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In Primo Piano
Una religione atea? Stampa E-mail

In queste settimane di guerra e pace, di terrorismi e fanatismi religiosi, c’è una voce che non è riuscita ad emergere, quella dell’ateismo come valore universale. L’ateo non ha radio né televisioni, chiese, moschee, luoghi di culto: è obiettivamente difficile far sentire la sua voce, anche se nel mondo non crede a nessuna religione un essere umano su cinque. L’ateo dovrebbe, secondo alcuni atei molto noti, difendere con forza il proprio ateismo, diffondere quanto più possibile i suoi ideali, come una delle migliori difese della pace e dell’umanità. Le religioni sono per antonomasia una fede e come tale non discutibile, non modificabile, irrispettosa delle ragioni degli altri. Tranne poi modificarsi nel tempo come tutte le cose umane, tutte le filosofie e le scienze. Fra l’altro il dio di una non collima col dio di un altro e spesso nella stessa religione lo stesso dio dice cose diverse a due persone o a due gruppi di persone. C’è chi interpreta la Bibbia alla lettera e ti ritrovi fondamentalisti che predicano la superiorità degli ebrei, in quanto popolo eletto e quindi autorizzati a bombardare chiunque sia confinante. Ci sono sette di tutti i tipi che con la scusa della Bibbia hanno creato enormi ricchezze oppure enormi disastri. Allo stesso modo i musulmani credono in cose completamente diverse tra loro, ma tutti credono di credere nel vero, unico profeta che è sceso in terra per dirci come vivere, fazzoletti in testa compresi. C’è un affannarsi in questi giorni di politici, religiosi e pensatori televisivi, pronti a giurare che non è la religione che procura le guerre, ma una serie di condizioni socio-economiche ormai stratificate nella storia dell’uomo. Però bisogna riconoscere che sono sempre le credenze religiose le prime avvisaglie, le prime fratture, il miglior viatico per imporre dittature di pensiero e di condanne: dio ha detto che non puoi tradire il tuo uomo quindi sarai lapidata con la folla che partecipa e applaude. Dio ha detto che questo territorio è nostro, quindi useremo anche la bomba atomica, oppure ammazzeremo tutte le persone inermi perché viaggeremo in simbiosi con il nostro Supremo. I cristiani, i cattolici sono stati moderati e ridimensionati dalla cultura illuminista, ma la loro religione avrebbe distrutto chiunque non si fosse convertito ai dettami del figlio di dio, sulle cui parole si è fondato il Vaticano, uno degli imperi più lunghi della storia umana. Al momento della scoperta e dell’occupazione del Sudamerica, la cattolicissima regina di Spagna, appoggiata dai vertici della curia romana, decretò che i nativi non avevano anima e quindi la loro uccisione non corrispondeva ad un assassinio. Le sacre scritture dicono che il sole gira intorno alla terra, se poi qualcuno come Galileo afferma il contrario andrà a marcire in prigione, tanto per controllare ed eventualmente riabilitarlo ci saranno quattro secoli di tempo. Se credi in Maometto (in cosa esattamente non si sa) avrai il Paradiso, intanto inginocchiati e prega almeno una volta al giorno e tu donna non far vedere la tua faccia e i tuoi capelli a nessuno che non sia il tuo uomo. E infine c’è sempre un capo, un prete, un imam, un rabbino che si inventa di essere ancora più ortodosso, e quindi incita i suoi fedeli ad immolarsi, a far saltare in aria qualcuno o al minimo a farsi venire le stimmate. La fede, per sua definizione, non conosce dubbi, non riconosce la ragione: obbedisci e ti sarà promesso un posto migliore di questo mondo. Milioni di persone, nei secoli, sono morte, a volte atrocemente, per aver messo in discussione dogmi che poi si sono rivelati inesatti, e forse anche ridicoli. Per sua natura la religione non è democratica, devi imparare a memoria una serie di concetti, devi ubbidire al capo, devi dar conto delle tue azioni solo ad un ente superiore che travalica organizzazioni sociali e statali. Insomma le religioni non saranno il motivo recondito delle guerre, ma sicuramente sono l’innesco di ogni diatriba, di ogni supposta differenza, di ogni decantata superiorità. Ci sono atei molto noti che paventano l’idea di definire l’ateismo come una religione, che è un po’ un ossimoro, ma lo fanno evidentemente perché convinti che questa forma potrebbe portare dei grandi benefici all’umanità. Ci sarebbe bisogno di propagandare i principi atei: rispetto di tutte le differenze in un mondo comunque governato da leggi tendenti all’etica della responsabilità e dell’amore verso l’altro, senza ricorrere ad entità esterne e a miracoli inesistenti. Oggi molti, quasi tutti, sanno che il pianeta terra ha una sua vita naturale ed avrà fra qualche miliardo di anni una sua morte, sanno le composizioni chimiche della vita e delle sue continue trasformazioni, sanno della difficoltà di dimostrare inferni, paradisi, miracoli e promesse di felicità eterne. Quasi tutti lo sanno ma recitano ancora la parte del credente perché comporta meno domande e meno fatica. Però tutti hanno almeno il dubbio che non c’è un unico manovratore universale, uno molto vecchio con la barba bianca, che col telecomando in mano, decide chi vive e chi muore e pure chi deve vincere un campionato di calcio. La religione è una scorciatoia della ragione, forse utile, a volte indispensabile, per sorreggere l’insostenibile peso della vita.

Pensavo: l’ONU avrebbe più senso se fra le sue regole fondanti ci fosse, pur nel rispetto di tutte le scelte personali, la promulgazione fra i popoli dell’ateismo, come forma principale di integrazione della razza umana. Derubricare le religioni a filosofie da studiare per capire la storia e lo sviluppo dell’umanità. Le guerre, gli assurdi genocidi di massa si abbattono combattendo le religioni con la ragione, le regole scritte sulla pietra (immutabili) con le regole scritte dagli uomini (storicizzate), leggende e superstizioni sostituite fin dall’età scolastica con lo studio dell’evolversi della natura  e delle scienze.  Diffondere l’ateismo non è religione, dovrebbe essere il nuovo modo di intendere i sani rapporti fra gli uomini e la bellezza della natura circostante.
E canticchiando Imagine di un visionario John Lennon per il mondo me ne vo’: Immagina non ci sia il paradiso/è facile, se provi/Nessun inferno sotto di noi/Sopra di noi solo il cielo/Immagina tutta  la gente che vive per il presente.../Immagina non ci siano frontiere/non è difficile da fare/ Nessuno per cui uccidere e morire/e nessuna religione/Immagina tutti i popoli/vivere una vita in pace…

39° Parallelo  Febbraio 2015                                    Alfredo De Giuseppe

 
Le adunanze sediziose di Tricase Stampa E-mail

Questo scritto è dedicato a chi crede davvero alla libertà di espressione, alla libertà di incontrarsi e di dissentire. E’ dedicato anche a chi fa finta di credere a tutto questo e invece, esercitando il potere, trincerandosi dietro regolette anacronistiche, gestisce  piccoli dissensi in modo intollerante (tradendo molte sue debolezze). E infine è dedicato anche a me stesso, nella consapevolezza, nella profonda autostima, che mai mi sarei comportato come i protagonisti della vicenda che sto per raccontare, che mai mi sono comportato con altri nelle forme irrisorie che il piccolo potere concede.

Brevemente i fatti: nel marzo 2013, a cantiere ancora aperto, con un articolo sul Volantino dal titolo “Lavori in corso…pessimi”, denunciavo l’assurdità di un progetto che, nato per integrare i cittadini della zona 167 di Tricase con il resto della città, finiva invece per ghettizzare definitivamente decine di famiglie, perdendo in sovrappiù l’opportunità di un ingresso al paese più consono e studiato. Molti cittadini erano già stati negli uffici comunali nel tentativo di far modificare tale progetto ma erano stati a malapena ricevuti da un assessore che non poteva cambiare alcunché. I residenti dissenzienti, allora, prendono spunto dal mio articolo e formano un Comitato Spontaneo al fine di sollecitare l’Amministrazione ad una soluzione di quello che per loro era, e continua ad essere, un gravissimo problema: in data 12 aprile 2013 depositano una petizione che riporta integralmente il mio articolo (facendo copia e incolla dal mio sito personale) seguito da oltre 60 firme. Il Sindaco, sempre pronto a promettere il nulla con un sorriso, scrive sul Volantino del 3 maggio: “facciamo finire i lavori e subito dopo potremo rivedere il progetto”. Passano alcuni mesi e nulla si muove; i residenti, previa comunicazione al Comando dei Vigili, si autoconvocano sul marciapiede oggetto della contestazione per il 10 novembre; piove e si rinvia al 17. I residenti, non più di 20 persone, nell’adunanza di domenica 17 novembre, alla quale io partecipo perché invitato dai componenti del Comitato, auspicano un incontro formale con il Sindaco che viene concesso dopo un colloquio diretto fra il primo cittadino e una rappresentante dei residenti. Parliamo però di persone non avvezze a far sentire la loro voce in pubblico e quindi chiedono di partecipare all’incontro a me (quale autore dell’articolo) e ad altri consiglieri d’opposizione. Siamo ricevuti qualche giorno dopo nella sala consiliare, alla presenza anche di assessori e consiglieri comunali. Il Sindaco, prima di iniziare, chiede con cipiglio se l’adunanza del 17 novembre fosse stata autorizzata. Un ragazzo interviene e dice che ne ha dato comunicazione all’ufficio dei Vigili (ho copia di tale protocollo del 10 novembre. Ha forse la colpa di non aver comunicato il rinvio al 17? Non lo so) . Fra tutte le cose da dire e da ascoltare il Primo Cittadino  (che non risiede certo nella 167 di Tricase) si preoccupa dell’ordine pubblico, si chiede chi avesse organizzato quella manifestazione di una ventina di residenti, che avevano osato scendere sul loro stesso piazzale, che non avevano disturbato nessuno, che non avevano intralciato il traffico o gridato contro alcuno. Non c’erano bandiere in quella piccola assemblea, neanche politica e rabbia: c’era negli sguardi dei presenti molta rassegnazione. Inutile dire che l’incontro con il Sindaco non ha sortito effetto pratico, tutto è rimasto com’era, con lo scontento e lo sconforto di decine di famiglie. Ma tant’è!! Nel frattempo il Comandante dei Vigili Urbani di Tricase, informato dal Sindaco sull’adunanza sediziosa, inizia una vera e propria indagine, fax alla questura e ad altri soggetti istituzionali (tranne me naturalmente). Insomma, nonostante la comunicazione dei residenti presentata in precedenza al suo stesso Comando,  nonostante la firma sulle petizioni di oltre 60 cittadini, non si sa bene perché  individua in me l’unico organizzatore della manifestazione e invia il faldone al Procuratore della Repubblica. Invece di ridere a questo punto la faccenda assume aspetti kafkiani: un giudice del Tribunale di Lecce, senza che mai nessuno mi abbia chiesto documenti o spiegazioni, senza informarmi di alcunché, senza che fossi il reale organizzatore e/o promotore della grande adunanza sediziosa, ma semplicemente un invitato dal Comitato dei residenti come tanti altri (ma avevo la colpa di aver descritto sulla stampa la faccenda nei suoi aspetti più reconditi), ha rispolverato un articolo fascista del Codice Rocco del 1931 ed ha emesso nei miei confronti un Decreto penale di condanna con ammenda di € 3.900,00  (invece dell’arresto di  10 giorni) e l’iscrizione del mio nome nel Casellario Giudiziario. Naturalmente mi opporrò a questo Decreto di condanna e mi auguro di essere riconosciuto innocente. Ma innocente poi di cosa, di aver partecipato ad un pubblico invito? Di aver scritto un articolo? Di aver partecipato ad una delle pochissime riunioni autoconvocate da residenti stremati da tutto? O di aver messo in discussione il potere sovrano di alcune persone che nella loro goffaggine amministrativa e politica hanno determinato lo sfacelo di questi anni? Uno sfacelo edilizio, urbanistico e organizzativo, ma soprattutto culturale e sociale. Quello umano lo lascio ai singoli, lo squallore non mi tocca.

il Volantino 14 febbraio 2015                                                 Alfredo De Giuseppe

 
Rafforzare l'Europa (e l'Euro) Stampa E-mail

Per scrivere queste poche righe ho dovuto leggere un po’. Magari non solo tesi italiane e magari non solo di una parte politica, poi mi sono scaricato il programma di Tsipras e infine ho deciso che pur non essendo un economista non potevo rinunciare a fare qualche ragionamento sull’argomento e soprattutto a riassumere quello che ho capito. Quindi qui di seguito non riporto il dettato di qualche fanatico liberista o di qualche burocrate europeista, ma il mio umile pensiero, di cui probabilmente non importa niente a nessuno, ma che è utile a me stesso, a futura memoria e quale risposta pre-confezionata ai tanti ipotetici provocatori (vedi la Lega Nord che fino a due anni fa ha firmato tutti i trattati). Così come non ci sarebbe molto da aggiungere a quanto detto in questi anni, se non fosse partita in questi giorni la raccolta firma NO EURO da parte degli attivisti del M5S

Uscire dall’euro sarebbe come avventurarsi in un pianeta sconosciuto, dal quale potremmo ritornare, forse, dopo secoli di stentati tentativi, per almeno 5 macro-motivi:

1)      LA FUGA DI CAPITALI: l’uscita da una moneta, programmata e magari decisa attraverso un (improbabile) referendum significherebbe tempi lunghi. Molti investitori, e molti ricchi del nostro stesso paese sarebbero spinti a spostare i capitali verso nazioni con una valuta più forte. Siccome poi la moneta Euro rimarrebbe in vigore in molti paesi, il cittadino comune sarebbe portato a chiedere in banca la restituzione dei propri risparmi, almeno in parte in contanti, fosse anche come riserva. A quel punto, non essendoci nessuna banca italiana in grado di restituire tanto denaro, ci sarebbe una certa confusione, non apprezzabile al momento. Il referendum dunque sarebbe una strada sbagliata: uno dei pochi precedenti accettabili è quello della Repubblica Ceca e della Slovacchia che alla fine dell’impero sovietico riuscirono a cambiare moneta (di ben altro valore e spessore) con un’operazione-lampo gestita in segreto nell’arco di poche ore, con il blocco dei movimenti di capitale. In Italia non sarebbe possibile.

2)      IL DEBITO: ricordando a tutti che il debito pubblico è un debito di tutti noi, generato da classi politiche corrotte ma anche clientelari, votate dagli italiani, spesso consapevoli, va precisato che il totale complessivo ha superato i 2mila miliardi espressi in Euro. Se si adottasse una nuova moneta i possessori di titoli di Stato, soprattutto stranieri che detengono più di un terzo del totale, non accetterebbero di convertire i loro crediti in una nuova moneta che varrebbe meno. Probabilmente si dovrebbe continuare a pagare in euro, visto che tali titoli sono stati sottoscritti in euro, mentre il PIL sarebbe espresso nella nuova moneta. Insomma se oggi il rapporto fra PIL e debito pubblico è intorno al 130% in questo modo schizzerebbe ben oltre, probabilmente vicino al 200% (percentuale ritenuta inammissibile per mantenere lo Stato in piedi).

3)      LE IMPORTAZIONI: molti pensano che all’improvviso il nostro export senza l’Euro andrebbe alla grande, però dimenticano che già oggi le nostre aziende esportano quanto nel periodo pre-crisi e soprattutto che importano quasi tutte le materie prime per produrre. Ad esempio noi importiamo in deficit circa 65-70 miliardi di euro di energia a causa dell’import di gas e petrolio. Con una nuova moneta svalutata solo del 30% rispetto all’euro questo gap raggiungerebbe facilmente i 100 miliardi;

4)      L’INFLAZIONE E I TASSI D’INTERESSE: se si decidesse di svalutare la nuova moneta, cosa in cui siamo abili (l’abbiamo fatto di continuo negli anni 70-80), ci sarebbe ovviamente una fiammata inflazionistica a causa del maggior costo delle materie prime. A quel punto la Banca d’Italia sarebbe costretta ad alzare i tassi d’interesse con tutto quel che ne consegue, dal mutuo del singolo cittadino fino al fido dell’impresa.

5)      DESTABILIZZAZIONE GLOBALE: un’uscita traumatica dell’Italia potrebbe mettere in seria difficoltà l’esistenza dell’Euro, quindi innescare un risiko che potrebbe toccare la stabilità economica/finanziaria europea e conseguentemente di tutto il mondo. In questo quadro un’economia debole come quella italiana potrebbe arrivare al vero disastro, sicuramente prima di altri Paesi.

 

Insomma tutto si può fare, entrare, uscire, svalutare e indebitarsi ancora, ma sicuramente non è questa la strada per rendere più ricca una fetta sempre maggiore di cittadini, anzi è esattamente l’opposto. Questo non vuol dire che la situazione attuale sia ottima, anzi si può tranquillamente affermare che peggio di così non si poteva immaginare l’introduzione di una monete che doveva unire paesi storicamente diversi. A questo proposito mi pare interessante il programma riguardante l’Euro della lista SYRIZA annunciato a Salonicco il 15 Settembre 2014 da Alexis Tsipras, che dice cose nuove e comunque esclude l’uscita dall’euro (vi invito a leggerlo, anzi lo allego).

 

In definitiva mi pare di poter confermare quello che ho già scritto diversi anni fa: noi abbiamo una sola grande chance, se riusciamo a formare, a forgiare i veri Stati Uniti d’Europa, con una moneta unica, ma anche con una scuola unica, un fisco, un esercito, un codice civile e una magistratura. Questa si che sarebbe una battaglia comune da affrontare e portare avanti, a testa bassa e contro ogni lobby contraria, a cominciare da quella politica, contro ogni attacco terroristico e contro ogni razzismo. Quest’idea, al momento non porta voti, lo so, e non tocca la pancia dei cittadini che, fra nostalgia distorta dal tempo e qualunquismo un tanto al chilo, amano da sempre farsi prendere in giro.

FB         Gennaio 2015                                                                  Alfredo De Giuseppe

 
In margine ad un incidente stradale Stampa E-mail

Questo è un appello a tutti coloro che trovano facile speculare su un terribile incidente stradale, con tre morti e feriti, per affrontare il problema dei lavori della 275, per incazzarsi contro coloro che si oppongono a questi lavori. Sinteticamente, come si conviene su fb, ricordo:

1)l’incidente è avvenuto sul tratto a 4 corsie, dove normalmente tutti accelerano alla massima velocità;
2) il comitato No alla 275 ha sempre sostenuto che l’ampliamento fino a Montesano è da farsi al più presto (ma i signori delle lobby “mafiose” non accettano tale soluzione e chiedetevi il perché);
3)il nuovo tratto da Tricase a Leuca è inutile, dannoso, distruttivo e crea gravi problemi all’economia basata sulle piccole attività (per lunghi mesi circolano dieci auto all’ora);
4)sulle strade d’Italia si muore ovunque, comprese sulle autostrade a tre corsie. Si muore di più, per esempio, nel tratto Maglie – Lecce a 4 corsie che non sulla Scorrano-Leuca a due; si muore purtroppo per decine di motivi, dalla disattenzione alla stanchezza alla rottura dei mezzi meccanici, metterla subito in rissa politica è totale assenza di informazione e di pietas verso le vittime; ricordo fra l’altro che la velocità su quel tratto sarebbe di 90 kmh, se poi qualcuno vuole trasformare tutte le nostre strade in piste di rally o dove fare prove di velocità è un’altra storia (da psicanalisi); 
5) quasi nessuno condanna la totale mancanza di sicurezza su queste strade che è cosa ben diversa. Ad esempio la zona di Surano, completamente abusiva (per cui è stato condannato il sindaco ed altri) ha creato senza programmazione una serie di uscite sulla statale che andrebbero completamente riviste;
6) nelle parole di queste persone si nota come una campagna di assurda propaganda (“Basta morti sulla 275”) faccia più breccia di dati statistici, di ragionevolezza, della difesa delle cose belle (compreso la vita).

Mi appello al vostro senso critico per rivedere alcune posizioni, per ragionare con la testa e non con la pancia, ad essere onesti verso le vittime e verso voi stessi.

FB     22 dicembre 2014                                     Alfredo De Giuseppe

 
Vivere in Italia da uomini Stampa E-mail

Da qualche mese mio figlio, vent’anni, lavora al Nord Italia. Prima settimana di dicembre 2014, mi telefona stranamente nella prima mattinata: “papà, ieri sera ho visto la trasmissione che parlava di immigrazione, c’erano Salvini, la Beccalossi e altri politici e mi sono chiesto: come può una Biancofiore andare in televisione a dire tutte quelle cose e rimanere impunita?. Ti posso garantire che stanno usando le stesse parole che sento qui in ogni bar, ad ogni fermata di bus. Anzi sento anche di peggio, camere a gas, deportazioni, uccisioni di massa. Che sta succedendo? Mai un italiano che mostri un po’ di pietà umana, mai nessuno che difenda l’uguaglianza fra le persone” . In effetti avevo visto anch’io quel talk-show ed ero rimasto colpito da un paio di cose. Innanzitutto l’assenza quasi totale di un’idea contrapposta, i cosiddetti progressisti hanno paura del consenso populista e sull’argomento usano parole vuote, tanto da rendersi incomprensibili. Mentre i politici razzisti dicono tutti i neri fuori dall’Italia perché la fame vera la fanno gli italiani, quelli rispondono che forse il prossimo anno ci sarà la detrazione bebè (e finalmente gli italiani potranno ricominciare a fare figli). Quelli dicono i negri e gli zingari rubano e chiedono solo l’elemosina, i democratici affermano che finalmente l’Europa ha approvato il documento italiano di programmazione economica e finanziaria. Insomma il razzista parla alla pancia delle persone deluse e povere, mentre il progressista pare stia lavorando a soluzioni macro economiche, distanti e spesso incomprensibili.

Poi mi aveva colpito la dolcezza di una ragazza rom impegnata, attraverso un’associazione, a formare nella sua comunità un senso civico e soprattutto a spingere i ragazzi a frequentare la scuola. Intanto nel filmato si documentavano una serie di situazioni aberranti: i ragazzi rom derisi a scuola dagli altri bambini, lo scuolabus che non si ferma vicino al campo rom, la spazzatura che invade ogni spazio, le roulotte e i container senza nessuna dignità di casa. La ragazza in studio cercava di spiegare ma contro le urla assatanate di voti di Leghisti e Berlusconiani non aveva scampo, mentre la telecamera inquadrava il conduttore soddisfatto dello spettacolo, il giornalista che fa il neutrale e il democratico che ha paura di scivolare ancora nei sondaggi. Come se difendere i principi fondamentali dell’uomo, sanciti da tante belle Costituzioni, non sia più di moda, non abbia più senso, non convenga a nessuno. La pietas umana verso i più deboli, verso chi fugge da condizioni invivibili e di guerra non fa più notizia, sembra lasciata alle sole organizzazioni a ciò deputate, che lo fanno per lavoro, che lo esplicano senza creatività, che hanno intravisto comunque un business.

Pura casualità, nella stessa mattinata arriva dai telegiornali la notizia che a Roma hanno arrestato 37 persone per mafia, indagati un altro centinaio, fra cui l’ex sindaco Alemanno, nell’ambito di un’indagine definita “Mafia Capitale”. Dentro c’è di tutto, affaristi, politici, finanzieri, sindacalisti, uomini delle forze dell’ordine e dei servizi segreti. Queste persone, perfettamente inserite nel sistema, quindi note a tutti, premiate con lauti stipendi, come rubavano? Come organizzavano la loro sistemica vita criminale? Addentando tutte le società municipalizzate, cavalcando il disagio, facendo si che un ospedale pubblico sia sempre più sporco, che il trasporto non funzioni mai, che un campo rom sia sempre più disgraziato, per avere sempre più soldi senza mai che arrivi un euro vero al bambino che potrebbe andare a scuola e neanche al malato ottantenne con la pensione di 500 euro. In un’intercettazione ambientale uno di questi signori italiani dice: “ragazzi, noi guadagniamo più coi rom che con la droga”. Arrestati e indagati sono in massima parte collegati alla destra romana, quella che ha governato la Capitale e la Regione, quella che discende direttamente dal fascismo e dalle organizzazioni terroristiche nere degli anni ’70. Insomma gente legittimata dalla politica degli ultimi vent’anni in cui è sembrato che dire cose di buon senso e di solidarietà umana fosse un grave errore politico o una dimostrazione di scarso machismo. I poveri italiani, quelli delle periferie, i disoccupati, gli emarginati andranno ancora in piazza a gridare contro quelli più poveri di loro, i neri africani, i rom zingareschi, i barboni ubriachi e i rifugiati politici. Questo è certo. Difficilmente andranno in piazza a chiedere conto ad Alemanno & Co. dei loro misfatti, di riportare i soldi in Italia, di restituire un po’ di dignità a questo disgraziato Paese stando almeno lontano dalla politica, dagli studi televisivi e dai Consigli d’Amministrazione. No, questo il popolo italiano non lo sa fare, ama e odia solo ciò che gli viene imposto dall’agenda politica e dalle televisioni ad essa collegate.

In serata nuova telefonata con mio figlio, abbiamo fatto due risate sarcastiche e poi, quasi sul filo della commozione, abbiamo condiviso che dobbiamo resistere, che siamo costretti a scrivere e a parlare, perché finché ci sarà qualcuno che per conquistare il potere cavalca le paure ancestrali, le peggiori pulsioni umane, le più bieche discriminazioni, ci sarà bisogno di qualcuno che ponga un argine, che sappia discernere, che non accetti i luoghi comuni, che rifiuti le guerre. C'è bisogno di qualcuno che sorrida con gli altri.

39° Parallelo             Dicembre 2014                Alfredo De Giuseppe

 
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