16 - Voti senza frontiere del 2021-06-05

 

Petra Viva e le querce

All’inizio degli anni ‘90 un gruppo di persone cominciò a ritrovarsi quasi tutte le sere. A parlare, da inesperti, di salvaguardia dell’ambiente, di alberi, di musica, di strade bianche, di periferie e muretti a secco. C’era in tutti il razionale disappunto contro lo scempio ambientale che stava avvenendo sotto i nostri occhi, e la curiosità vivace di informarsi, di sapere la storia delle cose, di conoscere altre modalità di approcciare il nostro mondo ristretto, piccolo, ma tutto da scoprire.  Ad un certo punto decisero che da qualche parte bisognava iniziare e nacque così l’idea di costituire una vera e propria Associazione, con tanto di notaio, registri, conti e bilanci. Il nome scelto fu PETRA VIVA, sede in Tricase, con uno scopo sociale molto specifico: salvaguardia dei muretti a secco, da considerare alla pari di un qualsiasi manufatto storico/monumentale. In quel periodo furono fatte molte segnalazioni, soprattutto sulla leggerezza degli Enti preposti alla manutenzione delle strade, segnatamente Anas e Provincia, che nell’ampliamento delle corsie contemplavano quasi sempre l’abbattimento dei muretti a secco. Ci fu un interessante corrispondenza epistolare con l’allora presidente della Provincia di Lecce, Lorenzo Ria, che ammettendo implicitamente “una certa disattenzione” si impegnò ad affrontare l’argomento con gli uffici preposti “per meglio predisporne” la salvaguardia. Del resto il gruppo di Tricase non poteva dimenticare quello che era successo pochi anni prima alla masseria del Mito, sec IX, che si vide sventrata nelle sue bellissime mura a secco per una strada provinciale di scarso interesse e che poteva seguire tranquillamente il vecchio percorso senza intaccare una tale bellezza.

Il gruppo era eterogeneo e multiculturale: c’era Agostino Branca, il ceramista che aveva fatto della sua bottega il luogo prediletto d’incontro; Maura Pacella Coluccia da Specchia che amava bambole e poesie; Giuseppe Corrado, il grande scultore di Montesano; il pittore Pasquale Pitardi da Galatina; Paola Calabro e Pina Scarcella, a rappresentare la Scuola; Franco De Francesco, consulente da Corsano; Massimo Peschiulli, broker leccese e amante del bello; Carlo Di Iullo, grande viaggiatore ed esportatore della cultura Made in Italy nel mondo;  Fernando Baglivo l’antiquario delle pietre; ce n’erano tanti altri, ma soprattutto c’era Giovanni Pellegrino, da Zollino, l’uomo che aveva resistito alla modernità, che aveva preservato amicizie e conoscenze nell’ambito delle tradizioni salentine, musicali innanzitutto, ma anche agricole e creative in genere. Per tutto il decennio, fino all’inizio del 1999, Petra Viva ha accolto decine di artisti, registi, pittori, scultori, paritari e agricoltori. Giovanni ha portato, fra gli altri, i suoi amici Uccio Aloisi e Uccio Bandello (voto 9 a entrambi) quando ancora erano sconosciuti alle masse; si è chiacchierato con un giovane Edoardo Winspeare (un nobile valoroso che merita un 8) ancor prima che girasse Pizzicata; anche il fondatore di Officina Zoè, Lamberto Probo (voto 8), trovò occasioni di espressioni musicali, prima di fondare il suo gruppo; si è parlato di arte moderna e musica tradizionale, qualche anno prima che iniziasse “La notte della Taranta” (voto 8) a Melpignano (voto 9); e si parlava naturalmente di muretti a secco, creando quasi un elenco delle criticità. In alcuni casi si intervenne su privati cittadini per convincerli a non sostituire quelle pietre millenarie con bruttissimi blocchi di cemento: una o due volte ci si è pure riusciti. Insomma una vera e propria scuola, fra convivialità e musica, cercando quel Salento nascosto che forse era sfuggito ai più, trovando le corde più realistiche e romantiche della sensibilità ambientale. Come tutte le cose umane, quando l’Associazione divenne adulta, con oltre 300 soci (molti stranieri inviavano la loro quota ogni anno), si decise che l’impegno era troppo grosso, il volontariato non bastava più. Si deliberò di chiudere formalmente l’Associazione, pur continuando ognuno, per quanto gli fosse possibile, quell’impegno verso l’ambiente, non generico e formale, ma quello minimo, glocal, quello del vicino di casa, del muretto e del monumento, della strada e della lucertola.

Tutta questa premessa, piacevole ricordo, serve per commentare un episodio recente: il 23 maggio 2021 una quercia secolare del boschetto delle Vallonee posto fra Marina Serra e Tricase Porto, si è accasciata sul muretto e la relativa rete di recinzione, mostrando a tutti le sue deboli radici. Il giorno prima c’era stato un vento abbastanza forte, ma niente di eccezionale, nessun danno, nessun albero caduto, solo il consueto vento primaverile che si scaglia su questa portaerei in mezzo a due mari, chiamato Salento. Petra Viva, fra le varie cose, negli anni fra il 1995 e 1996, segnalò che il muretto delimitativo che si stava costruendo intorno a quel prezioso e unico boschetto avrebbe modificato quel micro ecosistema. Qualcuno andò a parlare sul luogo con le maestranze che eseguivano un’opera con una tale quantità di cemento da impedire il filtraggio dell’acqua piovana e la nascita dei necessari organismi di piccola fauna e flora. Qualcun altro di Petra Viva parlò con i funzionari del programma Leader (attuale GAL) che aveva finanziato il nuovo muretto (il GAL merita 9 per le intenzioni e un 5 per le realizzazioni), per tentare una modifica dell’ultima ora. Non ci fu niente da fare, il progetto, con tanto di panchine tirolesi, cartelli e pacche sulla spalla andò avanti.

In quell’area purtroppo, quando piove, si genera una specie di acquitrino, con gravi conseguenze per le radici delle querce. Già nel 2008, quando caddero all’improvviso un certo numero di alberi nello stesso boschetto, fu segnalato questo problema e fu deciso di aprire dei varchi nei quattro lati del muretto per permettere il naturale deflusso delle acque. Mi sembra non se ne sia fatto nulla. Ora con un copioso pianto di coccodrillo si tenta di tenere in vita una quercia in modo orizzontale, lasciandola così come è caduta. Da inesperto, ancora una volta, dico: rispettiamo la natura, modificandola secondo un senso amorevole, non secondo i finanziamenti ricevuti.

il Volantino, 5 giugno 2021

Alfredo De Giuseppe

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