Libere fenomenologie del 2023-06-24 - ...della Pangea e delle frontiere

 C’è stato un tempo geologico, circa 250 milioni di anni fa, che le terre emerse erano raggruppate in un unico continente, definito Pangea. Il Sud America era legata all’Africa e l’Europa era un tutt’uno con il Nord America e l’Asia. Tutto il resto era un immenso oceano, che all’epoca era circa 25 metri più alto del livello attuale. Questo dicono gli studi più recenti che hanno abbondantemente verificato questa tesi, sulla base dei reperti fossili e dei movimenti tellurici ancora in atto.

Quindi anche il Salento era legato alla Grecia e all’Albania. Mi immagino che l’isoletta di Fanos fosse legata a Porto Badisco e Corfù era territorio del Capo di Leuca. Poi arrivò il Giurassico e iniziò quella che viene definita “Deriva dei continenti”. Degli uomini non c’era ancora traccia e il nostro pianeta si modificava, si avvicinava e si allontanava secondo le esplosioni vulcaniche, terremoti, fiumi immensi, laghi e piogge. 

Piante e animali si moltiplicavano e si estinguevano per i più svariati motivi, compresi eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici e mega asteroidi.  C’erano miliardi di piante e animali, che si moltiplicavano e si differenziavano man mano che i continenti si allontanavano: il clima, l’ambiente e le sofferenze le rafforzavano e le modellavano sull’unico modello possibile, la sopravvivenza.

Dopo moltissimo tempo, dopo molte modifiche e trasformazioni, una specie animale, tre o quattro milioni di anni fa, nel volgere di un milioncino di anni, al fine di adattarsi alle mutate condizioni, cominciò a camminare su due piedi, poi cacciò con l’aiuto di pietre e legno lavorati e infine cominciò a viaggiare. I bipedi viaggianti cercavano fortuna in ogni luogo dove si potesse vivere meglio, dove arrivava l’acqua, dove nasceva l’erba e gli alberi. Pare che questa prima scimmia (la chiamiamo così per comodità) sia partita dal centro della foresta pluviale africana, poi sia andata verso est, sia passata  dal centro dell’Asia e poi sia arrivata nell’attuale Europa. Un viaggio durato almeno un paio di milioni di anni. In tutti questi lunghi anni, quella scimmia, ovunque si fermasse, cercava di marcare il proprio territorio, cercava di difenderlo, per poi arrendersi all’evidenza: le variabili e le dinamiche all’interno di un territorio da difendere a tutti i costi sono troppo pesanti, meglio cambiare aria.

Quella scimmia sta ancora viaggiando e sta ancora cercando casa. E’ arrivata nel Salento circa 20.000 anni fa, ha vissuto una realtà estrema, dove l’acqua scarseggiava, ha raccontato la sua storia nella Grotta dei Cervi, ha girovagato per colline e pianure, da un mare all’altro (la 275 non era ancora terminata e i treni veloci si fermavano a Bari).

Ecco, se noi avessimo l’esatta percezione di chi siamo, da dove veniamo, da dove nasce la nostra manualità e la nostra intelligente adattabilità, capiremmo meglio lo sforzo di quei migranti che lasciano la loro terra e, rischiando più volte la vita, cercano un altro territorio. Se noi avessimo davvero sviluppato un altro senso della vita, se davvero l’evoluzione fosse giunta al suo livello più alto, noi non potremmo mai abbandonare nostri simili al loro destino, alla loro morte straziante. Non potremmo permettere che centinaia di bambini, soffocati dentro una stiva, vedano la barca affondare, senza neanche poter respirare un attimo, senza neanche poter gridare contro i loro carnefici. Mi sento responsabile dell’abbandono, dell’indifferenza, del cinismo con il quale si guardano queste tragedi, trasformate in questioni burocratiche e di competenze territoriali.

Per tutto questo, la Giornata mondiale del Rifugiato, tenutesi martedì 20 giugno poteva essere qualcosa di più e, come al solito, non è stato. Bisognerebbe ragionare in tempi lunghi o addirittura lunghissimi, partendo da due presupposti: 1) coloro che vivono male la loro terra, che rischiano di morire di fame, tenteranno comunque di andare in un posto migliore. Assioma per il quale tra uno o due secoli, l’Europa sarà abitata da molteplici colori, probabilmente il bianco sarà il più sbiadito. 2) le mutazioni climatiche saranno così importanti da trasformare la vita dell’umanità, anche perché ben presto raggiungeremo il numero record di 10 miliardi di persone.

Per un Governo, qualsiasi esso sia, basare i propri ragionamenti e accordi su cose assurde come il blocco navale, il divieto alle ONG, i miliardi a qualche dittatore, significa guardare al voto delle prossime Europee e non al destino della Terra dei prossimi millenni. Forse potremmo immaginare un mondo diverso almeno per i prossimi secoli, se avessimo qualche potente politico che avesse deciso di interagire con questi problemi.

Gli scienziati affermano che ci sarà un tempo in cui la Pangea si ricongiungerà di nuovo, forse tra 500 milioni anni, ci sarà di nuovo un unico immenso continente. Però allora non ci saranno sicuramente frontiere e dazi, differenze basate sulla ricchezza e povertà, sul colore della pelle o sulla religione. Non ci sarà nulla di tutto questo, perché noi umani nei tempi geologici non ci siamo, non esistiamo, non siamo nulla.

 il Volantino  n 22 – 24 giugno 2023

Alfredo De Giuseppe

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