Libere fenomenologie del 2022-09-03 ...Della moderazione...

 

Ho trascorso l’estate arrovellandomi sulla parola moderazione. Qualche anno fa non l’avrei detto. Eppure oggi ho iniziato a vedere in questo sostantivo un tratto positivo, quasi rivoluzionario. Declinare la moderazione come principio di una vita più sana e più semplice potrebbe essere la sfida del futuro. (Lo era già ai tempi di Aristotele).

Moderare i consumi è per esempio una necessità del Pianeta, depredato in ogni dove, riempito ovunque di cose inquinanti. Spesso si tratta di cose inutili di cui potremmo fare a meno senza doverci sentire dei primitivi. Che significato ha comprare un bene quotidiano il cui imballaggio vale più del contenuto? Ha forse senso riempire il mare di motoscafi inquinanti, rumorosi, superveloci? Forse basterebbero le barche a vela per gli amanti del mare e delle piccole imbarcazioni a motore per i pochi pescatori professionisti. Moderare anch’essi, creando delle vere e grandi aree protette, o degli allevamenti naturali controllati. Moderare l’uso dei jet privati, dei voli a Londra un giorno e una notte, delle grandi crociere, delle spiagge discoteca, ma anche le escursioni in montagna, le incursioni in massa dentro grotte e parchi.

Ho riflettuto molto sulla moderazione del turismo. L’abbiamo tanto cercato, evocato, voluto, per poi accorgerci che non è la panacea di tutti i mali. Anzi è spesso il portatore sano di guai seri e indesiderati. Il turismo, vissuto come mordi e fuggi non ha alcun senso a ben riflettere (non si vede una crescita culturale o geo-politica in funzione dell’incremento del turismo).  Se limitassimo, ad esempio, il numero per Comune delle strutture ricettive casalinghe – B&B, case vacanze e vari – forse si potrebbe ancora trovare un’abitazione da affittare. Se moderassimo il numero di auto in circolazione all’interno di una città potremmo dare maggiore vigore all’uso di mezzi pubblici efficienti. Se trattassimo il nostro Salento, come un’isola fragile, da proteggere e non da sventrare in ogni contesto, potremmo forse dargli quel futuro positivo che oggi non si intravede. (I governi di Islanda e Groenlandia stanno riflettendo su come limitare il flusso turistico, considerato ormai dannoso per il loro ecosistema, forse la causa principale).

Dovremmo provare a moderare il traffico automobilistico, che sembra ormai impazzito in ogni direzione, in ogni strada, in ogni viottolo di campagna. Come? Educandoci a spostarci solo per reale necessità di lavoro e di salute, non per cambiare movida ogni sera. È una moderazione antistorica? Forse, ma anche futuribile, e in alcuni casi ci stanno provando. E poi moderare la velocità, le crisi isteriche al volante, la voglia di diventare pilota professionista all’interno di paesini medievali, dove mancano purtroppo marciapiedi e piste ciclabili.

Moderare soprattutto il consumo di suolo, vera iattura del nostro Sud. Asfalto in abbondanza, cemento in ogni occasione, case ovunque non fanno che aumentare la temperatura e la spazzatura, deviare il naturale corso delle acque, peggiorare il paesaggio, l’habitat di piante e animali. Si può fare una moratoria su tutto questo?

Moderare il lusso sfrenato, indicatore di un concetto di società da superare perché non più proiettabile sui numeri demografici attuali. Moderare in certi casi significa tassare, in altri limitare certi abusi di potere, in altri ancora vietare certe immagini come diseducative. (Che il 5% abbia una ricchezza esagerata si può anche accettare, ma non è pensabile che l’altro 95% debba osservare per sempre quel modello con ammirazione e invidia. Prima o poi si incazzerà e non sarà una passeggiata di piacere.)

In questa estate di campagna elettorale ho più volte pensato di quanta moderazione avrebbe bisogno la nostra politica. Moderazione nelle giravolte, nella retorica religiosa/nazionalistica, nelle idee farlocche, nelle promesse recidive, nei messaggi social, nelle scelte dei candidati, e infine moderazione nello spreco di denaro pubblico. Moderazione qui farebbe rima con approfondimento, ormai assente dal dibattito politico, affidato a talk-show sempre più avanspettacolo e sempre meno diffusione programmatica. In sostanza appare chi la spara più grossa o chi ha più televisioni. (Con la conseguente perdita collettiva di memoria storica).

Moderare infine il linguaggio. Non se ne può più di ascoltare solo commenti iperbolici. Tutto è fantastico, strepitoso, straordinario, eccezionale oppure assurdo, demenziale, folle e impossibile. Magari condito dall’avverbio “assolutamente”, quando è provato che l’assoluto non esiste in natura. Educare la nostra mente all’assunto che la felicità si nutre di brevi momenti e non deve diventare una ricerca spasmodica di ogni momento della giornata, magari trascorsa dietro un numero di “like”.

In definitiva, la moderazione non è un partito, e neanche un costante modello di compromesso e rassegnazione, ma, al contrario, un vissuto intriso di consapevolezza dei nostri limiti, della nostra finitezza.

il Volantino – 3 settembre 2022

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