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Sulla mia carta d’identità c’è stato scritto per anni “imprenditore”. Ed io ridevo sotto i baffi, sia di me stesso che non avevo i baffi, sia del fatto che non mi sentivo assolutamente un uomo di successo, che sottende la dicitura “imprenditore”.

In effetti ho visto imprenditori di successo, ma anche tante Partite Iva alzarsi ogni mattina per tentare di mantenere gli impegni. In questo sud disconnesso ho visto artigiani arrabattarsi tra documenti e burocrazie nel tentativo di avere un contributo o un mutuo. Oppure arrivare all’ultimo minuto utile per bloccare una cartella equitalia.
Ho visto artisti sconfitti nei loro sogni per assenza di opportunità. Intonacatori, imbianchini, tipografi, meccanici sporcarsi le mani, ora di bianco ora di nero. Barman solitari alzare e abbassare la saracinesca mattina e sera. Ho visto gente dignitosa che dopo cinquant’anni di attività, vive la vecchiaia con la umile casa di proprietà e una pensione di 600 euro. Hanno lavorato una vita, senza un paracadute, senza una malattia, andando incontro alla morte nella consapevolezza di aver fatto il massimo che potevano. Nessuno gli aveva regalato nulla, forse si erano salvati con una poderosa evasione fiscale e ora sono lì, seduti sulla panchina a contare i rimpianti. Ho visto pochi imprenditori in posizioni apicali in società partecipate della pubblica amministrazione o chiamati direttamente a gestire una problematica complessa della cosa pubblica.

In compenso ho visto il successo di alcuni imprenditori che hanno beneficiato della contiguità con la politica. Non la politica con la P maiuscola, deve etica e merito sono ai primi posti, ma quella della furbizia, del clientelismo, dello scambio continuo e duraturo. Ecco, quegli imprenditori che vivono di politica alla fine te li ritrovi candidati in una qualche lista e poi, se gli va bene, come politici di peso, forse poggiati in una qualche partecipata, con un bellissimo compenso piovuto dal cielo. Senza inventare nulla, senza disturbare nessuno. Gente che magari non ha mai espresso un’opinione, che al massimo si è informata su Rete4. Non li hai mai sentiti esprimere un’opinione sul Medio Oriente o sull’Acqua pubblica o peggio ancora sui conflitti d’interesse, però poi li vedi promettere “un mondo nuovo” sui faccioni fotoshoppati dei tanti manifesti 6x3 sparsi nella provincia. Ed è quel “nuovo” che fa paura! Forse è gente che sta pagando una cambiale amicale attraverso la candidatura sbandierata in tutte le salse, in tutte le possibili piattaforme virtuali, almeno per attrarre qualche voto (sempre nel vuoto di un’idea), utile alla causa di qualcun altro. C’è anche chi lo fa per sistemare un po’ i suoi conti bancari e in definitiva ci riesce, perché poi le banche fan parte di un unico sistema. Tutti questi imprenditori ce li ritroviamo ormai dentro ogni elezione e, a furia di pragmatismo controllato, stanno portando gli elettori a votare solo per interesse oppure a disertare le urne. La passione di un’ideologia, di una visione collettiva è ormai un ricordo sbiadito.

Imprenditori con i soldi pubblici, a parole grandi assertori della libera impresa, magnifici assorbenti di fondi comunitari, lo so che avete ragione, lo so che il mondo va così.

17 ottobre 2025 - Querce news

Alfredo De Giuseppe