La mia colonna del 2020-11-07

Non si dovrebbe partire mai prevenuti. Bisognerebbe sempre analizzare i fatti concreti, lasciare che siano le vicende umane e politiche a lasciare un’impronta, non le chiacchiere o le fake news. Questo è la premessa con cui affronto l’argomento Nuova Amministrazione di Tricase, a guida De Donno. Con questo stesso spirito mi sono posto verso il governo Chiuri e prima ancora con quello di Coppola. I fatti purtroppo furono davvero ingenerosi con le loro Amministrazioni, con la loro Politica e con i loro stessi elettori (che non hanno mai dato seguito alle loro esperienze).

Però veniamo a De Donno e alla sua nuova giunta. Come tutte le Amministrazioni nate da coalizioni eterogenee (frutto di una legge da modificare), il parto della nuova giunta è stato complesso e a volte traumatico. I retroscena che si sono succeduti subito dopo il ballottaggio del 4 e 5 ottobre sono stati numerosi e a volte sbalorditivi.

Antonio De Donno è diventato sindaco grazie a 4 liste, una del PD, una che possiamo definire di centro destra, una che faceva riferimento a Dario Martina (ex Presidente del Consiglio) e una che era più vicina al Sindaco stesso. Il giorno dopo il ballottaggio è iniziato il solito balletto delle richieste, degli assessorati, delle poltrone esterne, di quelle interne e dei collegamenti vicini e lontani. C’era chi ricordava gli accordi e le promesse della nota riunione del 26 luglio, durante la quale De Donno fu scelto a discapito del segretario cittadino PD, Gianluigi Forte e di Dario Martina. A quel decisivo incontro, oltre ai tre probabili candidati, parteciparono anche Ippazio Antonio Morciano, segretario provinciale PD, Ernesto Abaterusso coordinatore regionale di LEU e Stefano Minerva, Presidente della Provincia di Lecce. Ma c’era chi sosteneva che quegli accordi erano superati da due fattori ben chiari: le elezioni non erano state quella passeggiata che per un lungo periodo si era pensato che potessero essere (alla fine hanno ballato solo 150 voti) e la lista definita di centro-destra era stata determinante per la vittoria. Insomma De Donno si è trovato subito a dover gestire una situazione complicata. Ha tentato varie strade di uscita dall’angolo in cui si era messo, alcune anche ardite. Ha pensato di proporre ad una minoranza la presidenza del Consiglio, segnatamente a Giovanni Carità che ha rifiutato per non diventare (o sembrare) organico alla maggioranza. Ha poi vagheggiato una giunta tutta di esterni, ma ha trovato una sostanziale opposizione di tutte le liste. Alla fine ha dovuto mediare fra tutte le posizioni e con un lavoro di cesello trovare la soluzione che gli permettesse di partire senza grossi traumi.

In realtà i retroscena dicono che Andrea Ciardo avrebbe voluto la presidenza del consiglio, Gianluigi Forte un assessorato (e la sorella in Consiglio) e un altro assessorato con annesso vice sindaco a Dario Martina.  Alla fine alla presidenza del Consiglio sarà chiamata la più suffragata delle liste, Rosanna Zocco; Andrea Ciardo ha avuto un assessorato con la delega di Vice sindaco; Gianluigi ha optato per la sorella e Dario Martina è stato escluso da qualsiasi incarico perché non candidato. In conclusione: due assessorati al PD (Ciardo e Forte), due alla lista Martina (Ruberto e D’Amico), una a quella di Centro destra (Piceci) e la presidenza del consiglio alla lista del sindaco. E fin qui la capacità di mediazione e pazienza di De Donno ha mostrato tutta la sua valentia.

Insomma un manuale Cencelli ben calibrato in modo da far entrare in Consiglio, al posto degli assessori nominati, dei rappresentanti ben accetti dal Sindaco e in modo tale da escludere di fatto Martina e Forte dall’esecutivo (nonostante le loro vibrate richieste). Dalle nomine assessorili da parte del Sindaco, comunicate sabato 28 ottobre, da questa prima battaglia ne escono in effetti sconfitti Ippazio Antonio Morciano e Stefano Minerva che hanno visto disattese tutte le loro richieste (legittime?).

Però questa è una modalità già vista, già vissuta e già fallita. Nominare come assessori, quindi come braccio armato dell’esecutivo, delle persone non in base alla loro competenza ma in base a calcoli politici più o meno condivisibili, a promesse più o meno decifrabili, è sempre un rischio troppo grosso. Oggi c’è l’emergenza Covid, tutte le città avrebbero bisogno di affrontare con persone esperte questo grosso problema, di politica se ne può fare ben poca, ma nel prossimo futuro ci sono altre sfide altrettanto importanti: la sede comunale, l’efficienza della macchina amministrativa con la sua completa digitalizzazione, la gestione del traffico e dei parcheggi, il PUG, il porto, il piano coste, i beni pubblici dismessi o crollati, la zona industriale, l’unione con i Comuni limitrofi, l’eterna 275, i trasporti e il welfare sociale. Tutti dossier da affrontare con studio e serietà, non con approssimazione o con deleghe in bianco a funzionari e tecnici. Molte scelte strategiche devono essere politiche, l’attuazione affidata ai funzionari pubblici (che sapranno indire bandi di gara chiari e trasparenti). Su questi punti sarà valutata l’Amministrazione De Donno, e noi saremo qui a tentare un approccio di verità.

Abbiamo l’ottimismo della speranza e il pessimismo dell’esperienza. Da un lato vorremmo avere la certezza che i ragazzi eletti, nel tempo più breve possibile diventino competenti, che il Sindaco li sappia coordinare al meglio, che la macchina amministrativa si rimetta in moto con un certo entusiasmo (anche assumendo le persone giuste al posto giusto). Dall’altro dobbiamo annotare che questa partenza così dolorosa, già respirata a pieni polmoni, con morti e feriti, lascia presagire la solita guerriglia fredda a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, con molti lunghi coltelli da affilare ogni santo giorno. In ogni caso, auguri a noi tutti, nonostante tutto.

il Volantino, 7 novembre 2020

Alfredo De Giuseppe

 

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