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Se potessi mi arruolerei nell’esercito dei disertori o in quello degli obiettori di coscienza. Qualcuno fa una differenza tra i due eserciti, ma è sottile: i disertori hanno visto le atrocità delle guerre e vogliono scappare, gli obiettori ne sono consapevoli in anticipo. In ogni caso parliamo di un rifiuto certo, netto, categorico dell’uso delle armi, sia a scopo personale che istituzionale.

Ho pensato per anni che l’evoluzione dell’uomo stesse portando ad un mondo pacifico, specialmente dopo la “resa” dell’Unione Sovietica, la fine della logica dei blocchi e della deterrenza basata sugli armamenti. Non era logico aspettarsi un mondo in cui, finito il colonialismo più sfrenato e conclusa la stagione del socialismo reale, si potessero regolare tutte le vicende conflittuali con accordi di tipo economico e pacifico? Evidentemente l’indole guerrafondaia è più forte di quel che appare in superficie, specie se serve per declamare posizioni nazionalistiche e razziste. Oppure la guerra è davvero il motore che muove il progresso scientifico e quindi diventa necessaria per regolamentare la crescita dell’umanità?

Era da mesi che mi ponevo queste domande, specialmente ogni volta che sentivo parlare Conte e Schlein, Meloni e Salvini. Poi è arrivata una ragazza, Virginia Libero, che qualche giorno fa dal palco della festa dell’Unità di Reggio Emilia ha pronunciato delle frasi contro le spese militari che, nella loro banale semplicità, son sembrate rivoluzionarie. Frasi sentite ed urlate come si usava un tempo: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre” e ancora “Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori”.

Subito sono insorti nell’ordine tutti i giornali di Angelucci (non vendono copie ma i loro direttori da trent’anni sono sempre in tv), Calenda e Renzi, i dem di destra e tutti i patrioti meloniani, troll compresi. Qualcuno ha ricordato che in Italia i partigiani hanno imbracciato le armi per poter vincere il nazi-fascismo, ma hanno dimenticato di dire che per scappare sulle montagne divennero “disertori” anche loro. Disertori dall’orrendo esercito di Salò e dal regio esercito di Badoglio di cui non si fidavano. Si disertava per necessità, per sperare ancora, non per far vincere un altro Stato bellicista. Da quella diserzione, da quel collettivo rifiuto nasce l’idea di un’Europa unita, mai più in guerra. Mai più orrore e terrore in quelle contrade che da millenni si scontravano per pochi chilometri di terreno, per un’offesa al re o al papato. Basta, si disse e basta ha urlato oggi una ragazza.

Naturalmente il sostegno dei grandi del PD alla giovane Virginia è stato molto fievole, e del resto i maggiorenti dem si sono distesi sulla posizione europea che non prevede un serio e continuativo sforzo diplomatico. Se l’Europa non fosse diventata succube culturalmente dei modelli americani e avesse messo in campo il suo “canone occidentale” oggi forse la guerra in Ucraina non ci sarebbe più e in Palestina non ci sarebbe stata la carneficina degli ultimi anni. Un canone culturale contro un cannone mortifero.

Io mi arruolo tra i disertori attivi, quelli che non vogliono uccidere nessuno, neanche l’uccellino che vola sulle nostre teste.

22 settembre 2026 - Querce News

Alfredo De Giuseppe