2020-06 "Speciale Ponte Ciolo" - 39° Parallelo

Un amico, mi permetto di definire così Valerio Ferramosca da Corsano, anche se da anni non ci vediamo (ma un amico degli anni giovanili, con cui si sono condivise le passioni per la musica e lo sport, non smette mai di essere amico), mi ha inviato delle foto. E sinceramente mi hanno emozionato e tanto è bastato per incuriosirmi. Sono foto amatoriali, un po’ sfocate del 1965, si riferiscono alla costruzione del ponte Ciolo, sulla litoranea Otranto - Leuca. In queste immagini si intravedono uomini ardimentosi, che, senza casco e protezioni di nessun genere, lavorano di carpenteria per costruire la centina del ponte. Si intravedono casette in legno utilizzate come ricovero contro il sole e la pioggia. Le rocce sembrano ancora più rocce di oggi, la natura selvaggia tutt’ intorno, senza ombra di case, ristoranti e discoteche. Una litoranea che non poteva essere completata senza costruire quel ponte. Quella famigerata S.P. n. 358 che mi ha ispirato un libricino (“Stagioni Mediane”- 2011) e che rimane in ogni caso una specie di strada fantasma, utilizzata pochissimo anche d’estate, pur essendo una di quelle litoranee mozzafiato, buona per le copertine patinate, per affermare sul web quanto è romantico il Salento.

Le foto su un canyon suggestivo, il cui nome proviene dal modo dialettale, Ciole, di chiamare le gazze che numerose nidificavano per tutto l’anno. Un posto sul mare utilizzato anche dall’uomo in alcune sue grotte naturali, fin dall’antichità più remota, dove furono ritrovati resti di manufatti artigianali e anche ossa di animali esotici. Ad esempio nella Grotta delle Prazziche, lunga 42 metri e larga circa 6, sono stati scoperti numerosi pezzi di ceramica, manufatti del periodo litico e resti di fauna comprendente anche  rinoceronti e mammut.

 Ma torniamo al Ciolo: quel ponte indispensabile per superare la profonda gola su mare e scogli, lo sfogo sul mare di Gagliano del Capo, ha una sua storia propria, ancora tutta da raccontare.

 Il ponte sospeso, alto circa 30 metri, lungo 60, largo 10,  ad unica campata, fu realizzato per unire le due sponde della gola. Il primo progetto, firmato come per l’intera litoranea dall’ing. Mario Carrone prevedeva un ponte a 2 campate continue ma la cosa non funzionava perché non era possibile realizzare la pila centrale come evidenziato dalla relazione geotecnica (Prof. Ing. Vincenzo Cotecchia). A quel punto fu incaricato il giovane ingegnere Antonio La Tegola, nato nel 1931 a Carmiano, residente a Bari, che adottò la tecnica dell’ingegnere svizzero Robert Maillart, che in sostanza prevede una volta sottile e un impalcato irrigidente. Addirittura nelle piante planimetriche, negli studi preliminari, il ponte viene definito Maillart. Nacque il ponte del Ciolo, leggero, bello e poco costoso, anche ruotando l’asse stradale precedentemente previsto, operazione che si rese necessaria per trovare i giusti appoggi alla campata.  Ci sono ancora dei monconi di cemento sotto l’attuale campata, quelli necessari per la costruzione della centina, che in effetti è la vera prova di genialità ingegneristica (perché il ponte è asimmetrico senza darlo a vedere). Queste informazioni me le ha date direttamente nel maggio 2020 l’ing. La Tegola che, nel corso di una lunga telefonata, mi ha raccontato vari aneddoti, anche avventurosi: le strade non esistevano, si arrivava attraverso dei tratturi non asfaltati dal versante di Otranto; all’inizio dell’opera, da un costone all’altro del Ciolo, si arrivava attraverso una teleferica improvvisata, appositamente costruita dalla ditta appaltatrice dei lavori, la Impresa Ria di Lecce. Il giovane ingegnere doveva trovare tutti i sistemi di sicurezza e di collaudo in un’epoca in cui si cominciava a parlare del cemento precompresso e delle travi in carbonio, anche in merito ai venti e al peso del traffico pesante. (Antonio La Tegola ha costruito ponti ovunque nel mondo, dall’Egitto, al Mozambico, dal Nicaragua all’Ecuador, anche insieme al famoso architetto Calatrava, di fronte a mia precisa domanda sul perché il suo nome non viene mai affiancato ad un’opera così importante come il Ciolo, lui mi ha risposto: non ho mai voluto fare l’archi-star).

Insomma un progetto ardito costruito con l’entusiasmo dei primi anni ’60, quando tutto appariva possibile. Da allora quel ponte ha rappresentato molte cose. Un luogo della bellezza, un simbolo della scoperta del Salento sconosciuto, poi il luogo delle foto e dei tuffi coraggiosi fino a set cinematografico. Il ponte ha dato modo di creare passeggiate panoramiche e ristorazione turistica, oltre ad una discoteca, incastonata nella pietra, divenuta famosa in tutt’Italia. Il comune di Gagliano del Capo, a malapena è riuscito negli anni a contenere l’incipiente abusivismo edilizio e un ex sindaco fu condannato per aver costruito una sua casa sul costone più bello (e costretto ad abbattere il manufatto).

L’opera è stata sottoposta negli anni dal 1992 al 1994 ad un intervento di rafforzamento e consolidamento di alcune parti (i setti trasversali, le due piattaforme di accesso, le fondazioni ) effettuato da Anas in qualità di allora proprietario e gestore della litoranea S.P. 358, prima del trasferimento alla Provincia di Lecce, avvenuto alla fine dell’anno 2001.

 Nel 2012, a cinquant’anni dalla sua progettazione, il ponte del Ciolo merita un’ulteriore attenzione e viene presentato dalla Provincia di Lecce un progetto per “il consolidamento delle strutture fondali e per un complessivo intervento di recupero statico della parte esterna, tramite l'asportazione e il rifacimento di alcune sezioni di calcestruzzo ormai fortemente compromesse dalla salsedine, il recupero delle armature metalliche, l'applicazione di elementi di rinforzo in fibra di carbonio”. I lavori iniziati nel novembre 2012 si considerarono terminati nel luglio 2013.

Nel 2015 il Comune di Gagliano presenta un progetto per oltre un milione e mezzo di euro per mettere in sicurezza il costone del Ciolo con una rete metallica, abbattendo fra l’altro una consistente parte di roccia. Un’indagine della Procura di Lecce ha stabilito che i 600 grossi fori per attaccare la rete, l’insieme dei lavori previsti, erano ben più gravi per l’ambiente di un eventuale rischio massi di qualche parte di costone (che non è mai avvenuto). Ci furono sequestri e dissequestri, cause al TAR e al Consiglio di Stato, finché in sede penale non si è tenuto un processo che è finito con condanne e assoluzioni il 30 gennaio 2020.

 Nell’agosto 2019, dopo varie segnalazioni sui social, si avviavano una serie di approfondimenti con l’installazione di estesiometri atti a verificare eventuali movimenti strutturali del ponte a seguito delle fessure che si sono presentate dopo la stagione delle piogge.

Oggi, maggio 2020, il ponte presenta ancora delle profonde crepe, necessita di nuovi interventi. Se la Provincia troverà i fondi probabilmente interverrà, perché una cosa non si può dimenticare: le opere dell’uomo non sono immortali, specie se c’è di mezzo il mare, la salsedine, lo scirocco e l’umidità. Le mie foto di oggi non hanno nessuna forma poetica, non rappresentano un mondo in evoluzione, sono un semplice documento del tempo che passa. Il Ciolo smette di essere un posto dell’anima e diventa un ponte pericoloso, come altri mille. Peccato, pure per le ciole.

39° Parallelo, giugno 2020 

Alfredo De Giuseppe

 

La scheda

 

ANNO PROGETTAZIONE: 1963/64

DATA ULTIMAZIONE LAVORI: 10.02.1966

COLLAUDO: NOVEMBRE 1966

IN ESERCIZIO: MARZO 1967

IMPRESA APPALTATRICE: ANTONIO RIA di LECCE

INGEGNERE CAPO: MARIO CARRONE

COLLAUDATORE: ING. ALFONSO MANZO (per incarico della Cassa per il Mezzogiorno)

DIRETTORE DEI LAVORI: ING. GIUSEPPE MARONNA

PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI LECCE: PROF. EGIDIO GRASSO

COSTO COMPLESSIVO LITORANEA : £ 213.000.000

PROGETTAZIONE E COLLAUDO PONTE DEL CIOLO: ING. ANTONIO LA TEGOLA

COSTO DEL PONTE DEL CIOLO: £ 32.680.000

 

A colloquio con l’ing. Anna Maria Riccio

 

Siamo riusciti a contattare l’Ing. Anna Maria Riccio, funzionaria del Servizio viabilità della Provincia di Lecce. Abbiamo trovato una persona attenta e molto interessata alla questione del Ciolo, che, come tutti noi, considera un’opera assolutamente unica nel panorama salentino e per di più inserita in un contesto di bellezza naturale ancora da scoprire completamente.

  • Ingegnere Riccio, come sta il Ponte?
  • Ha i segni del tempo, però in generale non è in condizioni pessime. Del resto già l’intervento di consolidamento effettuato fra il 1992 e 94, in base alla documentazione tecnica reperita negli archivi di ANAS  di Lecce, risulta piuttosto massivo ed ha modificato in modo significativo lo schema statico del Ponte, così come definito nel progetto originario dell’ing. La Tegola.
  • Però son trascorsi altri 28 anni dal 1992…
  • Infatti anche nel 2013 la Provincia di Lecce ha realizzato un intervento di risanamento corticale del calcestruzzo ammalorato, in considerazione della costante aggressività dell’ambiente marino con cui convive da oltre cinquant’anni.
  • Anche oggi il ponte presenta delle criticità?
  • La scarsa tenuta all’acqua dei giunti a livello del piano stradale e il degrado del sistema di raccolta delle acque piovane, ha provocato ammaloramenti localizzati.
  • Sono previsti nuovi interventi?
  • Per questo 2020 erano stati programmati interventi secondari di manutenzione straordinaria, ora bloccati per l’emergenza sanitaria da Coronavirus, atti a migliorare la funzionalità del ponte  e, nel contempo, ad  aumentarne la vita utile.  In particolare, l’intervento di imminente realizzazione riguarderà: il ripristino dei quattro giunti trasversali esistenti, il rifacimento del sistema di raccolta delle acque piovane, l’impermeabilizzazione dell’impalcato e conseguente rifacimento della pavimentazione stradale. Importante sottolineare che, nel corso degli suddetti lavori di manutenzione, dovendo rimuovere per intero la pavimentazione stradale mettendo quindi a nudo l’estradosso del ponte, sarà possibile valutare lo stato di conservazione della soletta e degli appoggi.  Tale circostanza consentirà inoltre di effettuare alcune indagini diagnostiche e prove materistiche.
  • Lei pensa che ci sarà bisogno di un intervento strutturalmente significativo per prolungare la vita del ponte?
  • Sulla base dei risultati ottenuti dalle indagini descritte, si potrà procedere all’analisi di ogni componente, al fine di confrontare il modello di calcolo iniziale del Ponte con il comportamento reale, ottenendo così informazioni conoscitive utili alla valutazione delle caratteristiche prestazionali della struttura, in relazione anche alle tipologie di traffico ammissibili ed in prospettiva di un futuro progetto di miglioramento e/o adeguamento.
  • Ci sono i fondi per tali interventi?
  • Ci auguriamo che il Mit vorrà finanziare un intervento globale atto a rinforzare la struttura in modo tale da rendere compatibile la sua sicurezza statica e sismica con le sollecitazioni derivanti dai carichi stradali sempre più gravosi, garantendone nel contempo la possibilità di affrontare i prossimi decenni di vita.

Alfredo De Giuseppe

 

1964 - Armature dal progetto originale dell'ing. La Tegola

 

1964 - Carpenteria longitudinale dal progetto originale dell'ing. La Tegola

 

1965 - Ricovero nei pressi del ponte durante i lavori

 

1965- Si lavora alla centina in legno

 

1966 - Il ponte quasi completato

 

Maggio 2020 - Il ponte del Ciolo

 

Maggio 2020 - Movimenti del ponte a livello stradale

 

Maggio 2020 - Fessure del ponte a livello stradale

 

 

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