Come oggi, nella notte tra il 27 e il 28 ottobre del 1972 fu ucciso a Ragusa Giovanni Spampinato. Aveva 26 anni, stava collaborando con il giornale L’Ora. Aveva da poco pubblicato un'ampia e approfondita inchiesta sul neofascismo. Un lavoro sul campo, condotto tra Ragusa, Catania e Siracusa, col quale il giovane cronista era riuscito a documentare le attività clandestine e i rapporti delle organizzazioni di estrema destra locale con la criminalità organizzata – che controllava i traffici illeciti di opere d'arte, armi, sigarette e droga – e con esponenti di primo piano del fascismo eversivo nazionale e internazionale, fautori di quella strategia della tensione che già nel 1969 a Milano aveva provocato la strage di piazza Fontana.
In quest’ambito era maturato il delitto di Angelo Tumino, commerciante di antiquariato e oggetti d’arte, oltre che ex consigliere del MSI. Giovanni Spampinato era stato l'unico giornalista a rivelare che il figlio del presidente del tribunale di Ragusa, il trentenne Roberto Campria, era coinvolto nelle indagini e che quindi il Palazzo di Giustizia ne era in qualche modo toccato. Secondo ogni procedura, l'inchiesta penale doveva essere affidata ai giudici di un'altra città. L'inchiesta invece non fu trasferita e il giovane cronista fu criticato e isolato nell'ambiente dei corrispondenti locali. Ad oggi, del delitto Tumino non c’è ancora una verità giudiziaria su esecutori, mandanti e movente.
Così il sig. Roberto Campria, figlio di Giuseppe, notoriamente uomo di destra, attirò in una trappola il giovane giornalista, promettendogli di fornirgli delle nuove informazioni. Entrò nella 500 di Giovanni Spampinato e gli scaricò sei pallottole nella testa. Dopo qualche giorno fu arrestato e confessò, parlando di motivi personali, farfugliando una serie di parole senza senso (ben consigliato dai suoi legali). Gli fu riconosciuta la semi infermità, condannato a 14 anni e poi ridotti a soli 8, scontati nell’ospedale psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto. Il padre, presidente del tribunale, uomo divisivo e controverso, secondo alcune inchieste, sfruttò il suo ruolo istituzionale per esercitare pressioni e insabbiamenti. Alcuni documenti dell’epoca parlano di mandati di cattura ritirati “per riguardo” al presidente del tribunale, alimentando sospetti su una rete di protezione istituzionale e politica.
Quell'omicidio si verificò proprio nei giorni in cui Spampinato rivelava la presenza a Ragusa di Stefano Delle Chiaie (all'epoca ricercato per le bombe del 12 dicembre 1969 all'Altare della Patria) e di altri noti fascisti romani legati a Junio Valerio Borghese, che nel dicembre del 1970 aveva tentato un colpo di Stato. Uno di questi personaggi, Vittorio Quintavalle, fu interrogato dagli inquirenti che seguivano le indagini sul delitto e questo rafforzò nella mente del cronista l'impressione che l'omicidio Tumino potesse essere collegato alle trame eversive che stava documentando.
Come spesso è accaduto su tanti fatti italiani, su quell’omicidio scattò un potente silenziatore, tanto da essere completamente dimenticato per lunghi decenni. Solo agli inizi degli anni duemila ci sono state una serie di ricostruzioni giornalistiche che hanno tentato di far luce su quelle vicende mai del tutto chiarite. E che forse, io aggiungo, mai potranno essere chiarite, perché significherebbe aprire uno squarcio serio sull’Italia attuale, su ciò che è stata, su ciò che sono sempre stati gli apparati statali. Il fratello di Giovanni, Salvatore Spampinato, chiede da anni la riapertura del caso alla luce di nuovi documenti e testimonianze, anche perché il suo assassino è ancora in vita e potrebbe forse ricordare meglio le circostanze di quell’omicidio.
Franco Nicastro nel ricordo scritto per Ossigeno, menziona le parole del giurista Tommaso Auletta che sottolineò come Giovanni “non fu ucciso soltanto per ciò che aveva scritto sulle indagini per l’omicidio dell’ingegnere Angelo Tumino ma per tutto quello che non aveva (ancora) scritto sulle trame dei fascisti e sui pericolosi traffici (…) nei quali erano coinvolti sia Tumino che Campria”.
Spampinato, insignito nel 2007 del premio Saint Vincent per il giornalismo alla memoria, andrebbe ricordato in tutte le scuole di Giornalismo, in tutte le aule di Giurisprudenza, come uno dei pochi eroi civili e appassionati di questa nostra corrotta repubblica.
28 ottobre 2025 - Querce News
Alfredo De Giuseppe