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MARINA SERRA, la secondogenita

Marina Serra fino all’inizio del ‘900 è come se non esistesse. L’Arditi nel suo “Corografia fisica e storica della provincia di Terra d’Otranto” scrive questa sua breve (quasi poetica) descrizione:

A circa 3 chilometri dal centro di Tricase, verso sud-est, si innalza gigante una rupe di calcare ippuritico che piomba recisa sul mare, e sul picco, quasi campata in aria, torreggia una chiesetta ricca d’indulgenze, sacra a Donna Assunta in cielo, festeggiata a mezzo agosto dal concorso di molti divoti, e volgarmente intesa sotto il nome di Madonna della Serra. L’è cotesto il punto più delizioso, lieto di bei villini, di orti e di coltivazioni erbacee ed arboree. Di quassù si guarda un vasto ed ameno orizzonte, un azzurro infinito di cielo e di mare, e giù nel seno della stessa, balza la grotta Matrona, che ha l’uscio stretto, la volta e le pareti irregolari e grummate di musco, il cavo lungo circa 12 metri e largo 8, ed un flusso di luce che, riverberando all’interno sul ceruleo delle acque che la bagnano, rileva in certo modo l’effetto della Grotta Azzurra di Capri. Il volgo la chiama Matruna perché vasta, quasi madre delle altre”.  

Era intorno al 1880 quando Giacomo Arditi diede alle stampe la sua grande opera sul Salento ed in effetti della Serra si parla solo per la chiesetta e la sua grotta Matrona. I villini erano in alto e in riva al mare non c’era ancora nessuna costruzione. Niente piscina naturale e porticciolo che dovevano aspettare la metà degli anni ’50 del Novecento per essere scavati a suon di seghe e dinamite. (vedi  https://www.alfredodegiuseppe.it/index.php/archivio-2020/732-2020-08-marina-serra-storia-di-una-piscina-divenuta-naturale-39-parallelo) .

Questa mia narrazione parte proprio dagli anni ‘50. E mi faccio subito una domanda: come è potuto succedere che un posto sostanzialmente selvaggio, bellissimo nella sua natura incontaminata, dotato solo di una stradina a tornanti per raggiungere agevolmente la Torre Palane posta a guardia delle scorribande turche, sia poi stata degradata da costruzioni indegne, fuori contesto, quasi irrecuperabili? Tutte fatte nell’arco di vent’anni, dal 1955 al 1975? Ignoranza dei tecnici, povertà con immediato desiderio di riscatto, necessità turistiche? Niente di tutto questo.

A Tricase in quegli anni dominava la DC a sua volta penetrata fino al midollo da una massoneria sotterranea di due, tre famiglie che aveva uno schema ben preciso. Un esponente in giunta o sindaco, un tecnico consigliere comunale, due tecnici pronti a firmare qualsiasi cosa e tutti gli altri poveri cristi a far finta che si votava per la “democrazia”. La famigerata “Commissione Edilizia” era uno strumento in mano a tecnici di famiglia, a politici distratti e a funzionari poco accorti. Di conseguenza, come in tanti paesi del Meridione d’Italia, si è potuto costruire di deroga in deroga, dimenticando una pianificazione ordinata e sistemica. Marina Serra è divenuta così un luogo poco attraente per un lungo periodo dopo la seconda guerra mondiale, anche se manteneva un suo fascino ristretto. Un posto di mare poco frequentato, se confrontato con la consorella Tricase Porto, che invece aveva i favori dei nobili aristocratici e dei nuovi borghesi. Essa, la secondogenita Marina, era lasciata a gente di Ruffano, Miggiano e Tiggiano, quasi lido di seconda categoria, un qualcosa che galleggiava tra l’anonimato e il proletariato paesano. La Serra era a disposizione del popolo più silenzioso, di qualche emigrato di ritorno, di quei personaggi che in gioventù non avevano mai visto il mare e parlato della pesca d’altura.

Dopo la costruzione della piscina e del porticciolo, ci pensò il prof. Angelelli a dare nuovo impulso alla Marina di serie B. Costruì un ristorante in riva al mare con annessa piscina e discoteca sotterranea. Poi arrivò anche l’albergo, con un bel nome evocativo, “il Vascello”.  Da allora, complice anche la costruzione della nuova litoranea fino a Leuca, si sprecarono le cartoline della Serra con bella mostra della piscina dipinta di azzurro del “Vascello”. Ai primi anni ‘70 faceva attrazione tutto ciò che sapeva di moderno. Però le cartoline erano rigidamente dall’alto, riprese da un belvedere, mai dal basso: erano buone per osservare il paesaggio nel suo complesso, non per valorizzare un qualche “particulare”, che obiettivamente doveva lasciare tutti molto perplessi. Perché anche l’albergo-ristorante era frutto dell’improvvisazione del singolo e non certamente di una volontà pubblica, legata ad una nuova progettualità turistica. Era frutto in definitiva di permessi, silenzi e omissioni, accordati sempre nella logica politica del tempo.

Nella percezione popolare qualcosa di significativo si è modificato con l’arrivo del nuovo millennio. Cominciò dapprima un gruppo di uomini e donne di una certa età che facevano il bagno ogni mattina, estate ed inverno. Lo facevano dentro uno spazio semichiuso che veniva definito “piscina naturale” che tutto era fuorché naturale ma evidentemente questa parola ha colpito. Poteva chiamarsi piscina matrona o forse piscina Serra ma non avrebbe avuto l’impatto che mediaticamente ha avuto. Perché poi dalla seconda decade di questo millennio, i social furono invasi da foto, selfie, paesaggi ritraenti quasi tutti la piscina e la Torre Palane, simulacro di un passato messo a riparo dei nuovi turisti. Il tutto trasformato in vanità più che in sostanza. Nessuna novità eclatante, nessun nuovo lido o albergo-ristorante.
Tutto era più o meno come vent’anni prima, ma l’impressione era più innovativa, più fotogenica, più trendy. Il turismo di massa, il mordi e fuggi quotidiano ha colpito però anche la Serra, che è diventata nel frattempo invivibile d’estate mancando il coraggio di fare alcune scelte decise intorno a quella scienza moderna che viene definita “viabilità”.

Ora c’è il rischio che la Serra sia coinvolta in qualche modo nel progetto del “Volo dell’angelo” che parte per iniziativa del Comune di Tiggiano ma che probabilmente avrà approdo sulla sua dura falesia. Staremo a vedere. A volte c’è anche il tonfo delle aquile.

39° Parallelo – ottobre 2025

Alfredo De Giuseppe