20 - Voti senza frontiere del 2021-07-10

In Canada è un periodo di scoperte orribili. Nel 2008 venne istituita in quel paese “La Commissione per la verità e la riconciliazione sulle scuole residenziali indiane” e da allora è iniziato un conto con la verità, con ciò che gli occupanti occidentali fecero davvero in quei Paesi, con la Chiesa cattolica in primo piano. Nel 2015 fu certificato il “genocidio culturale” di un’intera popolazione di nativi, ma ora emergono definitivamente le prove di sepolture di massa di bambini “indiani” senza nome e senza storia, traditi da chi si era preso la briga di rieducarli verso la religione cattolica e la cultura occidentale. In queste ultime settimane si susseguono senza sosta ritrovamenti di fosse comuni con centinaia di corpi. Del resto furono circa 150.000 i bambini sequestrati alle loro famiglie e costretti a vivere in condizioni abominevoli dentro quelle che venivano definite “Scuole residenziali”. Questa rete di strutture, create nel 1874 dal governo canadese, furono per lo più affidate alla Chiesa cattolica, ma anche a quella anglicana. Già nel 1907 il giornale “Montreal Star” denunciava come “vergogna nazionale” il fatto che il 42% dei bambini di queste scuole morissero prima dei 16 anni. Ciò nonostante questo modello educativo dominante andò avanti fino agli anni ‘60 del XX secolo, l’ultima scuola fu chiusa negli anni  ‘90: i ragazzi indiani ricevevano nuovi nomi, si dovevano convertire con forza al cristianesimo e non potevano parlare le loro lingue indigene.

Vi sono purtroppo delle testimonianze e delle verifiche davvero strazianti: all’appello mancherebbero circa 6 mila bambini, i quali probabilmente sono morti per gli stenti, le pessime condizioni igieniche, le botte e i maltrattamenti in genere. Non mancano testimonianze di abusi sessuali e di infanticidi dei bambini appena nati da relazioni con i sacerdoti/insegnanti.

Sempre nel mese di giugno 2021, almeno una decina di chiese sono state incendiate, alcune quasi in contemporanea, come a mettere una firma ben chiara su questi episodi.  In effetti tra le comunità locali cresce la frustrazione per l’assenza di scuse formali da parte del Vaticano, dopo che lo stesso premier canadese Justin Trudeau aveva invitato il Papa a recarsi “sul suolo canadese per chiedere scusa agli indigeni”. A inizio giugno Bergoglio aveva dichiarato di seguire “con dolore le notizie che giungono dal Canada circa la sconvolgente scoperta dei resti di 215 alunni della Kamloops Indian Residential School, nella provincia della Columbia Britannica”. In quell’occasione papa Francesco esprimeva “vicinanza al popolo canadese, traumatizzato dalla scioccante notizia”, esortando “le autorità politiche e religiose a continuare a collaborare con determinazione per far luce su quella triste vicenda e impegnarsi umilmente in un cammino di riconciliazione e guarigione”.

Questa sconvolgente vicenda canadese ricorda da vicino la storia delle Case Magdalene istituite in Inghilterra e in Irlanda nel XIX secolo: istituti femminili gestiti principalmente da suore cattoliche in cui venivano mandate ragazze orfane o accusate di “condotta immorale”. Quelle storie di abusi e prevaricazioni diventarono materiale per  film e documentari (consiglio “Sex in a Cold Climate” di Steve Humphries – voto 9 - disponibile anche su https://www.youtube.com/watch?v=Lss7zJE_P0s) mentre, dopo anni di denunce e insabbiamenti, un gruppo di investigatori nominati dal governo di Berlino annunciava nel 2017 la scoperta di un’immensa fossa comune con i resti di circa 800 bambini in un ex orfanotrofio gestito da suore a Tuam.

Ora, per uscire dalla cronaca quotidiana (che sicuramente si arricchirà di sempre nuovi scenari), proporrei due cose, una alla Chiesa cattolica e una al Governo canadese.

Se fossi all’interno della struttura curiale romana (voto 2) farei un ragionamento molto semplice: per fare santi gli 800 martiri di Otranto ci abbiamo impiegato circa 470 anni, perché in effetti non eravamo certi che tutti quegli uomini si immolarono per non rinnegare il cattolicesimo, quindi potremmo almeno fare santi tutti i 6.000 bambini “indiani” morti nel nome della nostra cultura sociale/religiosa, per quel fondamentalismo che oggi viene condannato in altre religioni. Mandare all’inferno quegli educatori così zelanti (voto 1) e santificare quei poveri bambini innocenti (voto 10) che avevano una sola colpa: non essere nati dalla parte europea del pianeta, non avere i tratti somatici inglesi o francesi.

Se invece fossi parte del legittimo e democratico governo canadese (voto 6 per il cammino intrapreso)  non mi limiterei a chiedere scusa al popolo nativo di quelle terre (l’attuale premier Trudeau l’ha fatto più volte), ma proporrei ben altro. Si potrebbe, ad esempio, prendere la metà di quel sconfinato Paese, pieno di foreste, laghi e fiumi, e concederlo nuovamente ad un legittimo governo di nativi, potendo essi stessi liberamente decidere di accordarsi con il governo canadese nelle forme che riterrebbero più opportune. Perché noi occidentali a liberarci dei nostri peccati con una semplice confessione siamo molto bravi, ma non riusciamo quasi mai ad azzerare un’ingiustizia con un atto davvero rivoluzionario. Le popolazioni indigene sono state sterminate quasi ovunque nel continente americano e questo non si può cancellare con un articolo o con una statua. Così come dentro la Chiesa cattolica, mentre è pervasa da scandali di corte, di profittatori seriali, di speculatori finanziari, delle solite finte giustificazioni, non basta un Papa più o meno buono. Chiunque sarà, Francesco I o il prossimo pontefice, per dare un nuovo senso a questa antica Istituzione, avrà una sola strada: partire dalle verità storiche, almeno da quelle conclamate e condivise. Un lavoro davvero molto complesso (rivoluzionario). 

 il Volantino, 10 luglio 2021

Alfredo De Giuseppe

 

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