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2025-12-12 "Un Paese, Italia" - FB
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Un Paese, Italia, isole comprese, che un tempo veniva conquistato da regnanti provenienti da ogni parte d’Europa e oggi tempestato e umiliato da una Nazione lontana, abitata in maggioranza da scellerati, nelle mani di un fanatico suprematista bianco e biondo, a suo tempo da noi scoperta e definita America. Sempre e comunque dominati, servi fino al midollo, servi furbi ma pur sempre succubi.
Un Paese, l’italietta trumpiana, che parla e straparla, per settimane e mesi, di un fatto di cronaca, che occupa le menti televisive per una rissa tra bande rivali, che si bea di slogan e immagine mentre tutto il resto crolla. Un Paese che si allontana dall’Europa e ne fa allontanare altri nella stupida convinzione che l’atavica anarchia italica sia una bellissima belva da cavalcare e gustare. Un Paese che non sa più fare figli e forse neanche l’amore. Un Paese che non parla più della possibile chiusura dell’ILVA di Taranto (con oltre 15 mila nuovi disoccupati, compreso l’indotto), e altre decine di industrie, che vede portare via tutta la filiera dell’automotive e ora anche quelle mediatiche come il gruppo GEDI – Repubblica e La Stampa-.
Un Paese dove da tre anni crolla la produzione industriale, le infrastrutture sono al limite del collasso, i porti sono fermi agli anni sessanta e i Ministri trovano il tempo per insultare gli studenti, i magistrati e i sindacati. Dove l’eterno piacere dittatoriale scorre sottotraccia e soddisfa le menti dei più, al di là di meriti, competenze e risultati. Va tutto talmente bene in questo Paese, pur sempre paese, che non parla più di grandi organizzazioni criminali, né della diffusa corruzione o di clamorose inefficienze, ma solo dell’occupazione abusiva di una casa popolare o di uno sfratto non eseguito. Non si parla di ambiente, spopolamento e abbandono delle produzioni agricole: si vocifera solo sulla conquista dell’ultima poltrona dell’ultima compartecipata pubblica.
Un paese dove un Angelucci, re delle cliniche private, nemico giurato della sanità pubblica, deputato eletto nelle fila della Lega, uno che detta la linea a tre suoi giornali che da anni avvelenano la vita pubblica - Libero, La Verità, il Tempo - è riuscito ad essere assente dal Parlamento il 100% delle sedute del 2025, giustificato dal suo gruppo in modo da poter continuare a prendere il suo bravo stipendio. Un Paese dove il conflitto d’interessi non solo non è stato sconfitto ma è diventato il vero perno del sistema che ancora si auto-definisce “democratico”.
(Noi, io, voi, poi infine sappiamo alcune cose perché non viviamo su Marte. Sappiamo che in Italia la piena democrazia è stata sempre una chimera. Però ci siamo: amiamo ancora pensare una società più giusta, magari divertendoci un po’).
alfredo
2025-12-11 "Un paese, Tricase" - FB
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Un paese, Tricase, frazioni comprese, che un tempo veniva conquistato politicamente da Roma (Carboni, Vitalone, Giacovazzo), oggi da Tiggiano, Gallipoli e Patù (I. Morciano, Minerva, Abaterusso). Un paese che non trova più un candidato per le Regionali, manco a cercarlo tra i tanti convegni di livello internazionale che si tengono periodicamente nella Sala del Trono. Dove non c’è più una sezione di partito e neanche un simbolo, sia pure per ironizzarci un po’ su. In un tale paese, pur sempre paese, piombano a decine, in questi giorni, dichiarazioni e comunicati di partiti e movimenti, che, seppur latitanti e invisibili, sono impegnati in una rocambolesca corsa alle ambite (evidentemente) poltrone.
Un paese dove ormai ci sono più candidati sindaco, comunicati e declamazioni che votanti (tutto rigidamente al maschile). I quali non capendo nulla della ridda di comunicati, dichiarazioni e declamazioni preferiscono rifugiarsi sotto l’albero di Natale, alla ricerca di una qualche forma di nostalgia. Senza pensarci su, con un po’ di malinconia.
(Noi, io, voi, poi infine parteciperemo perché non viviamo su Marte. E amiamo ancora pensare una società più giusta, magari divertendoci un po’).
2025-12-06 "Trump nella pace" - Querce News
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In un documento reso pubblico il 5 dicembre 2025, Donald Trump scarica l'Europa e avverte: se non cambia, rischia la "reale prospettiva di cancellazione della sua civiltà".
Siamo venuti a conoscenza della rinnovata National Security Strategy - un documento di 33 pagine all'insegna dell'America First – dove il presidente delinea le sue priorità e usa parole dure per il Vecchio Continente criticandolo su tutti i fronti: dalle politiche migratorie alla "censura della libertà di parola", passando per le sue "aspettative irrealistiche" sulla guerra in Ucraina. (fonte Ansa.it)
“Garbage”, spazzatura. È l’odioso termine con cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito gli immigrati somali negli USA. Al termine di una riunione di gabinetto in diretta tv, Trump ha attaccato senza mezzi termini i componenti della comunità somala americana definendola come “persone che vengono qui a lamentarsi e a non fare nulla”. “Il nostro paese andrà nella direzione sbagliata se continuiamo ad accogliere spazzatura”, ha aggiunto. Ha poi rincarato la dose rivolgendosi alla deputata di origini somale Ilhan Omar: “Lei è spazzatura. I suoi amici sono spazzatura. Queste non sono persone che lavorano. Non sono persone che dicono: ‘Costruiamo questo paese’, sono persone che non fanno altro che lamentarsi”. Le invettive trumpiane contro gli immigrati somali stridono con l’accresciuto impegno militare degli Stati Uniti in Somalia, dove le forze statunitensi sono impegnate in programmi di addestramento dell’esercito e, soprattutto, nella campagna per smantellare le roccaforti dello Stato Islamico sulle montagne di Golis, nella regione semi-autonoma del Puntland. (fonte “Nigrizia.it)
Nelle stesse giornate ha minacciato apertamente a più riprese il Venezuela, individuato come esportatore di stupefacenti verso gli USA, di invaderlo via terra, con portaerei e bombardamenti mirati.
In compenso anche in casa sua trova il modo di scatenare i peggiori istinti. Ha definito una giornalista “maialina”, un’altra l’ha chiamata più volta stupida per poi rispondere così ad altri reporter: “Non passereste il test cognitivo che ho fatto io in questi giorni”. A quei giornalisti che pongono domande scomode arriva a minacce di prigionia, fino ad un esplicito “spero che vi sparino”.
A quest’uomo, evidentemente equilibrato e corretto, presidente degli Stati Uniti d’America, la Fifa, nella persona di Gianni Infantino, sempre nello stesso 5 dicembre, ha consegnato il “Fifa Peace Prize - Football Unites the World” sul palco del Kennedy Center di Washington Dc. Il premio, assegnato per la prima volta, è andato al presidente Trump per aver compiuto “azioni eccezionali e straordinarie per la pace, capaci di unire le persone in tutto il mondo”. Tutto questo durante la presentazione del prossimo campionato mondiale di calcio che si terrà nel 2026 in Messico, Canada e Stati Uniti.
Di fronte a questa pioggia torrenziale di follia, razzismo e affarismo militare, la nostra premier Meloni non trova di meglio da dire che “Trump esorta l’Europa a doversi difendersi da sola”. Si badi bene, non l’Unione Europea o la Comunità Europea ma l’Europa, intesa come un agglomerato di singoli Stati che dovrebbero aumentare a dismisura le proprie spese militari. Ognuno per proprio conto, in fila indiana, col cappello in mano, inseguendo la benevolenza di un Trump. Se a voi, stragrande maggioranza di italiani, sta bene, ne prendo atto. Io non imbraccio un fucile per difendere queste idee, queste persone, queste follie. Vi lascio godere il mondo della pace trumpiana.
6 dicembre 2025
Alfredo De Giuseppe
2025-12-01 "Addio Iveco, addio Italia" - 39° Parallelo
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Il governo più patriota che potevamo immaginare, ancora una volta si è inchinato di fronte alle leggi di mercato, di fronte ai miliardi degli altri, di fronte alla globalizzazione di fatto.
Lo scorso 10 novembre, nel silenzio generale, il Governo di Giorgia Meloni ha approvato definitivamente l’acquisizione della IVECO da parte dell’indiana Tata Motors, che si era perfezionata tra le parti nel luglio 2025. L'accordo tra la società torinese e la casa automobilistica indiana prevede "la creazione di un gruppo di veicoli commerciali con la portata, il portafoglio prodotti e la capacità industriale necessari per affermarsi come leader globale in questo settore dinamico". L'opa volontaria, per un corrispettivo totale di circa 3,8 miliardi per Iveco, sarà promossa da una nuova srl di diritto olandese interamente controllata da Tata. "Unendo le forze con Tata Motors, stiamo liberando nuovo potenziale per migliorare ulteriormente le nostre capacità industriali, accelerare l'innovazione nel trasporto a zero emissioni e ampliare la nostra presenza nei principali mercati globali”, ha detto Olof Persson, ceo di Iveco Group, sottolineando che “questa unione ci permetterà di servire meglio i nostri clienti con un portafoglio di prodotti più ampio e avanzato e di offrire valore a lungo termine a tutti gli stakehold".
Ecco alcuni dettagli sulla cessione di quest’industria nata nel 1975 nell’ambito del mondo FIAT attraverso la fusione con la storica OM: la transazione riguarda diciannove stabilimenti e trenta centri di ricerca e sviluppo, che impiegano circa 36mila dipendenti, di cui 14mila in Italia, e che producono un fatturato di circa sette miliardi di euro l’anno. Solo a Torino sono interessati 6.000 lavoratori. La produzione militare di Iveco, come da moda attuale, resta in Italia, acquisita dalla Leonardo per 1,7 miliardi.
Insomma, per farla breve, un’altra azienda storica dell’ automotive italiana se ne va. E questo come indicatore di un destino già segnato, già scritto nel tempo e nell’economia. Con una sola esclamazione: peccato!! Magari per un paio d’anni tutto rimane come prima poi la produzione verrà allocata in altre parti del mondo, ci sarà un tavolo delle trattative e infine una confusione di dichiarazioni, senza vere prospettive.
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2025-09-18 Enzo Minerva - IMI
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Gli IMI dimenticati e maltrattati
Una legge della Repubblica Italiana ha riconosciuto il 20 settembre “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra mondiale”, al fine di conservare la memoria dei cittadini italiani, militari e civili, internati nei campi di concentramento, ove subirono violenze fisiche e furono destinati al lavoro coatto, a causa del proprio rifiuto di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la Repubblica sociale italiana dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943.
Risale infatti al 20 settembre 1943 la decisione assunta da Hitler, che modificò la condizione dei prigionieri di guerra italiani catturati dopo l'armistizio dell'8 settembre in quella di internati militari.
Qualche giorno fa mi sono recato insieme al prof Pati Luceri a Lecce nella casa di Enzo Antonio Minerva, di 101 anni, che ci ha rilasciato una lunga intervista, che qui ho poi montato in forma quasi integrale. Anche Enzo non ha voluto calcare la mano sulle violenze subite, cercando più che altro di ricordare al meglio i crudi avvenimenti. È un sentimento comune alla stragrande maggioranza degli IMI che in effetti al loro ritorno, con l’Italia liberata e sotto il controllo degli Alleati, furono dimenticati e maltrattati. Un sentimento popolare misto di irriconoscenza e oblio li pervase, tanto da essere spesso considerati come dei nullafacenti o peggio ancora dei disertori. Solo agli inizi degli anni 2000 si è cominciato a ricostruire la vera storia degli IMI, che non erano prigionieri politici e neanche ebrei. Erano meno di niente e così furono trattati nei campi di concentramento.
Grazie Enzo Minerva, grazie di essere sopravvissuto con dignità e amore per la tua famiglia.
2025-07-20 "Luoghi dell'anima o anima dei luoghi" - Querce News
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- La mia salentitudine (2025)
Anima dei luoghi sicuramente. Un’ influenza dei luoghi così potente e preponderante in questo ultimo lavoro dell’autore. Viene da pensare che veramente i luoghi abbiano un’anima e questa anima scelga su chi esercitare la propria malia, a chi dare da bere il suo elisir dolce e amaro, a volte veleno altre ambrosia.
Così veniamo trasportati in questo diario, redatto e impaginato fuori dagli schemi editoriali ma secondo una scelta logica e personale dell’autore, a cominciare dalla accattivante copertina rigorosamente autobiografica.
L’impressione è di essere dinnanzi a un trittico, una di quelle pale d’altare con un prima, un centro, un dopo. Il centro è preponderante, il fulcro della rappresentazione, sono le cronache di oltre un ventennio, diventano una pista, una strada nel deserto, da continuare a battere per cercare la meta, quella verso cui orientare il luogo dell’anima appunto. Passione politica, critica feroce, idee preziose, sguardi teneri su un passato che non passa e un futuro tutto da fare, ma anche speranze, possibili vie d’uscita e fede incrollabile nella forza della conoscenza, nell’emancipazione del luogo dell’anima attraverso la crescita culturale dei suoi abitanti come narra nel capitolo Eppure il Salento ha una strada “ Il nostro mondo non è perfetto e forse non lo sarà mai, specie finché la maggioranza dell’umanità vivrà nell’ignoranza, ma alcune cose che mi circondano sono migliorate ed altre sono state letteralmente inventate dal nulla. Il Salento in questi ultimi anni ha trovato una strada sulla quale può investire e sperare. Se prendo un giornale di venticinque anni fa (ecco lo prendo, lo sfoglio) le proposte culturali sono quasi assenti, le lettere dei giovani sono tutte improntate alla difficoltà di trovare spazi dove incontrarsi, fare e ascoltare musica, sport, teatro. Oggi l’offerta è ottima, specie in estate, spesso abbondante, anche troppo…”. Tra i ricordi, le storie di personaggi indimenticati, tipi scovati nel caravanserraglio umano, scogli sventrati, edilizia scellerata, muri del pianto e della gioia, rimane lui, rimane l’uomo narrante, ma anche errante, il cives, vox in deserto clamantis, mai stanco di urlare il proprio disappunto, la propria idea di paese, di comunità, di tutela dell’ambiente, di salvaguardia della bellezza e della storia. Il prima e il dopo sono i ricordi e la resa dei conti, il bilancio provvisorio.
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2025-07-30 "La mia Salentitudine sei tu" - 39° Parallelo
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- La mia salentitudine (2025)
Un libro in perfetto stile degiuseppiano, soprattutto per chi lo segue da anni. Discorsivo e ragionato con brevi tratti di lirismo, questo ultimo lavoro di Alfredo De Giuseppe dal titolo "La mia salentitudine".
È quello presentato domenica 20 luglio nella raccolta cornice dell'atrio di Palazzo Gallone a Tricase. Con l'autore, nei panni di regista, la serata è stata condotta mirabilmente dal docente di Italiano Stefano Casarano, dall'appassionata di libri e letteratura Serena Laporta e dal giornalista Lino Baldi. L'evento, scandito dalla voce narrante del veterano del volontariato Renato Elia e dalle letture della giovane e talentuosa Arianna Protopapa, è stato allietato da brevi intermezzi dell'armonica di Cosimino Ciardo.
Ma il vero protagonista è stato il libro che ho avuto il piacere di leggere prima della serata. Un Decamerone con raccolte di articoli anziché di novelle. Un'opera che prende le mosse da una sorta di prima nota cassa costituita da "una paginetta al giorno" a cui l'autore affida il grezzo di un episodio, di una riflessione. Tanti piccoli quadretti a sé stanti ma appesi sulla medesima parete di un dialogo incessante tra sé e sé e tra sé e l'universo mondo Salento. Un mosaico di pensieri in cui spesso nello scrittore si avverte la solitudine di un pensiero crudo e inconsueto perché frutto di percorsi forzati dal dolore delle vicende della vita, di opinioni ostinatamente personali e di originali puntigliose vagliature. Pensieri sul Salento per come era, come è, come poteva essere se..., come lo ha sognato e lo sogna con il disincanto della sua età.
Lui, nella vita franco e conviviale, si trova nel libro ad interpretare nobilmente quel principe triste che rimane solo a sognare, solo a disilludersi, solo a combattere. Non contro i mulini a vento, ma contro le storture alle quali certe scelte politiche, civili, economiche e sociali hanno condotto la sua terra: perciò più che fautore di Salentinità stereotipata, egli diviene assertore di Salentitudine, una Saudade nostrana. La battaglia va vinta per Cristian, il bambino che sosta ignaro su alcune pietre squadrate, resti di dolmen e menhir anonimamente accatastati dai contadini, per insegnargli che ogni cosa ha un significato se la sua storia viene adeguatamente custodita e raccontata.
39° Parallelo e Querce News - Agosto 2025
Alfredo Sanapo