Palermo 11 ottobre 2025, movida del sabato sera, si beve e si litiga. All’esterno del locale “O scrusciu” stanno pestando un ragazzo. Interviene Paolo Taormina, 21 anni, che insieme alla madre gestisce il pub, a pochi passi del Teatro Massimo, tempio della cultura palermitana.
Gli si avvicina Gaetano Maranzano, 28 anni, collana al collo con una pistola per ciondolo, piccoli precedenti per rissa e spaccio di droga, e gli spara alla tempia. La madre di Paolo si lancia in un disperato tentativo di salvare il figlio, nessuno l’aiuta. Un fatto sconvolgente, se non fosse considerato quasi normale nella Palermo attuale, dove i giovani giocano apertamente ad imitare i boss del passato. Addirittura vivono nella loro mitologia.
Infatti Maranzano, quando è tornato a casa, dopo l’omicidio, non ha perso tempo: ha lanciato un post su Tik Tok, con lui come unica immagine e come audio un passaggio della fiction “Il capo dei capi”: «Tu mi arresti? E per che cosa?» chiede Totò Riina. «Per l’omicidio di Michele Navarra, io faccio il mio mestiere», risponde il poliziotto. «Bello mestiere ti scegliesti», replica il boss.
Dopo poche ore ci sono sul suo post oltre 400 cuoricini affettuosi e circa 250 condivisioni. Quando viene arrestato amici e parenti gli lanciano baci e applausi.
Ecco come un semplice fatto di cronaca diventi paradigma della violenza accettata, condivisa, mitizzata nella nostra società. I social come i pizzini, ancora più pericolosi. Il degrado umano indotto da una cultura dell’apparenza, dell’egocentrismo come unico metro con cui misurarsi. La certezza di avere la complicità e la benevolenza di un clan, per quanto piccolo e insignificante, un po’ casareccio un po’ virtuale, diventa l’orgoglio della propria esistenza, dentro il quale ci sta tutto. Violenza gratuita, vendetta immediata, sopraffazione meschina e ignoranza totale. Dentro una società che ha iniziato da decenni a corrompere tutti con versioni della storia totalmente invertite, per cui un omicida seriale come Totò Riina può diventare il nuovo riferimento esistenziale. E con l’aggiunta dei cuoricini a mezzo internet.
La mafia un tempo era una struttura piramidale. Oggi è solo un diffuso senso della violenza inutile. Rimangono uguali la paura e l’omertà.