La mia colonna del 2020-09-26

Gli elettori pugliesi, confermando Michele Emiliano, hanno scongiurato una serie di terremoti  politici. Una vittoria di Raffaele Fitto, attualmente (penso ancora per poco) nelle fila di Fratelli d’Italia della Meloni avrebbe avuto una serie di conseguenze a catena, la cui misura non è facile calcolare. Innanzitutto il centro destra avrebbe conquistato un’altra regione, reclamando a gran voce la fine di questa legislatura nazionale. Poi all’interno dello stesso schieramento si sarebbe aperta la guerra per la leadership nazionale, considerato che la Meloni avrebbe vinto anche nelle Marche, mentre la Lega arretra in ogni Regione, compreso nel Veneto di Zaia (che stravince con il 75% dei voti). In ogni caso la Puglia avrebbe visto il ritorno di un dinosauro (giovane) della politica, con tutto quel che ne consegue, compreso un rigurgito di nazionalismo autarchico che tanto male avrebbe fatto a tutto il Sud.

Ciò non toglie che gli errori di visione, i vizi di egocentrismo, i finti populismi di Emiliano sono sotto gli occhi di tutti. Questa sua seconda legislatura dovrebbe segnare il tempo del vero cambiamento. Se ne sarà capace, chapeau, altrimenti a casa per sempre, magari a fare il giudice di pace presso una bella cittadina di montagna. Così dovrebbe funzionare in un mondo politico serio.

Intanto, nella squadra degli eletti della provincia di Lecce, non c’è nessuno del Capo di Leuca. Tre sono del PD, Metallo di Racale, Capone di Lecce, Blasi di Melpignano, Delli Noci è di Lecce (vicesindaco della città e capolista di “Con Emiliano”), Sebastiano Leo è di Copertino (Popolari con Emiliano), Casili del M5S è di Nardò, Gabellone di Fratelli d’Italia, ex Presidente della Provincia, è di Tuglie, De Blasi della Lega risiede a Lecce, così come Paolo Pagliaro, patron di Telerama della lista “Puglia Domani”. Ancora di Lecce è Paride Mazzotta eletto con Forza Italia. In sostanza la sola città di Lecce (circa 96.000 abitanti) ha 5 rappresentanti, mentre un bacino che taglia il sud Salento da Acquarica a Otranto (circa 350.000 abitanti) non ne ha nessuno.

I motivi sono molteplici: al momento in cui scrivo queste note, l’unico ad aver raggiunto teoricamente lo scranno regionale sarebbe Ernesto Abaterusso di Patù, ma la sua lista, Senso Civico, sembrerebbe non aver superato lo sbarramento del 4% che è calcolato sulle preferenze del Presidente eletto. Sul perché lo stesso Abaterusso sia passato da circa 15.000 preferenze nel 2015 a poco più di 5.000 nel 2020 ci sarebbe da fare lunghe riflessioni. Nella stessa lista di Abaterusso è naufragata anche Rita Ruggeri, tradita in contemporanea dalla sua Muro Leccese, dove fa l’assessore, e dalla Tricase in cui vive, ha raggiunto 1165 voti. Antonio Raone e Tina De Francesco, nonostante un notevole dispendio di energie, non potevano sperare di più, non potevano obiettivamente superare Delli Noci (però, con stima, consiglierei ad entrambi di fare un percorso politico partendo dal basso, tipo consigliere comunale, non miscelare azienda e partito, seguire la politica nazionale e mondiale, studiarne le sue dinamiche, decidere da che parte stare e poi tentare il grande salto). Discorso a parte merita Carlo Chiuri, l’ex sindaco di Tricase che con i suoi 1013 voti chiude agli ultimi posti nella lista di Forza Italia, raccogliendo a Tricase appena 700 preferenze. Davvero poco per un ex-sindaco che aveva annunciato di voler correre alle regionali da almeno un anno e che invece di dimettersi e organizzare una campagna elettorale decente, ha consumato gli ultimi mesi della sua legislatura in varie e inutili diatribe interne. Altri sindaci si sono dimessi e hanno cercato di mantenere unito il proprio elettorato. Questo  dimostra quanto sia volatile oggi il consenso, frutto spesso di favorevoli congiunture momentanee piuttosto che di una solida e duratura proposta politica.

Mi dispiace un po’, umanamente, per Tony Scarcella che molto si è impegnato. Ha raccolto 1.876 voti, senza però avere mai l’esatta percezione di ciò che era la sua lista, un’inutile lista civetta con due simboli storici quelli del PSI e quello dell’UDC uniti in modo inappropriato e soprattutto improvvisato. Era senza alcuna possibilità di raggiungere il quorum, ma Tony si illudeva di essere dentro un gioco importante. Di questo ne dovrà fare tesoro: lottare si, ma almeno per qualcuno o qualcosa che esiste davvero (il Nuovo PSI e L’Unione di Centro sono entità fantasmagoriche).

Francesca Sodero ha ricevuto 2.300 preferenze, giungendo terza nello schieramento del M5S. Non è un naufragio personale, ma la conferma di quello che è successo a livello pugliese e nazionale. Quello che lo stesso Di Battista non ha esitato a definire “La nostra peggiore disfatta”.

Altre brevi annotazioni:

  1. le donne elette sono appena 8 su 50 consiglieri. A dimostrazione che le leggi forzate non servono a produrre una parità di genere, che si raggiunge in altri modi, con una differente cultura di base, con un impegno comune di scuola, istituzioni e partiti.
  2. Ci sarebbe da modificare urgentemente la legge elettorale per mettere un limite alle liste collegate al presidente (massimo tre) e alzare il numero di presentatori delle liste degli aspiranti presidenti (la lista “Riconquistare l’Italia” di Andrea D’Agosto ha ricevuto in tutta la Puglia 671 eroiche preferenze).
  3. I Verdi, presenti ormai in modo massiccio in tutta Europa, in Italia non trovano quasi mai posto nelle sedi istituzionali (hanno raggiunto a malapena il 2%). Eppure una Regione come la Puglia, fra abusivismo edilizio, sfruttamento del suolo, Xylella, Ilva e Cerano avrebbe di che lottare intorno al tema ambientalista. Manca un leader credibile o c’è una disattenzione generale?
  4. Infine il civismo così come interpretato in questo momento porterà sempre e soltanto all’esaltazione del singolo (vedi Delli Noci) mentre una cultura politica di base potrebbe farci raggiungere la vera consapevolezza del nostro vivere la socialità. Il “civismo” attuale appare come la migliore scorciatoia per non affrontare le immense questioni di fondo che il futuro ci riserverà.

 il Volantino, 26 settembre 2020

Alfredo De Giuseppe

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