AlfredoDeGiuseppe.it

Quando nel 1986, a Chernobyl un reattore esplose, fondendo il proprio nocciolo nucleare, un incendio disperse nell'atmosfera una nube altamente radioattiva. Dopo un paio di giorni una base svedese, a oltre 1.000 Km di distanza, notò nell’atmosfera dei valori anomali di Iodio e Cesio, analizzò la direzione dei venti e informò la comunità internazionale del probabile incidente in Ucraina (con qualche iniziale diniego dell’allore Unione Sovietica). L’allarme fu alto, la popolazione europea ne uscì convinta della pericolosità delle centrali nucleari, della loro gestione quotidiana.

Stiamo parlando dell’aprile del 1986, oltre 40 anni fa. Qui si apre una riflessione che penso vada ormai fatta per capire i tempi che viviamo. Oggi, 2026, noi europei siamo nel bel mezzo di due guerre, una si svolge in Ucraina (la terra di mezzo) e l’altra in Palestina/Iran/Cisgiordania (la terra delle religioni). Dall’inizio del 2022 ogni santo giorno ci sono migliaia di esplosioni provenienti dal cielo, bombe sganciate in ogni dove, sui palazzi e sulle scuole, sui laghi e sui fiumi, sui depositi di carburante, e forse anche sulle centrali nucleari. In questi ultimi 4 anni non si è sentito un solo telegiornale aprire il notiziario sulla qualità dell’aria, sulle nubi tossiche che grazie ai venti raggiungono comunque l’Europa, Italia in primis.

Eppure i continui bombardamenti e le operazioni militari in Ucraina e in Medio Oriente stanno provocando una catastrofe ecologica silenziosa. I danni all'aria, al suolo e alle risorse idriche hanno una portata globale e generano una contaminazione tossica che persisterà per decenni. La sola guerra in Ucraina ha generato oltre 330 milioni di tonnellate di CO2, una quota comparabile alle emissioni annuali di un Paese equivalente alla Francia.
I bombardamenti su raffinerie, depositi di carburante e complessi industriali rilasciano nell'aria idrocarburi, metalli pesanti e sostanze chimiche nocive.
Non vanno sottovalutate le polveri da macerie: la distruzione degli edifici (oltre il 78% delle strutture a Gaza) solleva enormi nubi di particolato fine, fibre di amianto e residui di munizioni, respirati quotidianamente dalle popolazioni locali e immesse nel cielo di tutti.
Inoltre, secondo i dati del Joint Research Centre della Commissione Europea, nel solo 2024 l'Ucraina ha registrato incendi devastanti lungo le linee del fronte che hanno bruciato 965.000 ettari di vegetazione. Si tratta di un'area grande più del doppio di tutti gli incendi boschivi avvenuti nell'intera Unione Europea messi insieme nello stesso periodo, con il conseguente rilascio di fumi densi e CO2 che hanno appesantito l'atmosfera continentale.

La guerra moderna, quella che ancora non fa uso di bombe atomiche, si consuma con esplosioni che rilasciano nel terreno piombo, mercurio, zolfo e uranio impoverito. Queste sostanze rendono i terreni agricoli sterili e tossici per le coltivazioni. Le sostanze chimiche tossiche e i carburanti penetrano nei terreni permeabili, contaminando in modo irreversibile le riserve di acqua potabile sotterranea.

La perdita di vegetazione — dovuta sia ai bombardamenti sia al taglio disperato di alberi da parte della popolazione per scaldarsi o cucinare — altera la struttura del suolo, aumentando il rischio di alluvioni e desertificazione a lungo termine

Nella sola Gaza si stimano oltre 61 milioni di tonnellate di macerie contaminate da ordigni inesplosi, sostanze chimiche industriali e contaminanti da combustione.

Il bombardamento sistematico degli impianti di depurazione e delle condutture fognarie provoca lo sversamento continuo di acque reflue non trattate nei fiumi (come il Dnipro in Ucraina) e nel Mar Mediterraneo (fronte di Gaza), causando epidemie e distruggendo gli ecosistemi marini.

Una ricerca scientifica intitolata Abrupt exacerbation in air quality over Europe after the outbreak of Russia-Ukraine war ha analizzato i livelli di inquinamento atmosferico nelle città europee dopo l'inizio del conflitto.
I risultati indicano che:
- dal 2022 si è registrato un incremento medio del 9,78% di PM2.5 (particolato fine tossico);

- I livelli di biossido di azoto sono aumentati in media del 10,07%.

 - che il massiccio afflusso di inquinanti transfrontalieri ha letteralmente annullato tutti i benefici e i miglioramenti della qualità dell'aria che l'Europa aveva faticosamente ottenuto negli ultimi decenni, con danni indiretti ancora non valutabili sulla salute umana.

 

La riflessione è che se uno solo di questi dati fosse riportato giornalmente dai nostri Media come potenzialmente mortale con malattie gravi e dolorose (come successe per mesi nel 1986), probabilmente la nostra visione e la nostra percezione sulle guerre cambierebbero un po’. Perché non basta il numero di morti, di stragi di innocenti, di fame e torture, per muoverci in modo sostanziale dobbiamo sentirci toccati sulla nostra salute. Peccato che in questi anni non ci sia più una vera informazione libera, siamo condizionati dalla Nato, da Trump e dalle multinazionali (anche Big Tech) e quindi non si può dire che una guerra a Kiev uccide anche a Lecce. Se a tutto questo aggiungiamo continui incendi (in ogni regione d’Italia) di ecocentri, di plastiche e rifiuti speciali, si può intuire anche il motivo del costante aumento delle temperature.

 

L’ambiente viene deformato e distrutto da continue esplosioni, da incendi e devastazioni di terre e acque. I popoli, le città e i paesi, vanno incontro al proprio massacro ecocidiale in allegria, cantando le canzoni del nazionalismo, della competitività esasperata, dei conflitti continuativi. I nostri figli però moriranno di aria malata, la nostra atmosfera non ci proteggerà più dai raggi del sole, la siccità ci renderà ancora più guerrafondai.

Oggi, più che mai, sarebbe necessario opporsi alle guerre. Ma per davvero, non andando dietro ai pazzi, riarmando il mondo sulla testa di un certo numero di miliardi di schiavi (noi).

 2 settembre 2026 - Querce News

alfredo de giuseppe