Martedì 28 Giugno 2016
Sei qui: Home

Simplyme - Youtube

I miei video su YOUTUBE

News image

Da questa pagina potrete accedere ai trailers dei miei film e ad altri piccoli video pubblicati su YOUTUBE. Basta cliccare il titolo del film, clicca qui invece per accedere al canale youtube: Alfred...

In Primo Piano
L'ultima frontiera dell'acqua Stampa E-mail

La storiella dell’acqua pubblica e dell’acqua privata è davvero paradigmatica dell’epoca che stiamo vivendo sotto l’aspetto economico, sociale e politico. Andiamo con ordine: nel 2009 il ministro Ronchi del governo Berlusconi presenta un disegno di legge che prevedeva per la prima volta l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua pubblica, quella dei rubinetti per intenderci. Sembrò a quasi tutti noi che si volesse creare una logica di profitto anche su beni inalienabili come possono essere l’aria e l’acqua. Come avviene da decenni siamo disponibili a pagare i costi di trasporto e manutenzione dell’acqua, sottraendoci però al pericolo di una gestione pericolosamente privata. C’è da aggiungere che negli ultimi decenni, come tutte le cose gestite da enti pubblici, in queste società si addensavano perdite colossali, corruzione, e tutti i difetti che ben conosciamo, specie quando risultano associati a interessi politici/elettoralistici. Quindi nascono dei movimenti per la difesa dell’acqua come bene pubblico, si arriva al referendum del giugno 2011: si reca alle urne il 56% degli elettori che bocciano il decreto con una percentuale pari al 95%. Va ricordato che tutti i partiti allora in Parlamento presero le distanze dal referendum, nella speranza dell’astensione di massa.

Con la solita e silenziosa procedura parlamentare cominciano a piovere disegni di legge che con altre parole, con altri aggettivi (la lingua italiana è perfetta per camuffare una legge) mirano a reintrodurre il concetto di fondo che il referendum aveva bocciato: la privatizzazione dell’acqua. Questo succede all’interno del dibattitto su una legge che dal 2011 ad oggi sta cercando di formulare un quadro normativo che regoli il settore in funzione del risultato del referendum. Prova ad ostacoli che risente delle operazioni lobbistiche, delle forzature di soggetti terzi, da sempre interessati all’affare acqua. Ad esempio il PD presenta un emendamento alla legge in discussione per rendere la gestione pubblica del servizio idrico non più obbligatoria ma “prioritaria”. Potenza di un aggettivo, ne basta uno solo, per modificare la volontà popolare, perché in definitiva il concetto di “prioritario” è facilmente aggirabile con esigenze di tutti i tipi. La discussione di codicilli e vari è ancora in corso e probabilmente ne verrà fuori la solita legge che enuncia principi grandiosi e poi lascia aperte tutte le possibili soluzioni. In ogni caso l’acqua sarà un bene pubblico, ma il suo trasporto, il complesso della sua gestione potrà essere affidata a terzi, con risultati che saranno sotto gli occhi di tutti: una disparità assurda per un bene primario fra regione e regione, fra Comuni ed enti diversi, una giungla che porterà inefficienze e ingiustizie. Non c’è più il coraggio di normare almeno per tutta l’Italia con un unico regolamento un bene considerato dalle Nazioni Unite come inalienabile per ogni singolo uomo della terra.

Del resto, se posso azzardare un esempio, il petrolio e il gas sono dei beni insiti nel pianeta Terra: ben diversa sarebbe stata la recente storia dell’uomo se anche i beni fossili fossero stati considerati dai legislatori di tutto il mondo patrimonio comune e non prodotti di sfruttamento per pochi soggetti privati. Oggi forse sul nostro pianeta avremmo meno disparità, più giustizia sociale e meno guerre. Anche l’acqua si presta a questa nuova visione spartitoria e non è un caso che in Italia i soggetti maggiormente interessati all’affare siano società già da tempo quotate in borsa come ACEA, HERA, A2A, ENI. Che succederà quando l’acqua in linea di principio sarà di tutti, ma i tubi saranno di pochi? È un problema serio che dovrebbe essere affrontato in maniera tecnica e approfondita, lasciando confinate ai margini le ben note valutazioni demagogiche del momento. Sarebbe il caso di ritrovare i movimenti spontanei del 2011, farsi risentire e creare una proposta che vada nel senso delle decine di Forum mondiali tenuti sotto l’egida dell’ONU le cui conclusioni sono sempre le stesse: 1) esclusione dell’acqua dalle leggi di mercato come imposto dall’OMC, TLC e dagli altri accordi internazionali sul commercio e investimenti; 2) riscattare e promuovere la gestione pubblica, sociale, comunitaria e integrale dell’acqua; 3) ritenere come illegittime tutte le richieste di profitto e indennizzazione delle società di gestione e delle multinazionali.

L’acqua, l’elemento che ha dato vita alla nostra Terra, il composto chimico più romantico che la natura abbia mai creato e, per dirla con le parole di Melville in Moby Dick, “come ciascuno sa, la meditazione e l’acqua sono sempre congiunte…Perché gli antichi Persiani consideravano sacro il mare? Perché i Greci gli assegnarono un dio a sé? Certo tutto questo non è significato da poco. E ancora più profondo è il senso della favola di Narciso che non potendo afferrare la tormentosa, dolce immagine che vedeva nella fonte vi si immerse e annegò. Ma quella stessa immagine anche noi la vediamo in tutti i fiumi e oceani. È l’immagine dell’inafferrabile fantasma della vita, e questa è la chiave di tutto”

39° Parallelo - Giugno 2016                                                            Alfredo De Giuseppe

 

 
Poi mi piace Stampa E-mail

C’è poi una Tricase che mi piace. Quella degli artigiani per esempio. Abbiamo avuto nei primi del Novecento i fratelli Peluso, fra i migliori mosaicisti d’Italia: oltre a centinaia di mosaici sparsi in tutto il Salento, cattedrale d’Otranto compresa, un loro lavoro (non firmato) è presente anche nella Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Poi molti bravissimi ebanisti, muratori, sarti e ceramisti: oggi quella tradizione continua e, a nome di tutti, citerei Agostino Branca come esempio di arte, dedizione, creatività e gentilezza. Mi piace l’associazionismo, quello vero, magari scegliendo fra le oltre 150 presenti nel nostro Comune. Ci sono sodalizi che in dieci anni di vita hanno inciso profondamente nella socialità di Tricase, vedi l’Associazione Magna Grecia Mare che, partendo dal recupero di un’imbarcazione abbandonata da donne e uomini curdi, ha generato progetti e iniziative di tale livello da trasformare lentamente il Porto in qualcosa di straordinario. Mi piace l’Associazione Libeccio che raccoglie gli ultimi veri pescatori e le famiglie storiche del Porto. Così come l’Associazione di Marina Serra ha dato un notevole contributo alla sensibilità ambientalista, alla sua pulizia e alla divulgazione di un posto meraviglioso. Mi piacciono molte altre associazioni, di volontariato e di cooperazione, che in silenzio fanno quel che possono per accogliere e aiutare gli altri. Mi piacciono i tanti piccoli imprenditori che pur nelle estreme difficoltà mantengono integro il loro senso di autonomia e la loro dignità: sanno di non poter chiedere nulla a nessuno. Mi piacciono quei ragazzi che sono attenti ai valori ambientali e pur nella confusione della politica attuale cercano ogni giorno di informarsi e discernere le notizie. Mi piace chi tenta di resistere in questa terra inventandosi qualcosa di nuovo, affrontando difficoltà endemiche e grandi quantità di scetticismo e diffidenze: producono bio, olio, verdure e anche opunzie. Mi piacciono quei ragazzi, tanti, più di quanto si sappia, che a Londra, Milano, Roma, nel mondo, si fanno apprezzare in posti di grande responsabilità. Ne conosco alcuni: portano con loro l’amore per Tricase, ovunque siano, insieme a valori di onestà e serietà che qui albergano con una percentuale abbastanza alta. Mi piace che a Tricase non ci sia la malavita organizzata, che nessuno sia il boss del quartiere, che nessuno faccia il prepotente con commercianti e imprenditori. Mi piace che il Comune non sia inquinato da mafiosi corrotti e non è roba da poco nell’Italia di oggi e un qualche merito va pur dato ai funzionari che lo reggono da decenni. Mi piace che ci sia un Ospedale che, nel gioco privato-pubblico, funziona, si aggiorna, si trasforma: senza quel posto saremmo davvero più poveri, in tutti i sensi. Mi piace che Tricase abbia tre cinema, che in percentuale sugli abitanti significa essere fra i primi in Italia. Mi piace il Salento Film Festival dove ogni anno Gigi Campanile, fra mille difficoltà, ci porta nel sogno di mondo lontani, delle sfide di paesi in fase di emersione. Mi piace che si faccia tanto teatro: segnalo come esempio il lavoro di Pasquale e Michela Santoro che, oltre alle indubbie doti artistiche, hanno aggiunto importanti valori sociali come “il Club dei Piccoli lettori” che ogni estate coinvolge centinaia di ragazzi. Mi piace che ogni presentazione di libro è un piccolo successo, la sala gremita e gli autori felici. Mi piace quando vengono organizzate manifestazioni originali come Alba in Jazz o i Laboratori sugli antichi metodi di scrittura alla Chiesa dei Diavoli. Mi piace che a fare cultura ci sia gente come Isabella di Marescritto, che gestisce una libreria del cuore, inserita fra le migliori indipendenti, a dimostrazione che per le idee non c’è bisogno di grandi spazi ma solo di grande passione. Mi piace il Volantino, espressione di costanza e passione: la sua presenza è fondamentale per la diffusione delle notizie politiche e culturali. Uscire tutte le settimane per quasi vent’anni è un’impresa da ricordare. Mi piace osservare da lontano e da vicino i tanti artisti di Tricase: cantanti, pittori, fotografi, scultori e musicisti che cercano di vivere del loro genio, senza chiedere elemosine, senza grandi show ma con tanto entusiasmo. Mi piace, lo cito per estrema simpatia, Cristian conosciuto come Jessi Maturo, un talento sottovalutato: da tricasino almeno un suo concerto lo devi aver visto. Mi piacciono i bambini che riempiono le piazze della città e ci giocano ancora, molto più che in altre realtà. Mi piacciono i tricasini che in silenzio, in vecchiaia, sono tornati dopo una vita da emigrante e ora ci osservano con una certa trepidazione. Mi piace la positività dei nuovi residenti di Tricase, persone che liberamente hanno scelto di trasferirsi qui, portando esperienze e sensazioni di altri mondi. Mi piace l’odore della terra di Tricase, che muta da Lucugnano a Tricase Porto, per varietà e intensità. In pochi chilometri pare ci sia tutto il possibile buono che la terra possa offrire. Mi piace chi sta a guardare per ore il mare in tempesta e conta le onde lunghe e quelle alte. Mi piace al calar della sera osservare il vecchio contadino che torna in bicicletta dalla campagna, orfano del cavallo di un tempo, portando con sé il peso di una vita e la leggerezza di una cicoria.

"il Volantino" del 28 maggio 2016                                            Alfredo De Giuseppe

 
Non mi piace Stampa E-mail

C’è una Tricase che non mi è mai piaciuta e che continua a non piacermi anche ora che alcune battaglie sono diventate più comuni rispetto ad oltre quarant’anni di guerre quasi solitarie. Non mi piaceva a suo tempo la DC arrogante e clientelare che tanti guasti ha causato nella gestione del territorio e della coscienza collettiva; non mi piacevano i craxiani di ferro, la loro sete di potere e denaro; ho rigettato i berlusconiani della prima e seconda ora come una definitiva maledizione sul nostro Paese che di tutto aveva bisogno tranne che del populismo becero misto alla supina accettazione della corruttela. Non mi piacciono ora i nipotini di Bertinotti e Mastella che mascherati di vari colori sono al governo della città da oltre quindici anni, un po’ troppo legati ad una poltrona fatta di piccoli e grandi interessi. E neanche i nuovi guerriglieri dell’onestà che mancando di quel minimo di autonomia intellettuale mi fanno paura come tutte le chiese, le congregazioni e le sette.

Non mi piace il Piano Regolatore che non c’è da oltre cinquant’anni, non mi piace pensare che quando ci sarà, atto forzato da Enti esterni, sarà inutile, tanto sarà stato devastato il tutto che ci circonda. Non mi piace che il depuratore scarichi al canale del Rio e che l’unico progetto immaginato sia la condotta a 1Km dalla costa, con la convinzione che i problemi si risolvano allontanando un po’ la merda. Non mi piace che ancora tantissime case di Tricase Porto e Marina Serra non abbiano l’allaccio alla fognatura pubblica. Non mi piace la gestione del Parco Otranto-S.M. di Leuca né il faraonico Piano Coste che pare scritto negli anni ’70 e non contiene nessuna visione originale, così come è allucinante vedere all’ingresso del paese le barriere antisuono in pietraio e legno (ormai cadenti) delle super-corrotte Ferrovie Sud-est (quando nel 2007 denunciai penalmente tale opera fui quasi deriso); non mi piace che rispetto alla strada 275 il nostro Comune abbia idee ondivaghe che invece di risolvere il problema con soluzioni semplici e rispettose dei luoghi (stop a Montesano) allunghino il brodo alimentando nuove polemiche; se c’è, non mi piace il piano traffico, né i marciapiedi di questa città, neanche la gestione dei parcheggi che da sempre pare un affare più importante di quello che realmente è. Non mi piace che non ci sia una sola isola pedonale né un parco con qualche albero e quattro panchine. Non mi piace che dopo tanti anni non vi sia un mezzo di trasporto pubblico che colleghi le frazioni e le marine di Tricase. Non mi piace la raccolta della spazzatura che non tende all’ottimizzazione e al coinvolgimento di un’utenza che andrebbe educata e non presa in giro con qualche mancia elettorale. Non mi piace chi abbandona oggetti e rifiuti nelle campagne, chi abbatte i muretti a secco e chi lottizza ovunque e comunque.  Non mi piace l’oblio delle periferie con gli scheletri delle case mai completate e la ghettizzazione della zona 167. Non mi piace la statua di don Tonino in piazzetta Dell’Abate, dove fa orrore anche la postazione del bike-sharing, così come è indescrivibile la scelta e la bruttezza della casa in plastica costruita con il contributo del GAL in piazzetta du Puzzu. L’abbandono della casa natia di Giuseppe Pisanelli in via Tempio è sintomatico dell’attenzione verso la nostra Storia, mentre nessuno analizza con le giuste competenze come abbattere definitivamente la casa/finto albergo sul costone del Porto, da decenni in stato di perenne pericolosità. Non mi piace che la quercia Vallonea, simbolo di Tricase, quella dei Cento Cavalieri, resti ingabbiata dentro una bruttissima ringhiera d’alluminio, nel degrado che la circonda, né mi piace che gli unici alberi davvero salvaguardati siano quelli di Piazza Pisanelli che invece andrebbero trapiantati in altro luogo per far tornare la Piazza quella che era. Non mi piace un Sindaco che molto ha promesso e poco ha mantenuto, che convive con un enorme conflitto d’interessi che fa guardare a tutti noi ogni atto con la lente del sospetto. Non mi piace chi ha cenato prima con Berlusconi, poi con Casini e infine con Abaterusso pur di raggiungere primati personali imbevuti di noiosi e ripetitivi comunicati stampa. Non mi piacciono di Tricase alcune persone sempre appollaiate sul tetto del vincitore, né mi diverte non farmele piacere. Non mi piace di Tricase l’assenza del lavoro e di chi non fa niente per crearlo per sé e per gli altri, né mi piace la distanza siderale delle scuole, di quasi tutti i professori e studenti dalle problematiche storiche della città. C’è una Tricase che non mi piace, è vero, ma ce n’è anche una che mi piace, ma questo è un altro capitolo, nell’altra pagina del racconto.

"il Volantino" del  21 maggio 2016                Alfredo De Giuseppe

 
ANTOLOGIA DEI PENSIERI SCIOLTI, CONTEMPORANEI A FB Stampa E-mail

 

In questi anni ho scritto spesso e ovunque. Durante un viaggio, in una sala d’attesa, davanti alla saracinesca di un meccanico o semplicemente seduto alla mia scrivania. Sono appunti, ipotesi di storie e sceneggiature, pensieri sciolti buttati su carta che qualcuno chiama poesia. Lasciati in un cassetto, in un vecchio notes o sperduti nel pc. Non credo che sia più il caso di pubblicare libri di poesia in Italia, considerata la sterminata massa di poeti, l’inesistente pubblico e l’inutile deforestazione: quindi ho deciso di creare un’antologia su Facebook, ad esclusivo uso dei miei amici e dei loro contatti. La chiamerei 
“ANTOLOGIA DI PENSIERI SCIOLTI, CONTEMPORANEI A FB”.

Sul perché siano sciolti (quindi liberi, privati, pubblici e anagrammatici) lo lascerò giudicare ai lettori così come potranno osservare quanto siano contemporanei a questo mondo (anche virtuale) in evidente e spesso logorante evoluzione. La prima poesia è stata postata il 21 marzo.

Sto rimettendo in ordine decine di scritti e quindi pubblicherò una “cosa” alla settimana, magari ogni domenica pomeriggio, come un appuntamento fisso al momento del caffè. Mi sembra un bel modo per raggiungere un certo numero di amici, di interagire con persone lontane, di rendere pubblici (pubblicare) alcuni pensieri, a volte anche poetici, ma spesso sciolti da vincoli, compreso quello di seguire un canone poetico. Alla fine si sarà formata davvero una piccola raccolta e chi vorrà potrà anche stamparla, liberamente senza alcun senso di copyright. Un dono forse insignificante ma pur sempre un modo per stare insieme. Un abbraccio a tutti, dandoci appuntamento per domenica pomeriggio. Grazie. alfredo

Tricase, 25 marzo 2016

 

 

 

PASCOLO ATTENTO

Pascolo attento

in una terra diventata alla moda

le cicorie selvatiche miste a cucine esotiche

le rape sinonimo della ruralità

fra veleni costanti e fumi neri

 

il turista segue il tratturo di massa

il bagnante non vede i fanghi grigi della modernità

la sabbia stanca di mura selvagge

 

io pascolo in silenzio

in attesa di un mondo verde e giallo

con i dépliant in bianco e nero

alfredo   num 1     settembre 2015

 

 

HO PREFERITO FARE

Io ero un elettricista

potevo essere un gran tecnico

faccio piccole manutenzioni

 

io ero un frigorista

potevo essere un inventore

faccio il lavamacchine manuale

 

io ero un pescatore

potevo essere un armatore

faccio il garzone di bottega

 

io ero un carrozziere

potevo essere un designer

faccio il rigattiere di quartiere

 

io ero un gran palleggiatore

potevo essere un asso del pallone

faccio le linee del campo sportivo

 

io ero una bella donna

potevo essere la danzatrice della Scala

faccio la casalinga di paese

 

io ero una scimmia

potevo essere uomo

ho preferito fare lo scimpanzé

 

alfredo      Num. 2      marzo 2014

 

NON PUOI CHIEDERE

Non puoi chiedere

più sole al sole

o meno vento al vento

 

non puoi chiedere

più amore all’amore

né più morte al nulla

 

puoi chiedere

più vino al vino

più sangue al sangue

più rassegnazione all’età

più ragione all’intelletto

 

puoi chiedere

più denaro al lavoro

più gioia alle pietre

più fortuna alla sorte

più responsabilità all’etica

 

non puoi chiedere

più sole al sole

o meno vento al vento.

 

Alfredo num. 3   aprile 2007

 

 

Non viaggio più

 

Non viaggio più

con aerei ultraveloci

sui cieli inquinati di pechino

sulle spiagge profumate

sui mari privi di pesce

nella storia del centro città

nell’abbondono della periferia

nei resort col bagno turco

non viaggio

con treni residuali

e neanche con quelli rossi e argento

prima delle escursioni alpine

delle gondole veneziane

delle saune svedesi

 

viaggio

con una macchina magica

che si connette con un dito

o forse con uno sguardo

mostra il mondo in un minuto

cartoline patinate e morti in diretta

documentari perfetti, paesi in dissesto

falsità e verità

in unico rullo

con l’ultimo gol meraviglioso

o l’ultimo grandioso concerto

che dopo un minuto sono già penultimi

 

come un Salgari

scrivo di luoghi che non ho mai frequentato

di uomini che non ho mai conosciuto

di scienziati che non ho mai capito

di avventure mai vissute

tutte cose sezionate fra milioni

nel minuto che mi è concesso

con l’ausilio di wikipedia

 

alfredo  num 4      gennaio 2016

 

Viaggio

Viaggio
fra Damasco e Lesbo
con tre bambini sulle braccia
distesi sul mio corpo
dentro un’imbarcazione
adusa alla morte

Ecco la costa d’Europa
sembra sentire un profumo di amore
la vista si arrende fugace
alla felicità
di una rinascita collettiva

Come può
l’annoiato turista occidentale
viaggiare tutta una vita
su una comoda nave
con il cibo a buffet
piena di giochi, musica e piscine
e non sentire
le grida dal mare?

 

Alfredo num 5   marzo 2016

 

Come un samurai

Come un samurai
in pensione
peso la compassione
come un’arma
mentre tutto piomba
ho voglia
di una birra
davanti a una tv
di nessuno che parli
di cose fragili da proteggere

 

Alfredo num. 6  febbraio 2010

 

Chiedersi

È tutto un chiedersi
di notte, di pomeriggio
cosa me ne è venuto
per essere attento alla mia etica umana
per essere pronto al sacrificio sociale
per essere dentro le emozioni universali.
Di tutto quel bailamme
che poteva avvenire
mi è rimasta una sola grande cosa
interrogarmi sulla parola amore.

Alfredo num. 7 Agosto 2015

 

Politico

Perché non aspettare
la forza
e cominciare
la battaglia

Perché non concepire
un’idea
e incendiare
le risorse

Perché non immaginare
un mondo
e buttare
tutto te stesso?

Alfredo num 8  gennaio 2008

 

Canzoni d'amore

Canzoni d’amore

mascherate di blues

il tour de France sulle montagne

la follia di un Haber

la fredda birra a mezzogiorno

la malferma falesia dell’Adriatico

le notizie di niente

pronte

a formare una domenica

 

alfredo num 9 – luglio 2014

 

 


 
il PD e la Nazione Stampa E-mail

Scrivere in sintesi la storia del PD degli ultimi cinque anni è come fare un compendio delle assurdità politiche dell’Italia, della difficoltà del nostro Paese di uscire da una serie di vizi atavici che vanno dal familismo alla corruzione per arrivare più modestamente alla trasposizione macchiettistica del potere. Tralasciando gli anni e la genesi del nuovo partito, partiamo dal 2011. In quell’anno Berlusconi e il suo governo si rendono inguardabili agli occhi del mondo intero. I capi di Stato tentano di evitare anche le foto con l’uomo più ridicolo, ingombrante e corrotto che si possa immaginare al governo di una nazione moderna. Tanto è negativa la sua immagine che si sovrappone facilmente alle endemiche difficoltà italiane, debito pubblico e cattiva amministrazione in primis, e quindi con la perdita di credibilità porta l’Italia verso il baratro di una crisi irreversibile. Alcuni dei suoi parlamentari, dopo aver accettato di tutto, compreso la nipote di Mubarak, cominciano ad abbandonarlo, non ha più la maggioranza in Parlamento. Ragione vorrebbe che si vada alle elezioni, immediatamente, anche per cancellare definitivamente l’ultimo devastante ventennio. Invece il PD supinamente accetta l’invito del Presidente Napolitano di formare un governo di unità nazionale con dentro tutti, tranne la Lega. Il PD decide di non vincere le elezioni, di governare insieme al solito “regista” Berlusconi appoggiando il governo tecnico Monti con tutte le riforme economiche a cominciare dalla Fornero e dal Fiscal compact che portano il Paese immediatamente in recessione. La malattia è curata ma il malato è morto. Il PD non può affermare che Monti sia stato un disastro mentre tutti gli altri, a cominciare da Zelig Berlusca, lo rinnegano, lo insultano e lo mettono in un angolino. Il PD intanto come sempre, pensa a regolare le questioni interne: va alle primarie e Bersani stravince su Renzi, visto dai compagni come il superdemocristiano intrufolato per opportunismo dentro le fila del partito più democratico che c’è. Si va alle elezioni del 2013: finalmente Napolitano accetta che questo paese possa anche votare. Il PD di Bersani riesce nell’impresa davvero complicata di farsi rimontare di nuovo da Berlusconi e di farsi raggiungere dal Movimento di Grillo. Un pareggio a tre con un piccolo vantaggio per il PD. Un vantaggio che grazie alla legge porcata voluta dalle destre nel 2006 gli dà un grande vantaggio alla Camera e una minoranza al Senato. Si deve eleggere il nuovo Presidente della Repubblica: dopo vari tentativi il PD propone il nome di Prodi, che viene accettato anche da SEL e altre formazioni, con la forte avversione del proprietario di Mediaset che vede nel bonario bolognese l’unico vero avversario della sua vita. Puntualmente il PD gli corre in soccorso, ben 101 suoi parlamentari non votano Prodi, il quale ritira immediatamente e dignitosamente la sua disponibilità. Tutti sono convinti, le destre miracolate soprattutto, che deve essere rivotato Napolitano, il quale accetta alla sola e solita condizione che si faccia la riforma dell’indegna e antidemocratica legge elettorale con il coinvolgimento di tutti, anche di quelli che la legge l’avevano fortemente e fascistamente voluta. Napolitano si guarda bene dall’affidare la formazione del nuovo governo a Bersani, che in definitiva potrebbe essere appoggiato anche dai 5Stelle e nella logica d’ammucchiata viene chiamato Enrico Letta che governa con i berluscones. Nel frattempo il PD ha affidato la segreteria all’ex sindacalista Epifani chiamato a fungere da tampone fino all’elezione del nuovo segretario. Bersani si sente sconfitto, i suoi vacillano e sono pronti, quasi tutti ad adeguarsi alla modernità, ad appoggiare il giovane rottamatore Renzi. Il quale, divenuto segretario a furor di popolo, non vede l’ora di governare l’Italia, insieme ad un manipolo di giovani amici, spesso belli e arroganti. Senza alcuna grazia, fa fuori Letta che nel frattempo era stato abbandonato da Berlusconi perché non l’aveva salvato da uno dei tanti processi in corso. Renzi, tanto per continuare il guazzabuglio degli anni precedenti, appena insediatosi premier, chiede alo stesso Berlusconi di dargli una mano a fare le riforme costituzionali. Come primo atto da rottamatore non c’è male: riabilita un condannato in perenne conflitto d’interessi (soprattutto mediatico e culturale) e ridà centralità ad una destra ormai in disarmo e divisa. Ancora una volta l’ex-cavaliere (che aborra qualsiasi norma decente) si sfilerà poi dalle riforme e lascerà il PD alle sue contraddizioni. Il suo segretario-primo ministro fa accordi palesi e sottobanco con chiunque, anche con Verdini e Co., ex-dominus del Popolo delle Libertà, mentre la sinistra del PD rilascia solo interviste interessanti, molti abbandonano il partito per fondare nuovi improbabili movimenti. Il Pd non è mai d’accordo con sé stesso: vince Roma con Marino e poi lo fa fuori; le riforme costituzionali sembrano stiracchiate su posizioni poco progressiste, direi quasi massoniche; sulla riforma del lavoro non sanno come prendere le norme volute dalla destra mondiale; sulle Unioni Civili, ritenute indispensabili dall’Europa, litigano fra di loro cattolici di sinistra e omosessuali cattolici; su ogni norma, delega, decreto il PD si spacca, si frantuma, non sa chi è, non sa quale progetto sta portando avanti. Il massimo della confusione schizofrenica lo tocca con il referendum sulle trivellazioni petrolifere volute dal governo targato PD: le Regioni governate dal PD chiedono la consultazione popolare e il PD centrale come via d’uscita chiede di non andare a votare. Siamo alla fine della politica del territorio, tanto sbandierata da tutti, alla fine di ogni sogno, utopia, onestà intellettuale e coerenza. Siamo nella casa del PD, in questo caso il vero partito della Nazione, nel senso più deleterio del termine, quello che vuole solo il potere, sempre contiguo al malaffare, alla corruzione e anche al teatro dell’assurdo. Il Pd in definitiva rappresenta tutti i vizi e le poche virtù dell’Italia di oggi, di ieri e forse di sempre: dobbiamo arrangiarci, vivere alla giornata, tenerci tutto, finché tira, fino allo sfinimento, fino all’abbandono del campo con relativa fuga disperata verso l’ignoto.

 

39° Parallelo – aprile 2016                                                       Alfredo De Giuseppe

 

 


Pagina 1 di 13

Simplyme - Libri

Stagioni Mediane

News image

Il nuovo libro di Alfredo De Giuseppe     Le stagioni mediane possono essere tante cose, innanzitutto il percorso di una vita giunta ad una supposta età di mezzo, ma anche i politici e i calciatori...

I Miei Libri

Alfredo scrittore

In questa pagina trovate i libri pubblicati da Alfredo. Cliccando su ogni titolo, potrete avere recensioni, foto e varie informazioni. Non dimenticate che per richieste di ogni genere si può scrivere...

I Miei Libri

Simplyme - Film

ULALA' - Le magie di Cosimino

Domenica 22 novembre alle ore 19,00 a Tricase, Sala del trono di Palazzo Gallone, sarà proiettato  l’ultimo lavoro video di Alfredo De Giuseppe:  ULALA’ – Le magie di Cosimino .   Cosimino C...

Recensioni

Your are currently browsing this site with Internet Explorer 6 (IE6).

Your current web browser must be updated to version 7 of Internet Explorer (IE7) to take advantage of all of template's capabilities.

Why should I upgrade to Internet Explorer 7? Microsoft has redesigned Internet Explorer from the ground up, with better security, new capabilities, and a whole new interface. Many changes resulted from the feedback of millions of users who tested prerelease versions of the new browser. The most compelling reason to upgrade is the improved security. The Internet of today is not the Internet of five years ago. There are dangers that simply didn't exist back in 2001, when Internet Explorer 6 was released to the world. Internet Explorer 7 makes surfing the web fundamentally safer by offering greater protection against viruses, spyware, and other online risks.

Get free downloads for Internet Explorer 7, including recommended updates as they become available. To download Internet Explorer 7 in the language of your choice, please visit the Internet Explorer 7 worldwide page.