• 15.jpg
  • 14.jpg
  • 05.jpg
  • 11.jpg
  • 08.jpg
  • 01.jpg
  • 16.jpg
  • 09.jpg
  • 17.jpg
  • 10.jpg
  • 04.jpg
  • 12.jpg
  • 07.jpg
  • 03.jpg
  • 06.jpg
  • 02.jpg
  • 13.jpg
Real time web analytics, Heat map tracking

la mia colonna del 23 giugno 2018

L’opacità del potere è da sempre un dato distintivo di chi gestisce la vita, l’economia, le guerre e la salute di milioni di persone. Non è possibile, forse, dire tutto a tutti, dire la verità con l’assoluta certezza che questa non procuri guai maggiori. Ad esempio, gli anni che ci aspettano, i prossimi decenni, fino all’assestamento demografico dell’intero pianeta, saranno molto difficili, terribili, dicono alcuni. Un politico accorto, deciso almeno a mitigare gli effetti dei problemi che si riverseranno su tutti noi, dovrebbe fare due cose fondamentali: studiare con profondità i processi sociali e globali che andremo a vivere e avvertire i suoi elettori delle difficoltà complessive del sistema di far convivere libertà e sicurezza, dignità e ricchezza, giustizia e solidarietà. Questo pensavo seguendo in questi giorni l’indagine legata al nuovo stadio della Roma.

Ho sempre guardato con interesse alla nascita e all’evoluzione del Movimento 5 Stelle, proprio perché su questi temi sembrava poter dare una visione diversa, un’accelerazione alla metafora del potere. Però da sempre, fin dall’inizio ho segnalato a me stesso e ad altri che un movimento, prima apparso quasi spontaneo, sull’onda delle battute di un divo televisivo come Beppe Grillo (arrabbiato per motivi personali e umorale per copione), non poteva lasciare l’organizzazione interna e statutaria a personaggi terzi di cui nessuno conosceva nomi, cognomi, la loro storia, le loro basi culturali e politiche. Davide Casaleggio, ad esempio, figlio di Gianroberto, è un nome che non è incluso in nessun organigramma del Movimento, eppure viene comunemente accettato come coordinatore e gran tessitore di ogni confusa diatriba interna. Lui, in accordo con pochi altri, una volta accertata la limitata autonomia decisionale della Raggi, ha per esempio imposto assessori nella giunta di Roma, ha suggerito i dirigenti delle partecipate, saltando ogni confronto e ogni competenza. Ha detto la sua su ogni mossa relativa al nuovo governo, e non è poco per uno che non mai fatto nulla nella vita, se non essere figlio del fondatore di un blog. Tutto in maniera opaca, così come poco trasparente è apparsa ai più la composizione delle liste formatesi attraverso la piattaforma on-line Rousseau, che in effetti è nelle sole mani di Casaleggio e (forse) Grillo.

L’obiezione è ovvia: anche negli altri partiti decidono tutto i segretari o i padroni (Berlusconi), ma questo non convince chi da sempre ha criticato il Berlusca politico, il Renzi pigliatutto e vedeva in Grillo un ispiratore, non certo un coordinatore politico come poi è diventato. Inoltre la mancanza di una vera discussione politica prima e poi della chiarezza politica e amministrativa porta il leader Di Maio a dire tutto e il contrario di tutto nell’arco di pochi giorni. Per cui su Ilva non sappiamo ancora come la pensa, anche se tutto il Movimento fino a un mese la voleva chiudere, cosa vuol fare dei progetti iniziati dai precedenti governi, come si vuole rapportare all’Europa. Però se arriva una mail dalla Casaleggio & Associati, se Beppe scrive un bel post, l’aria si purifica e tutto può procedere. Infatti nel governo sono entrati in quota 5stelle dei ministri che nulla hanno condiviso in questi anni delle battaglie del movimento (Tria e Moavero ad esempio). Così come Conte esce da un cilindro incomprensibile e alla fine indigeribile agli stessi simpatizzanti pentastellati. Forse potevamo capire di più se alcune discussioni, sui nomi e sulle modalità delle nomine (vedi Lanzalone a Roma) fossero state viste da tutti noi in diretta streaming, come all’inizio prometteva lo stesso Grillo. Una casa di vetro, visionata dal web in ogni momento. Una pura illusione, rinnegata velocemente, senza alcuna spiegazione. In definitiva, l’unico streaming al quale abbiamo assistito, è quello con Bersani, durato non più di 5 minuti, tanto per irridere qualsiasi possibilità di dialogo. Una forza nuova, rivoluzionaria, in quel streaming avrebbe dovuto approfondire per 5 ore o forse per 5 giorni, quali erano le reali possibilità di cambiare l’Italia con le forze determinate a farlo nel vero interesse generale (bastava anche una buona legge elettorale e la revisione seria del ruolo delle Regioni nell’ambito di una vera riforma costituzionale). Insomma, dopo quel mancato vero confronto nell’interesse dell’Italia, si è andati avanti con slogan elettorali, a volte inutili, a volte falsi, fino ad arrivare ad una specie di asservimento al sovranismo demagogico e razzista di Salvini. A quel tempo la rabbia dei 5S non ammetteva confronti, oggi la gestione del potere impone l’accettazione di ideologie pericolose, contenenti tutti i sintomi di una débâcle italiana ancora più lacerante. Mi auguro ancora che la base del M5s trovi la modalità di uscire da questo opaco, terribile cono d’ombra. Per il bene dell’Italia.

il volantino - alfredo

La mia colonna del 16 Giugno 2018

In questo preciso momento storico, c’è un ministro dell’interno (tutto minuscolo) che chiude i porti ai migranti, che fa spallucce a chi lo accusa di razzismo, che si proclama il vero difensore degli italiani brava gente. Oltre a quello che viene detto in Parlamento, nei talk-show, nelle conferenze stampa, e soprattutto sui social netework, c’è un’altra realtà, quella dei bar. Basta la sera sedersi in uno qualsiasi dei nostri bar, intendo italiani, per sentire i commenti più veri, quelli tradotti dal politichese televisivo al crudo dialetto.

Leggi tutto

Se Stato e individuo fossero in armonia

Non faccio quasi mai copia e incolla…preferisco sbagliare da solo. Ma qualche giorno fa ho riletto “Cristo si è fermato ad Eboli” e, giunto quasi alla fine del suo capolavoro, mi è capitata questa paginetta, quasi visionaria, che qui riporto, facendola mia rigo dopo rigo, tanto mi ha impressionato per lucidità e attualità. (Ricordo a quei pochi che non lo sapessero che Levi scrisse il libro fra il 1943 e il ‘45, raccontando il suo confino in Basilicata di una decina d’anni prima).

“…Il vero nemico, quello che impedisce ogni libertà e ogni possibilità di esistenza civile ai contadini, è la piccola borghesia dei paesi. È una classe degenerata, fisicamente e moralmente: incapace di adempiere la sua funzione, e che solo vive di piccole rapine e della tradizione imbastardita di un diritto feudale. Finché questa classe non sarà soppressa e sostituita non si potrà pensare di risolvere il problema meridionale.

Leggi tutto

La mia colonna del 9 Giugno 2018

La sera del 31 maggio, quando veniva ufficializzata la nascita del primo governo Di Maio-Salvini, ho sinceramente gioito. Avevo deciso, fin dal 4 marzo, di non scrivere nulla intorno alla nuova situazione politica finché non avessi visto la conclusione della telenovela. Non scrivere, non commentare le giravolte, i proclami inutili, le contraddizioni, le sgrammaticature istituzionali. Niente o tutto: seguire i vertici Lega - 5Stelle dal 4 Marzo al 31 Maggio voleva dire addentrarsi in un mondo virtuale, ottimo solo per i rispettivi elettorati, che avevano bisogno di sentirsi rassicurati che la Vittoria era stata piena e convincente, che gli ostacoli al cambiamento erano tutti all’esterno di loro stessi, che l’apparato, tutto insieme, lottava contro di loro, dal Presidente della Repubblica fino all’ultimo burocrate di Strasburgo.

Leggi tutto

Don Tonino e Tricase

Trascrizione integrale intervento di Alfredo De Giuseppe del 23 maggio 2018  (Sala del Trono, Tricase, ndr) sul tema “don Tonino e Tricase”

Ringrazio Rocco Cosimo Musio dell’Ass. “Dialoghi e Reti” per l’invito ricevuto. Devo ribadire, come già fatto a suo tempo con Cosimo, che all’inizio ero molto titubante se accettare di essere parte attiva di questo seminario, soprattutto per due ordini di motivi:

  • non volevo partecipare a questo gioco mediatico (e quindi necessariamente un po’ ipocrita) che pare abbia colpito all’improvviso la figura di don Tonino Bello;
  • da non credente, non mi sentivo inserito negli attuali dibattiti relativi alla santificazione di don Tonino, che considero una cosa tutta interna al mondo cattolico, con i suoi riti, i suoi tempi, le sue regole, tutte cose del resto che consentono ancora all’istituzione Chiesa di sopravvivere a dispetto di un’evidente e irrefrenabile secolarizzazione di usi e costumi.

Cosimo però mi ha convinto con alcune considerazioni: cercheremo di parlare della figura, anche laica, del don Tonino parroco di Tricase, inserito nel contesto storico in cui operò, anche in riferimento ad alcuni problemi che accompagnarono la sua permanenza nella nostra città… E poi una voce dissonante, magari in contrasto con le vulgate più di moda, può far comodo al dibattito nel suo complesso, alla crescita di una Chiesa locale ancora alla ricerca di una missione più concreta.

Ed eccomi qui, da intruso, a cercare di ricordare con onestà il don Tonino tricasino (per quel poco di contributo diretto che posso dare in questo momento), anche se gli appassionati interventi di ieri sera di Gigi Lecci, Caterina Scarascia e Claudio Morciano hanno già tratteggiato dal di dentro la sua figura parrocchiale e sociale. 

Leggi tutto

La mia colonna del 1 Giugno 2018

Sabato 26 maggio ho partecipato a Tiggiano ad un Convegno dei giornali editi dalle Pro-Loco italiane. Domenica 27, dal pomeriggio fino a tarda sera, ad una bella Festa di Maggio, organizzata soprattutto per i più piccoli, a Tutino presso la Chiesetta della Madonna della Pietà. Due cose diverse, ma che hanno lo stesso sapore, lo stesso comun denominatore: brave persone italiane che mantengono viva la diversità, che coltivano la partecipazione, che resistono all’invadenza globalizzante di tutti i mezzi meccanici, tecnologici e telematici. Nel corso della giornata a Tiggiano, anche nella mia veste di moderatore, ho avuto modo di parlare con molti uomini e donne provenienti da tutta Italia, dal Friuli alla Sicilia.  Tutti innamorati del loro paesello, tutti volontari, senza stipendi e senza rimborsi. Eppure impegnati in una specie di lotta contro l’indifferenza, contro l’abbandono, contro lo spopolamento. Perché uno dei gravi problemi dell’Italia è che molti di questi piccoli borghi sono vicini al collasso per assenza di bambini, quindi di scuole, biblioteche, negozi, alberghi e ristoranti. Luoghi bellissimi, spesso teatro di vicende storiche rilevanti oppure antiche dogane o ancora dimore reali durante estati bollenti, destinati alla “chiusura per KO tecnico”. Un’Italia minore, si direbbe. Invece no: è una locuzione che è stata smentita dai presenti. È forse l’unica Italia vera, quella delle piccole comunità, che si stringe intorno a quel poco che resta, che resiste, che tenta di creare un senso positivo del nostro essere cittadini. Resistere forse è il verbo più consono, nei giorni spaventosi di una crisi della politica che non riesce a prendersi le proprie responsabilità di governo, che non trova il modo di darsi delle regole di buon senso, che non riesce a costruire e trasmettere un vero spirito di bene comune.

Leggi tutto

La mia colonna del 26 Maggio 2018

Prima di commentare il nuovo governo che verrà, è il caso che mi soffermi un po’ sul PD e sulla sinistra in generale. Perché ha avuto senso essere di sinistra e perché ora è così perdente in tutto il mondo? Queste due domande me le son fatte non oggi ma qualche anno fa, quando ebbi la sventura per qualche mese di avere la tessera del PD (tanto per vedere l’effetto che fa). Rispondo oggi, come risposi a me stesso a quel tempo.

Leggi tutto

La mia colonna del 19 Maggio 2018

 

Nella settimana di “Loro 2” il film di Paolo Sorrentino su Berlusconi, quella durante la quale Di Maio e Salvini provano a fare gli statisti sottraendosi alla morsa di Berlusconi, la settimana in cui il Berlusconi americano, Trump, sposta a Gerusalemme l’ambasciata americana, provocando scontri, morti e feriti a migliaia, durante la stessa settimana in cui in Malaysia si insedia a 92 anni Mahatir Mohamad, il nuovo primo ministro, non fa meraviglia, la notizia più importante, più strombazzata dai nostri giornali: la riabilitazione di Berlusconi, che in futuro potrà di nuovo candidarsi e che oggi è ancora lì a brigare per il bene del Paese. Da statista. Quindi in una ripetizione estenuante, a volte entusiasmante, incoraggiante per tutti gli ultra ottantenni, potremo avere ancora LUI come Presidente, magari della Repubblica, consacrato a Padre della Patria, sepolto nel Pantheon, in attesa della resurrezione.

Leggi tutto

La mia colonna del 12 Maggio 2018

Oggi mi rivolgo a Lei, dott. Antonio Nunziante, vice presidente della Regione Puglia, che venerdì 4 maggio è venuto nella nostra Tricase per discutere con la cittadinanza dei progetti della nuova strada 275. Mi rivolgo a Lei perché in quell’incontro tenuto a palazzo Gallone ho intravisto quel lampo di vera disponibilità all’ascolto, quel positivo atteggiamento non populista (tipico di tutti i politici del decennio) che porta ad affrontare con lungimiranza i problemi, perché ho intravisto una persona onesta e fuori dalla logica degli affari a tutti i costi. Però... poiché ho intravisto anche una effettiva difficoltà ad esprimere un’idea compiuta sull’argomento, reiterando semplicemente la possibilità della decisione alle comunità e ai loro rappresentanti, vorrei ricordarle che la Politica dovrebbe anche cominciare a fare proposte costruttive, ipotesi di sviluppo sostenibile con uno sguardo aperto ai prossimi decenni. E per questo mi trovo costretto a scriverle.

Leggi tutto