Mentre il mondo si infiamma su impulso di suprematisti fanatici di ogni colore, in Italia c’è chi grida allo scandalo perché è tenuta fuori dalle decisioni dei paesi “amici”. Ma vanno chiarite in proposito un po’ di cose. L’Italia da molti secoli, nello scacchiere geo politico mondiale, conta molto poco. Al di là delle propagande superficiali e provvisorie non ha avuto nessun peso nel secondo dopoguerra dove, in silenzio, per lunghi decenni ha dovuto aderire alle politiche americane nel Mediterraneo: c’era la scusa del blocco sovietico da contrastare.
Durante la seconda guerra il fascismo fu sovrastato dalle scelte naziste e sempre per pura propaganda il buon Mussolini si spacciava per un potente statista guerriero: i tedeschi dovettero intervenire in Albania, Grecia e Africa per evitare brutte figure già nei primi giorni di guerra.
Ancor prima, durante la prima guerra mondiale, entrammo in guerra, ribaltando un’antica alleanza, quando eravamo convinti di vincere. Rischiammo comunque di perdere ed in ogni caso non ottenemmo un bel niente perché al tavolo dei vincitori non ci fecero neanche sedere (e D’Annunziò, fautore della guerra, parlò di vittoria mutilata, mentre i mutilati veri erano più di un milione e i morti oltre seicentomila).
Durante i secoli precedenti eravamo preda di regnanti austriaci, francesi e spagnoli che a turno si spartivano un pezzo della nostra penisola. Eravamo stati grandi dal 1300 al 1500 ma solo da un punto di vista artistico e scientifico, basando la nostra società sulla rivalità di piccoli Comuni e Città-Stato. Quel periodo ci ha donato gran parte della bellezza di cui oggi godiamo, senza peraltro conoscerla.
In definitiva, per dirla grossolanamente, siamo stati grandi e rilevanti solo nel periodo dell’Impero Romano che nacque in una dolce vallata sul Tirreno e si espanse in tutti i territori esplorati, tentando anche di civilizzarli e portare un ordine basato su leggi scritte, su un codice che era qualcosa più di una serie di regole. L’Italia da allora non si è più ripresa, è stata sempre sotto scacco, vassalla, poco coraggiosa e al tempo stesso macchietta di sé stessa, senza neanche un riconosciuto primato etico-morale perché patria delle mafie e in fondo anche di un papato corrotto.
Le recenti figuracce di Meloni, Crosetto e co. non sono molto diverse da quelle dei politici degli ultimi 50 anni (tranne forse uno o due episodi che videro protagonista Craxi), sempre comunque pronti a salire sul carro del vincitore e a dichiararsi amici personali del presidente di turno USA, vero imperatore dell’ultimo secolo. Ora forse è peggio perché con la propaganda del sovranismo emergono tutte le difficoltà, tutte le amarezze di non contare nulla, se non nelle pagine dei giornali amici e perversi.
C’era una sola idea da portare avanti, forse c’è ancora, quella degli Stati Uniti d’Europa, contro ogni piccolo nazionalismo, contro ogni feroce guerrafondaio, con uno sguardo più laico verso i paesi del Mediterraneo, con una visione più pragmatica verso Russia, Cina e USA (che poi pari sono). Ma quest’idea comporta onestà nel riconoscere i propri limiti, soluzioni intermedie da approvare subito (voto unanimità ad esempio), unificazione dei sistemi fiscali, scolastici, giudiziari, militari.
Questo sarebbe un sogno per il quale lottare in una terra geneticamente malata, senza ideali e senza entusiasmi: costruire un qualcosa di solido contro le guerre, contro i despoti, contro i pazzi evoluti in presidenti, contro attrici dialettali evolute in statiste ben vestite.
1 marzo 2026
Alfredo De Giuseppe