La mia colonna del 2020-08-29

Se un politologo, uno di quelli bravi, di fama internazionale, venisse a osservare con piglio professorale le prossime elezioni amministrative di Tricase avrebbe materia per scrivere lunghi saggi, alcuni pezzi di colore e poi se ne tornerebbe nella sua città senza aver capito niente. Io che bravo non sono, però sono di Tricase, provo a decodificare qualcosa (e lo lascio in eredità a quel politologo che prima o poi ci studierà).

Partiamo da alcune considerazioni oggettive: tutti i candidati sono frutto di imponenti auto-candidature, non certamente il risultato finale di prolungati incontri programmatici di movimenti interessati al miglioramento delle dinamiche socio-economiche del paese; è un vulnus fondamentale che si tenta di colmare con slogan accattivanti, proposte illusorie e un’abbondanza di retorica civica durante la breve campagna elettorale (dopo le elezioni in genere cala un silenzio assordante). Qui il Centro-Destra, almeno per le Amministrative del 20 e 21 settembre, è sparito, si è dileguato o meglio disciolto dentro le liste del centro-sinistra. Ovunque candidati storici della destra tricasina insieme a candidati sindaci del centro-sinistra, che, in nome di una ipotetica vittoria, egocentrica e puramente estetica, hanno accettato (cercato) di tutto. Ipotetici  Sindaci di sinistra che,  avendo però smarrito la retta via, stanno perennemente in mezzo al guado senza poter fare alcuna proposta forte per la città. Siamo alle solite: ci si propone alla guida di cose complesse senza reale condivisione ed empatia con i propri candidati consiglieri. Uno scempio della politica.

Così Donato Carbone, candidato della destra di Meloni & Co, fuori dall’agone politico paesano, si ritrova con due liste molto povere, quasi una testimonianza più che una reale possibilità di competere. Mi verrebbe da dire: un predestinato alla crocefissione, senza neanche sapere perché.

Carmine Zocco, dopo una vita da mediano, ha deciso di passare all’attacco rompendo con il suo partito storico di riferimento, il PD, di cui da decenni ne rappresentava l’ortodossia, e quindi di diventare un “civico”, aprendo un cantiere di idee, di persone e di foto. Talmente cantiere in corso che si possono fermare tutti a dare una mano, ma proprio tutti, destrorsi, simpatizzanti fittiani e soprattutto una massa di vecchi amministratori e protetti delle giunte Coppola. Con lui si è schierata financo Federica Esposito che fino al giorno prima della presentazione delle liste era la candidata sindaco del centro-destra, esposta sui social come la nostra Meloni. Sorge il dubbio che alle sue spalle ci sia un vento di restaurazione più che un’onda di rinnovamento.

Antonio De Donno, da qualche anno vicino a LEU di Ernesto Abaterusso, ha strappato la sua candidatura all’interno della coalizione ufficiale di centro-sinistra, dove il PD proprio non riesce ad esprimere un propria carismatica personalità (intuisco le problematiche ma è un altro discorso). Lui però rimane un uomo di centro, puro democristiano, e quindi nelle sue liste si son potuti “rifugiare” molti uomini delle passate amministrazioni di centro-destra. Potrebbe essere il favorito per la vittoria finale, ma la mia impressione è che avrà come gli altri difficoltà a gestire le criticità storiche del nostro Comune dove alcuni blocchi di potere operano da anni senza essere disturbati da nessuno. All’interno delle sue liste c’è tutto ma proprio tutto l’arco costituzionale, i giovani e i vecchi, le donne e le imprese: manca solo un po’ di rabbia e quella non si improvvisa un mese prima delle elezioni.

Giovanni Carità ad un certo punto ha deciso che era arrivato il momento di non essere più la giovane promessa del PD tricasino. Questo è il momento di far vedere che è diventato maturo, uomo di grandi proposte e di grandi opportunità. Pure lui ha dovuto abbandonare l’amata casa madre ed iniziare un nuovo percorso. Si è dapprima assicurato il sostegno del M5S e poi ha tentato di portare a sé il maggior numero di giovani e qualche amministratore della giunta Chiuri. Un’operazione che ha una sua originalità, ma pare un mix difficile da gestire e da far capire agli elettori, specialmente considerando la confusione nella quale è caduto il M5S e l’assenza di un qualsiasi riferimento nazionale di sinistra che pure ci sarebbe voluto, tipo i Verdi, + Europa o almeno il PSI, tenendo conto che un ispiratore di questo esperimento è Totò Carbone, ex sindaco socialista di Miggiano.

Come al solito, la scelta degli elettori sarà dettata inizialmente da calcoli matematici sulle parentele, da incroci di antiche amicizie e da reciproci dispetti. Di politico, inteso come proposta complessiva (e realistica) per la gestione della cosa pubblica, c’è poco, quasi nulla. Non per deficienza degli attori o per cattiva volontà o peggio ancora per interessi personali: semplicemente perché non viene eletta una maggioranza coesa ma un coacervo di idee talmente distanti tra di loro da formare un nido di vespe piuttosto che un sano angolo di opere e riflessioni. C’è solo da sperare, a volte accade, che  un mediocre cardinale possa diventare un ottimo papa.

il Volantino, 29 agosto 2020

Alfredo De Giuseppe

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