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In Primo Piano
Un voto in compagnia Stampa E-mail

Voterò NO al referendum confermativo della riforma costituzionale. I motivi sono già ben esplicitati in centinaia di articoli di eminenti costituzionalisti e giornalisti, ma qui soprattutto rimarco l’impossibilità ad accettare l’idea di Sindaci e Consiglieri regionali chiamati a formare il nuovo Senato. Oltre alla notevole difficoltà di un Sindaco di fare tutto quello che c’è da fare per la sua città, dovrebbe diventare di tanto in tanto un esperto di trattati internazionali, mangiare alla buvette, fare un po’ di lobbismo personale e di partito e poi tornare nel paesello ad occuparsi della fogna e della spazzatura. In più questi nuovi senatori non dovrebbero essere votati ma semplicemente cooptati dai vari consigli regionali e da alcune significative città, inseguendo quel modello di democrazia indiretta che da anni affligge il nostro Paese. Voterò NO per questo e per quell’idea generalizzata e ormai ben digerita dalla maggioranza che le Riforme debbano essere fatte “necessariamente” senza mai entrare nel merito delle stesse, per cui tutto ciò che è Riforma è bello e tutto ciò che dà continuità un fastidioso inciampo verso la Modernità. Ci sarebbero delle vere Riforme da effettuare ma i governi attuali, quelli del dopo Mani Pulite per intenderci, se ne guardano bene dall’affrontarle. Per esempio se il Senato è davvero un ingombro inutile va eliminato, non va ulteriormente pasticciato. Se le Province vanno soppresse (non sono d’accordo) andrebbero eliminate soprattutto le Regioni, fonte del vero disastro della spesa pubblica nazionale. Se la Sanità, la Burocrazia, il Lavoro, la Scuola, i Trasporti e il Turismo vanno riformati, tutti sanno come e cosa fare ma sarebbe un suicidio delle lobby e delle massonerie, dei diritti acquisisti e delle prebende. Se ne guardano bene dal farlo: prendere una direzione diversa (buon senso e attenzione verso i veri cambiamenti sociali) potrebbe diventare pericoloso per il Potere nella sua forma attuale. Mi dispiace che questo mio NO venga espresso in compagnia di strani personaggi. Voterò NO insieme a Brunetta e Schifani che nella realtà insieme a Renzi, Verdini e Boschi hanno scritto fin dall’inizio questa riforma della Costituzione. Gli stessi che a suo tempo vollero fortemente il Porcellum, primo firmatario il leghista secessionista Calderoli, frutto di quella stagione del berlusconismo estremo che sicuramente pagheremo per molti anni ancora. Certo non dimentico che questi uomini sono da sempre fedeli solo al loro capo pagatore (un bel vincolo di mandato), che hanno deciso di abbandonare il tavolo delle riforme quando, nonostante il devastante “Patto del Nazareno”, non è stato possibile trovare un Presidente della Repubblica super gradito al Berlusca, uno che potesse emanare una grazia e un perdono ad personam. Voterò NO insieme a D’Alema e Co., tutta gente che ha tatticamente giocato con l’Italia e i suoi vizi storici, che per un niente si è fatta soggiogare dalle logiche delle destre populiste italiane (vedi voto del 2001 sul federalismo) e che ora scopre all’improvviso il valore della Costituzione, dei Diritti e dei Principi, senza dire con chiarezza che l’obiettivo è solo il “nemico” Renzi. Tanto per rimettersi in gioco ancora una volta, nell’eterna italica sfida a chi dura di più. Inoltre voterò NO insieme ai devoti di Grillo e Casaleggio, i giovani deputati che non hanno potuto pensare con la loro testa, ma solo con gli slogan inviati come anatemi dal computer di un fondatore/ regista/garante/capocomico. Per ben due volte, prima con Bersani e poi con Renzi hanno avuto la possibilità di incidere davvero su questa nostra povera Italia e hanno inutilmente e beffardamente rifiutato.  Pensando da cittadini al bene dell’Italia avrebbero detto in diretta streaming: “Bene, noi insieme a voi facciamo solo le tre riforme davvero necessarie e poi di nuovo al voto”. Invece ha vinto la logica nichilista del Grillo, “tanto meglio se tanto peggio” e ancora una volta ci troviamo davanti a scelte inutili, governi improvvisati e dissonanti, a riforme pasticciate, ad un’Italia in ritardo in economia e senza nessuno sguardo al futuro. I grillini pensano alla prossima vittoria, al sole del futuro che verrà, mentre i problemi possono aspettare, anche perché in questo modo si rimane casti e puri. Voterò NO insieme a tanti altri esperti del circo mediatico, gente che si guadagna da vivere dicendo tutto e il suo contrario nell’arco di pochi mesi. Me ne farò una ragione e voterò secondo un mio intimo convincimento, come del resto feci al referendum costituzionale del 2006, quando le destre compatte proposero una revisione della Costituzione più o meno simile a quella attualmente proposta dal governo Renzi. Però una cosa è vera: voterò insieme a gente che come me cerca di osservare e non avere preconcetti, gente che vuole che il nostro popolo diventi finalmente maturo e informato, non succube di questa o quella super propaganda. Lontani dal più forte del momento, quello tosto, telegenico e modernista. Sarebbe bello che i fatti diventino fatti e poi storia e non oratoria mista a favole o barzellette. Voterò NO insieme ai tanti che vogliono le vere Riforme, magari nel segno di un’Europa davvero Unita, unico sbarco possibile per queste stanche ed egoiste Nazioni.

 

Giornale di Puglia novembre 2016                            Alfredo De Giuseppe

 
Una strada è morta, si apre una finestra Stampa E-mail

La decisione finale di ANAS di revocare l’appalto della nuova 275 merita un’ulteriore riflessione alla luce delle ultime dichiarazioni di Ernesto Abatarusso, Biagio Ciardo, Rocco Palese e Co.

Non vorrei entrare in polemica con il loro sentire, spesso in buona fede, spesso dettato da populismi di bassa lega, spesso condizionato da una visione del mondo arcaica che pure ha prodotto i disastri dello sviluppo insostenibile. Sui motivi profondi del nostro pervicace, profondo diniego alla nuova strada non rimando a quanto già scritto o a nuovi approfondimenti, ma invito tutti ad osservare con attenzione lo scempio e le insicurezze della nuova strada Maglie-Otranto, tanto per immaginare cosa avrebbero combinato su un nuovo percorso vergine fra Montesano e Leuca. Qui cercherò però di mettere in fila delle verità incontrovertibili, prendendo solo spunto da documenti, articoli e dichiarazioni esistenti e verificabili.

  1. Ormai da tempo il movimento che si è battuto contro la “strada inutile” aveva chiarito che sarebbe stato logico fermarsi a Montesano, trattandosi fin lì di un ampliamento, in parte già esistente di relitti stradali e complanari;
  2. Tale posizione non poteva tenersi in sede giudiziaria in quanto il progetto era unico, non poteva essere diviso in diversi lotti e quindi la battaglia andava condotta sull’intero impianto progettuale;
  3. I vari ricorsi presentati negli ultimi anni dal Comitato per il NO per mezzo dell’Avv. Luigi Paccione hanno dimostrato in maniera chiara che il progetto iniziale dell’ASI e poi fatto proprio dall’ANAS era viziato da evidenti forzature, prima fra tutte l’affidamento senza alcuna gara pubblica di tale progettazione ad una società senza i requisiti necessari per legge (va ricordato che il progettista ha già incassato ben 5 milioni di euro);
  4. Sul percorso della nuova 275, da Montesano a Leuca sono state riscontrate numerose discariche abusive stranamente tombate dal nuovo percorso con grave danno della salute e della sicurezza per i prossimi secoli;
  5. I ricorsi fra le ditte per l’aggiudicazione dell’appalto niente hanno a che vedere con la conclusione cui è giunta l’ANAS che invece si è dovuta arrendere a quanto scritto con estrema chiarezza nel rapporto di Cantone, il giudice anticorruzione;
  6. Cantone si è mosso sulle basi della documentazione che il Movimento NO 275 è riuscito a fargli pervenire, dopo aver inutilmente tentato di avere giustizia attraverso i tribunali amministrativi di ogni ordine e grado (e che a molti di noi sono costati molto tempo e molto denaro);
  7. Questa verità viene normalmente sottaciuta dai vari organi di stampa, forse perché non è usuale in Italia che un movimento di semplici cittadini amanti della loro terra possa avere credito e giustizia; fanno finta di non sapere che tutto si è fermato grazie a Cantone e a chi ha inviato all’ANAC l’incredibile sequenza di illegalità (che qui sarebbe troppo lungo ripercorrere per intero) perché questo metterebbe in discussione molti dei parametri con i quali convivono da decenni;
  8. I suddetti organi di stampa in quest’ultimo periodo hanno preferito dilungarsi sull’inutile occupazione della strada all’altezza di Scorrano da parte degli operai di una ditta che essendo in cassa integrazione chiedono con forza che la strada si faccia per continuare a lavorare (non essendo tale ditta neanche l’aggiudicatrice dell’appalto). Vittime anche loro di un sistema illegale, della superficialità delle dichiarazioni di alcuni politici, della difficoltà odierna di un lavoro stabile e redditizio;
  9. Invece sia Armani, il nuovo presidente dell’ANAS, che altri organi istituzionali hanno finalmente dichiarato per iscritto che non è il caso di consumare altro suolo dove non è necessario e che la nuova progettazione deve tener conto di tale indicazione; e basta, aggiungo io, con le frasi ad effetto e le parole poetiche tipo “strada parco” per prendere in giro il popolo disattento;
  10. Con buona pace dei politici di lungo corso, degli operai e delle ditte, dei giornali locali e dei loro sponsor, questa decisione di ANAS apre delle prospettive finalmente positive: una strada più coerente e dimensionata alle reali necessità del nostro territorio, una finestra su una visione più lungimirante intorno al futuro del nostro sviluppo, una speranza per tutti coloro che si oppongono agli scempi delle lobby di ogni genere e infine uno strappo alla logica mafiosa/clientelare che dall’Unità d’Italia opprime buona parte del Sud.

Per quel che mi riguarda non mi rimane che ringraziare l’avv. Paccione per l’immane lavoro svolto fin qui e tutti gli amici che a vario titolo e con varie sfumature hanno fatto parte del movimento NO 275, primo fra tutti l’infaticabile Vito Lisi, oltre a qualche sparuto politico che nell’ultimo anno ha capito l’importanza dell’intera faccenda (Sergio Blasi e Diego De Lorenzis, ad esempio).
Qualche giorno fa ho incontrato uno dei tanti proprietari che si erano opposti all’esproprio delle proprie terre. Mi ha detto: “io non ci speravo più! Non ho capito se è cambiato il vento o se qualcuno ha confessato…e in ogni caso devo baciare Paccione che si è intestardito a fare i ricorsi anche quando noi non ci credevamo più”. Io ho semplicemente risposto: “trovare il modo di affrontare una battaglia giusta è sempre importante, anche quando si perde”. Mi ha guardato un po’ confuso, ha farfugliato un vedremo, è salito sulla sua panda bianca ed è andato.

il volantino novembre 2016                                                                  Alfredo De Giuseppe

 
i nemici del territorio Stampa E-mail

È del 22 settembre la notizia che i depuratori di Tricase e Corsano sono stati sanzionati con delle multe per illecito amministrativo relativamente ad alcuni importanti discostamenti dei valori massimi consentiti, nell’ambito dei controlli effettuati nel mese di agosto sulle acque reflue nei loro pozzetti d’ispezione. Una notizia di secondo livello, appena scorsa sul web, neanche commentata dalla carta stampata. Una notizia a cui siamo abituati, una cosa che tutti sanno e soprattutto sentono: i nostri depuratori non funzionano.

Nel triangolo che prende il nome di “Matine” fra i Comuni di Tricase, Tiggiano e Alessano, insistono alcune discariche abusive, ormai coperte di terra rossa, recentemente rinvenute dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta promossa dagli oppositori a quel mostro inutile definito “nuova 275”. I Comuni interessati, in collaborazione con la Regione, dovevano relazionare intorno a tali discariche, analizzare i dati, informare i cittadini sui rischi per la salute, bonificare ove possibile, iniziare le procedure di rimozione delle tombature abusive effettuate negli anni. Ad oggi nessun atto è stato messo in pratica dai Comuni interessati.
Nella zona industriale definita Tricase – Miggiano – Specchia sono state commissionate e realizzate la bellezza di 5 nuove rotatorie interne alla stessa zona industriale dopo la ben nota mega rotatoria sulla Lucugnano-Montesano. Va ricordato che tali (costose e supponenti) rotatorie stradali vanno a servire dei terreni incolti, delle desolate strade asfaltate e nessuna industria, essendo da tempo sparita dalle nostre contrade la benché minima idea industriale. 
Dal 3 di ottobre i treni della FSE che vanno da Maglie a Gagliano non possono superare i 50 kmh, per ragioni di sicurezza, all’improvviso scoperte dopo l’incidente sulla tratta Andria-Corato dello scorso luglio. Nessuno di noi aveva davvero sperato nella riorganizzazione delle scalcagnate ferrovie salentine, ma adesso, e chissà per quanto tempo, è proprio impossibile salirci. 
C’è un filo rosso che lega questi quattro episodi, colti quasi a caso dalle cronache degli ultimi giorni? Secondo me si, c’è un legame che li tiene tutti insieme, c’è una flottiglia che li tiene, c’è un torpedone pieno di gente attiva, i nemici del territorio. Chi sono? Tanti demagoghi del progresso, tanti cercatori di voti, tanti onesti intellettuali e giornalisti che si intrecciano e si rimirano intorno alla parola cultura e non vedono mai ciò che gira intorno alla loro sedia. Al loro bel culo, direi, quasi sempre al riparo da inquietudini occupazionali, da sempre legati da potenti amicizie, con un docile sentire di importanza e protezione. Gente abituata a parlare come amanti della loro terra e pronta a far scatenare l’inferno distruttivo delle case ovunque, dei paesi senza limiti e senza piani razionali. Sono quelli che da qualunque palco parlassero, da qualunque parte pendessero, non hanno mai visto le case sulla sabbia, le discariche abusive, le strade inutili, i depuratori difettosi, le ferrovie stuprate, i diserbanti su ogni filo d’erba, l’architettura ignorante e le manie di grandezza di ogni singolo paesello. 
Questi sono i nemici del territorio, i nomi e cognomi dateli voi, ognuno nel suo segmento di competenza, ognuno con la sua storia vera, non quella nascondibile dietro paraventi politici, più o meno rivoluzionari. Un Sud fatto di chiacchere fuorvianti che riescono a colpire la maggioranza silente, dall’unità d’Italia ad oggi (prima non sapeva neanche leggere). Ci sarebbero i sistemi di buon senso e poco costosi per rimediare ma sono troppo semplici per posti barocchi e corrotti come i nostri: noi amiamo la retorica, le cose ben fatte le lasciamo alla Norvegia e alla Svezia. Eppure basterebbe iniziare: le rotatorie si possono fare senza i cordoli in cemento, bastano delle linee fosforescenti e dei segnali ben congegnati; per i treni bisognerebbe nominare tre manager svizzeri e affidargli la gestione completa; i depuratori che sversano a mare andrebbero chiusi, trovare soluzioni innovative, non certo allungando i tubi verso il largo; una pista ciclabile potrebbe costeggiare l’intero Salento, da Porto Cesareo a San Cataldo, passando per Leuca; alcuni edifici, ormai ecomostri, andrebbero abbattuti con il beneplacito di tutti, magistratura inclusa. Questo e tanto altro si potrebbe fare con impegno e dedizione, tenendo comunque conto dei tanti ragazzi che cercano, in questo mare magnum di ipocrisia e sciocchezze, di organizzare la loro azienda e la loro vita con sistemi più naturali, con uno sguardo aperto al futuro che non sempre significa immaginare come Elon Musk di andare velocemente su Marte, ma anche di gestire meglio ciò che qui abbiamo in abbondanza: sole, terra e fantasia.

pubblicato su 39° Parallelo e su Giornale di Puglia Alfredo De Giuseppe

 
Agosto Stampa E-mail

Qualche sera fa ero a Tutino, un tempo frazione di Tricase, ora quartiere, di cui rimane il Castello col fossato, la chiesa e il suo parroco, un’Associazione attiva e un bar che apre e chiude da almeno dieci anni.
Lì sono nato, sono in grado di notare le differenze: dove c’era una casa e un bel giardino aperto ci sono ora quattro case, oserei dire palazzi. I proprietari, d’accordo o in disaccordo fra di loro, hanno alzato muri tali da sembrare una prigione volontaria: nessuno parla più con nessuno. Le case a corte che predisponevano al confronto, al litigio, al dialogo, all’amore, al sesso e alle rivendicazioni sono state tutte abbattute, non c’è più traccia di amore, sesso e dialogo mentre rimangono litigi e rivendicazioni. Non sono un nostalgico tout-court ma l’altra sera ripensavo a quelle sere d’estate con le mie nonne, seduto sul limite della strada: con un gesto semplice si radunavano i vicini, si rideva di tutto e la vita sembrava davvero avesse una leggerezza inossidabile. Nelle sere di pieno agosto, si andava a letto dopo mezzanotte ed era già festa, senza fare niente di più che aspettare la brezza notturna. Mentre osservavo le rovine edilizie, cercavo di intuire i piaceri reconditi del progresso, guardavo le persone aggrappate allo smart phone e veleggiavo fra Blade Runner e le lenzuola tessute di notte dal telaio di nonna Antonietta.

agosto 2016 alfredo de giuseppe

 
Le Ferrovie come un disastro Stampa E-mail

Due recenti avvenimenti incentrati sulle Ferrovie pugliesi impongono delle nuove riflessioni intorno ai trasporti, alla sostenibilità complessiva dei movimenti di persone e merci. Il 12 luglio due treni delle Ferrovie del Nord Barese si scontravano sul binario unico Andria-Corato, provocando la morte di 23 persone e il grave ferimento di altre 50. Il 25 luglio la Procura di Bari chiedeva il fallimento delle Ferrovie Sud Est avendo scoperto un debito complessivo di oltre 300 milioni di Euro, rivenienti quasi tutti da una gestione fatta di sprechi, super stipendi e consulenze d’oro. Questi due fatti, per quanto distanti nella dinamica, vanno accomunati sia per il breve lasso temporale che li divide, sia per le vicende storico-burocratiche che li hanno condizionati.

Nel trattare il problema del trasporto nei nostri territori bisognerebbe fare una piccola digressione storica non dimenticando che già nel 1910 le Ferrovie Sud Est avevano completato le opere principali diventando motore di sviluppo oltre che un fiore all’occhiello di tutto il Sud. La rotaia partiva da Lecce e come una circolare, attraversava il Salento e lo collegava nelle sue principali direzioni. Si trasportavano cose e animali attraverso numerosi treni merci (alcuni con destinazione Nord Italia) e soprattutto persone, lavoratori, studenti che potevano finalmente abbandonare muli e cavalli ed entrare nella modernità. Nei decenni le innovazioni sono state lentissime e di scarsa vivacità. Un binario morente. Se immaginiamo i progressi dell’auto dal 1910 ad oggi, possiamo più facilmente renderci conto di quanto colpevole abbandono ci sia stato intorno alle Ferrovie regionali. Ancora oggi parte un treno su binario unico con il semplice gesto della paletta del capostazione: basta sbagliare una sola volta nella vita e la tragedia è già compiuta. Treni vecchi e sporchi, fino a pochi anni fa ancora con locomotive Diesel acquistate nel 1940 e nel 1957, con passaggi a livello manuali e pericolosi oltre ad una scadente manutenzione generale. Non tirerò qui un pistolotto sulla vulgata oggi in voga della corruzione dei pochi contro l’onestà del popolo indifeso. Quando accadono cose come queste, perdurate decenni, le colpe sono molto generalizzate, anche se le responsabilità ben precise non mancano. I politici ed amministratori di ogni sponda hanno preferito cavalcare l’onda del mezzo privato o al massimo del trasporto su gomma facendo proliferare decine di società private senza mai porsi davvero la questione di un progetto complessivo, senza valutare la potenza e la facilità del trasporto su una piccola ferrovia. Il sindacato ha chiuso tutti gli occhi e gli orecchi purché si conservassero i posti di lavoro: l’efficienza non ha contato nulla. Gli utenti si sono limitati ad una lamentela da bar o al massimo da facebook, senza mai capire davvero cosa succedeva sotto il culo della loro traballante poltrona verde. Per tutti gli altri elettori e cittadini semplicemente il problema non esisteva, il boicottaggio del mezzo pubblico, con tutto quello che di sottofondo ci poteva essere, era come lo scirocco autunnale, perfidamente ineluttabile.

Così capita che un viaggiatore arrivi a Lecce e voglia proseguire per il Sud Salento in treno: deve fare una ricerca estrema per trovare la biglietteria delle Sud Est, posta al confine della stazione, dove un operatore disattento e spesso maleducato non sa da quale binario parte il treno, forse dall’ultimo, e se arriva direttamente a Gagliano del Capo o si ferma per un cambio a Zollino, da dove si riparte senza sapere con precisione l’orario perché bisogna attendere la coincidenza da Gallipoli e poi bisogna vedere che tipo di locomotore è disponibile perché ogni treno può avere velocità diverse e infine se c’è troppa afa potrebbe fermarsi in mezzo alla campagna e attendere i soccorsi fra grilli e uliveti.

E così capita che in mezzo a tutti questi disagi fantozziani, a questa maledizione chiamata genericamente corruzione, ma che io amo definire l’arroganza dell’indifferenza, nel 2008, nella mia Tricase, vedo all’improvviso l’inizio di lavori per la costruzione di insulse e bruttissime barriere antirumore. Mi informai velocemente: erano stati stanziati decine di milioni di euro per progettare e realizzare (con tutto il contorno di stravaganti consulenze) delle barriere alte quattro metri di legno e pietraia. Feci immediatamente una denuncia per spreco del pubblico denaro, deturpazione del paesaggio e inquinamento ambientale. Sostenevo che tale opera fosse inutile perché i treni in oltre cent’anni non avevano mai disturbato il sonno di nessuno per il semplice fatto che nei pressi della stazione viaggiavano a non oltre 20 km all’ora, mentre una tale opera avrebbe certamente deturpato la visione di una stazione che in definitiva aveva anche un che di romantico. Naturalmente, benché rendessi immediatamente pubblica la denuncia, nessuno sentì il dovere di condividere né di approfondire. Dopo qualche mese il PM mi notificò il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste in quanto le barriere nascevano proprio per limitare gli inquinamenti nel loro complesso. Oggi quel monumento dell’assurdo sta già per crollare, con il legno che marcisce e le pietre che rotolano giù.

Conclusione del tutto (all’italiana): il socio unico delle FSE, il Ministero dei Trasporti, in data 29 luglio 2016 ha deciso di fondere questa bellissima società con le Ferrovie dello Stato, evitando dunque il fallimento, pagando (forse) i debiti con le nostre tasse, salvando di fatto le ruberie degli ultimi venti anni, lasciando che le cose si modifichino nella forma per non cambiare nella sostanza.

39° Parallelo - Agosto 2016                                               alfredo de giuseppe

 


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