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Intervista esclusiva al medico di Lampedusa, noto in tutto il mondo per il suo impegno umanitario

Pietro Bartolo è proprio come lo immagini. Una faccia da pescatore umile, con le rughe appena mitigate dalla modernità, ma che sarebbero state ancora più profonde se avesse continuato a cavalcare le onde come il padre e il padre di suo padre. Il mare profondo di Lampedusa che conosce molto bene, anche perché fece un naufragio da ragazzo e fu salvato appena in tempo. Accompagnato da Giovanni Carità dell’Ass. “Tricase che fare?”, lo incontro in una bella giornata d’inizio settembre all’Hotel Callistos di Tricase, ospite del Festival “Impressioni di Settembre” che accoglie da tre anni dibattiti, musica e cinema.

Ho trovato il mite e pacifista medico Pietro Bartolo molto più battagliero di quel che pensassi. Idee precise sull’attualità, battute sferzanti contro la destra al governo, un’idea di umanesimo che collega prepotentemente all’Amore verso il prossimo, specie quello più debole, quello più in difficoltà. Non ho iniziato dalle terribili immagini, condite da racconti in prima persona, che durante gli eventi a cui è chiamato a presenziare suscitano tante emozioni (anche di rabbia), commozione e infinite domande. Immagini e storie che le TV non passano, che anche gli autori di documentari censurano per un eccesso di orrore che rischia di diventare insopportabile per la mente umana.

  • Bartolo, partiamo per una volta dalla politica. Lei è stato europarlamentare del PD dal 2019 al 2024, nonché Vicepresidente a Bruxelles della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Può dirci come n’è uscito da quell’esperienza? È stata un’esperienza utile o l’ha fatta sentire ancora più isolato rispetto alle scelte europee, specialmente intorno al tema dei migranti?
  • È stata un’esperienza straordinaria, anche se in alcuni casi vissuta in solitudine. Forse mi son trovato anche in un momento sbagliato della storia della Comunità Europea, sempre più orientata a destra, sempre più propensa a regole restrittive verso la migrazione, che io non chiamo mai “fenomeno” perché è un fatto ancestrale e naturale. Ho chiesto ed ottenuto di far parte della commissione LIBE- libertà civili, giustizia e affari interni – anche grazie all’intervento del compianto Davide Sassoli, mi sono impegnato con tutte le mie forze per trovare soluzioni più umanitarie ma non ho trovato molte sponde a mio favore, ho spesso combattuto contro i mulini a vento. A Bruxelles ho sentito la solitudine, come quella che avevo sentito per trent’anni a Lampedusa.
  • Lei ha scelto di fare politica in continuità con il giuramento di Ippocrate, ma non pensa che le dinamiche partitiche oggi vadano riviste?
  • Nella vita puoi fare film, scrivere libri, puoi far piangere e commuovere ma in definitiva è sempre la politica a decidere. Ecco perché mi sono deciso a fare politica attiva. A fare non a “scendere in politica”, perché il più noto politico “discesista” ha fatto molti danni all’Italia e alla politica stessa. E io volevo essere rieletto per tentare di terminare dei lavori iniziati in Parlamento Europeo. Mi sono ritrovato isolato anche dal mio stesso partito PD, forse perché in più di un’occasione sono stato in disaccordo con la sua linea politica, appiattita sulle logiche della Ursula von der Leyen.
  • Ciò non toglie che la maggioranza degli italiani pare apprezzare la linea delle destre in tema di immigrazione.
  • Si e capisco la reazione delle persone comuni, specie dopo una narrazione “tossica”, bombardata sulle loro teste per decenni che ha fatto apparire queste persone che giungono sulle nostre coste come dei mostri, degli alieni, se va bene prostitute, delinquenti, gente che ci viene a togliere il lavoro e in fondo anche terroristi. Alla fine tutto questo diventa un cavallo di battaglia, si vincono le elezioni parlando alla pancia delle persone.
  • Si può fare una contro-narrazione, contro la maggioranza di giornali e TV?
  • Io ho deciso di non fermarmi. Vado a raccontare nelle scuole, nelle piazze la verità, quella verità che io ho vissuto in prima fila, quella dei sacchi neri con i bambini morti, con le donne e bambine violentate nei lager libici, con i ragazzi dalla pelle scorticata dalle torture. Io ero un semplice medico, non era mia intenzione diventare attore, politico, scrittore o conferenziere, però non era possibile tacere oltre. E questo faccio ancora, tutti i giorni.
  • In definitiva, concretamente pensa che qualche risultato lo ha ottenuto?
  • Premesso che non ho mai votato la fiducia a Ursula von der Leyen perché lei ha una visione destrorsa e punitiva della migrazione, sono riuscito spesso in Parlamento a far passare mozioni innovative in merito a corridoi umanitari, coinvolgimento delle ambasciate europee nei paesi più poveri e altro ancora, per poi vederle sonoramente bocciate dal Consiglio Europeo, che come lei ben sa è costituito dai leader dei singoli Stati ed ha in effetti il vero potere decisionale. Forse è stato più semplice lavorare su un altro piano, quello della sensibilità collettiva attraverso immagini e lavori artistici.
  • Si riferisce ad esempio al film-documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi, che nel 2016 ha vinto l'Orso d'oro al festival di Berlino e ha ottenuto una candidatura agli Oscar 2017?
  • Lei pensi che quel documentario Rosi non voleva neanche farlo. L’ho spinto io a trasformare un suo piccolo cortometraggio in un film più lungo, più strutturato che potesse dare l’occasione di mostrare, di parlare più a lungo, di far vedere (almeno in parte) gli orrori quotidiani che si susseguono nel nostro mare, in quel Mediterraneo che invece dovrebbe essere una casa comune di tutti i popoli. E si immagini questo medico di Lampedusa nel red carpet di Hollywood, vestito come un pinguino: ero a disagio ma anche felice che finalmente si parlasse in tutto il mondo delle vicende della migrazione da un punto di vista della sofferenza dei singoli. Operazione che poi ho cercato di ripetere, con ancora maggior forza, con il libro scritto insieme a Lidia Tilotta, “Lacrime di sale”.
  • Ma la situazione ad oggi, settembre 2025, le pare leggermente migliorata o siamo sempre allo stesso punto?
  • Purtroppo non è cambiato nulla. L’Italia di Meloni è sempre più a destra, con tanti decreti approvati contro queste persone, con deportazioni in Albania, Tunisia, Mauritania e Libia soprattutto. Abbiamo una tradizione ormai in Europa: facciamo gli accordi con i peggiori dittatori e questo per me è un palese tradimento dei padri fondatori che hanno basato la costruzione europea sul rispetto dello Stato di Diritto e sui valori di giustizia e libertà.
  • Oltretutto la migrazione non è stata fermata…
  • Infatti l’assurdo è questo: nonostante i soldi investiti, miliardi e miliardi, gli accordi con i peggiori figuri esistenti, la migrazione continua sempre nello stesso modo, perché come dicevo non è un fenomeno ma un fatto endemico, storico, inarrestabile. Oggi ci sono almeno il 20-30 per cento in più di arrivi di persone su barconi rispetto agli anni precedenti, ma nessuno ne parla più, sono spariti dai TG, le televisioni sono tutte in mano allo stesso potere. La cosa più sconcertante è che in questa narrazione si innescano poi meccanismi di razzismo, di odio, di pregiudizi nei confronti di queste persone, che ribadisco sono come noi. Dobbiamo convincerci che per i politici non è una questione di razzismo ma solo di strategia elettorale. Del resto anche il PD di Minniti cercò una risposta con gli accordi in Libia con i peggiori torturatori. Non dimentichiamo che pochi mesi fa abbiamo accompagnato un certo Almasri, un conclamato assassino, torturatore e violentatore, a casa sua con un volo di Stato, una vergogna per tutti noi.
  • Lei si è occupato anche di divulgare l’importanza dei vaccini
  • Si, perché anche nel caso dei vaccini c’è un’ignoranza di fondo. Una cosa è indagare se qualcuno ha lucrato, se sono state violate delle leggi, un’altra è mettere in discussione la validità dei vaccini, che hanno sempre salvato milioni di vite, compreso questo del Covid. In questo caso do la colpa agli intellettuali che sanno come stanno le cose, non difendono la Scienza per come dovrebbero, sono in silenzio per paura.
  • Paura di cosa?
  • Gente che ha l’incarico al Museo, al giornale, che è inserito nei meccanismi statali e che per paura di perdere il privilegio non parla, pur conoscendo la verità, pur sapendo come stanno le cose. Per me queste persone sono dei codardi, insieme ai sedicenti giornalisti, che dovrebbero essere al di sopra delle parti. Dall’altro lato devo ringraziarne alcuni che mi hanno dato voce, ed è grazie a loro se sono riuscito a raccontare le storie vere, vissute nella porta d’ingresso d’Europa.
  • Lei prima di essere europarlamentare è stato anche consigliere comunale e assessore di Lampedusa. Come giudica l’attuale tendenza di moltissime amministrazioni locali a ignorare completamente le questioni legate alla migrazione, alle guerre, ai genocidi? Davvero non contano nulla nella valutazione di questi avvenimenti epocali?
  • Le rispondo in un modo netto: sui cartelli stradali posti all’ingresso di ogni cittadina, toglierei le diciture tipo “città denuclearizzata” e metterei “Citta riumanizzata”. Ogni comunità deve sentire la possibilità di riscattarsi, per non sentirsi dire in futuro: potevi fare e non hai fatto.
  • Queste sue visite nel Salento si stanno facendo abbastanza frequenti…
  • Vedo che dal basso c’è tanta sensibilità su questi temi…il Salento è una terra di frontiera, una specie di isola come la mia Lampedusa, ma voi per assurdo siete più vicini di noi alle altre terre, come Albania, Montenegro, Grecia. Il vostro coinvolgimento è ancora più forte delle notizie di stampa, è nel vostro DNA…Noi siciliani e voi salentini siamo gente di mare, sappiamo di dover salvare chi attraversa un mare profondo, un insegnamento che ci è stato tramandato dalla cultura della Magna Grecia.
  • Ma non c’è il rischio di abituarsi all’orrore?
  • Sa qual è la domanda che i giornalisti, anche internazionali, mi rivolgono più spesso? “ma i suoi concittadini lampedusani non si lamentano di questo continuo flusso migratorio, dei disagi causati dalla presenza di persone disperate?” e io rispondo sempre nello stesso modo: questa è la legge del mare, è istintiva, bisogna salvare le persone in difficoltà, aiutarle a rifarsi una vita. E le dico un’altra cosa, una cosa che mi fa commuovere, che non mi fa trattenere le lacrime: tutto questo che sta succedendo è immorale e disumano. Quello che succede ogni giorno a Gaza, sul Mediterraneo, sulla rotta balcanica (di cui non ne parla più nessuno), sulla rotta Atlantica, la più pericolosa.
  • Come giudica comunque il nostro governo centrale in relazione alle questioni da lei sollevate?
  • È in atto un comportamento disumano, vergognoso, che non rispetta nessuna delle regole sottoscritte, neanche quelle della nostra Costituzione. Stiamo parlando di veri nostalgici del fascismo che sono arrivati al potere e lo stanno occupando ad ampio spettro. Sono riusciti a fare un’operazione tale da far dimenticare tutto quello che hanno combinato in Africa, ma anche le stragi nazi fasciste in Italia. Mi sembra tutto ancora più assurdo quando in sede europea qualcuno dice che l’Italia va presa come modello per le sue politiche sulla migrazione. Dobbiamo ancora lottare tanto.  
  • C’è ancora spazio per un po’ di speranza?
  • Dobbiamo lottare per identificarci con l’altro, migliorarci, per avere una corrispondenza di sentimenti, per arrivare ad una parola che si usa sempre meno: amore.

Il Volantino, 13 settembre 2025

Alfredo De Giuseppe