Quando in Italia si cambia nome a qualcosa, a qualche funzione o attività, c’è da preoccuparsi. In genere si allunga il brodo in burocratese pur di far passare qualcosa di ignobile. Sta succedendo di nuovo in questi giorni nel solito silenzio dei media mainstream che ormai dicono, fanno, commentano e scrivono tutti delle stesse cose. È in approvazione alla Camera un Disegno di Legge sulla caccia con il quale si sta tentando disperatamente di peggiorare una situazione già largamente compromessa.
Con la riforma infatti cambia il nome dei cacciatori che diventano all’improvviso "bioregolatori" e la caccia diventa formalmente "attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi".
Se non facesse già ridere questo, c’è molto altro per provare disgusto e riprovazione. Infatti nel DDL di 20 articoli voluto dal presidente dei senatori di FdI, Lucio Malan, si tenta di riformare radicalmente l'attuale legge sulla caccia, la 157 del 1992. È previsto l’aumento del numero di animali cacciabili e l’incremento delle aree di caccia consentite, come spiagge e aree protette. Si potrà cacciare nelle aziende faunistiche private, visto che viene meno la norma che prima permetteva ai proprietari di imporre uno stop per motivi etici. Si incide anche sui calendari venatori, aprendo alla possibilità di cacciare anche durante le fasi di migrazione e nidificazione degli animali, o con il buio perché si potranno usare visori notturni e silenziatori, addirittura sui valichi di montagna che finora erano considerati paradisi del silenzio e del rispetto. Previsti, infine, limiti meno rigidi sui richiami vivi ossia gli uccelli usati come esca sonora negli appostamenti di caccia.
La legge del 1992 era in un certo senso una riparazione del mancato quorum del referendum del 1990 con cui si cercò inutilmente di abolire la caccia: non si raggiunse il quorum (circa il 43%) anche se si espressero a favore dell’abolizione oltre il 92% di coloro che si recarono alle urne. Era un momento in cui la sensibilità ambientale sembrava superiore a quella di oggi, e questo è un gran limite dell’attuale visione della maggioranza italiana. Ora che il termine “ambientalista” fa il paio con “negativismo e battaglie inutili” due termini ben utilizzati, quasi ogni giorno, dai giornali di destra.
Nonostante tutto quella legge appariva alle associazioni ambientaliste sempre da modificare perché in alcuni punti lasciava spazio ad interpretazioni poco edificanti (vedi attraversamento di proprietà private). Oggi il governo meloniano, sempre più ideologico, certifica che la vita e l’habitat degli animali non contano nulla di fronte ad una minoranza lobbistica che vuole avere mani libere di impugnare il fucile e sparare in ogni dove e in ogni momento.
Però abbiamo delle consolazioni: d’ora in avanti quando moriranno migliaia di uccelli migratori non diremo che sono stati dei cattivi cacciatori ma dei legalizzati bioregolatori che in definitiva stanno aiutando la biodiversità e gli ecosistemi. Potenza delle parole imposte per decreto legge.
Querce News, 22 giugno 2026
Alfredo De Giuseppe