2020-05 "Di scissione in scissione", 39° Parallelo

Se c’è una cosa che in questi mesi il coronavirus ha declassato a semplice e inutile spargimento di parole, questa è stata la Politica, intesa come evolutiva posizione dei vari partiti e personaggi in campo. Tralascio al momento il centrodestra che sembra ben stabile nel duo Salvini-Meloni (con una guerra sotterranea che prima o poi esploderà) per concentrami sul campo del centrosinistra. Perché questo, al contrario di quel che potrebbe sembrare, è il momento buono per scelte coraggiose.

Da qui potrebbe ripartire davvero una nuova Italia, ma bisogna cogliere il momento. Intanto chiariamo subito la posizione di Matteo Renzi, che pur di fare notizia almeno una volta la settimana, esprime concetti contrastanti, diventando spesso il migliore oppositore del governo Conte. Il buon Matteo va abbandonato al proprio specchio. Probabilmente sta aspettando la consunzione di Berlusconi e Forza Italia per accaparrarsi quei voti, tentando per l’ennesima volta di creare quel centro disponibile a qualsiasi avventura pur di rimanere al potere. Renzi non può far parte del progetto di una nuova sinistra, perché già conclamato come uno di quei personaggi il cui super ego supera ogni buona pratica. Renzi deve fare una sua strada con i pochi fedeli di Italia Viva, deve essere libero di fare il bischero, secondo la minestra del giorno. L’equivoco Renzi va sanato, perché un elemento così divisivo rischia di essere sempre un freno a qualsiasi evoluzione della sinistra. Un movimento che deve essere europeista senza fraintendimenti, ma con idee chiare su cui lottare (meno Stati nazionali e più Europa), che deve diventare green e innovativo, che deve avere l’utopia di un mondo più giusto e meno militarizzato, non può vivere di polemiche quotidiane sulle rivendicazioni del passato. 

Zingaretti, il segretario del PD dovrebbe ora prendere delle decisioni, condividerle con i leader del suo partito e iniziare un nuovo percorso. Questo è il momento, e ora lo deve fare, nel supremo interesse dell’Italia. L’economia è a pezzi, l’Europa rischia di naufragare: eppure questo è il momento buono per dare inizio a nuove cose, nuove idee.

La frastagliata fotografia della sinistra italiana, al momento è questa: il PD è al governo insieme ai Cinque Stelle (il cui serbatoio di voti sembra destinato a frantumarsi e dividersi fra destra e sinistra). Articolo Uno (anche noto come Liberi e Uguali), il movimento di D’Alema e Bersani è ben rappresentato da Roberto Speranza, attuale Ministro della Salute. SI – Sinistra Italiana, guidata da Nicola Fratoianni (ma il segretario attuale è Claudio Grassi), nata dalle ceneri di SEL, è anch’essa presente nel governo Conte con il sottosegretario all’Istruzione, Peppe De Cristofaro. Il PSI (da non confondere con il Nuovo PSI che ruota intorno al centro destra) con i suoi rappresentanti  Riccardo Nencini ed Enzo Maraio ha creato in Senato un nuovo gruppo parlamentare insieme a Italia Viva di Renzi; +Europa è il movimento degli ex radicali di Pannella, che ha eletto Emma Bonino al Senato, con segretario Benedetto Della Vedova.

Fuori dal Parlamento c’è POSSIBILE di Pippo Civati, che sembra sparito dalle scene. C’è Carlo Calenda che, uscito nel 2019 dal PD in disaccordo con la formazione del governo Conte bis, ha fondato il movimento AZIONE, riuscendo ad ottenere un seggio alle recenti Regionali dell’Emilia Romagna; ci sono i VERDI, coordinati da Angelo Bonelli; POTERE AL POPOLO, fondato nel 2017, ha come portavoce nazionali Viola Carofalo e Giorgio Cremaschi, ex sindacalista FIOM; ITALIA IN COMUNE è il partito fondato da Federico Pizzarotti e da altri sindaci; c’è il Partito Comunista di Marco Rizzo da non confondersi con il Partito Comunista Italiano nato a sua volta nel 2016 dopo la chiusura del Partito Comunista d'Italia, dove confluiscono anche esponenti della prima Rifondazione Comunista, dell'Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista, rappresentato attualmente dal segretario Mauro Alboresi. Ci sono  ancora Sinistra Anticapitalista di Franco Turigliatto e il Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando e naturalmente il Partito della Rifondazione Comunista, con segretario Maurizio Acerbo . Ma non è finita: c’è la Rete dei Comunisti (RdC) con a capo Luciano Vasapollo, il Movimento RadicalSocialista (MRS) guidato da Katia Bellillo, Risorgimento Socialista (RS) guidato da Franco Bartolomei e Democrazia Atea (DA) di Carla Corsetti. Non possiamo dimenticare in questo elenco il movimento delle SARDINE, un po’sparite nel mare agitato del Covid-19. Non so se mi sfugge qualcuno, mi viene da includere anche ALTERNATIVA PROLETARIA di Luigi Russo da Corsano, che ad ogni elezione comunale un certo numero di voti li raccoglie.

Insomma fra scissioni storiche, fusioni a freddo, listoni elettorali, frammentazioni a livello di atomo e personalismi esasperati, la sinistra italiana fa più ridere che sognare, più litigare che sperare. A questa situazione non può porre rimedio il partitino dello 0,1% ma il movimento più importante e cioè il PD. Zingaretti deve avere la forza di mettere intorno a un tavolo tutti questi signori e fare un discorsetto molto semplice: con la crisi economica che certamente verrà nei prossimi mesi/anni si rischia una svolta autoritaria, la fine dell’Europa e il ritorno agli Stati nazionali in guerra fra di loro. Si ipotizza inoltre l’esclusione dal mondo del lavoro di milioni di persone. Qui c’è bisogno, ora, proprio ora, di nuove ricette, di rivedere alcuni modelli di crescita, di ricominciare daccapo su molti fronti (dalle spese militari alla scuola). Tutto questo si può fare con una sinistra unita, che sappia resistere alle spallate sovraniste e nostalgicamente nazionaliste per affrontare le nuove sfide dell’Ambiente, dell’automazione e dei profondi cambiamenti demografici. Questo è il discorso che un Zingaretti dovrebbe affrettarsi a fare, e dietro di lui tutti i leader di partiti, fino all’ultimo segretario di paese. Magari può offrire la leadership ad uno dei tanti piccoli politici seduti di fronte a lui, potrebbe essere un modo di includere e ricominciare, senza l’assillo di annessioni, vittorie e sconfitte.

 Ma questo è tutto un discorso utopico: la destra vincerà, creerà per un ventennio un pandemonio stratosferico, poi l’illuminismo tornerà e si frammenterà ancora nei rivoli della quotidianità. E così nei secoli dei secoli, di scissione in scissione, fino alla definitiva sconfitta della ragionevolezza. 

                                                                                                             Alfredo De Giuseppe

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