Libere fenomenologie del 2022-07-23 - Cuochi presidenti

    

Il proliferare di innumerevoli programmi tv, video, blog e pagine Facebook intorno alla cucina, ai ristoranti e agli alberghi, ha generato una serie di problemi di non poco conto. Si sono rivelati deleteri soprattutto quei format che prevedono le competizioni tra i vari esercizi, mettendo in evidenza soprattutto lo snobismo, l’egocentrismo dei vari conduttori (probabili esperti, probabili showmen, improbabili lavoratori). Gli spettatori non si rendono conto che la televisione, così come il cinema, è in gran parte finzione, prove, montaggio, e concorrenza, per cui sono portati a credere che davvero la vita reale dei ristoranti o degli alberghi sia quella mostrata a ogni ora in tutti i 450 canali televisivi italiani.

Uno dei primi risultati raggiunti è che oltre la metà degli italiani “guarda programmi televisivi sulla cucina almeno una volta la settimana e il 14% lo fa “tutti i giorni” mentre il 28% legge riviste di enogastronomia e il 34% acquista libri sull’argomento” (mentre non compra più libri e giornali centrati sulle questioni politiche). E questo risultato nell’ottica del marketing delle campagne pubblicitarie non è cosa da poco.
Infatti diverse indagini di mercato mostrano come si riduca sempre di più il tempo passato davanti ai fornelli: un terzo degli italiani intervistati dichiara che il tempo dedicato alla cucina non supera le 5 ore settimanali, cioè meno di 40 minuti al giorno, un terzo varia fra le 6 e le 10 ore, il 16% precisa di non cucinare mai. È da sottolineare che, ormai, quasi la metà dei residenti nei grandi centri urbani pranzano fuori casa, in mense pubbliche e interne uffici, bar e supermercati, mentre i più giovani non cenano quasi mai a casa.

Il secondo fenomeno legato allo straripare della cucina in TV è la misura di quanto si sia modificata la percezione della qualità, perché da un lato sembrerebbero ricevere sempre consigli utili alla salute, mentre molti ricercatori - certificati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità  - hanno avanzato grossi dubbi in merito, confrontando il contenuto calorico e la composizione di 100 ricette, proposte da cinque famosissimi cuochi televisivi, con 100 confezioni di cibi pronti venduti dalle principali catene di supermercati. “In generale, i pasti preconfezionati venduti nei supermercati battono in qualità quelle dei cuochi, e in ogni caso permettono di capire cosa si sta per mangiare attraverso la lettura delle etichette nutrizionali. Considerando i dettami dell’OMS, il 18% dei cibi pronti rispetta i quantitativi consigliati di carboidrati, contro il 6% di quelli proposti in televisione; lo stesso vale per gli zuccheri semplici, dove le percentuali sono simili  (rispettivamente 83 e 81%), mentre  per  quanto riguarda le fibre la  grande distribuzione batte la TV 56 a 14%.”

Ma la fenomenologia più importante è la formale ricercatezza ad ogni costo, che porta alla quasi impossibilità di trovare ristoranti con cibi semplici e tradizionali. A questo si aggiunga che al servizio  - cuochi, camerieri, addetti alle pulizie - si chiede ormai una professionalità estrema che unendosi a retribuzioni basse ha favorito la fuga dei giovani da questo settore. La clientela è sempre più esigente, si sente più preparata e non accetta nessuna sbavatura, mentre fino a qualche anno fa il divertimento era anche giocare col ristoratore intorno alle sue défaillance.

Che si sappia in anticipo: se continua questo trend, nei prossimi anni esisteranno due tipi di ristorazione, una poverissima e una ricchissima. Nella prima troveremo cibo spazzatura, probabilmente finto-etnico e di strada, nella seconda solo ristoranti di lusso, perché i costi di gestione saranno altissimi e quindi il prezzo sarà riversato integralmente sul conto. Rimarrà, forse, un’isola all’interno dei supermercati, che per missione aziendale, dovranno tentare di elevare la qualità mantenendo uno standard concorrenziale efficientato dalla gestione complessiva.

Confesso che fino a qualche mese fa non avevo mai visto uno di questi programmi sul cibo che imperversano in tv. Ora che li ho visti, che mi sono anche divertito ad osservare le reazioni dei vari concorrenti, sono in grado pure io di avanzare una proposta. Soffermandomi sui conduttori, così preparati, così decisionisti, consapevoli di ogni cosa, prodighi di consigli, duri con tutti ma empatici anche con gli sconfitti, ne proporrei uno alla conduzione del nostro Paese, quale Presidente del Consiglio. Chi meglio di loro? Sono alla moda, conoscono il mondo, gli usi e i costumi di tutti i popoli, sono stravaganti ma intelligenti, sanno come far funzionare un’attività malmessa e come far risorgere un rudere qualsiasi. Preso atto dell’assenza di leader politici riconosciuti, considerato il livello del dibattito politico di questi ultimi anni, solo uno come Bruno Barbieri o Alessandro Borghese potrebbe mettere in riga i nostri avulsi Parlamentari, farli lavorare con 1.200 € al mese al miglioramento complessivo, magari cominciando dai prodotti agricoli, dalla loro trasformazione, dall’Agricoltura in genere, che, oggi come mai, avrebbe bisogno di mani forti, di grossi lavoratori, di conduttori illuminati.

il Volantino del 23 luglio 2022

Alfredo De Giuseppe

 

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