2014-12 "Vivere in Italia da uomini" - 39° Parallelo

Da qualche mese mio figlio, vent’anni, lavora al Nord Italia. Prima settimana di dicembre 2014, mi telefona stranamente nella prima mattinata: “papà, ieri sera ho visto la trasmissione che parlava di immigrazione, c’erano Salvini, la Beccalossi e altri politici e mi sono chiesto: come può una Biancofiore andare in televisione a dire tutte quelle cose e rimanere impunita?. Ti posso garantire che stanno usando le stesse parole che sento qui in ogni bar, ad ogni fermata di bus. Anzi sento anche di peggio, camere a gas, deportazioni, uccisioni di massa. Che sta succedendo? Mai un italiano che mostri un po’ di pietà umana, mai nessuno che difenda l’uguaglianza fra le persone” . In effetti avevo visto anch’io quel talk-show ed ero rimasto colpito da un paio di cose. Innanzitutto l’assenza quasi totale di un’idea contrapposta, i cosiddetti progressisti hanno paura del consenso populista e sull’argomento usano parole vuote, tanto da rendersi incomprensibili. Mentre i politici razzisti dicono tutti i neri fuori dall’Italia perché la fame vera la fanno gli italiani, quelli rispondono che forse il prossimo anno ci sarà la detrazione bebè (e finalmente gli italiani potranno ricominciare a fare figli). Quelli dicono i negri e gli zingari rubano e chiedono solo l’elemosina, i democratici affermano che finalmente l’Europa ha approvato il documento italiano di programmazione economica e finanziaria. Insomma il razzista parla alla pancia delle persone deluse e povere, mentre il progressista pare stia lavorando a soluzioni macro economiche, distanti e spesso incomprensibili.

Poi mi aveva colpito la dolcezza di una ragazza rom impegnata, attraverso un’associazione, a formare nella sua comunità un senso civico e soprattutto a spingere i ragazzi a frequentare la scuola. Intanto nel filmato si documentavano una serie di situazioni aberranti: i ragazzi rom derisi a scuola dagli altri bambini, lo scuolabus che non si ferma vicino al campo rom, la spazzatura che invade ogni spazio, le roulotte e i container senza nessuna dignità di casa. La ragazza in studio cercava di spiegare ma contro le urla assatanate di voti di Leghisti e Berlusconiani non aveva scampo, mentre la telecamera inquadrava il conduttore soddisfatto dello spettacolo, il giornalista che fa il neutrale e il democratico che ha paura di scivolare ancora nei sondaggi. Come se difendere i principi fondamentali dell’uomo, sanciti da tante belle Costituzioni, non sia più di moda, non abbia più senso, non convenga a nessuno. La pietas umana verso i più deboli, verso chi fugge da condizioni invivibili e di guerra non fa più notizia, sembra lasciata alle sole organizzazioni a ciò deputate, che lo fanno per lavoro, che lo esplicano senza creatività, che hanno intravisto comunque un business.

Pura casualità, nella stessa mattinata arriva dai telegiornali la notizia che a Roma hanno arrestato 37 persone per mafia, indagati un altro centinaio, fra cui l’ex sindaco Alemanno, nell’ambito di un’indagine definita “Mafia Capitale”. Dentro c’è di tutto, affaristi, politici, finanzieri, sindacalisti, uomini delle forze dell’ordine e dei servizi segreti. Queste persone, perfettamente inserite nel sistema, quindi note a tutti, premiate con lauti stipendi, come rubavano? Come organizzavano la loro sistemica vita criminale? Addentando tutte le società municipalizzate, cavalcando il disagio, facendo si che un ospedale pubblico sia sempre più sporco, che il trasporto non funzioni mai, che un campo rom sia sempre più disgraziato, per avere sempre più soldi senza mai che arrivi un euro vero al bambino che potrebbe andare a scuola e neanche al malato ottantenne con la pensione di 500 euro. In un’intercettazione ambientale uno di questi signori italiani dice: “ragazzi, noi guadagniamo più coi rom che con la droga”. Arrestati e indagati sono in massima parte collegati alla destra romana, quella che ha governato la Capitale e la Regione, quella che discende direttamente dal fascismo e dalle organizzazioni terroristiche nere degli anni ’70. Insomma gente legittimata dalla politica degli ultimi vent’anni in cui è sembrato che dire cose di buon senso e di solidarietà umana fosse un grave errore politico o una dimostrazione di scarso machismo. I poveri italiani, quelli delle periferie, i disoccupati, gli emarginati andranno ancora in piazza a gridare contro quelli più poveri di loro, i neri africani, i rom zingareschi, i barboni ubriachi e i rifugiati politici. Questo è certo. Difficilmente andranno in piazza a chiedere conto ad Alemanno & Co. dei loro misfatti, di riportare i soldi in Italia, di restituire un po’ di dignità a questo disgraziato Paese stando almeno lontano dalla politica, dagli studi televisivi e dai Consigli d’Amministrazione. No, questo il popolo italiano non lo sa fare, ama e odia solo ciò che gli viene imposto dall’agenda politica e dalle televisioni ad essa collegate.

In serata nuova telefonata con mio figlio, abbiamo fatto due risate sarcastiche e poi, quasi sul filo della commozione, abbiamo condiviso che dobbiamo resistere, che siamo costretti a scrivere e a parlare, perché finché ci sarà qualcuno che per conquistare il potere cavalca le paure ancestrali, le peggiori pulsioni umane, le più bieche discriminazioni, ci sarà bisogno di qualcuno che ponga un argine, che sappia discernere, che non accetti i luoghi comuni, che rifiuti le guerre. C'è bisogno di qualcuno che sorrida con gli altri.

39° Parallelo - Dicembre 2014

Alfredo De Giuseppe

 

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