La mia colonna del 2020-08-08

Parliamo un po’ di geografia, della Lombardia, la regione italiana più popolosa, più ricca e con il maggior numero di Enti locali. Alcune sue province confinano con la Svizzera, per la precisione, Varese, Como e Sondrio. Molti suoi cittadini sono definiti frontalieri, perché lavorano di giorno in Svizzera e di sera tornano a casa. Nei cantoni svizzeri guadagnano bene, con il franco sempre ben valutato, e in Italia vivono da ricchi, avendo un cambio con l’euro molto favorevole. Per molti di loro andare in canton Ticino o nel cantone dei Grigioni è come per un leccese andare a San Pietro Vernotico. Si va, si viene, si lavora, si specula sui prodotti , e infine si esporta valuta, si utilizzano da sempre le banche svizzere come certezza del risparmio.

Fin dai primi anni ’60 è in voga fra imprenditori, palazzinari e buoni risparmiatori  di quelle province fare un salto a Lugano o nella meno conosciuta Coira per aprire un conto corrente: da sempre un modo per evadere in sicurezza, mettendo nel forziere svizzero i proventi illeciti o imbarazzanti, comunque accompagnati da una totale evasione fiscale. Il tutto favorito dalla legislazione svizzera, che escluso casi di approfondite indagini di rilevanza internazionale, non concede quasi mai informazioni sui nomi e cognomi dei correntisti bancari (che fra l’altro possono aprire un conto cifrato senza apparire nelle eventuali transazioni). La Guardia di Finanza ha scoperto un vero e proprio manuale segreto che illustrava ai gestori patrimoniali delle banche svizzere le precauzioni da adottare quando, senza esserne autorizzati, venivano in Italia per incontrare i clienti che investivano il proprio denaro all’estero.

Senza andare molto indietro negli anni, senza cioè toccare tangenti enormi come quella Enimont che, dopo lunghi giri esteri, finì nelle tasche dei politici dell’epoca, soprattutto in quelle del milanese Craxi, con consegne in contanti presso il suo ufficio in Piazza Duomo, basta ricordare pochi nomi eccellenti: Silvio Berlusconi è stato condannato nel 2013 per un’evasione complessiva di 368 milioni di dollari per dei fondi neri incassati dalla galassia di società offshore di Fininvest negli anni ’90. Ma grazie a una delle tante leggi ad personam, quella che porta il nome di Cirielli, l’accusa del processo ha potuto contestare solo 7,3 milioni di euro. E tutta la famiglia visse felice e contenta.

Nel 2014 uomini dell’Ufficio delle Entrate scoprirono nella sede milanese del Credit Suisse ( e nel 2015 anche nella filiale milanese di UBS) un elenco di nomi eccellenti lombardi per un’evasione fiscale di circa 14 miliardi di euro, chiusa bonariamente con il pagamento di soli 100 milioni al Fisco italiano. E tutti mantennero le loro Ferrari e i loro yacht con bandiera panamense.

Formigoni, ex presidente della Regione Lombardia, nel 2019 è stato condannato definitivamente a 5 anni e 10 mesi di reclusione, perché tra il 2001 e il 2011, dalle casse della Fondazione Maugeri e del San Raffaele (reato ormai prescritto) sono usciti circa 80 milioni di euro. Un fiume di denaro che poi era transitato attraverso i conti di società “schermate” con sede all’estero, fra Caraibi e Svizzera, per poi tornare nella disponibilità dell’imprenditore e faccendiere Pierangelo Daccò e l’ex assessore regionale Antonio Simone ed essere messi a disposizione di Formigoni e degli allora vertici del Pirellone.

Nel luglio 2017, Bossi and family, che avevano gridato “Roma ladrona” per tutta la vita, viene condannato in primo grado a 2 anni e 5 mesi, insieme al tesoriere Belsito (4 anni e 10 mesi) e ad altre 5 persone (tre dipendenti del partito e due imprenditori), per la sparizione verso l’estero, di una cifra di circa 49 milioni di euro, ricevuti dal Carroccio come rimborsi elettorali. Infine Mattarella ha graziato il pluricondannato Senatur, il Fisco ha accettato il rimborso dell’evasione accertata in comode rate da 600 mila € l’anno, cioè in 80 anni. Tanto per salvare l’onore di un partito così patriottico.

Fontana, ancora un leghista di Varese, attuale presidente della stessa Regione, è in questi giorni al centro di una nuova inchiesta giudiziaria. Ha prima tentato, durante il lockdown da Covid, di far comprare dalla sua Giunta 75.000 camici dall’azienda del cognato (e della sua stessa moglie), poi ha fatto in modo che sembrasse una donazione, per poi pagare l’azienda attraverso un suo conto svizzero che ha circa 5 milioni di € di disponibilità. A precisa domanda su quel conto ha risposto che erano della sua famiglia che aveva risparmiato tutta una vita (il padre era un medico condotto, la madre una dentista) e che dalle Bahamas li aveva poi trasferiti in Svizzera, approfittando dello scudo inventato da uno dei soliti governi italiani decisi a tutto pur di salvare i furbi più furbi.

Ora, nella moderna narrazione, la Lombardia aveva in Milano la capitale morale, nella Sanità l’esempio da seguire, nell’economia la locomotiva d’Italia, nelle strutture e infrastrutture la modernizzazione del Paese. A me sembra invece un luogo molto vicino alla Svizzera, pieno di semirazzisti arricchiti, abituati ad un lusso derivante da posizione geografica e centralità delle vicende economiche (e Vittorio Feltri ne è il portavoce). L’affitto di un monolocale a Milano costa 1.000 € al mese, quanto il reddito medio degli abitanti del Sud Italia, i proprietari sono formali e precisi, le signore hanno il cagnolino nella borsetta, le boutique di via Monte Napoleone sono lo stemma della città.

È arrivato il momento di dare il giusto peso alle cose, sia studiando la storia, sia togliendosi qualche prosciutto di Parma davanti agli occhi. Come è possibile che il Sud abbia sempre preferito il lestofante del Nord a quello del Sud? Perché il lombardo Salvini dovrebbe essere meglio del potentino Speranza? Perché il ricco evasore Berlusconi (e mi fermo qui) ha rappresentato per i poveri del Sud una speranza di riscatto? Su quella bugia hanno poggiato la loro fede? Quanti politicanti del Sud hanno enormi colpe per le nefandezze nordiste di questi ultimi decenni?

il Volantino, 8 agosto 2020

Alfredo De Giuseppe

 

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