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La mia colonna del 2019-11-16

Questa è la mia colonna n.100 stampata sulla seconda pagina dell’ormai storico Volantino di Tricase. Iniziata per seguire le vicende della campagna elettorale delle Amministrative del 2017, si è poi lanciata in altre direzioni, ha girato il mondo e spesso è ritornata. Si porta da sola dove annusa le notizie, si piega e si contorce, fino quasi a sentirsi male, a operare una costante forma di terapia di gruppo. E un po’ si stanca, la colonna, poverina.

Avevo già deciso tempo fa che 100 era il numero perfetto per chiudere questa parentesi. Come al solito l’intento è quello di non ripetermi e di non annoiare il lettore. Magari da fare una raccolta e chiudere il capitolo. Del resto, nei nostri paesotti, un po’ desolati, in via di spopolamento, non si parla più di politica: al massimo si discute su una strada da fare, su un progetto inutile, sulla zona a traffico limitato. Per tutto questo è sufficiente una foto, una breve nota di servizio e tutto procede. I Comuni del Sud non possono avere più fondi di quanti ne abbiano avuti in passato (le conseguenze del federalismo nordista), non possono assumere nuove forze lavoro, non hanno risorse per cicatrizzare davvero le ferite degli ultimi decenni. I cittadini sono imballati dietro norme e tassazioni di stampo borbonico, sono ormai chiusi dentro il loro PC, che conserva memorie, contatti e amori.

Ripetere, in assenza di novità sostanziali, questi concetti può stremare chiunque, può produrre strani effetti collaterali.

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2019-11-08 MANIFESTO PUBBLICO AFFISSO OGGI IN TRICASE

Il Castello di Tutino in questi ultimi decenni è stato più volte violentato:

  • L’interno usato come lavorazione e deposito di tabacchi
    • Le più antiche e più alte mura di difesa del Salento in fase costante di crollo
    • Case nate nelle immediate adiacenze negli anni delle concessioni facili
    • Erbacce e infestanti in ogni angolo che ne minano la solidità
    • Pali della luce inadeguati alla dignità del luogo e deteriorati dal tempo
    • Muri confinanti semi-abusivi che ne bloccano il percorso complessivo
    • Insegne stradali e pubblicitarie che ne impediscono la piena visibilità
    • Abbandono totale dal punto di vista storico/turistico

ed ora, proprio ora, che la proprietà sta effettuando dei lavori di ristrutturazione e di consolidamento e che il Comune ha dato inizio alla risistemazione della piazza antistante il Castello, la stessa Amministrazione, probabilmente su sollecitazione di alcuni cittadini, intende apporre un monumento ai caduti sulla parte est, sul marciapiede all’inizio di via san Tommaso.
Un Monumento ai caduti della I e II guerra mondiale le cui lapidi sono ora all’interno dello spazio del calvario della chiesa.

Un comitato di cittadini CHIEDE all’Amministrazione Comunale di bloccare tali lavori, di lasciare le lapidi in marmo dove sono, un luogo comunque adeguato al ricordo dei soldati periti al fronte.
CHIEDE soprattutto di non deturpare ulteriormente il monumento simbolo della nostra comunità, che esso anzi divenga al più presto luogo di bellezza, ritrovo e orgoglio.

COMITATO PER LA DIFESA DEL CASTELLO DI TUTINO

La mia colonna del 2019-11-09

Geograficamente il Sud America è un continente lussureggiante, dove la natura non ha tralasciato nulla, piante di ogni tipo, minerali preziosi, paesaggi incantevoli, fiumi, montagne, spiagge, una fauna ricchissima dentro una temperatura ottimale. Politicamente, l’America Latina è sempre in crisi, senza una vera stabilità che possa mettere le sue popolazioni nelle condizioni di programmare il futuro con una certa serenità. In queste ultime settimane molte cose sono successe in quel pezzo di mondo, variopinto e bellissimo, eppure inquieto e pericoloso.

In Cile è esplosa una violenta protesta popolare prendendo spunto dall’aumento dei prezzi della metropolitana. In realtà dalla fine della dittatura ad oggi le differenze salariali sono andate aumentando, i lavoratori sentono di vivere senza prospettive di miglioramento. Come ai tempi di Pinochet, il Governo ha dichiarato lo stato d’emergenza, la Polizia ha eseguito centinaia di arresti con relative torture e sevizie. In Bolivia scioperi violenti in varie città contro la rielezione di Morales. Allo stesso modo, in Ecuador le dimostrazioni che hanno scosso il governo di Lenin Moreno hanno preso spinta dalla fine di sussidi per il carburante. In Argentina c’è una tremenda crisi economica, l’ennesima, con una forte svalutazione del peso, un’impennata della povertà reale. Il presidente Macri è uscito sconfitto dalle elezioni di domenica 28 ottobre, battuto dal peronista populista Fernandez, che avrà grossi problemi ad invertire una situazione complicata, con l’inflazione al 60% e la produzione industriale avvitata in una crisi senza fine. In Venezuela da mesi si fronteggiano in piazza, in Parlamento e in ogni dove le fazioni favorevoli al governo guidato da Maduro e quelle del suo antagonista Guaidò, il primo appoggiato da Putin, il secondo da Trump. Intanto, oltre 4 milioni di venezuelani sono fuggiti dal Paese, che era considerato una specie di Eldorado. Nel frattempo in Brasile le politiche astruse del nuovo presidente Bolsonaro stanno portando il Paese verso un baratro istituzionale, economico, ambientale (con la piena spinta verso la deforestazione dell’Amazzonia). Va segnalato inoltre che in paesi come Guatemala, Nicaragua, Colombia e Bolivia circa il 30% della popolazione vive oggi con meno di 3 dollari al giorno.

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La mia colonna del 2019-10-26

 

C’è una storia minima, una storiella di paese che coinvolge l’arte, la burocrazia, l’ignoranza, la dabbenaggine. Andiamo con ordine. Agostino Branca è un artigiano di Tricase che è più di un’impresa privata: un artista globale che ha sempre esaltato il Salento condividendo la sua arte con il mondo. In mille modi diversi, soprattutto facendo diventare la sua bottega di ceramiche un porto aperto, un centro di ritrovo per curiosi di ogni dove, dove l’accoglienza è il primo comandamento. Una modalità di intendere la propria attività che ha portato moltissime persone a sentirsi completamente a loro agio mentre il maestro e le sue allieve continuavano a lavorare, a sorridere, a inventare. Agostino, spesso a discapito del mero successo commerciale, ha investito nei rapporti, nelle amicizie, nel rispetto di ragazzi e anziani, nell’amore per la purezza del gesto.

Ho conosciuto Agostino subito dopo l’apertura del suo laboratorio a Tricase, un giovane entusiasta, preparato e un po’ ingenuo. Una persona a modo, con la quale spesso ci siamo ritrovati a condividere ideali e amicizie. Quest’estate allo scoccare dei trent’anni di attività, ha pensato di donare alla città un parco di fichi d’india in ceramica. Ha chiesto il permesso ai proprietari delle case di via Tempio, dove è ubicata la sua bottega, per riempire le loro facciate di pale verdi, incollandole con cura, cercando di rispettare i muri esistenti. Dove non era possibile le ha posizionate su legno, senza intaccare intonaci pregiati. Ha insomma vivacizzato una strada, ha riempito di colore anche le altre attività, ha fatto un’installazione artistica lunga un centinaio di metri, forse più, che ha richiamato molta gente ed è piaciuta a tantissimi. Le sue pale verdi di fico d’india hanno incuriosito perfino i cinesi che l’hanno invitato a Pechino per presentare le sue opere. Nel salutarlo gli hanno offerto un laboratorio permanente che lui potrà utilizzare a suo piacimento, nei tempi che lui stesso deciderà. Tanti attestati di stima da molti paesi europei e dagli Stati Uniti dove il nostro ha avuto varie esperienze in scuole d’arte e associazioni benefiche.

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La mia colonna del 2019-10-19

Nel 2015 nel libro “Tramonti di tramonti” raccontavo della difficile vicenda umana di Kejal, una bella ragazza curda che scappava dalla sua città perché coinvolta in un delitto d’onore, che dopo varie peripezie arrivava in Italia, dove incontrava un ragazzo di nome Luca con il quale iniziava una nuova vita. Però Kejal non resiste al richiamo della sua terra, torna in Siria per combattere insieme ai suoi fratelli, per liberare Kobane dai fanatici dell’Isis. La storia si chiude con Luca che si fa tante domande, consapevole della complessità delle questioni, senza però perdere la speranza di un ritorno della sua amata. Quel libro, così come tutti i miei libri, ha venduto una cinquantina di copie; per fortuna Pati Luceri, da Martano, che avevo invitato alla presentazione del libro, ne aveva regalato qualche copia a suoi amici curdi, ormai stabilizzati in Italia.

Lo stesso prof. Luceri, venerdì 11 ottobre mi invitava a Martano per presenziare ad una manifestazione a favore della resistenza curda, contro il premier turco Erdogan. Non tantissima gente, (non c’è mai tantissima gente quando si parla di guerre, diritti internazionali, genocidi e profughi), ma tanta condivisione, tanta necessità di conoscere e approfondire. Quando stavo per andare via, mi si è avvicinato un ragazzo con la barba e mi ha detto: “Chissà se la tua Kejal sopravvivrà  fra le strade di Kobane, mentre gli aerei turchi la bombardano e gli occidentali fanno solo proclami. Forse è già morta, mentre noi stiamo per mangiare il gelato, seduti tranquillamente davanti al bar.” A parte l’immediata emozione di aver incontrato uno dei miei lettori, ho condiviso con quel ragazzo tutto lo sgomento, lo strazio di un popolo senza terra, usato, bistrattato, definito terrorista o difensore della libertà, a seconda della convenienza del momento. A quella manifestazione c’era il sindaco di Martano, la città che due anni fa ha avuto il coraggio di dare la cittadinanza onoraria a Abdullah Öcalan, considerato terrorista sol perché era il fondatore del  Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), in lotta per l'autonomia del Kurdistan, contro i clan "feudali" che spadroneggiavano sul territorio, per l'ecologia, per l'emancipazione della donna contro il sistema patriarcale. Molti militanti del partito, già nel 1984, furono condannati a morte e solo allora il PKK iniziò una guerriglia armata che riguardava non solo la Turchia ma anche forze governative di Iraq e Iran. Nel 1999 dopo un lungo peregrinare per sfuggire alla cattura dei servizi segreti turchi, Öcalan giunse in Italia, dove sperava di avere assistenza legale e ricevere un asilo politico. Dopo 65 giorni, Öcalan fu invece convinto a partire per Nairobi, in Kenya, dove venne ben presto catturato e trasferito in Turchia. Da allora è l'unico detenuto dell'isola-prigione di İmralı. Il "caso Öcalan" fu origine di critiche al governo D'Alema, accusato tra l'altro di aver trascurato gli articoli 10 e 26 della Costituzione italiana che regolano il diritto d'asilo e vietano l'estradizione passiva in relazione a reati politici. La magistratura italiana concesse infatti il diritto d’asilo a Öcalan ma quando era ormai stato catturato e condannato. Per far capire l’atteggiamento del governo turco verso i curdi basta citare l’episodio riguardante la nipote di Öcalan:  Dilek si è candidata con il Partito Democratico dei Popoli (Hdp) alle elezioni politiche del 2015 ed è stata eletta come deputata al Parlamento turco. Nel 2018 è stata arrestata con l’accusa di incitamento al terrorismo e quindi condannata a due anni e sei mesi semplicemente per avere preso parola durante un funerale.

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La mia colonna del 2019-10-12

Le trasformazioni sociali e strutturali di una cittadina, e quindi del mondo, possono essere osservate attraverso un microcosmo, qualsiasi esso sia, purché si riesca a relativizzare i tempi storici e tecnologici. Prendo in esame per un tempo breve, dagli anni ’80 ad oggi, una dei luoghi più belli del Salento, Piazza Pisanelli a Tricase. Mi fermo dando le spalle alla Chiesa di San Domenico e guardo le attività attuali e cerco di ricordare quelle che erano presenti poco meno di quarant’anni fa. Sulla destra, fin dagli anni ‘60 era aperto il Centro Acquisti della famiglia Nardi, che tutti chiamavano “La Plastica” perché fu il primo negozio a vendere gli articoli che rappresentavano il progresso, la Moplen. Era pieno di articoli di tutti i tipi, un bazar confuso e interessante, chiuso per consunzione a metà anni ’90.  Oggi in una parte di quei locali c’è un negozio per bambini che devono vestire bene, “Brums”. Subito dopo la strada che porta a piazzetta sant’Angelo, c’è la pizzeria “Borgo Antico”. Lì c’era la casetta del benzinaio, la cui pompa a marchio Shell era sullo stesso marciapiede. Nel 1971 era stata rilevata dalla famiglia Zocco, negli anni ’80 era diventata IP e infine nel 1999 fu trasferita  sulla strada per Tricase Porto (Agip e poi Eni). Nello stesso 1999 la pizzeria era stata trasferita in quella casa di Piazza Pisanelli da Largo Santa Lucia, dove i due giovani proprietari, famiglia Nesca, avevano rilevato la storica pizzeria “Da Gino”. La pizzeria dal 2010 è gestita dal duo Emanuele&Isaia. Affianco alla pizzeria c’è oggi la “Farmacia Balboa” un drink-bar pensato nel 2013 dai premi Oscar Helen Mirren e Taylor Hackford. Fino al 2012 c’era una vera farmacia, dal 1969 di proprietà della famiglia Petrelli, trasferita poi in Via Pirandello. Subito dopo c’è il Caffè Pisanelli: un bar aperto nel 1985 da Marilena Sparasci col nome “La Cremeria”, poi trasformato in negozio di articoli da regalo e poi divenuto il bar che è oggi (con un bel ritocco effettuato nel 2019 dall’ultimo proprietario, Saverio Turco). Poi c’è la rivendita del vino “Castel di Salve” della famiglia Winspeare, aperta nel 2002. A seguire, in un seminterrato il laboratorio di ceramiche “Idem” di Ilaria De Marco.

Continuando a volgere lo sguardo verso destra vedo il “Gallone”, un pub pizzeria aperto nel 2003 dalla famiglia Elia, che ha subito negli anni vari ampliamenti e trasformazioni, fino ad una completa ristrutturazione nel 2018 in stile birreria irlandese (ora ha come sottoinsegna “Public House”). Affianco, sullo stesso rialzo che dà poi sulla strada  per il Porto, dal 2012 è attiva la creperia “Movida”.

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2019-10 "E io grido: attenzione alle leggi popolari" - 39° Parallelo

Le recenti vicissitudini della politica italiana, inclusa la pazza crisi dell’estate 2019, hanno riproposto il tema della democrazia diretta. Il M5S per decidere se fare o meno il nuovo governo è ricorso alla piattaforma di famiglia, chiamata Rousseau. Il popolo 5 Stelle, circa 70 mila persone, ha votato per il si, seguendo peraltro le indicazioni del fondatore B. Grillo e del capo politico, L. Di Maio. Le polemiche intorno all’uso strumentale di tale votazione via internet, senza alcun controllo reale della piattaforma gestita in modo padronale da Casaleggio, sembrano al momento superate da un semplice ragionamento: gli altri partiti hanno le segreterie e gli organi eletti, noi abbiamo il voto on-line. Punto.

In sostanza il Movimento rivendica una propria autonomia decisionale, originale rispetto ai partiti nati nel Novecento, ma non meno autorevole. Anzi l’imprimatur del voto digitale intorno alle decisioni più importanti consegna agli eletti maggiore responsabilità e consapevolezza del ruolo. Ma è proprio così? Senza andare agli studi di Montesquieu, partiamo dall’idea del referendum partorita dai costituenti italiani.   La consultazione popolare su l’abrogazione delle leggi approvate dal Parlamento è un istituto ben disciplinato e alquanto complesso, per un semplice motivo: i legislatori erano ben coscienti di quanto la volontà popolare potesse essere facilmente orientabile e quanto potesse pesare l’emotività del momento. Di fronte ad un omicidio particolarmente efferato, un referendum immediato sulla pena di morte avrebbe un esito scontato: impiccagione subito, nella pubblica piazza. Il raziocinio, il parlamentarismo, la mediazione dei rappresentanti eletti impone invece altri percorsi, spesso più meditati e più virtuosi. Diciamolo apertamente: su questioni squisitamente tecniche è molto difficile che una larga parte della popolazione abbia le giuste competenze; su questioni costituzionali o di principi base, si voterebbe in funzione degli avvenimenti più prossimi, senza avere lo sguardo lungo che una carta costituzionale dovrebbe avere. Ben chiari erano questi concetti ai padri costituenti, tant’è vero che il primo referendum italiano, quello sulla scelta fra Monarchia e Repubblica ebbe risultati assolutamente diversi fra Nord e Sud. Quest’ultimo, vittima ancora più inconsapevole della propaganda fascista, invischiato in concezioni medievali della società, votò massicciamente per la Monarchia, che pure aveva perso la guerra, appoggiato la chiusura sostanziale del parlamento, controfirmato tutte le leggi totalitarie, imperialiste e razziste dei governi mussoliniani, che aveva lasciato Roma in tutta fretta al momento della battaglia. Da una veloce ricerca che ho fatto in questi giorni, ho potuto accertare che nella provincia di Lecce, la Repubblica ottenne in quel 1946 solo il 15% dei voti. Nel Sud Salento addirittura la Monarchia stravinse con circa l’88% dei votanti. Il Sud era stato liberato dagli alleati con una certa facilità, mentre al Nord dal 1943 al ‘45 era stata combattuta una vera e propria guerra civile: da una parte i Partigiani con gli Alleati e dall’altra i Repubblichini di Salò insieme alle truppe tedesche di Hitler.  Al nord nasceva una vera consapevolezza della liberazione, mentre il Sud assorbiva agnosticamente un altro esercito vincitore (tranne rare e casuali eccezioni). Al Nord erano nate le cooperative e le lotte sindacali mentre al Sud era ancora dominante il sistema latifondista. Pochi ricchi possidenti avevano a disposizione una pletora di poveri disgraziati, senza cultura, senza assistenza e senza denaro. Nessuno osava parlare di cambiamenti, meno che mai l’altro pezzo di potere, la Chiesa cattolica, che per poter sopravvivere aveva ceduto su quasi tutti i principi ispiratori del suo fondatore. Per la prima volta votavano tutti, uomini e donne, bastava avere 21 anni, senza distinzioni. Finalmente il suffragio universale, si potrebbe esclamare. Eppure le forze della conservazione, quelle del timore del futuro, formavano nel nostro Sud la stragrande maggioranza.  Il popolo votava, ma il popolo non aveva gli strumenti per scegliere. Era anzi esso stesso semplice strumento in mano ai potenti di turno, fossero politici o possidenti.

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La mia colonna del 2019-10-05

Si dice (mi dicevano) che superati i sessanta la prospettiva cambia. Hai superato la linea di demarcazione fra gioventù e vecchiaia, puoi pensare alla pensione, al meritato riposo e vedere il tutto con maggiore distacco. Io che sono un sessantenne inconsapevole, che ci sono arrivato senza accorgermene e senza volerlo, riesco a vedere da quest’altezza le sedimentazioni degli anni, dei rimpianti, delle vittorie e delle sconfitte. Riesco a vedere il film di una vita, ma non riesco a smettere di pensare al futuro, a ciò che sarà, a ciò che può venire in funzione dei nostri comportamenti.

È vero che una certa età può avere delle stanchezze incorporate: non vuoi più vedere le stesse facce ogni mattina, non vuoi più vedere spettacoli karaoke, sempre uguali a loro stessi, la commedia all’italiana con i suoi stereotipi, la politica televisiva con i giornalisti star e neanche lo stesso tramonto. La stratificazione di eventi, ormai sempre più accelerata, può generare confusione e sconforto, voglia di mollare e di uscire dal contesto. Ma succede anche che puoi avere curiosità di incontrare persone nuove, di fare altri percorsi con loro, che vai a cercarti gli spettacoli innovativi che abbiano in sé i germi dell’universalità, puoi vedere dei film bellissimi anche se girati con un cellulare, puoi parlare di politica senza inebriarsi dentro.

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La mia colonna del 2019-09-28

Lo confesso: da un po’ di tempo mi interessa sempre meno la vicenda amministrativa del paesello. La storia semiseria della politica paesana, fatta di aneddoti e odi personali, di buche da riparare e da funzionari che vanno in pensione. Mi interessa sempre meno il nome dell’ultimo assessore e ancor di meno se appartiene ad un partito o ad un altro. Non dimentico che ognuno di noi vive nel suo condominio, che è corretto risolvere le beghe sotto casa, che lì provi la tua vera grandezza. Non dimentico e anzi lo rivendico: il localismo ci ha spesso salvato dalla demenza precoce.

Sarebbe poco interessante anche la politica nazionale, fatta di messaggi veloci sui telefonini, comparsate televisive e promesse mirabolanti, se non fosse che le scelte governative impattano spesso con quelle di altri governi, che a loro volta, tutti insieme, dovrebbero guardare al benessere del mondo intero. Osservare lo spettacolo dei nostri politici è quasi sempre poco interessante. Le tante trasmissioni in cui si parla di loro con loro stessi sono utili solo per riepilogare le stupidate quotidiane, mentre sprofondi dentro una comoda poltrona, per conciliare il sonno.

Però ora tutto si è relativizzato perché, finalmente, il problema ambientale, della salute del nostro pianeta, è divenuto prioritario.

Ora è arrivato il momento di guardare oltre, di preoccuparsi davvero della Terra, di creare una rete solidale, di tentare di salvare la straordinaria bellezza creata dalla natura e dalle stratificazioni umane.

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La mia colonna del 2019-09-21

Sono 35 anni che a vario titolo, a volte per pura sopravvivenza, altre per sfidare Golia, mi occupo della Distribuzione Organizzata, volgarmente di supermercati. In questi anni le abitudini d’acquisto si sono andate modificando, addirittura anticipando i nostri modi di vivere, quindi significative di nota, nell’ottica di un futuro meno predatore.

Partiamo da alcuni presupposti storici: la spesa fino a metà degli anni ottanta era (specie al sud) essenzialmente di vicinato, con l’aggiunta dei mercati coperti comunali e gli ambulanti del mercato settimanale; fino alla metà degli anni novanta vigeva un blocco reale delle “Licenze” e quindi lo sviluppo commerciale era complicatissimo; gli orari di apertura sono passati da una regolamentazione rigida (giovedì pomeriggio e domenica sempre chiuso) fino alla più completa libertà, anche con esercizi aperti 24H; in questi ultimi decenni sono entrati ed usciti dal settore molti attori, alcuni importanti come Carrefour e Auchan, che mal si sono adattati alle difficili condizioni commerciali, burocratiche e legislative del mercato italiano.

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La mia colonna del 2019-09-14

Ho assistito sabato 7 settembre all’incontro pubblico organizzato dal M5S a Tricase sul rapido disseccamento dell’ulivo, sulla difficoltà del reimpianto e sulla ricostruzione del paesaggio salentino. Presentato da Francesca Sodero, relazionava Cristian Casili, che parla con cognizione di causa, essendo agronomo e attento ricercatore, oltre che Consigliere regionale. Temi complessi, ma che certamente sono fra le questioni dirimenti e urgenti del nostro territorio. Innanzitutto mi pare che ci siamo liberati un po’ tutti delle tesi complottiste intorno alla Xylella. Non c’è nessuna multinazionale produttrice di pesticidi che vuole l’essiccamento degli ulivi, non c’è il grande speculatore che si vuole comprare tutte le nostre terre, non ci sono le cattive regioni del Nord che hanno pensato bene di stroncare sul nascere il nostro olio di qualità, accompagnato dalla quantità. Niente di tutto questo, ma la crudezza dei numeri: su circa 90.000 ettari di uliveti insistono circa 60.000 proprietari, molti dei quali avevano abbandonato gli ulivi ben prima del patogeno omicida. Tantissimi proprietari con appena un ettaro e mezzo a testa che avevano grandi difficoltà ad unirsi, a fare financo un semplice marchio comune. Ora che la produzione è crollata del 90% ci dobbiamo chiedere che fare dei terreni, degli ulivi, del nostro paesaggio, del nostro entroterra. Prendiamo atto della tempesta perfetta, troviamo i correttivi e andiamo avanti.

Mi è piaciuto l’approccio di Casili sul principio che non si può settorializzare una tale problematica alla sola sfera dell’olivicoltura, ma ho intravisto nel suo studio ancora grossi deficit nell’ipotizzare con chiarezza le prospettive future. Se non è corretto né facile ripiantare tutte le dieci milioni di piante che nei prossimi anni seccheranno senza alcun dubbio, che cosa ci resta da fare? Molto, ma solo se si cominciano a mettere in chiaro delle procedure per l’intera regione Puglia che sappiano giungere al cuore e al cervello di tutti i suoi abitanti. Delle nuove attitudini che possano nel breve far ripartire l’economia e al contempo ripristinare la bellezza del paesaggio. Un paesaggio che è la somma delle complesse attività umane incorporate alle peculiarità del territorio, e che includono ogni aspetto sociologico, geografico e politico.

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2019-09-10 "Settembre 2019 - Tramonto in Iran (2)" - FB

 

Il 12 marzo 2019 Sahar Khodayari voleva solo vedere una partita di calcio, tifare per la sua squadra, l’Esteghlal, allenata dall’italiano Andrea Stramaccioni. Era andata allo stadio Azadi di Teheran, travestita da uomo perché in Iran le donne non possono assistere a gare sportive di uomini, intesi come maschi. Si giocava una partita contro l’Al Ain, club degli Emirati Arabi, aveva fatto un selfie e l’aveva spedito alla sorella. Sembrava felice di quella sua bravata, del semplice gesto di un tifoso che va allo stadio per godersi lo spettacolo dei suoi eroi. All’uscita l’avevano riconosciuta e arrestata. Era stata detenuta per alcuni giorni nel carcere femminile di Gharchak Varamin a sud di Teheran, ritenuto tra i peggiori in termini di condizioni di vita.

Poi ad inizio settembre era stata convocata in Tribunale, le avevano sequestrato il suo telefono cellulare e infine condannata a sei mesi di reclusione. A lei sembrava assurdo tutto questo, forse avrebbero potuto vietarle di avvicinarsi allo stadio, come dicevano i suoi familiari, ma sei mesi di nuovo in quell’orrenda prigione le son sembrati davvero eccessivi, fuori da ogni logica di umana convivenza. Lei che in silenzio, senza possibilità di difesa, ha dovuto assistere in tribunale alla lettura di una sentenza che semplicemente diceva: condannata per oltraggio al pudore.

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2019-08-26 "Le nuove strade della sicurezza e dell'integrazione" - FB, petizione online

FIRMA LA PETIZIONE SUI SOCIAL CHE HANNO CONDIVISO O DIRETTAMENTE SU CHANGE.ORG http://chng.it/tRNtNyj2

 

 

Questa vuole essere una petizione alle Autorità ma anche un suggerimento per chi voglia fare politica nei prossimi anni, un programma di sistemazione della viabilità e dell’integrazione del centro di Tricase con le sue frazioni. Parto dai tragici recenti (ma anche antichi) incidenti stradali sulle provinciali che collegano Tricase con Depressa e Lucugnano, per avanzare una serie di proposte che spero possano essere facilmente recepite dagli Enti preposti e condivise dai cittadini del nostro Comune.

  1. Primo passo: i due tricasini eletti nel Consiglio Provinciale di Lecce, Nunzio Dell’Abate e Federica Esposito, di concerto con l’Amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco Carlo Chiuri, devono iniziare con urgenza le procedure per portare le strade che congiungono Tricase centro con Lucugnano e Depressa a patrimonio del Comune di Tricase;
  2. L’amministrazione comunale, deve dare inizio al contempo ad una progettazione che veda le due strade vissute esattamente come strade interne. Non ha più senso che esse siano gestite come strade extra-urbane: le due arterie presentano un elevato e costante grado di pericolosità, in quanto su di esse insistono numerose intersezioni private, strade di campagna e vari esercizi commerciali, stazioni di servizio e servizi pubblici oltre a campi sportivi e palazzetti dello sport;
  3. Le due strade comunali dovranno necessariamente prevedere; A) illuminazione adeguata (con pannelli solari); B) piste ciclabili e marciapiede (anche a costo di far arretrare decine di proprietari); C) telecamere per limitazione velocità non oltre 60 Kmh; D) navetta elettrica di collegamento fra il centro e le due frazioni con frequenza oraria in tutte le stagioni.

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La mia colonna del 2019-09-07

Un’estate che brucia. Impressionanti le immagini inviate dai satelliti con gli incendi che stanno devastando l’Amazzonia. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Spaziale del Brasile, tra gennaio e agosto 2019 si sono verificati 72mila incendi contro i 40mila dello stesso periodo del 2018, con un aumento dell’83%. Dall’inizio dell’anno, con l’avvio della presidenza di Bolsonaro, il disboscamento della Foresta Amazzonica ha assunto ritmi impressionanti, registrando lo scorso luglio un aumento del 278% rispetto all’anno precedente, per un totale di 1.345 kmq disboscati. Come se sparissero tre campi da calcio al minuto. I populisti, eletti in tutto il mondo, con mirabolanti e muscolari promesse di benessere immediato per il loro popolo, e solo per il loro, si rivelano un gran danno per l’intera umanità.

Infatti nell’indifferenza del governo russo, anche la Siberia continua a bruciare su 4,5 milioni di ettari, una superficie pari a quella di Lombardia e Piemonte messi insieme. Pare che le temperature della Russia stiano aumentando di 2,5 volte più velocemente rispetto al resto del pianeta, con la scomparsa di laghi, foreste e animali. Un’estate caldissima: ad inizio agosto è circolata la notizia che i ghiacci della Groenlandia si sono dimezzati. È stato calcolato che in un solo giorno si siano sciolti undici miliardi di tonnellate di ghiaccio. Secondo quanto riportato da Agenzie scientifiche, quasi il 60% della calotta glaciale groenlandese ha perso, il 31 luglio 2019, un millimetro di spessore di ghiaccio, subendo il peggior scioglimento di sempre.

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