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La prima guerra mondiale modificò il modo di fare le guerre: arrivarono i primi aerei, i bombardamenti dal cielo e fecero intuire che tutto sarebbe cambiato. Tutto sembrò all’improvviso vecchio e obsoleto, compreso le trincee e le immani fatiche del soldato semplice.

Allo stesso modo oggi l’Intelligenza Artificiale sta facendo rapidamente invecchiare un mondo novecentesco, con le sue parole, le sue speranze consolidate e le sue dimenticate atrocità. Ogni parola ha ormai una sua essenza diversa, la si può manipolare a proprio piacimento, la si può interpretare in cento modi, purché ben interpretata, ben dissimulata. L’AI alla portata di tutti, figlia della diffusione planetaria dei social network, è una macchina perfetta: hai tutte le risposte che vuoi, ti aiuta in ogni aspetto della tua vita, ti fa anche guadagnare e forse ti cura meglio del tuo medico, ti difende meglio del tuo avvocato.

Tutto quello che fin qui è stato della storia dell’umanità serve solo ad implementare la formazione scientifica e sociale di alcune macchine potentissime, posizionate chissà dove, forse sulla nostra testa. Intanto l’abitante distratto e il cittadino frustrato chiedono di tutto, anche se le loro poesie sono belle, e tutto il mondo sembra essere dentro il palmo della loro mano, nessuno pare più isolato dietro un pranzo frugale.  

Questa terrificante, bellissima forza dell’intelletto umano prima o poi ci sovrasterà, prima o poi farà invecchiare anche quest’epoca, fatta di miliardari pazzi, vassalli nazionalisti, politici razzisti e guerrafondai intelligenti.

24 gennaio 2026 -FB

alfredo de giuseppe