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I giornali, da sempre, con la dovuta accortezza, si adeguano al potere di turno. Non dico i giornali dichiaratamente leghisti-razzisti ma i cosiddetti giornaloni indipendenti. In questo lento adeguamento, un editoriale dietro l’altro, un mieli dietro un verdirami, si finisce per diventare esattamente come il Governo li desidera. Ipocritamente indipendenti e autorevoli, densi di rimandi storici e metafisici, mentre la sostanza si sposta irrimediabilmente verso le verità di comodo.

Così succede che la nemica numero uno dell’intellighenzia italiana diventi Francesca Albanese, la relatrice Onu per i territori palestinesi occupati. Lei ha solo detto ciò che è sotto gli occhi di tutti, anche dei giornaloni, e cioè che in Palestina c’è un e vero apartheid che dura da decenni, che ora è stata scelta una strada di pace senza mai interpellare i palestinesi. Una verità assoluta che dovrebbe essere solo documentata dai giornaloni con inviati, servizi e commenti sul posto (come si faceva una volta). E invece che succede? Francesca Albanese viene sbattuta sulla prima pagina del Corriere della Sera, definendola senza mezzi termini “militante sempre più filo Hamas” e persino “partigiana di Hamas” e per averle attribuito quella famosa frase mai pronunciata su Israele “nemico dell’umanità”.

Albanese, mentre decide di denunciare per diffamazione “il Corsera”, così risponde ai suoi giornalisti: “Indago su Gaza da 859 giorni. Le mie inchieste possono non essere condivise, ma vanno rispettate: frutto di 859 giorni di lavoro mio e altrui su crimini contro la popolazione civile. Per questo ho chiesto ai miei legali di reagire alle vostre diffamazioni: la misura è colma”.

Mi domando e domando agli amici giornalisti: ma non è già successo durante il fascismo? Non era già in voga in tutti i sistemi dittatoriali gettare fango sull’oppositore del governo in maniera gratuita e distorta? Non ve ne siete mai accorti? Non potreste, di tanto in tanto, raddrizzarvi la schiena e dire cose vere contro i veri “nemici dell’umanità”?

Per il coraggio della verità, per la sofferenza che le stiamo imponendo, per gli ideali di cui si fa portatrice, propongo di riprendere in considerazione una petizione che circolò qualche mese fa: FRANCESCA ALBANESE merita il Nobel per la Pace.

Grazie comunque, Francesca.

16 febbraio 2026

Alfredo De Giuseppe