Libere fenomenologie del 2022-10-29 …della nuova antropologia…

  

Non ho mai comprato uno di quei giornali che parlano di vip, amori e divorzi. Eppure mi è capitato di vederli, di sfogliarli, di sentirli menzionare addirittura nelle rassegne stampa. Non ho mai approfondito articoli o pubblicità legati a uomini dolcissimi o donne bellissime, eppure mi tocca guardarli di tanto in tanto. Non ho mai comprato uno di quei romanzi, detti rosa, tutto lacrime, figli, amore e sogni, eppure oggi sento un deficit nella mia formazione. Può capitare.

Però in questo momento storico mi pongo delle domande fondamentali, alcune serie. Perché Totti e Ilary si sono lasciati? Perché degli amici comuni sono autorizzati a spifferare tutto attraverso i social? Perché si sono denunciati per essersi appropriati uno dell’altro di borsette e Rolex? Domande che mischiate alla formazione del nuovo governo, alla guerra in Ucraina, alla crisi energetica, hanno riempito le prime pagine dei media nazionali. Alcune di queste news hanno ricevuto più lettori di quelli relativi ai reportage sulla morte della Regina Elisabetta (che a sua volta gestiva un continuo gossip familiare). Per quale motivo anche siti on-line di una certa reputazione come Repubblica e Corriere danno ormai sempre più spazio al gossip privato, fosse anche privatissimo? Ma non c’era una questione di privacy? E non c’è da tener conto della tenuta mentale dei figli? Oppure di fronte a Rolex e Gucci tutto passa in secondo piano?

Appena ci stavamo riprendendo dallo shock della guerra dei Totti, ecco che veniamo invasi da divorzi eccellenti. Tutti i giorni, con elementi sempre più piccanti, con rivelazioni condivise dagli stessi protagonisti, come fosse tutto un film, tutto irreale, un immenso Truman-show senza speranza. Ed è così che siamo quasi costretti a leggere dell’eterna crisi, compresi tradimenti e dispetti instagram, di Wanda Nara e di suo marito Claudio Icardi, la cui moglie è anche la sua manager sui campi di calcio. Abbiamo trascorso l’estate a capire se Claudio Amendola e Francesca Neri si fossero separati, dopo 25 anni di matrimonio. Poi abbiamo saputo che forse lei ha un po’ di depressione, ma forse no. Però sono celebrati, con certezza, la fine dei legami di Michelle Hunziker e addirittura di Rambo Sylvester Stallone che ha avuto un solo grosso problema: come togliersi il tatuaggio con la faccia di Jennifer Flavin stampato sul braccio. Nel frattempo in prima pagina c’è sempre la famiglia allargata di Al Bano (che lamenta in TV di spendere troppi soldi in bollette Enel per le troppe camere da letto con aria condizionata).

A parte i Vip, siamo invasi da centinaia di foto e di messaggi di persone che parlano solo di loro stessi, con meme copiati per lo più dal web di questo tenore: “Amore mio, sei unica e insostituibile, non ti lascerò mai” oppure “Sei la frase più bella all’interno della mia canzone preferita” o al massimo di una lunga sequela di foto con il gatto/cane che è “l’unico vero amore della mia vita”. E qui faccio due domande diverse: se il tuo post è rivolto solo al tuo unico amore non potresti mandarlo con un messaggio privato? E poi nel caso del cane/gatto, non potendo avere risposta, non sarebbe il caso di soprassedere?

Ho l’impressione che i social abbiano davvero peggiorato le relazioni tra noi umani. Infatti se sono utilizzati per comunicare più velocemente questioni di lavoro, scambiarsi informazioni progettuali o idee politiche vanno benissimo, ma rischiano di cambiare l’antropologia umana non appena entrano nella sfera privata. Infatti quella che una volta era la riservatezza di sé stessi e della propria famiglia, oggi viene sbandierata in continuazione, alla mercé di ogni speculazione, di ogni cattiveria. Fino a qualche anno fa i personaggi più famosi erano paparazzati e spesso litigavano con fotografi e giornalisti, mentre oggi si fanno una decina di selfie al giorno, cercando di attirare milioni di followers che stranamente sono attratti dalle vicende quotidiane, banali, di altre persone.

Tutto questo, al di là delle semplici battute e delle facili parodie, pone davvero delle domande sulle nostre vite, su cosa si fonda la nostra unicità, la nostra personalità. Questa modalità pubblicistica sostituisce il libro, la lettura in generale, l’approfondimento, il gusto dell’informazione e quel minimo senso di mistero che pervade ogni essere umano. La spasmodica ricerca di essere conosciuto,  di avere successo, di essere il più veloce in ogni sorta di competizione, ha portato moltissime persone a sparlare di sé stessi, dei propri affetti, delle proprie manie. Tutto fa brodo, anche quel che sembra disdicevole, fuori luogo, autolesionista. Ogni post, ogni santo giorno, deve essere sempre più grottesco, sempre più forzato, fino quasi alla nevrosi estrema. Calmarsi un po’ potrebbe essere una ricetta. Non leggere delle intimità, magari delle infermità, dell’ultimo vip da Grande Fratello potrebbe essere una buona autodifesa. Ma, soprattutto, riflettere prima di scrivere, prima di aggiungere altre nefandezze alla nostra quotidianità.

Io da parte mia, mi avvicino alla tastiera sempre con una certa apprensione perché nello stesso tempo in cui scrivo mi rendo conto di fare un atto arrogante. Chi sono per scrivere e pubblicare?  Finora la scrittura è servita all’evoluzione dell’umanità, fondamentale nell’affinamento di  pensiero e immaginazione. Oggi pare che sia utile solo per raffreddare l’intelligenza e drogare la vanità. Mi è venuto così, di chiedere scusa ai miei avi che zappavano la terra ed erano analfabeti.

il Volantino – 29 ottobre 2022

 Alfredo De Giuseppe

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