2024-01-12 "PREFAZIONE al libro di Luigi Torsello"

Il libro di poesie in uscita Gennaio 2024 con prefazione di Alfredo De Giuseppe e copertina de "La Pupazza"

Conoscevo da pochi giorni Luigi Torsello quando mi ha proposto il testo di “Fra i muri del Salento”. Lui era stato per decenni lontano dal Salento, aveva pochi contatti e si presentava con un’aria dolce, mite e pensierosa che da subito mi aveva incuriosito. Mi ha raccontato che aveva passioni di vario tipo, dalla ceramica alla pittura, al cinema, ma soprattutto si stava dedicando da tempo, con maggiore impegno,  alla scrittura. Questo suo fervore, questo suo bisogno si leggeva in ogni suo sguardo, in ogni pausa del suo dire, in ogni sua comunicazione fisionomica.

Torsello ha pubblicato libri di poesie fin dal 1980, non è un libro d’esordio, ma, oserei dire che questo non è neanche un libro di poesie. Il linguaggio usato non ha una metrica o una ricerca chiusa nella poetica classica, non c’è una ricerca semantica o uno studio semasiologico innovativo. Qui l’Autore, con semplicità, umiltà e dedizione, ha cercato sé stesso attraverso una cascata di pensieri riguardanti l’esistenza, la società che si disgrega, la nostalgia della giovinezza, l’amore per la natura, la speranza invisibile dentro un futuro complesso. Le sue deduzioni, sempre coerenti, vanno a comporre un mosaico di umanesimo, condito da tasselli neri e celesti, che si rincorrono in un ideale disegno di identità. Questa parola, identità, è forse il segno che lega tutte le poesie, a volte nostalgiche e decadenti, altre volte rivolte ad una critica sociale tendente ad una nuova visione del mondo.

Percorrere sentieri sempre nuovi, privi di muriccioli a secco, senza i quali è infinito tutto quello che non s'allinea ai nostri sguardi” scrive Torsello in una sua poesia, dove questo turbinio di sentimenti alternati e frustati è reso visibile e chiaro agli occhi del lettore. Ma c’è, come dicevo, anche una ricerca introspettiva, perché tutto si riporta dentro di sé, contenitore universale del bene  e del male: “ Perché chiedersi della propria natura, se si è coscienti di essere, e perché volere a tutti i costi essere ciò che non si è?” “Quello che ho compreso della vita è che nemmeno l'alba è sincera, giacché poi ti regala un giorno completamente diverso da quello che ti aveva promesso”. Sono due passi di due diversi componimenti che danno la misura della profonda necessità di capire, cercare i perché e le risposte, intuire che il mondo sta andando in una direzione diversa da quella che ti eri immaginato.

Luigi Torsello ha inteso titolare questo libro “Fra i muri del Salento” non tanto nell’esaltazione della bellezza della natura e delle opere umane presenti nel suo natio angolo di terra, quanto per sottolineare la sua appartenenza, per dare finalmente una dimensione al suo essere, per definire il suo stato identitario, che ha bisogno della natura che lui conosce come bontà fanciullesca e della socialità che lui spera sia ancora vitale. Non è un titolo casuale, è il ritorno alle origini, forse un’illusoria malinconia fanciullesca, dove correre tra rovi e muri antichi sembrava già sinonimo di felicità. Luigi sta facendo un suo originale percorso poetico, forse in via di affinamento, ma certamente vero, senza infingimenti, senza sopravalutazioni dell’esistente, con quel malcelato disincanto che può solo creare benefici personali e collettivi.

FB - gennaio 2024

Alfredo De Giuseppe

 

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