• 03.jpg
  • 15.jpg
  • 18.jpg
  • 05.jpg
  • 04.jpg
  • 01.jpg
  • 09.jpg
  • 06.jpg
  • 14.jpg
  • 13.jpg
  • 08.jpg
  • 07.jpg
  • 16.jpg
  • 17.jpg
  • 02.jpg
  • 10.jpg
  • 12.jpg
  • 11.jpg
Real time web analytics, Heat map tracking

La mia colonna del 2019-09-14

Ho assistito sabato 7 settembre all’incontro pubblico organizzato dal M5S a Tricase sul rapido disseccamento dell’ulivo, sulla difficoltà del reimpianto e sulla ricostruzione del paesaggio salentino. Presentato da Francesca Sodero, relazionava Cristian Casili, che parla con cognizione di causa, essendo agronomo e attento ricercatore, oltre che Consigliere regionale. Temi complessi, ma che certamente sono fra le questioni dirimenti e urgenti del nostro territorio. Innanzitutto mi pare che ci siamo liberati un po’ tutti delle tesi complottiste intorno alla Xylella. Non c’è nessuna multinazionale produttrice di pesticidi che vuole l’essiccamento degli ulivi, non c’è il grande speculatore che si vuole comprare tutte le nostre terre, non ci sono le cattive regioni del Nord che hanno pensato bene di stroncare sul nascere il nostro olio di qualità, accompagnato dalla quantità. Niente di tutto questo, ma la crudezza dei numeri: su circa 90.000 ettari di uliveti insistono circa 60.000 proprietari, molti dei quali avevano abbandonato gli ulivi ben prima del patogeno omicida. Tantissimi proprietari con appena un ettaro e mezzo a testa che avevano grandi difficoltà ad unirsi, a fare financo un semplice marchio comune. Ora che la produzione è crollata del 90% ci dobbiamo chiedere che fare dei terreni, degli ulivi, del nostro paesaggio, del nostro entroterra. Prendiamo atto della tempesta perfetta, troviamo i correttivi e andiamo avanti.

Mi è piaciuto l’approccio di Casili sul principio che non si può settorializzare una tale problematica alla sola sfera dell’olivicoltura, ma ho intravisto nel suo studio ancora grossi deficit nell’ipotizzare con chiarezza le prospettive future. Se non è corretto né facile ripiantare tutte le dieci milioni di piante che nei prossimi anni seccheranno senza alcun dubbio, che cosa ci resta da fare? Molto, ma solo se si cominciano a mettere in chiaro delle procedure per l’intera regione Puglia che sappiano giungere al cuore e al cervello di tutti i suoi abitanti. Delle nuove attitudini che possano nel breve far ripartire l’economia e al contempo ripristinare la bellezza del paesaggio. Un paesaggio che è la somma delle complesse attività umane incorporate alle peculiarità del territorio, e che includono ogni aspetto sociologico, geografico e politico.

Sarebbe opportuno partire da alcuni concetti chiari ed efficienti per tutti, a cominciare dai politici agli industriali fino all’ultimo dei disoccupati. Non abbattere i muretti a secco, se necessario riscostruirli con le stesse pietre, sono dei piccoli monumenti da conservare e studiare, non dei residui da sotterrare. Non immaginare sempre nuove strade ma alleggerire il traffico con soluzioni innovative. Far funzionare i Parchi regionali, attualmente attivi solo da punto di vista burocratico. Abbattere decine e decine di case abusive non completate che disturbano da ogni punto di vista. Far funzionare in ogni Comune un efficiente Ecocentro (abbiamo preteso i supermercati aperti 15 ore al giorno, compreso la domenica, e allo stesso modo dovrebbe funzionare un centro raccolta rifiuti…perché no?). Aumentare le pene per i reati ambientali, ma condividendo con i media e i legislatori  la consapevolezza della loro gravità (perché buttare una cicca o un fazzolettino fuori del finestrino dell’auto è considerato meno grave che superare un limite di velocità di 5 kmh?). Bloccare tutti i finanziamenti, tutte le lottizzazioni e tutte le attività sul territorio per i Comuni non ancora dotati di un Piano Regolatore. Attivarsi per superare le quote di assegnazione per nuovi impianti viticoli, in modo da dare nuovo impulso alle aziende produttrici di vini DOC. Finanziare con semplificazioni burocratiche (e bancarie) le aziende olivicole che decidano, per accorpamento o costituzioni di nuove società, di raggiungere dimensioni produttive di un certo livello. Puntare su marchi di qualità che possano diventare riconoscibili a livello internazionale. Creare importanti centri di raccolta delle acque piovane, che adeguatamente depurate possano diventare funzionali alle attività agricole.  

In definitiva bisogna lottare per un Sud propositivo, futuristico, che sappia trovare i nuovi equilibri. Immaginare un paesaggio anche diverso dall’attuale monocoltura dell’ulivo, ma non per questo meno attraente e produttivo. Certo non un Sud arroccato su concezioni di un’agricoltura arcaica, ma neanche generando, con l’ignavia di tutti, un deserto economico e geografico, circondato da oasi-masserie-vip, condite di piscine, piante tropicali e massaggiatori locali.

il volantino –  alfredo

2019-09-10 "Settembre 2019 - Tramonto in Iran (2)" - FB

 

Il 12 marzo 2019 Sahar Khodayari voleva solo vedere una partita di calcio, tifare per la sua squadra, l’Esteghlal, allenata dall’italiano Andrea Stramaccioni. Era andata allo stadio Azadi di Teheran, travestita da uomo perché in Iran le donne non possono assistere a gare sportive di uomini, intesi come maschi. Si giocava una partita contro l’Al Ain, club degli Emirati Arabi, aveva fatto un selfie e l’aveva spedito alla sorella. Sembrava felice di quella sua bravata, del semplice gesto di un tifoso che va allo stadio per godersi lo spettacolo dei suoi eroi. All’uscita l’avevano riconosciuta e arrestata. Era stata detenuta per alcuni giorni nel carcere femminile di Gharchak Varamin a sud di Teheran, ritenuto tra i peggiori in termini di condizioni di vita.

Poi ad inizio settembre era stata convocata in Tribunale, le avevano sequestrato il suo telefono cellulare e infine condannata a sei mesi di reclusione. A lei sembrava assurdo tutto questo, forse avrebbero potuto vietarle di avvicinarsi allo stadio, come dicevano i suoi familiari, ma sei mesi di nuovo in quell’orrenda prigione le son sembrati davvero eccessivi, fuori da ogni logica di umana convivenza. Lei che in silenzio, senza possibilità di difesa, ha dovuto assistere in tribunale alla lettura di una sentenza che semplicemente diceva: condannata per oltraggio al pudore.

Leggi tutto

2019-08-26 "Le nuove strade della sicurezza e dell'integrazione" - FB, petizione online

FIRMA LA PETIZIONE SUI SOCIAL CHE HANNO CONDIVISO O DIRETTAMENTE SU CHANGE.ORG http://chng.it/tRNtNyj2

 

 

Questa vuole essere una petizione alle Autorità ma anche un suggerimento per chi voglia fare politica nei prossimi anni, un programma di sistemazione della viabilità e dell’integrazione del centro di Tricase con le sue frazioni. Parto dai tragici recenti (ma anche antichi) incidenti stradali sulle provinciali che collegano Tricase con Depressa e Lucugnano, per avanzare una serie di proposte che spero possano essere facilmente recepite dagli Enti preposti e condivise dai cittadini del nostro Comune.

  1. Primo passo: i due tricasini eletti nel Consiglio Provinciale di Lecce, Nunzio Dell’Abate e Federica Esposito, di concerto con l’Amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco Carlo Chiuri, devono iniziare con urgenza le procedure per portare le strade che congiungono Tricase centro con Lucugnano e Depressa a patrimonio del Comune di Tricase;
  2. L’amministrazione comunale, deve dare inizio al contempo ad una progettazione che veda le due strade vissute esattamente come strade interne. Non ha più senso che esse siano gestite come strade extra-urbane: le due arterie presentano un elevato e costante grado di pericolosità, in quanto su di esse insistono numerose intersezioni private, strade di campagna e vari esercizi commerciali, stazioni di servizio e servizi pubblici oltre a campi sportivi e palazzetti dello sport;
  3. Le due strade comunali dovranno necessariamente prevedere; A) illuminazione adeguata (con pannelli solari); B) piste ciclabili e marciapiede (anche a costo di far arretrare decine di proprietari); C) telecamere per limitazione velocità non oltre 60 Kmh; D) navetta elettrica di collegamento fra il centro e le due frazioni con frequenza oraria in tutte le stagioni.

Leggi tutto

La mia colonna del 2019-09-07

Un’estate che brucia. Impressionanti le immagini inviate dai satelliti con gli incendi che stanno devastando l’Amazzonia. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Spaziale del Brasile, tra gennaio e agosto 2019 si sono verificati 72mila incendi contro i 40mila dello stesso periodo del 2018, con un aumento dell’83%. Dall’inizio dell’anno, con l’avvio della presidenza di Bolsonaro, il disboscamento della Foresta Amazzonica ha assunto ritmi impressionanti, registrando lo scorso luglio un aumento del 278% rispetto all’anno precedente, per un totale di 1.345 kmq disboscati. Come se sparissero tre campi da calcio al minuto. I populisti, eletti in tutto il mondo, con mirabolanti e muscolari promesse di benessere immediato per il loro popolo, e solo per il loro, si rivelano un gran danno per l’intera umanità.

Infatti nell’indifferenza del governo russo, anche la Siberia continua a bruciare su 4,5 milioni di ettari, una superficie pari a quella di Lombardia e Piemonte messi insieme. Pare che le temperature della Russia stiano aumentando di 2,5 volte più velocemente rispetto al resto del pianeta, con la scomparsa di laghi, foreste e animali. Un’estate caldissima: ad inizio agosto è circolata la notizia che i ghiacci della Groenlandia si sono dimezzati. È stato calcolato che in un solo giorno si siano sciolti undici miliardi di tonnellate di ghiaccio. Secondo quanto riportato da Agenzie scientifiche, quasi il 60% della calotta glaciale groenlandese ha perso, il 31 luglio 2019, un millimetro di spessore di ghiaccio, subendo il peggior scioglimento di sempre.

Leggi tutto

2019-08 "Il lavoro è un ottimismo" - 39° Parallelo

Il dramma del lavoro in Italia, sta tutta in una sola frase pronunciata qualche giorno fa da  Giuseppe Bono, Amministratore delegato di Fincantieri, nel corso di un convegno:  “Nei prossimi due o tre anni avremo bisogno di 5-6 mila lavoratori ma non so dove andarli a trovare: carpentieri, saldatori, abbiamo lavoro per 10 anni e cresciamo ad un ritmo del 10 per cento, ma sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare, preferiscono fare i rider a 5-600 € piuttosto che lavorare da noi a 1.600 € al mese”.

Negli ospedali mancano medici: vengono richiamati dottori in pensione o medici di altre nazioni, che a malapena conoscono la nostra lingua (da qui al 2025 ne potrebbero mancare 16.000 solo nel settore pubblico). Nei supermercati è sempre più difficile trovare macellai o salumieri. Non ci sono più falegnami e si fa fatica a trovare un muratore se hai un’azienda di costruzioni. In una nazione con un altissimo tasso di disoccupazione reale, ci sono tante posizioni vuote. È in questo corto circuito che bisogna indagare e approfondire per capire se c’è una soluzione.

Ci sono state negli anni delle scelte che sono sembrate assurde e in effetti hanno prodotto dei disastri annunciati. Una per tutte: il sostanziale declassamento della scuola professionale. Una scuola divenuta recinto per ragazzi disagiati invece che motore di una economia in trasformazione. Due riforme in sei anni (Gelmini nel 2011 e Toccafondi nel 2017) che come al solito erano solo un ritocco al ribasso. Scuole abbandonate, senza mezzi tecnici, senza sbocchi immediati, senza contatti col territorio, senza appeal per studenti e famiglie. In 15 anni si sono dimezzati gli studenti degli Istituti professionali, c’è qualcuno che ne ha fatto un titolo sui Tg? Nella sostanza la crisi delle scuole professionali è l’altra faccia dell’abbandono dell’Alternanza scuola lavoro. Alla Camera il ministero ha rivelato che nell’anno scolastico appena chiuso solo il 53 per cento degli studenti ha svolto l’Alternanza (nel 2017-2018 era stato l’89 per cento). Le strutture ospitanti sono passate da 208 mila a 190 mila. Chi farà l’idraulico in futuro?

Leggi tutto

La mia colonna del 2019-07-20

Prendo spunto dalla polemica di queste ultime settimane fra la Consigliera Comunale Francesca Sodero e il Direttore del Volantino, Alessandro Distante, per rammentare il ruolo che la stampa locale ha ricoperto a Tricase nell’ultimo secolo. Nel 1922 nasceva il “il Tallone d’Italia”, diretto da Michele Aprile, un giornale ritenuto molto importante per le ricerche di storia locale pubblicate da Alfredo Raeli, con lo pseudonimo di “Un topo di biblioteca”. Chiuse nel 1926, quando il partito fascista locale, che pure il giornale aveva appoggiato nella fase nascente, espresse il suo disappunto per l’intervento di un qualche intellettuale non propriamente allineato. Dovevano passare quasi 50 anni per rivedere una pubblicazione tricasina. Durante il fascismo ci fu un assordante silenzio, forse non poco pesò la carneficina durante la sommossa delle tabacchine del 15 maggio 1935, forse gli intellettuali preferivano riviste aristocraticamente letterarie, forse non c’era l’humus giusto per una qualsiasi forma di mediazione giornalistica. Dopo la guerra, Tricase, come gran parte del Sud, non aveva risorse, viveva di emigrazione, di un poverissimo artigianato e di un’agricoltura familiare: non c’era spazio per la cultura, l’informazione e il dissenso. Del resto la vittoria della Repubblica sulla Monarchia fu vissuta con una certa freddezza dalla popolazione, che in effetti per la stragrande maggioranza preferiva il Re e il Duce. In ogni caso, la DC prese il potere sotto la tutela di una Chiesa da Controriforma, dove non erano accettabili critiche scritte né opposizioni ideologiche.

Solo nel 1973 nasceva “Siamo la Chiesa”, edito dalla Parrocchia di Sant’Antonio, condotta da don Donato Bleve. Non parleremmo oggi di questo giornale se avesse rivestito solo il ruolo di comunicazione ai fedeli della parrocchia. La rivista, che usciva all’inizio con cadenza mensile, si pose orgogliosamente e con chiarezza a difesa di alcuni valori: innanzitutto la rivendicazione delle novità espresse dal Concilio Vaticano II e poi l’osservazione e la denuncia delle condizioni salariali, delle corruttele politiche e delle ingiustizie sociali nel nostro territorio. Il periodico divenne ben presto luogo di dibattito, di cultura e di politica, al di là del credo religioso. E chiaramente divenne nemico numero uno dei potentati del tempo, che vedevano don Donato come un sovversivo inviato dal Diavolo a sconvolgere un sistema rodato e collaudato. Quasi ad arginare lo strapotere mediatico del giornale di don Donato, nacque a cura del Movimento Giovanile Democristiano il “Bollettino Popolare”, condotto da Giuseppe Colazzo. Anche il giornale del partito di maggioranza assoluta, appena scriveva di una qualsiasi cosa riguardante l’Amministrazione comunale, scontentava qualcuno dei tanti capicorrente, attirandosi quindi feroci critiche interne. Dopo varie polemiche e interruzioni chiuse definitivamente nel 1979. Nel frattempo nel 1977 era nato “Nuove Opinioni”, il primo vero giornale orientato a sinistra, benché fondato da personaggi non direttamente iscritti a partiti (solo successivamente parecchi redattori si avvicinarono al PSI). Il mensile, chiuso dopo 25 anni nel 2002, era una spina nel fianco dei politici del tempo, che infatti ne tentavano un sistematico boicottaggio e una sotterranea delegittimazione. Far emergere le ipocrisie, le incoerenze del sistema politico dell’epoca fu un merito non indifferente del giornale, che si avvaleva anche di interventi di intellettuali di caratura nazionale. Tralasciando giornali tipo “il Gallo” (1996), nati come free press, legati soprattutto al mondo della pubblicità e altri nati come house-organ di mini partiti o di singoli senatori (vedi “Questo Sud” di Giuseppe Giacovazzo), arriviamo al 1998 con la prima uscita de “il Volantino”. Il settimanale, inizialmente su un semplice foglio fotocopiato, nasce come “Movimento per l’Ulivo – Unione Politica Centrosinistra Tricase”. Ben presto la Redazione si accorge che quel recinto è troppo stretto, anche perché nell’epoca del Sindaco Ecclesia, l’Ulivo prodiano non è un monolite, costantemente alla ricerca di un equilibrio: un giornale che ne riportava le varie fasi di discussione rischiava di essere  vissuto come impedimento di ipotetiche, future alleanze. In ogni caso i partiti di sinistra ritennero che “il Volantino” non aveva alcuna rappresentanza politica e quindi ne presero le distanze. Così, per sua fortuna,  divenne semplicemente “Settimanale cittadino di Tricase”.

Francesca Sodero ha lamentato che sul Volantino del 29 giugno su un articolo da lei inviato sia comparsa solo la sua firma svilendo di fatto il lavoro collettivo che sullo specifico argomento dell’Ecomostro di Tricase Porto avrebbe fatto tutto il M5S. In effetti l’articolo era così firmato: Francesca Sodero (portavoce del M5S di Tricase) col supporto e l’incoraggiamento dei Portavoce del M5S della Provincia di Lecce”. Se non mi sentissi ridicolo nel consigliare delle cose ai politici attuali, le direi: se il coinvolgimento, l’analisi e il supporto erano così importanti, dovevano emergere dal contenuto dell’articolo non da una firma più larga. Però mi dispiace dirlo: nel corpo del pezzo non si intravedeva nessuna nuova proposta o nuovo atto istituzionale (né personale né collettivo).

Piuttosto, le risposte piccate sul giornale, le rimostranze e i commenti via social, mi sono sembrati l’ennesimo, normale, antico attacco pretestuoso a chi decide di condurre un giornale locale (questa gratuita passione civile) con una certa galanteria, onestà e professionalità, al di là della propria appartenenza politica. Una giovane politica potrebbe provare a distaccarsi dai comportamenti che gli amministratori locali hanno tenuto nell’ultimo secolo. Questo potrebbe essere un vero segno di cambiamento.

il volantino – 20 luglio 2019

Alfredo De Giuseppe

La mia colonna del 2019-07-13

In questi giorni di luglio, la statua di don Tonino Bello che era su Piazza Antonio Dell’Abate è stata traslata in Piazza don Tonino Bello, che fino a qualche anno fa si chiamava Piazza Antica e prima ancora Piazza Trieste. Una scelta che ha una sua logica, che appariva già evidente allorquando nel 1995 un apposito Comitato scientifico decise l’infelice posizione del monumento al Vescovo di Molfetta, prematuramente scomparso nel 1993. Questo fatto, di per sé piccolo, apre un leggero e delicato dibattito sulla toponomastica del Comune di Tricase.

Agli inizi degli anni ’80 fu data una certa sistematicità, i poeti tutti insieme, le città, i filosofi e così via. Non senza qualche mugugno, perché gli Illuminati, chiamati a redigere il piano, mostravano improvvisi lampi di genio e lacunose perdite di memoria. C’è infatti una serie di dimenticanze che la dice lunga sull’ideologia imperante in quel momento, mascherata da un’elitaria selezione di nomi semi-sconosciuti ai più (c’è qualcuno che conosce Antonio Maria Valsana?). Non c’è Via Marx, ma affianco a via Giovanni Gentile abbiamo via Nicola Fornelli (?) e una strada intitolata a Donato Jaja, noto soprattutto per essere il maestro di Gentile (che si era molto impegnato per “una scuola dalla cultura fascista”). Abbiamo inoltre con noi Aristide Gabelli e Ugo Spirito che ha avuto il merito di essere a sua volta un allievo di Gentile. Mancano poeti, scrittori e filosofi di prima grandezza ma in compenso c’è una strada al molfettese Pantaleo Carabellese e un’altra ad Armando Carlini, filosofo e rettore universitario, fervente sostenitore fascista, che fu introdotto in Laterza e all’Università di Pisa dall’onnipresente Giovanni Gentile.

Leggi tutto