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2026-06-20 "Aspettiamo fiduciosi" - il Volantino
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Aspettiamo fiduciosi
Da sempre le elezioni amministrative di un Comune sono inquinate da interventi esterni, provinciali, regionali, nazionali addirittura. Era già prassi nella DC degli anni settanta-ottanta dividersi i Comuni del Salento secondo le correnti interne alla DC, che allora vinceva quasi ovunque, nella logica di una “balena bianca” che tutto assorbiva e tutto digeriva dentro il mare magnum del clientelismo. Leccisi decideva a Nardò, Quarta a Tricase, Meleleo a Maglie e così via. Non sarò certo io quindi a meravigliarmi che i partiti scelgano a livello extra comunale le pedine sulle quali puntare in vista di loro interessi particolari, su uno scacchiere più vasto e più complesso, né sarò io a richiamare i “bei tempi della Prima Repubblica” perché il Sud bei tempi politici non ne ha mai avuti. Però finora mai avevo visto dei quadri provinciali, dei dirigenti altisonanti del PD scegliere apertamente un candidato sindaco non iscritto, dichiaratamente civico, in contrapposizione ad un candidato scelto dalla locale sezione del partito. Questo è successo a Tricase e lo spettacolo sinceramente non è stato dei migliori.
Infatti con questa scelta, assolutamente improvvisata e foriera di tanti retropensieri, si sono ottenuti dei risultati devastanti. A Tricase la lista del PD, al primo turno ha raccolto appena 776 voti (il 7,66%), con il candidato sindaco Vincenzo Chiuri che ha raggiunto il 19,83% con tutte le liste aggregate sul suo nome. Chiuri giungeva terzo dopo il sindaco uscente Antonio De Donno e Andrea Morciano, l’ingegnere civico sul quale aveva puntato stranamente una parte del PD, locale e provinciale.
Al ballottaggio ha poi vinto De Donno, civico di destra, e quindi tutto il PD, sia quello locale che quello provinciale, quello istituzionale e quello sotterraneo, ha perso in maniera inequivocabile.
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2026-06-14 "Punta Meliso, anni '60" - Querce News
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Nella foto dei primi anni Sessanta, quattro addestratori a getto Aermacchi MB-326 provenienti dalla vicina base dell'Aeronautica Militare di Galatina sorvolano il promontorio di Leuca, precisamente Punta Meliso, l’estrema punta del tacco d’Italia.
La basilica, il faro, la colonia Scarciglia e qualche villa sul lungomare. Questa era Leuca la bianca in quegli anni. Il resto del territorio appare sostenibile, poco asfalto, molti muretti a secco, un colore grullo che sa di naturale. La poesia si è confusa con l’abuso, il progresso è passato come deturpazione, la massificazione è diventata ignoranza ambientale.
Non è una questione demografica: nel 1961 gli abitanti della provincia di Lecce erano 678.338, mentre oggi sono circa 762.000, solo 80.000 in più. È più che altro il cambiamento antropologico che impressiona. Siamo passati da una società prettamente agricola, sofferente, diseguale, migratoria eppure gentile e rispettosa ad una società di solo consumo, sofferente, diseguale, migratoria ma infastidita e arrabbiata dal mancato successo. I 4 aerei sopra di noi sono diventati migliaia di satelliti, che ci controllano e ci danno l’illusione di avere il mondo nelle nostre mani.
Buona domenica salentina.
14 giugno 2026
Alfredo De Giuseppe
2026-06-11 "Mondiali discriminati" - Querce News
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Oggi giovedì 11 giugno iniziano i Mondiali di Calcio 2026 che si svolgono in USA, Messico e Canada. Un tempo, specialmente nei decenni dopo la seconda guerra mondiale, lo sport è stato occasione di tregua, pacificazione, accoglienza, integrazione. Anche durante gli antichi giochi olimpici, i greci avevano instaurato la cosiddetta "tregua olimpica", un accordo sacro che sospendeva tutte le ostilità: garantiva l'incolumità di atleti e spettatori in viaggio da e per Olimpia, permettendo senza incidenti lo svolgimento dei Giochi.
Lo sport per un lungo periodo ha viaggiato sullo stesso livello dei diritti universali dell’uomo, tant’è che in alcune edizioni non furono invitate Nazioni che applicavano con sistematicità l’apartheid (vedi Sudafrica e Rhodesia) o che avevano invaso altre Nazioni con blitz di tipo militare (Iraq, Russia, Germania, Giappone, Corea del Nord).
Ma qualcosa è cambiato, specie da quando lo sport è sinonimo di business. Ora non si esclude più uno Stato, qualsiasi cosa abbia commesso, ma i singoli atleti di Stati considerati pericolosi dagli organizzatori. Negli Stati Uniti (che agli inizi del Novecento rischiarono più volte di essere esclusi per una conclamata discriminazione razziale) sono successi in questi giorni dei fatti gravissimi che segnalano il regresso dei nostri tempi e al contempo il degrado ormai assodato della cultura americana. La Nazione formatesi con un micidiale melting pot non riesce più a guardare il mondo intero ma solo il proprio ombelico. Rinsecchito, vecchio, un po’ puzzolente, ombelico di un mondo che è cresciuto sotto i suoi occhi, senza saperlo interpretare con lungimiranza. Americani, pistoleri per Costituzione, sempre più ciechi e sempre più permeati di odio e disgusto verso lo straniero.
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2026-06 "L’Europa degli staterelli (da Magonza a Gagliano)" - 39° Parallelo
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Il mondo dei governi che formano l’Europa è meraviglioso. Giravolte, contraddizioni, nazionalismi e mal di pancia. Però sempre pronti a chiedere aiuto o a mostrare i muscoletti, sempre pronti a dirsi atlantisti, pacifisti e guerrafondai, amici e nemici, tutto e niente. Insomma un guazzabuglio dove personaggi inquietanti come Meloni, Macron, Le Pen, trovano modo e spazio per distruggere ogni notte quel poco di tela che si rammenda ogni giorno.
Una Nazione sola doveva essere l’Europa degli anni duemila e invece è piena di staterelli come ai tempi di Machiavelli, dove si cercava un Principe e non lo si trovava neanche nella fantasia letteraria. Un’Europa che è stata la nostra utopia per lunghi decenni e che governanti mediocri hanno trasformato in una bolgia infernale. Dove ognuno cerca di sfruttare gli altri, senza mai, dicasi mai negli ultimi trent’anni, che venga fatta una battaglia (o una proposta concreta) di vera unità, un passettino verso l’eliminazione degli eserciti nazionali, delle differenze scolastiche e fiscali, delle differenze sulle legislazioni del lavoro e delle professioni.
Poi c’è sempre un momento in cui si può cambiare idea senza che il popolo disattento te lo faccia notare. La Meloni, che in origine voleva lo sconquasso europeo, ha prima preso un solenne impegno a rispettare il patto di stabilità, era l’aprile del 2024, per poi chiedere nel maggio 2026 di poter fare nuovo debito (ci sono le elezioni e non vuole perderle). Sempre lo stesso governo ha sottoscritto con Trump, con la NATO, il folle impegno ad aumentare le spese militari fino al 5% del PIL. Un’enormità che porterebbe allo sfascio il complesso welfare italiano. Ora, dopo che son finiti i cuoricini con Trump, stanno tentando di sfilarsi e probabilmente tra una mozione e un emendamento troveranno il modo di farlo. Senza però dirlo con chiarezza, senza farlo capire. Semplicemente non si può fare ma nessuno ha il coraggio di dirlo.
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