Voterò ancora sinistra (ma non per loro)
Come più volte espresso in questi anni, ferma restando la mia convinzione che l’Italia avrebbe necessità di abolire l’Istituzione Regione e non di rafforzarla, certamente non voterò per premiare le ultime giunte regionali pugliesi o le varie segreterie locali del PD. Dopo la vittoria di Vendola su Fitto, ci sono stati troppi anni di governo continuativo, troppi enti finanziati inutilmente, troppi bandi creati ad hoc per amici, troppi posti inventati per accontentare delusi vicini e lontani. Tutto per tenersi buoni tutti, secondo la logica consociativa portata avanti da Emiliano & Co.
In questi vent’anni è stato costruito un Sistema che privilegia una modalità di procedere tanto efficace quanto deprimente: pensiamo come i berlusconiani, parliamo come i grillini, scriviamo come i democristiani, agiamo secondo la conservazione del gruppo.
Eppure continuerò a votarli. E qualche motivo, evidentemente, c’è.
Non certo per un’inclinazione all’inciucio, né per favori personali o familiari — anzi, negli anni questi “personaggi” sono stati sempre pronti a prendere le distanze: loro da me, e io da loro. Né una misura da personalizzare, un finanziamento miracoloso e neanche un contributo ad associazioni fantasma.
Non per simpatie personali o affinità creative, giacché queste persone appaiono spesso disinteressate a qualsiasi motivazione onirica.
Non per la chiarezza dei programmi ambientali, turistici, industriali o sanitari/sociali, perché — se possibile — il loro sforzo lessicale è più intenso della reale elaborazione di nuove idee.
Voterò di nuovo questi politici di sinistra, compreso il redivivo Vendola (sparito per proprie indecisioni governative, non per colpa altrui), perché la destra è impresentabile.
Come si fa a votare chi oggi si schiera con Trump, senza porsi dei dubbi?
Come si fa a perpetuare l’eterno desiderio dell’uomo solo al comando?
Come si fa a preferire persone incapaci di esprimere un’opinione appena critica sul razzismo e il nazionalismo estremo di Orban, Milei e altri amici della nostra Meloni?
Come si fa a non riconoscere che Israele ha agito come uno Stato canaglia? C’è stato un tempo in cui agli eventuali terroristi si rispondeva con azioni mirate, non con la distruzione totale di un Paese.
C’è stato un tempo in cui non si annientava il negativo e il positivo insieme, nel tentativo di instaurare un nuovo autoritarismo.
È possibile che il meglio che la destra italiana sappia esprimere sia un fanatico generale della Folgore? O un personaggio che, dopo aver fondato un movimento locale e dichiarato amore eterno per il Salento, lo chiude per intrupparsi in Fratelli d’Italia che, ricordiamolo, porta ancora nel simbolo l’eterna fiamma?
O ancora i nuovi e vecchi leghisti, che in trent’anni sono riusciti a distruggere anche quel minimo tentativo di unificare davvero l’Italia (e forse l’Europa)?
Voterò a sinistra, dunque, per quei pochi principi fondamentali che ancora mi rappresentano: laicità, tolleranza, pluralismo, ambientalismo.
Valori che non appartengono più a nessuna consorteria politica (forse in qualche singolo abbandonato), ma che continuano a nutrire un minimo di coerente autostima e fiducia nel futuro. Non per convenienza, ma per difesa della democrazia e di un’idea di umanesimo che altrove non trovo.
Non so quanti elettori si riconoscano in questa mia condizione, ma una cosa la voglio affermare con decisione: non mi farò travolgere dal nichilismo anaffettivo verso la democrazia.
E andrò a votare.
Alfredo De Giuseppe
Querce News, 17 novembre 2025
Alfredo De Giuseppe