UN LIBRO AHINOI SEMPITERNO QUELLO di ALFREDO DE GIUSEPPE
È come il miele "La Mia Salentitudine" di Alfredo De Giuseppe, ovvero un libro che come lo zuccheroso alimento non scade. Ma se si eccettuano alcuni gustosi aneddoti sul libro riportati non si tratta di temi mielosi ma di vicende affatto commendevoli, annose, incancrenite nel tempo e tuttora persistenti nel vissuto degli indigeni delle terre salentine. Con piglio diegetico Alfredo, in un arco temporale ventennale, racconta vicende che hanno caratterizzato scelte, il più delle volte scellerate, ad opera di politici (e no) che hanno condizionato il sano sviluppo delle sorti territoriali che ora vedono il Salento consegnato a un turismo anarcoide preclusivo di altri sbocchi di cui pure potrebbe beneficiare. Qualche esempio non esaustivo della molteplicità dei casi contenuti nel tomo: "La Grotta dei Cervi è un unicum mondiale, contiene oltre 3.000 pittogrammi, creati quasi tutti col guano di pipistrello, presente in abbondanza nella stessa grotta. In definitiva è un mistero non risolto e quindi un monumento all’umanità, alla sua crescita, alla sua curiosità, alla sua astrattezza, alla sua indeterminatezza. I disegni preistorici
non codificati e mai più riprodotti in altri siti, fanno sorgere domande inquietanti. Cos’era questo luogo? Un tempio, un ritrovo di capi tribù o di cacciatori, il luogo delle iniziazioni maschili, il nascondiglio dei primi artisti, addirittura il tentativo di interpretare l’universo e le sue costellazioni?" Ebbene De Giuseppe raffronta il rinvenimento del sito in Badisco alle similari Grotte di Lascaux in Francia che hanno avuto ben altra visibilità e ribalta con la realizzazione di una replica conforme all'originale che in tempi rapidi ha coperto i costi di realizzazione grazie agli innumerevoli visitatori. Ma accanto al fare vi sono esortazioni al "non fare" e l'autore cita il caso virtuoso dell' "Aeroporto Tempelhof di Berlino ha smesso di essere un aeroporto nell’autunno del 2008, la sua posizione troppo centrale e la sua pista d’atterraggio troppo corta lo rendevano ormai inadeguato alle esigenze della capitale tedesca. Anche lì si sono affrettati a pensare a nuovi progetti, a nuove costruzioni, concorso di idee, finanziamenti e altro. Poi hanno indetto un referendum e il 25 maggio di quest’anno una maggioranza schiacciante di berlinesi ha detto: lasciate tutto così com’è. Le piste sono bellissime per biciclette e skateboard, i prati intorno alla pista ottimi per giocare, stendersi a prendere il sole, curare le piante, o semplicemente passeggiare senza uscire dal perimetro urbano. Migliaia di ragazzi, giovani, anziani, ogni giorno utilizzano uno spazio di circa 250 ettari per vivere meglio la loro città, la loro vita". E allora, prosegue Alfredo De Giuseppe: "Allora ho fatto una breve riflessione: quante volte sarebbe stato il caso, anche in Italia, anche nel Salento, di non toccare l’esistente per non deturparlo in maniera irreversibile! In genere, nelle italiche contrade, funziona così: un Sindaco sveglio e la sua giunta (o la sua cricca) chiede un finanziamento per un progetto; giacché ci si mette non si progetta una cosa semplice, mettiamo un prato, ma si inizia a pensare cose allucinanti, quasi sempre inidonee all’uso; arrivano i soldi che non bastano mai e il gioco si fa interessante; alla fine dell’utilità dell’opera non importa più niente a nessuno, l’ambiente ne è uscito devastato, ancor di più le persone che ci vivono intorno. Queste le regole generali, per cui sarebbe interessante formare un comitato nazionale che faccia bloccare tutte le opere inutili di ogni singolo paese. L’altro giorno passavo da Tiggiano, ridente comune del Basso Salento e notavo sulla strada principale che porta verso il centro una piazza inutile perché piena di cose inutili fra cui una disgustosa costruzione che alla lunga vorrebbe essere una specie di punto ristoro. Tiggiano ha una bellissima campagna: non bastava piantarvi qualche albero e lasciare degli spazi per giocare, correre, sdraiarsi a terra? Il Comune di Tricase, che ha otto chilometri di costa (che i francesi se li sognano), sta pensando di affrontare un piano coste che potrebbe stravolgere morfologia, abitudini, bellezza e incanto…per favore non toccate niente, pensate ad altro. Il Comune di Corsano vuole valorizzare il suo pezzettino di mare, tentando disperatamente di trovare il modo di aprire le porte al turismo. Magari ci troveremo l’eliporto sugli scogli di Scalamasciu, perché ai nostri piace dare il massimo dei servizi ai turisti. Non era meglio se queste cittadine che hanno la fortuna di avere flora, fauna e natura da sogno, pensassero a come risolvere il problema della fogna nera buttata a mare con depuratori altamente inefficienti? Il Comune di Gagliano vuole ingabbiare il Ciolo, il meraviglioso canalone, con chilometri di reti metalliche. Perché? Semplice: il progetto è stato finanziato. Con questa logica in tutta Italia si sono realizzate le periferie più brutte d’Europa, abbiamo sconquassato città e campagne, abbiamo inquinato tutte le acque, abbiamo costruito l’Ilva e il Mose dove il mare era più bello, abbiamo avvelenato le campagne per produrre scarpe di tipo vietnamita, con i diserbanti abbiamo tentato di far sparire l’erba. A Patù hanno costruito la 167 su tombe messapiche, a Leuca hanno edificato in modo orripilante, intorno alle ville di fine ottocento che avevano dato un tocco di originalità davvero stupefacente; a San Gregorio, Torre Vado e via via fino a Gallipoli è tutto un susseguirsi di cubi abusivi in cemento, che formano un contrasto orribile con quella che era la sabbia più bella d’Italia. Noi per i prossimi dieci anni dovremmo augurarci che i nostri Sindaci si riposino, si rimettano al meglio dalle fatiche elettorali, se ne vadano a fare lunghe gite sulle barche a vela, vadano in un posto dove non possano far danni. E se noi votassimo come i berlinesi?”