Renato Brunetta, un uomo del 1950 con numerose problematiche irrisolte, è una delle tante barzellette create in Italia dal berlusconismo (una filosofia di ta, una decadenza morale che alla lunga ha colpito trasversalmente tutti i partiti). Un uomo, che fu vicino al PSI di Craxi, è stato deputato e Ministro, sempre su chiamata diretta, sempre grazie alle liste bloccate. In una trasmissione televisiva del 2008, rispondendo a Mentana, dichiarò: «Volevo vincere il Premio Nobel per l'Economia. Ero anche bravo, ero... non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta direzione. Ha prevalso il mio amore per la politica, ed il Premio Nobel non lo vincerò più, ho fatto un errore». Vista la reazione incredula del conduttore aggiunse: «Guardi, ho molti amici che hanno vinto il premio Nobel, e non sono molto più intelligenti di me».
Ecco ad un uomo così fu affidato dal Berlusca il “Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'innovazione” la cui prima modernizzazione fu questa roboante dichiarazione: “il problema dei fannulloni nella Pubblica amministrazione si risolve semplicemente licenziandoli». Seguirono una serie di gaffes, insulti e scivoloni che lo resero impresentabile financo agli occhi dei più stretti collaboratori di Silvio.
Quando poi le sue idee sconclusionate produssero risultati vicino alle zero, e la sua parabola politica sembrava alla conclusione, ecco spuntare l’incarico presidenziale al CNEL, come una specie di rimborso finale ad una così maestosa carriera istituzionale. Non bastava aver ricevuto dalla Presidenza della Repubblica l’onorificenza quale “Cavaliere di gran croce dell'Ordine al Merito della Repubblica” e neanche il Premio ItaliaInforma o quello intitolato a Cavour per essere una “Personalità che si è particolarmente distinta nel campo della politica italiana”, no, non era sufficiente: ci voleva un incarico vuoto ma retribuito, come ce ne sono tanti in Italia. E quindi, all’inizio del 2023, il governo Meloni, attento alla meritocrazia, lo nomina Presidente di un Ente, già soggetto a referendum abrogativo nel 2016, perché inutile, dannoso, dispendioso, il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro.
Per un incarico del genere si capirebbe se, interpretato come un titolo onorario, ci fosse un gettone di presenza a rimborso spese, un qualcosa che non pesi su tutti noi. Invece il Presidente, 10 Esperti, 48 Rappresentanti delle attività produttive, 6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale sono tutti ben remunerati, con un costo complessivo di circa 8 milioni l’anno.
Nonostante questo Ente sia praticamente fermo da almeno 30 anni, nonostante sia dunque pieno di fannulloni, il buon Renatino ha pensato bene di aumentare lo stipendio, il suo e quello del CdA. Lo stipendio di Brunetta (già recettore di una pensione d’oro) passerebbe da 240 a 310 mila annui. Non è già l’aumento che scandalizza, quanto che si aumenti il costo di un Ente che non ha più senso alcuno. Anche la Meloni lo capisce e si dice irritata. Allora lui decide di annullare la Delibera, non già per la vergogna globale o per un minimo senso di rispetto verso chi non vede aumenti da anni, ma solo perché la Giorgia, cogliendo la sfumatura, si è detta irritata.
Abbiamo molte macchiette viventi in Italia, vedi Sangiuliano, Urso, Santanché, Giuli, Lollobrigida, ma Brunetta ce lo stiamo trascinando da molto molto tempo. In definitiva il popolo italiano ha dimostrato, nella sua maggioranza, di gradire questo tipo di persone, questo modo di approccio alla politica. E non mi meraviglierei, se tra qualche mese, il rigoroso economista Brunetta trovasse il modo di aumentarsi lo stipendio senza fare alcun clamore. Così finora è sempre successo, con l’accondiscendenza del popolo bue.
Querce News, 8 novembre 2025
Alfredo De Giuseppe