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Ricordo bene quando uno degli slogan più comuni sui muri delle nostre città era “Fuori l’Italia dalla NATO”. Poi lo slogan ebbe un’evoluzione con “Yankee go home”. Insomma, una ventina di anni dopo la fine della seconda guerra mondiale era già ben chiaro come fosse giunto il momento di ringraziare per l’aiuto ricevuto ma di cominciare a sentirsi davvero una Nazione libera. Poi nel 1976 arrivò un’intervista di Berlinguer che, di fronte ad una precisa domanda, disse al Corriere della Sera: “Mi sento più sicuro sotto l’ombrello della NATO che sotto quello del Patto di Varsavia.” Era una verità lapalissiana, tenuto conto delle miserevoli condizioni economiche in cui cominciavano a versare le società comuniste, eppure ebbe un effetto deflagrante. Da un lato c’era la rivendicazione di una via italiana al socialismo democratico, dall’altro si apriva una stagione di lotte radicali sul fronte interno della sinistra che avrebbe poi toccato il culmine con il rapimento Moro. Si confrontarono le forze liberali che vedevano con favore il compromesso storico e le consorterie nascoste che invece vivevano di conflitti eterni. E che vivono ancora. 

Certo è che da allora, lentamente ma inesorabilmente, quasi più nessuno mise in discussione l’appartenenza dell’Italia alla NATO, acronimo di North Atlantic Treaty Organization. Io rimango convinto che questa vincolante forma di collaborazione militare si sarebbe dovuta sciogliere nei primi anni ’90, dopo che nel 1989 era caduto il muro di Berlino e dissolto il Patto di Varsavia. Lo chiese timidamente Gorbaciov ma non suscitò nessun entusiasmo nei leader occidentali che pure avrebbero avuto l’occasione di iniziare a smilitarizzare il mondo. Oltretutto ricordo a tutti che la presenza sul territorio italiano ed europeo delle basi americane, quindi di soldati, aerei, navi e perfino un numero imprecisato di bombe atomiche, sono giustificate da questo trattato che negli anni non è stato solo difensivo ma spesso offensivo e, soprattutto, forma di ostentazione della forza.

Ora l’incredibile Hulk, Mr Donald Trump, il nuovo modello dittatoriale eletto, minaccia l’Italia di ritirare le sue truppe, forse di chiudere alcune basi, alcuni giorni anche di uscire dalla NATO. I nostri politici, Meloni e Crosetto in primis, quelli che erano i sovranisti, i supernazionalisti si son messi a piangere. La Meloni ha dichiarato: “No Donald, ti stai sbagliando, noi abbiamo sempre mantenuto gli accordi” e poi penso abbia aggiunto una frase non pubblica del tipo “per favore, non ci fare questo, non possiamo stare senza di voi”. Crosetto invece in questi giorni è volato direttamente a Washington per chiarirsi face to face con il suo omologo statunitense, il Ministro della Guerra (prima di Trump era della Difesa), un certo Pete Hegseth, noto soprattutto per aver condotto un programma televisivo su Fox News dove esponeva le sue idee reazionarie. Questo signore, se ancora si può usare questo termine, parlando dei palestinesi ha detto “Uccidiamoli tutti” e ultimamente ha confuso la Bibbia con un brano fantasioso tratto dal film Pulp Fiction di Tarantino, declamando in pubblico un salmo inesistente che così recitava: “Beato colui che, in nome della carità e della buona volontà, guida i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è veramente il custode di suo fratello e colui che ritrova i figli perduti. E io colpirò con grande vendetta e furia implacabile coloro che tentano di avvelenare e distruggere i miei fratelli. E saprete che il mio nome è il Signore quando riverserò la mia vendetta su di voi”. Il buon Crosetto, alto circa due metri, si è genuflesso, ha chiesto perdono, ed è tornato sorridente in Patria: tutto risolto, con gli Americani siamo più amici di prima. Spettacolo indecente oltre che inutile.

Di fronte a tutto questa confusione tra realtà, film, incubo e fanatismo, si dovrebbe prendere una posizione netta. Lasciando da parte i governi attualmente al potere, sia in Italia che in Europa, dovrebbe nascere di nuovo dal basso un sentimento di vero amore verso il proprio Paese, verso la tanto acclamata Pace, contro gli armamenti e infine contro la NATO. I partiti di sinistra se avessero un po’ di coraggio, se fossero meno pragmatici e più sognatori, meno attenti alle loro poltrone e più orientati all’evoluzione dell’uomo, farebbero scendere in piazza milioni di persone per chiedere una sola cosa: “Basta con la protezione USA”. Mettersi a capo di un movimento che trascini l’Europa verso una propria identità, lasciando gli USA al compimento del loro destino violento.

Querce news - 7 maggio 2026

Alfredo De Giuseppe