In un paese del Sud nella notte tra il 15 e il 16 aprile del 2024 qualcuno tentò di estrarre i soldi del bancomat di Poste Italiane usando una ruspa e una bomba. Si sa che al Sud c’è sempre qualche scienziato che tenta nuove strade con bombe e ruspe. Infatti gli stessi ricercatori dopo non essere riusciti ad incassare a Tricase quanto previsto da tanto duro lavoro, nella stessa notte andarono ancora più a Sud, al bancomat di Castrignano del Capo, che pure distrussero in pochi minuti. Dopo c’era Leuca Finibus Terrae e, per fortuna, se ne accorsero in tempo.
In ogni caso a Tricase non riuscirono a portare via l’erogatore di banconote ma realizzarono l’impresa di distruggere quasi metà dello stabile per impossessarsi di un oggetto di appena un metro quadrato. Ma tutto questo, si sa già, è frutto di grandi studi strategici, che portano questi scienziati ad operare al Sud, sempre più al Sud.
La bomba e la ruspa lasciarono esterrefatti i cittadini, che all’improvviso non avevano più il miglior ritrovo quotidiano, se ne lamentarono e se ne lagnarono a lungo, quasi mai (però) contro i supposti scienziati, ma sempre e soltanto contro la malasorte. Quella ferita al centro del paese andava sanata, quel posto del cuore andava subito ripristinato. Però qualche tecnico dichiarò che l’intera struttura necessitava di una profonda revisione essendo danneggiata nei suoi moduli di sicurezza statica.
Quindi dipendenti, computer e utenti (o clienti?) furono trasferiti d'emblée nella sede secondaria, piccola e scomoda, in una strada stretta e lontana quasi 500 mt dal centro. I cittadini si lamentarono, sempre per la malasorte, e furono accontentati: arrivò un container e fu piazzato a fianco allo stabile danneggiato, furono riportati così al centro i dipendenti, i computer e gli utenti. Sembrava una soluzione provvisoria, ma quando arrivano i container la soluzione può durare anni, come possono testimoniare i terremotati del Belice o delle Marche.
Infatti oggi, gennaio 2026 la situazione è ancora in alto mare: i lavori sono stati appaltati, eseguiti in parte, poi bloccati, ripartiti e ora di nuovo fermi. Le motivazioni sono oscure e nessuno sa davvero cosa stia succedendo. Non oso immaginare cosa avverrà quando si dovrà fare accertamento statico e rilascio dell’agibilità. Tempi biblici, mentre qualche pensionato sta morendo, senza manco fare la fila davanti al container, sognando però fino alla fine la sua bella Posta, con le sedie e l’aria condizionata, con le vetrate e l’eliminacode.
Tutto questo stride con una notizia che mi è tornata alla mente in questi primi freddi giorni del nuovo anno: in Cina, Città di Fuzhou, provincia di Fujian, nel gennaio del 2018 completarono la costruzione di una linea ferroviaria per una nuova stazione in circa 9 ore, grazie all'impiego di 1.500 operai, sette treni e molti veicoli da costruzione, lavorando in squadre con compiti simultanei per realizzare l'infrastruttura. Un esempio della loro velocità ingegneristica e organizzativa.
Non sarà che il declino dell’Italia e in parte dell’intera Europa sia tutto in questo confronto: le Poste e Telecomunicazioni italiane e le ferrovie cinesi? Però la malasorte insiste…
(Stamattina una persona aveva parcheggiato il suo APE Piaggio di fronte all’ingresso delle Poste dentro il container… mi è sembrata un’immagine esemplificativa del nostro mondo, dove resiste anche un minimo di poesia…ma proprio un lumicino…Mi son fermato, ho fatto due foto, ho scritto due righe inutili…)
9 gennaio 2026
Alfredo De Giuseppe