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In Primo Piano
la neve del 2017 Stampa E-mail

Sta nevicando nel Salento come mai prima, in tutti sensi: quantità, durata, intensità, freddo, vento, linguaggio e internet.

Ho riletto l’articoletto pubblicato su Nuove Opinioni che scrissi sulla neve che cadde nel Salento il 17 e 18 dicembre del 2001 (e poi inserito nella raccolta “Best, sindaci e farfalloni”). Sembra passato un secolo, forse più. Nel dicembre 2001 non c’era ancora l’Euro: sarebbe arrivato dopo pochi giorni, in una specie di euforia collettiva, nella speranza di un cambiamento vero e positivo. C’era Internet ma non esistevano i social network,  per le statistiche di quell’anno in Italia appena il 20% della popolazione usava collegarsi in rete. Facebook fu fondato nel 2004, fino al 2006 non lo conosceva nessuno, in Italia è diventato popolare dal 2009, oggi è usato praticamente da tutti. Quindi la neve del 2017 ha un altro sapore, un altro rumore, un’altra forma di poesia. Tutti abbiamo acceso il nostro smartphone e fatto fotografie che abbiamo subito postato sui social, abbiamo girato un video in diretta e fatto vedere ai nostri amici, abbiamo inondato la rete delle notizie minuto per minuto sulla situazione meteo, che sempre più spesso è anche la prima notizia dei telegiornali nazionali e locali. Così il rumore della neve è cambiato, è diventato quasi frastuono, il mistero un po’ confusionario su quali paesi avesse nevicato di più o di meno è quasi sparito, andare al mare e vedere che effetto fa quella materia bianca su quella materia azzurra non ha più senso, se scorro le pagine di Facebook trovo già migliaia di foto, commenti, risate, dirette, palle e pupazzi. Intanto quasi tutti noi possiamo lavorare da casa, seduti, da soli a meditare sulle cose che cambiano, perché davvero il mondo gira e cambia, anche la neve cambia, seppure all’apparenza è sempre bianca.

 

Grazie neve (Nuove Opinioni dicembre 2001)

Grazie neve di Natale. Grazie a te abbiamo respirato aria d'Europa. Grazie a te ci siamo sentiti come tutti gli altri, finalmente. Erano anni che non nevicava a Tricase. Spesso si sentiva dire che ci fosse stato un po’ di nevischio fino a Lecce, sicuramente sulle Murge baresi ma mai a Tricase, fin dal lontano 1991, ai tempi della prima Repubblica, un secolo fa. È stato bello sentire quell' ovattata sensazione di comunanza fra noi semplici cittadini e fra Tricase tutta e Tiggiano (e Presicce e così via) e anche con parti della Grecia, della Turchia e dell'Islanda. Ci è mancato solo qualche spettacolo pirotecnico e qualche stellina della televisione che si spogliasse sulla scalinata del Municipio. I bambini hanno avuto la gioia di conoscere la neve e hanno visto anche i loro genitori divertirsi con una palla di neve siberiana. Insomma un avvenimento eccezionale, da ricordare, la nevicata più importante degli ultimi cinquant'anni, a memoria di uomo da bar. A rischio di essere accusati di anti-patriottismo, diremo che in assoluto (compreso elezioni e feste patronali) l'avvenimento del 17/18 dicembre 2001 è il più importante, il più comunemente memorabile per Tricase dalla fine dell'ultima guerra mondiale. Anzi quel giorno qualcuno andò a lavorare, questa volta no.

FB 7.01.2017

 

 

 
Da qui fino a Marte Stampa E-mail

A vedere certi documentari, a leggere certi articoli pare che la tecnologia dominerà le nostre vite, molto di più di quanto non lo faccia già. Auto che corrono senza autista (mancano solo le prove finali sulle nostre strade), robot che fanno tutti i lavori manuali, telefonini integrati nel nostro orecchio che ci segnalano di tutto, pure dove e quando fare la pipì, diagnosi dei nostri malanni in diretta con operazioni sempre meno invasive, e poi entro dieci o vent’anni potremo andare su Marte, addirittura come turisti alla modica cifra di duecentomila cadauno. Lì, su quel pianeta ora inutilmente deserto, prima o poi riusciremo a creare un’atmosfera adatta al nostro corpo, forse rifaremo un mare azzurro, faremo piovere e quindi potremo piantare alberi, girasoli e rape. Per essere paragonati al Dio creatore di tutte le religioni ci mancherà davvero poco, forse solo inventare in Italia un governo che sappia governare ….  Insomma, stiamo andando verso strade sconosciute, verso mete mai pensate nei secoli precedenti, la scienza avanza, la tecnologia applicata è ormai parte del nostro pensare quotidiano. Alla fine di questo anno, definito per pura convenzione storica come 2016, possiamo guardare al futuro con maggiore speranza, in una visione ottimistica della scienza al servizio dell’uomo?

Intanto partiamo dalla situazione attuale, analizzando due soli dati, le guerre e le povertà. Basta scrivere su internet “conflitti attualmente in corso” e si rimane sbalorditi dall’enormità di guerre e guerriglie che ci affliggono: in Africa sono coinvolti 29 Stati e ben 215 gruppi combattenti differenti, in Asia 16 Stati e 169 gruppi armati, ma anche l’Europa dell’Est non scherza con 9 Stati e 80 gruppi e poi c’è l’eterno Medio Oriente. In totale, in questo momento nel mondo ci sono 67 Nazioni coinvolte dentro le quali si contano 735 unità combattenti (eserciti, milizie, guerriglieri, terroristi, anarchici, ecc). Guerre di indipendenza, guerre di religione, guerre di territori, ma soprattutto guerre per il potere economico, per lo sfruttamento delle risorse energetiche. Se invece cerchi nella Rete “Equità sociale nel 2016” puoi capire come tutte le analisi convergono su un unico punto: i ricchi sono sempre più ricchi e non superano il 2% della popolazione mondiale mentre i quasi poveri, i veri poveri e i miserabili sono quasi 4 miliardi di persone. Secondo il rapporto annuale dell’Unicef entro il 2030 (data conclusiva degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) 69 milioni di bambini sotto i 5 anni moriranno per cause prevalentemente prevenibili, 167 milioni di bambini vivranno in povertà, 750 milioni di donne si saranno sposate da bambine e oltre 60 milioni di bambini fra i sei e i dieci anni saranno esclusi dalla scuola.

 

Sembrerebbe che il nostro pianeta stia andando verso due posizioni contrapposte: da un lato una scienza sempre più invasiva e coinvolgente, dall’altro l’avanzamento di una povertà diffusa con largo uso di guerre per risolvere i perenni problemi della sopravvivenza. Il tutto aggravato dall’espansione demografica di alcune aree geografiche e la costante denatalità di altre, che comunque secondo l’ONU porterà entro il 2050 la popolazione mondiale dagli attuali 7,3 ad oltre 11 miliardi di individui. Quindi grandi flussi migratori e importanti mutamenti socio-economici, quasi tutti complessi da gestire e programmare, specie in presenza di una politica miope che al massimo guarda ai prossimi due anni. Nel futuro molto prossimo, continuando tutti i trend cui abbiamo accennato, potremmo avere un élite economica/politica formata da persone superricche, che disporrà di tutti i beni materiali, di tutte le chiavi decisionali per procedere spedita verso nuove ricchezze, potrà andare su Marte, comprarsi l’intero sport mondiale e tutti i motori di ricerca. Ci sarà una classe media che si arrabatterà sempre di più, piccoli imprenditori che non potranno più salire alcun gradino, operai sempre più in competizione con nuovi poveri, impiegati che non potranno far studiare i propri figli, laureati che tenteranno fino alla vecchiaia di trovare la giusta collocazione. Categorie sfruttate e alienate ma che in fondo potranno mangiare, rosicchiando ogni giorno qualcosa all’altro, potranno scommettere alla lotteria più ricca o al poker-on line, guardare lo sport, possedere e giocare con l’ultimo giocattolo telematico. I poveri invece aumenteranno a dismisura, schiere di uomini, donne e bambini sempre più schiacciati nelle terre più guerreggiate e disastrate, anche all’interno di Stati tradizionalmente ricchi. Rifiutati dall’altra metà della popolazione, trattati come inutile ingombro sulla via del progresso, comunque indispensabilmente poveri per non far salire il consumo di CO2 oltre il limite tollerabile della sopravvivenza del pianeta Terra. Questo è lo scenario verosimile, anche se crudo. Se qualcuno, oltre ad inutili referendum di giornata, vuole impegnarsi a sovvertire questo triste destino, c’è ancora spazio e un po’ di tempo. Mi chiedo però: ad iniziare da me stesso, c’è oggi l’ottimismo per lottare ancora contro chi dissennatamente corre in questa direzione assurda? C’è un gruppo capace di analizzare e lottare per risolvere questi problemi enormi? Potremmo farcela, con impegno, calma e raziocinio.  Se invece corriamo dietro ai Trump, ai Le-Pen e ai vari trombettisti dell’isolazionismo felice, siamo davvero in un oceano di guai. Non ci resta che sperare nell’atmosfera di Marte.

dicembre 2016 - 39° Parallelo e Giornale di Puglia                              Alfredo De Giuseppe

 

 
Un voto in compagnia Stampa E-mail

Voterò NO al referendum confermativo della riforma costituzionale. I motivi sono già ben esplicitati in centinaia di articoli di eminenti costituzionalisti e giornalisti, ma qui soprattutto rimarco l’impossibilità ad accettare l’idea di Sindaci e Consiglieri regionali chiamati a formare il nuovo Senato. Oltre alla notevole difficoltà di un Sindaco di fare tutto quello che c’è da fare per la sua città, dovrebbe diventare di tanto in tanto un esperto di trattati internazionali, mangiare alla buvette, fare un po’ di lobbismo personale e di partito e poi tornare nel paesello ad occuparsi della fogna e della spazzatura. In più questi nuovi senatori non dovrebbero essere votati ma semplicemente cooptati dai vari consigli regionali e da alcune significative città, inseguendo quel modello di democrazia indiretta che da anni affligge il nostro Paese. Voterò NO per questo e per quell’idea generalizzata e ormai ben digerita dalla maggioranza che le Riforme debbano essere fatte “necessariamente” senza mai entrare nel merito delle stesse, per cui tutto ciò che è Riforma è bello e tutto ciò che dà continuità un fastidioso inciampo verso la Modernità. Ci sarebbero delle vere Riforme da effettuare ma i governi attuali, quelli del dopo Mani Pulite per intenderci, se ne guardano bene dall’affrontarle. Per esempio se il Senato è davvero un ingombro inutile va eliminato, non va ulteriormente pasticciato. Se le Province vanno soppresse (non sono d’accordo) andrebbero eliminate soprattutto le Regioni, fonte del vero disastro della spesa pubblica nazionale. Se la Sanità, la Burocrazia, il Lavoro, la Scuola, i Trasporti e il Turismo vanno riformati, tutti sanno come e cosa fare ma sarebbe un suicidio delle lobby e delle massonerie, dei diritti acquisisti e delle prebende. Se ne guardano bene dal farlo: prendere una direzione diversa (buon senso e attenzione verso i veri cambiamenti sociali) potrebbe diventare pericoloso per il Potere nella sua forma attuale. Mi dispiace che questo mio NO venga espresso in compagnia di strani personaggi. Voterò NO insieme a Brunetta e Schifani che nella realtà insieme a Renzi, Verdini e Boschi hanno scritto fin dall’inizio questa riforma della Costituzione. Gli stessi che a suo tempo vollero fortemente il Porcellum, primo firmatario il leghista secessionista Calderoli, frutto di quella stagione del berlusconismo estremo che sicuramente pagheremo per molti anni ancora. Certo non dimentico che questi uomini sono da sempre fedeli solo al loro capo pagatore (un bel vincolo di mandato), che hanno deciso di abbandonare il tavolo delle riforme quando, nonostante il devastante “Patto del Nazareno”, non è stato possibile trovare un Presidente della Repubblica super gradito al Berlusca, uno che potesse emanare una grazia e un perdono ad personam. Voterò NO insieme a D’Alema e Co., tutta gente che ha tatticamente giocato con l’Italia e i suoi vizi storici, che per un niente si è fatta soggiogare dalle logiche delle destre populiste italiane (vedi voto del 2001 sul federalismo) e che ora scopre all’improvviso il valore della Costituzione, dei Diritti e dei Principi, senza dire con chiarezza che l’obiettivo è solo il “nemico” Renzi. Tanto per rimettersi in gioco ancora una volta, nell’eterna italica sfida a chi dura di più. Inoltre voterò NO insieme ai devoti di Grillo e Casaleggio, i giovani deputati che non hanno potuto pensare con la loro testa, ma solo con gli slogan inviati come anatemi dal computer di un fondatore/ regista/garante/capocomico. Per ben due volte, prima con Bersani e poi con Renzi hanno avuto la possibilità di incidere davvero su questa nostra povera Italia e hanno inutilmente e beffardamente rifiutato.  Pensando da cittadini al bene dell’Italia avrebbero detto in diretta streaming: “Bene, noi insieme a voi facciamo solo le tre riforme davvero necessarie e poi di nuovo al voto”. Invece ha vinto la logica nichilista del Grillo, “tanto meglio se tanto peggio” e ancora una volta ci troviamo davanti a scelte inutili, governi improvvisati e dissonanti, a riforme pasticciate, ad un’Italia in ritardo in economia e senza nessuno sguardo al futuro. I grillini pensano alla prossima vittoria, al sole del futuro che verrà, mentre i problemi possono aspettare, anche perché in questo modo si rimane casti e puri. Voterò NO insieme a tanti altri esperti del circo mediatico, gente che si guadagna da vivere dicendo tutto e il suo contrario nell’arco di pochi mesi. Me ne farò una ragione e voterò secondo un mio intimo convincimento, come del resto feci al referendum costituzionale del 2006, quando le destre compatte proposero una revisione della Costituzione più o meno simile a quella attualmente proposta dal governo Renzi. Però una cosa è vera: voterò insieme a gente che come me cerca di osservare e non avere preconcetti, gente che vuole che il nostro popolo diventi finalmente maturo e informato, non succube di questa o quella super propaganda. Lontani dal più forte del momento, quello tosto, telegenico e modernista. Sarebbe bello che i fatti diventino fatti e poi storia e non oratoria mista a favole o barzellette. Voterò NO insieme ai tanti che vogliono le vere Riforme, magari nel segno di un’Europa davvero Unita, unico sbarco possibile per queste stanche ed egoiste Nazioni.

 

Giornale di Puglia novembre 2016                            Alfredo De Giuseppe

 
Una strada è morta, si apre una finestra Stampa E-mail

La decisione finale di ANAS di revocare l’appalto della nuova 275 merita un’ulteriore riflessione alla luce delle ultime dichiarazioni di Ernesto Abatarusso, Biagio Ciardo, Rocco Palese e Co.

Non vorrei entrare in polemica con il loro sentire, spesso in buona fede, spesso dettato da populismi di bassa lega, spesso condizionato da una visione del mondo arcaica che pure ha prodotto i disastri dello sviluppo insostenibile. Sui motivi profondi del nostro pervicace, profondo diniego alla nuova strada non rimando a quanto già scritto o a nuovi approfondimenti, ma invito tutti ad osservare con attenzione lo scempio e le insicurezze della nuova strada Maglie-Otranto, tanto per immaginare cosa avrebbero combinato su un nuovo percorso vergine fra Montesano e Leuca. Qui cercherò però di mettere in fila delle verità incontrovertibili, prendendo solo spunto da documenti, articoli e dichiarazioni esistenti e verificabili.

  1. Ormai da tempo il movimento che si è battuto contro la “strada inutile” aveva chiarito che sarebbe stato logico fermarsi a Montesano, trattandosi fin lì di un ampliamento, in parte già esistente di relitti stradali e complanari;
  2. Tale posizione non poteva tenersi in sede giudiziaria in quanto il progetto era unico, non poteva essere diviso in diversi lotti e quindi la battaglia andava condotta sull’intero impianto progettuale;
  3. I vari ricorsi presentati negli ultimi anni dal Comitato per il NO per mezzo dell’Avv. Luigi Paccione hanno dimostrato in maniera chiara che il progetto iniziale dell’ASI e poi fatto proprio dall’ANAS era viziato da evidenti forzature, prima fra tutte l’affidamento senza alcuna gara pubblica di tale progettazione ad una società senza i requisiti necessari per legge (va ricordato che il progettista ha già incassato ben 5 milioni di euro);
  4. Sul percorso della nuova 275, da Montesano a Leuca sono state riscontrate numerose discariche abusive stranamente tombate dal nuovo percorso con grave danno della salute e della sicurezza per i prossimi secoli;
  5. I ricorsi fra le ditte per l’aggiudicazione dell’appalto niente hanno a che vedere con la conclusione cui è giunta l’ANAS che invece si è dovuta arrendere a quanto scritto con estrema chiarezza nel rapporto di Cantone, il giudice anticorruzione;
  6. Cantone si è mosso sulle basi della documentazione che il Movimento NO 275 è riuscito a fargli pervenire, dopo aver inutilmente tentato di avere giustizia attraverso i tribunali amministrativi di ogni ordine e grado (e che a molti di noi sono costati molto tempo e molto denaro);
  7. Questa verità viene normalmente sottaciuta dai vari organi di stampa, forse perché non è usuale in Italia che un movimento di semplici cittadini amanti della loro terra possa avere credito e giustizia; fanno finta di non sapere che tutto si è fermato grazie a Cantone e a chi ha inviato all’ANAC l’incredibile sequenza di illegalità (che qui sarebbe troppo lungo ripercorrere per intero) perché questo metterebbe in discussione molti dei parametri con i quali convivono da decenni;
  8. I suddetti organi di stampa in quest’ultimo periodo hanno preferito dilungarsi sull’inutile occupazione della strada all’altezza di Scorrano da parte degli operai di una ditta che essendo in cassa integrazione chiedono con forza che la strada si faccia per continuare a lavorare (non essendo tale ditta neanche l’aggiudicatrice dell’appalto). Vittime anche loro di un sistema illegale, della superficialità delle dichiarazioni di alcuni politici, della difficoltà odierna di un lavoro stabile e redditizio;
  9. Invece sia Armani, il nuovo presidente dell’ANAS, che altri organi istituzionali hanno finalmente dichiarato per iscritto che non è il caso di consumare altro suolo dove non è necessario e che la nuova progettazione deve tener conto di tale indicazione; e basta, aggiungo io, con le frasi ad effetto e le parole poetiche tipo “strada parco” per prendere in giro il popolo disattento;
  10. Con buona pace dei politici di lungo corso, degli operai e delle ditte, dei giornali locali e dei loro sponsor, questa decisione di ANAS apre delle prospettive finalmente positive: una strada più coerente e dimensionata alle reali necessità del nostro territorio, una finestra su una visione più lungimirante intorno al futuro del nostro sviluppo, una speranza per tutti coloro che si oppongono agli scempi delle lobby di ogni genere e infine uno strappo alla logica mafiosa/clientelare che dall’Unità d’Italia opprime buona parte del Sud.

Per quel che mi riguarda non mi rimane che ringraziare l’avv. Paccione per l’immane lavoro svolto fin qui e tutti gli amici che a vario titolo e con varie sfumature hanno fatto parte del movimento NO 275, primo fra tutti l’infaticabile Vito Lisi, oltre a qualche sparuto politico che nell’ultimo anno ha capito l’importanza dell’intera faccenda (Sergio Blasi e Diego De Lorenzis, ad esempio).
Qualche giorno fa ho incontrato uno dei tanti proprietari che si erano opposti all’esproprio delle proprie terre. Mi ha detto: “io non ci speravo più! Non ho capito se è cambiato il vento o se qualcuno ha confessato…e in ogni caso devo baciare Paccione che si è intestardito a fare i ricorsi anche quando noi non ci credevamo più”. Io ho semplicemente risposto: “trovare il modo di affrontare una battaglia giusta è sempre importante, anche quando si perde”. Mi ha guardato un po’ confuso, ha farfugliato un vedremo, è salito sulla sua panda bianca ed è andato.

il volantino novembre 2016                                                                  Alfredo De Giuseppe

 
i nemici del territorio Stampa E-mail

È del 22 settembre la notizia che i depuratori di Tricase e Corsano sono stati sanzionati con delle multe per illecito amministrativo relativamente ad alcuni importanti discostamenti dei valori massimi consentiti, nell’ambito dei controlli effettuati nel mese di agosto sulle acque reflue nei loro pozzetti d’ispezione. Una notizia di secondo livello, appena scorsa sul web, neanche commentata dalla carta stampata. Una notizia a cui siamo abituati, una cosa che tutti sanno e soprattutto sentono: i nostri depuratori non funzionano.

Nel triangolo che prende il nome di “Matine” fra i Comuni di Tricase, Tiggiano e Alessano, insistono alcune discariche abusive, ormai coperte di terra rossa, recentemente rinvenute dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta promossa dagli oppositori a quel mostro inutile definito “nuova 275”. I Comuni interessati, in collaborazione con la Regione, dovevano relazionare intorno a tali discariche, analizzare i dati, informare i cittadini sui rischi per la salute, bonificare ove possibile, iniziare le procedure di rimozione delle tombature abusive effettuate negli anni. Ad oggi nessun atto è stato messo in pratica dai Comuni interessati.
Nella zona industriale definita Tricase – Miggiano – Specchia sono state commissionate e realizzate la bellezza di 5 nuove rotatorie interne alla stessa zona industriale dopo la ben nota mega rotatoria sulla Lucugnano-Montesano. Va ricordato che tali (costose e supponenti) rotatorie stradali vanno a servire dei terreni incolti, delle desolate strade asfaltate e nessuna industria, essendo da tempo sparita dalle nostre contrade la benché minima idea industriale. 
Dal 3 di ottobre i treni della FSE che vanno da Maglie a Gagliano non possono superare i 50 kmh, per ragioni di sicurezza, all’improvviso scoperte dopo l’incidente sulla tratta Andria-Corato dello scorso luglio. Nessuno di noi aveva davvero sperato nella riorganizzazione delle scalcagnate ferrovie salentine, ma adesso, e chissà per quanto tempo, è proprio impossibile salirci. 
C’è un filo rosso che lega questi quattro episodi, colti quasi a caso dalle cronache degli ultimi giorni? Secondo me si, c’è un legame che li tiene tutti insieme, c’è una flottiglia che li tiene, c’è un torpedone pieno di gente attiva, i nemici del territorio. Chi sono? Tanti demagoghi del progresso, tanti cercatori di voti, tanti onesti intellettuali e giornalisti che si intrecciano e si rimirano intorno alla parola cultura e non vedono mai ciò che gira intorno alla loro sedia. Al loro bel culo, direi, quasi sempre al riparo da inquietudini occupazionali, da sempre legati da potenti amicizie, con un docile sentire di importanza e protezione. Gente abituata a parlare come amanti della loro terra e pronta a far scatenare l’inferno distruttivo delle case ovunque, dei paesi senza limiti e senza piani razionali. Sono quelli che da qualunque palco parlassero, da qualunque parte pendessero, non hanno mai visto le case sulla sabbia, le discariche abusive, le strade inutili, i depuratori difettosi, le ferrovie stuprate, i diserbanti su ogni filo d’erba, l’architettura ignorante e le manie di grandezza di ogni singolo paesello. 
Questi sono i nemici del territorio, i nomi e cognomi dateli voi, ognuno nel suo segmento di competenza, ognuno con la sua storia vera, non quella nascondibile dietro paraventi politici, più o meno rivoluzionari. Un Sud fatto di chiacchere fuorvianti che riescono a colpire la maggioranza silente, dall’unità d’Italia ad oggi (prima non sapeva neanche leggere). Ci sarebbero i sistemi di buon senso e poco costosi per rimediare ma sono troppo semplici per posti barocchi e corrotti come i nostri: noi amiamo la retorica, le cose ben fatte le lasciamo alla Norvegia e alla Svezia. Eppure basterebbe iniziare: le rotatorie si possono fare senza i cordoli in cemento, bastano delle linee fosforescenti e dei segnali ben congegnati; per i treni bisognerebbe nominare tre manager svizzeri e affidargli la gestione completa; i depuratori che sversano a mare andrebbero chiusi, trovare soluzioni innovative, non certo allungando i tubi verso il largo; una pista ciclabile potrebbe costeggiare l’intero Salento, da Porto Cesareo a San Cataldo, passando per Leuca; alcuni edifici, ormai ecomostri, andrebbero abbattuti con il beneplacito di tutti, magistratura inclusa. Questo e tanto altro si potrebbe fare con impegno e dedizione, tenendo comunque conto dei tanti ragazzi che cercano, in questo mare magnum di ipocrisia e sciocchezze, di organizzare la loro azienda e la loro vita con sistemi più naturali, con uno sguardo aperto al futuro che non sempre significa immaginare come Elon Musk di andare velocemente su Marte, ma anche di gestire meglio ciò che qui abbiamo in abbondanza: sole, terra e fantasia.

pubblicato su 39° Parallelo e su Giornale di Puglia Alfredo De Giuseppe

 


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