ben preciso di smantellamento di alcuni contrappesi, nella visione totalitarista e liberticida in cui la classe dirigente vuole prendersi tutto, decidere su tutto e soffocare ogni pur minimo dissenso. Questi principi, a volte enunciati con chiarezza, altre volte nascosti dietro un codicillo anonimo, sono alla base del pensiero governativo delle destre mondiali che in questo momento stanno provando a distruggere quel minimo di civiltà e apertura mentale che l’uomo medio aveva raggiunto in questi ultimi decenni di pace. La destra sta provando a riproporre uno schema coloniale già visto: l’Occidente ha la supremazia su tutto, l’immigrazione va stoppata come il colera, la ridistribuzione della ricchezza su base mondiale non è un argomento che ci riguarda. Peccato che il mondo stia già andando in un’altra direzione, con India e Cina, ad esempio, che stanno già sopravanzando USA ed Europa, con dei popoli che si sono acculturati, che grazie alla tecnologia hanno imparato i benefici della libertà.
La destra che vuole mettere la mordacchia alla giustizia è un classico storico, al momento all’ordine del giorno negli Stati Uniti come in Ungheria, Russia, Cina, e compagnia bella. In Italia la revisione della Costituzione del 1948 si tinge spesso di risvolti ridicoli con commenti fuori luogo di Meloni, Nordio, Tajani, Salvini e Crosetto, ma la sostanza, dettata forse da personaggi trumpiani esterni al nostro Paese, resta solida e, purtroppo, condivisa da una massa indottrinata su slogan di facile presa. C’è del resto la diffusa idea che la povertà si risolva portando di nuovo un uomo/donna solo al comando, come se la Democrazia, il voto fossero dei fastidi da cui liberarsi al più presto. La Storia ha insegnato ben altro ma ho scoperto che la propaganda, specie quella ripetuta all’infinito, penetra molto più velocemente del buon senso e della tolleranza. E infatti le guerre dilagano e il popolo annuisce. Ecco perché votare NO non significa migliorare la Giustizia, ma forse si può tentare di mettere un freno a questa deriva, a questa pulsione autoritaria, sperando che prima o poi qualcosa di nuovo accada, anche in Italia.
il volantino – 14 marzo 2026
Alfredo De Giuseppe