2011-04 "Cartolina dall'Italia 4" - Il Volantino

Il mistero delle nostre strade

 

Qui Tricase, Italia, 2011. C’è un mistero in Italia, un mistero, non so dire se buffo, gaudioso o irrisolvibile. C’è un enigma che aleggia su tutto il Sud da Roma fino a Leuca e Trapani: perché al Nord le strade non hanno le buche e al sud sembra di fare la gimkana dopo un bombardamento aereo?

Dopo anni di satira sulle nostre strade e sulle nostre buche, ho deciso di approfondire i motivi che stanno alla base di questo mistero. Ho dovuto escludere alcune teorie tipo “il nostro terreno è più friabile” oppure “il caldo scioglie il catrame” o peggio “i trattori pesanti non dovrebbero percorrere le strade normali”. Poi ho intervistato velocemente responsabili degli Uffici competenti e delle ditte appaltatrici, ponendo alcune domande su come vengono impostati i bandi di gara, su chi progetta, su chi finanzia e così via.

Emerge un quadro desolante. Ci sono vari tipi di misteri stradali. 1) ci sono le strade che vengono asfaltate in emergenza senza alcun piano, perché si è costruito, spesso abusivamente, e c’è bisogno di una strada asfaltata. Il Comune su richiesta dei proprietari, magari vicino alle elezioni, trova pochi denari e realizza una striscia d’asfalto, senza una seria progettazione. Quella strada dopo pochi mesi è sicuramente dissestata. 2) l’Acquedotto Pugliese, che provvede all’installazione di acqua e fogna, attraverso una ditta sub-appaltatrice, interviene su richiesta del singolo utente: scava, mette due tubi e ricopre con una pezza veloce e quasi inutile: dopo poche settimane ci si può far male sul tombino in ferro e sulla buca dell’asfalto; 3) il gas metano, che è arrivato nelle nostre contrade con almeno vent’anni di ritardo rispetto al nord, è gestito da una società che ha l’obbligo di effettuare il ripristino della sola parte scavata e non di tutta la sede stradale (convenzione stipulata durante l’Amministrazione Ecclesia); 4) i soldi necessari per riparare le strade di una cittadina come Tricase ammonterebbero secondo una stima riduttiva ad almeno tre milioni di Euro, nel momento in cui il Comune ha i soldi solo per i sacchetti di catrame da 5 Kg l’uno (costo di circa € 50.000 l’anno); 5) i progetti di finanziamento europeo che avrebbero potuto dare una svolta sono stati disattesi e ignorati negli anni in cui potevano essere concessi; 6) in alcuni casi si gioca sulla competenza di una strada, comunale o provinciale (vedi ad esempio l’ingresso di tutte le periferie) e, come molte cose italiane, si perde tempo a trovare il responsabile;

Alla luce di questa breve indagine possiamo fare alcune considerazioni: abbiamo troppe strade rispetto alla popolazione residente, alle nostre reali esigenze e rispetto alla ricchezza prodotta dai nostri Comuni; manutenere chilometri di asfalto inutile è costoso, bisognerebbe capirlo prima di immaginare una strada o una nuova lottizzazione. Sarebbe interessante in questo senso che ci fosse una nuova classe politica che non individui il cemento e l’asfalto come unici elementi di progresso (ma l’evoluzione di mega-progetti come la 275 non lasciano ben sperare). Tutti i lavori di manutenzione e di allaccio utenze andrebbero coordinati da un unico ufficio che dovrebbe avere come obiettivo quello di ridurre  nel corso degli anni la quantità di scavi. Così come è meglio ipotizzare in sede di progetto e di preventivo una spesa maggiore ma con un lavoro che abbia i crismi della regola d’arte. Oggi è possibile fare asfalti di ottimo livello e resistenti per lunghi anni: meglio poche strade all’anno fatte bene che tante fatte male.

Ed ecco risolto il mistero delle strade. Semplice, perché il problema è sempre lo stesso: per fare una buona strada c’è bisogno di una buona Amministrazione, di funzionari motivati e attenti, di non cedere ai compromessi con le ditte appaltatrici in nome di risparmi virtuali, di progettare il futuro con coerenza e conoscenza.

Il Volantino – Aprile 2011

Alfredo De Giuseppe

 

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