2007-05 "La crisi di Tricase" - Il Gallo

Sulla crisi del governo di Tricase vanno annotate alcune considerazioni:

  • La crisi è scoppiata su un punto tecnico – la maggioranza qualificata atta a deliberare- ma fra le varie anime della maggioranza, le inquietudini ed incomprensioni esistono praticamente dal mese dopo le elezioni del giugno 2006;
  • La maggioranza di centrosinistra ha inteso gestire tale crisi all’interno delle segreterie. Nessuna comunicazione ufficiale, nessun comizio del sindaco o degli uomini più rappresentativi. Le dimissioni sono così apparse incomprensibili ai più. E poi infine la scelta di non discuterle neanche in Consiglio Comunale, abbandonando l’assise appositamente convocata;
  • Escluso i Cristiano Sociali che hanno esposto le loro ragioni in un pubblico manifesto, nessuno ha parlato delle cose da realizzare e nella maggioranza l’unico dibattito pare essere quello prettamente numerico;
  • Tutti volevano un Sindaco politicamente schierato. Da quando Coppola ha preso la tessera dei DS “per essere protagonista del nascente Partito Democratico” le tensioni si sono moltiplicate.
  • Le opposizioni hanno messo la cosa in burla con appelli tipo “Chi l’ha visto?” “Il sindaco si è caduto” o “Siamo alla solita pagliacciata”. Anche da parte loro pare esserci un’attesa passiva più che una viva e forte preoccupazione;
  • In queste giorni si sono tenute riunioni a vari livelli, comunale e provinciale, e probabilmente entro il 14 maggio si potrebbe trovare una soluzione stiracchiata con qualche documento sottoscritto e nessuna convergenza vera.

Queste sono le basi sulle quali si sta muovendo quella che possiamo definire, con un eufemismo, la travagliata gestione Coppola. Se questa gestione la facciamo risalire all’inizio del 2001 e guardiamo con ottica storica quello che è accaduto, ci accorgiamo che le crisi sono state frequenti e cicliche. Per dirla tutta, è stato abbondantemente dimostrato, al di là delle singole responsabilità, che questo mix non funziona: da un lato un uomo attivo e intelligente ma troppo distante da uomini e cose della politica, forse un po’ troppo innamorato di sé, dall’altro un gruppo di consiglieri e politicanti in cerca di affermazioni personali, spesso sciolti da vincoli con i partiti e con l’elettorato. Quella che poteva sembrare un punto di forza di Coppola, il suo carisma sulla ciurma, non ha trovato riscontro nella gestione quotidiana, così che l’ammutinamento del Bounty è costantemente all’ordine del giorno. Così come quella vittoria elettorale schiacciante, senza neanche l’apparentamento con il gruppo della Sinistra (Ercolino Morciano e C.) che appariva come la panacea dei mali del primo mandato si è rivelato un boomerang: cercare un accordo con persone moderate come Totò Carbone e lo stesso Ercolino sarebbe stata una mossa molto intelligente.

Quello che appare incontrovertibile è che in attesa che qualcuno governi davvero la città di Tricase, con le sue specificità e complessità, tutte le occasioni stanno passando sotto i nostri occhi. Questa è una città che sta morendo, di afasia, di scadente organizzazione generale, di assenza totale di idee e progetti condivisi. Del Piano Regolatore non se ne parla più eppure sarebbe importantissimo dopo l’istituzione del Parco. E’ corretto proteggere il litorale e le sue bellezze, ma se nessuno dice come si deve sviluppare questo benedetto lembo di terra non facciamo che aumentare tre cose: abusivismo, discrezionalità  ed  emigrazione intellettuale.

Nessuno parla in maniera sistematica dell’organizzazione degli uffici comunali che pure sono la macchina che dovrebbe trasportarci tutti: è come se considerassimo solo il motore, mentre per andare c’è bisogno di buone gomme, carrozzeria e di ogni singolo pezzo. Questi argomenti pare non appassionino i nostri beneamati politici.

A questo punto devo, con rammarico, considerare completamente fallimentare quest’avventura, così come quella precedente di Ecclesia. In questi ultimi Tricase ha subito effetti devastanti dall’assenza di una classe politica seria ed avveduta. E sono sotto gli occhi di tutti. Alle otto del mattino ci sono una decina di persone, nelle vicinanze del Municipio che parlano dio politica: nella percezione popolare tutto appare come normale, nessuno grida allo scandalo, nessuno protesta. Forse una piccola minoranza sa davvero cosa sta succedendo. Nel frattempo il paese sta vivendo anni di totale sconforto, senza un’idea portante, senza una guida, senza amore. Per il bene di questo paese è arrivato il momento di vedere facce nuove, cambiare tutto, rivoluzionare un modo di sentire e vedere: per favore mandiamoli a casa a vedersi la Tv, perché anche lo zappare è un’arte nobile e difficile.

Il Gallo - 09 Maggio 2007

Alfredo De Giuseppe

 

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