Libere fenomenologie del 2022-10-01 ...dell'eterno tricolore...

     

La Fiamma tricolore, quella dei fratelli d’Italia, quella di Meloni, dal 25 settembre 2022 riscalda dunque i cuori del Bel paese, dei patrioti sovranisti di ogni epoca, censo ed età. Quando nel 1945 fu spazzato via un ventennio che aveva generato disastri economici e sociali oltre ogni limite, la maggioranza dei politici pensò che l’Italia, ormai acquisita all’Occidente americanizzato, non aveva bisogno di fare i conti con la sua storia, con le sue nefandezze, con le sue viltà. Il Paese aveva già subito cocenti umiliazioni, non c’era bisogno che si auto infliggesse ulteriori mortificazioni e punizioni.

Non così la pensavano alcuni reduci della Repubblica Sociale Italiana, quella di Salò per intenderci, come Giorgio Almirante e Pino Romualdi che già alla fine del 1946 fondarono il Movimento Sociale Italiano – MSI – mettendo come simbolo la fiamma eterna che ardeva sulla tomba di Benito Mussolini a Predappio. Certo analoga operazione politica non si poté fare in Germania, dove la totalità dei parlamentari capì che, dopo due guerre mondiali e decine di milioni di morti, quella storia di totalitarismi doveva essere seppellita una volta per tutte. In Italia invece si chiuse un occhio, qualcuno fece un occhiolino e molti funzionari fascisti rimasero al loro posto, spesso alcuni Podestà divennero Sindaci democraticamente eletti. Inoltre la propaganda ventennale si dimostrò molto penetrante e per diversi decenni si continuò a raccontare delle cose buone fatte dal fascismo (smentite poi dalle ricostruzioni storiche più veritiere). I libri di storia dimenticarono le stragi in Libia ed Eritrea, l’assurda invasione della Grecia e dell’Albania, la vulgata della superiorità razziale, la promulgazione delle leggi contro gli ebrei, i campi di concentramento, la cancellazione dell’attività parlamentare e le lunghe detenzioni politiche.

Nel corso degli anni ‘50 i post-fascisti si strutturarono e raggiunsero una certa consistenza, tanto che nel 1960 votarono la fiducia al governo Tambroni, saldando di fatto la destra democristiana (dove si erano intruppati silenziosi ex monarchici e nostalgici mussoliniani) con il partito che rivendicava apertamente l’ideologia dittatoriale del vecchio regime.

Verso la fine degli anni sessanta, da ambienti molto vicini al MSI, vedi Pino Rauti, partirono molte idee che si conclusero con la stagione delle stragi di Stato, in una provata e collaudata collaborazione tra vecchi notabili fascisti, giovani e impavidi violenti e apparati deviati dei Servizi Segreti. Da quelle stragi nacque la reazione dei giovani di sinistra e quindi la violenza delle BR, specie nelle grandi città. Tutto questo all’interno di uno schema internazionale diviso tra Est ed Ovest in cui l’Italia non era mai pienamente libera di scegliere, doveva rimanere ancorata ad Ovest pur essendo per vocazione la cerniera di mondi diversi, compreso quello medio orientale. 

In questo contesto si forma e si caratterizza la figura politica di Giorgia Meloni che a soli 15 anni, nel 1992, aderisce a Roma, nel quartiere della Garbatella, al Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano. Da quel momento in poi è stata sempre la rappresentante più costante e ortodossa della tradizione della destra sociale italiana, anche quando nel 2008 fu chiamata da Berlusconi a ricoprire il ruolo di Ministro per la Gioventù (nome vagamente evocativo).

Ora, a circa ottant’anni di distanza, quei reduci intellettuali e politici possono ritornare in sella, quella fiamma tricolore potrà tornare a brillare. E va bene, fin qui è il gioco democratico. Del resto giocavano contro avversari sfilacciati, contro una sinistra senza proposte e senza valori, intristita da quel governismo acuto che provoca vantaggi solo ai diretti interessati.

Però ora quella destra sovranista, autarchica e vagamente razzista dovrebbe governare una Nazione moderna, che ha bisogno di aprirsi al futuro, di essere all’altezza di un ambiente sostenibile, dentro un progetto un progetto chiamato Europa, di competere con le innovazioni tecnologiche di un mondo in costante trasformazione. La Meloni di sempre è ferma invece al valore tradizionale di “Dio, Patria, Famiglia” con relative esclusioni delle possibili variabili, compreso l’adesione convinta all’Europa e l’apertura verso altre forme di contesti sociali.  La domanda di tutto il mondo è molto più diretta di quella che facciamo noi italiani: saprà la Meloni trasformare il proprio atteggiamento su una serie di questioni fondanti delle democrazie occidentali? O vorrà rimanere fedele a quei principi che l’hanno portata al potere? Vorrà, in altre parole, gestire il cambiamento possibile o trasformare la nostra povera Italia in uno Stato che fa i blocchi navali, che abolisce alcune conquiste delle donne e dei più poveri, che abolisce il reddito di cittadinanza per inserire una competizione ancora più feroce in ogni ambito lavorativo/professionale? Mi sono letto i 25 punti del programma di FdI, e come tutti i programmi dice tutto e niente, anche se qua e là traspare questa antica voglia di grandezza romana. Presumo che se si attiene al programma scritto, la Premier Meloni diventerà una moderata di destra che farà ben poco di diverso rispetto ai trattati europei con le conseguenti misure economiche. Se invece insiste sulla ferocia della tradizione, sulla ritorsione dei refusi della Storia, sul sovranismo militare e culturale, allora le cose potrebbero diventare tragiche. Già una volta quegli atteggiamenti hanno portato morti e distruzione, soprattutto un’inutile e rovinosa guerra civile.

E siccome gli italiani amano ripetere all’infinito gli errori, siccome la nostra è una democrazia irrisolta, siccome il profumo del potere, siccome le variabili impazzite, la notte delle elezioni non ho dormito. Ho pensato che siamo davvero un popolo sconclusionato, inseriti casualmente dentro un angolo terracqueo tra i più belli che si potessero immaginare.

il Volantino, 1 ottobre 2022

Alfredo De Giuseppe

 

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