La mia colonna del 2020-05-30

Ho ritrovato un appunto del maggio 2000. Sembra ieri ma il foglio, indiscutibilmente con la mia grafia, ha compiuto vent’anni. L’ho scritto, probabilmente, in una di quelle situazioni in cui mi sentivo più vicino all’atomo universale, al delirio d’onnipotenza. Perché succede anche a me, in quel precario equilibrio fra l’autostima e il dispregio di sé stesso, di avere momenti di esaltazione quasi mistica, deliri omnicomprensivi che arrivano per imperscrutabili movimenti sotterranei di un organo molliccio a cui noi umani abbiamo dato il nome di cervello. (e quelli, in genere, sono i momenti in cui sbagli tutto).

Questo foglietto volante, conservato fra le mille cose inutili, aveva il seguente titolo: le 21 regole per il 21° secolo. Poi avevo cancellato la parola Regole correggendola in Comandamenti. Più delirio di così non saprei.  Rileggendo i dettami che volevo predicare, si nota lo sforzo di scrivere cose universali e laiche (un po’ anarcoidi, anche), ma soprattutto valide per sempre, eppure a soli vent’anni di distanza mi son sembrate tutte vecchie e superate, benché belle e divertenti nel declamarle. Nel 2000 erano ancora in piedi le Torri Gemelle di New York, non c’erano i social media, non c’era stata la crisi della finanza globale e quella prodotta da una pandemia virale. Le regole son valide sempre nel momento in cui le scrivi, poi si devono adeguare alle nuove stagioni dell’umanità, anche al progresso scientifico che essa produce. Questo sarebbe un primo comandamento.

Del resto anche i Dieci Comandamenti, raccolti in un momento mistico da Mosè, sono in parte superati, nonostante i disperati tentativi di aggiornarli con le interpretazioni e le declinazioni. Nel testo biblico dell’esodo ce n’è uno che recita: “Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie di lui, né il suo schiavo e la sua schiava, né il suo bue né il suo asino né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”, che poi nel catechismo cattolico è stato suddiviso in due comandamenti: 9) Non desiderare la donna d'altri. 10) Non desiderare la roba d'altri. Ora, al di là che si dia per scontato che ci siano schiavi e asinelli in ogni famiglia, tutto il pensiero è declinato al maschile, come se una donna non potesse in alcun modo desiderare un altro uomo o rubare un bue e scappare lontano lontano. Insomma un concetto superato dal contesto storico/sociale che si è andato sviluppando nei secoli. Per fortuna, direi. E nonostante resistenze, misoginie, processi e roghi.

Però, anche dai deliri di onnipotenza possono venir fuori dei concetti duraturi, validi finché l’uomo sarà quell’ammasso di cellule in movimento e non una macchina perfetta con inserti di fragilità (obsolescenza tecnica). Così tra i tanti Comandamenti che mi approcciavo a scrivere all’inizio del nuovo secolo, roba da distribuire gratuitamente all’umanità, ce ne sono alcuni che sembrano adattarsi alla realtà odierna. 1) Non hai bisogno di due case, tre auto e decine di viaggi l’anno per vivere bene. Una piccola casa, un ambiente pieno della tua personalità vale più della più bella spiaggia esotica, con relativo villaggio turistico; 2) Rispetta l’ambiente in ogni tuo gesto giornaliero, ma anche seguendo le dinamiche politiche e industriali del tuo Paese: non puoi stare attento al mozzicone di sigaretta, e accettare  in silenzio qualsiasi decisione del tuo governo. La lotta è un requisito indispensabile al tuo benessere.

Questi due Comandamenti mi son tornati in mente in questi giorni, vedendo le nuove povertà, la perdita di quei sogni materialistici di cui è condita la nostra educazione. E vedendo soprattutto quanta gente si sia rivolta allo Stato come ultima e smisurata speranza di salvezza. Preghiere pressanti  anche da parte di gente che in questi ultimi decenni ha teorizzato il più sfrenato liberismo, ha favorito i più grandi arricchimenti e ha giudicato inappropriato ogni intervento pubblico. Politici e loro elettori che hanno predisposto la fine della scuola, dei trasporti e della sanità pubbliche, l’inizio di un’epoca con nuovi staterelli governati da piccoli dittatorelli. Dal 1992 che sento ‘sta solfa, con gente convinta che uno Stato efficiente sia una disgrazia da evitare. Invece la nostra battaglia deve continuare affinché le persone normali come noi siano governate in modo giusto e coerente, che i nostri eletti ci indichino la strada della giustizia, sappiano dire e cercare la verità, che sappiano dare un barlume di speranza alle nostre esistenze, basandosi su virtù e conoscenze e non sull’ultima fake dell’ultimo finto medico di youtube.

In quell’appunto del 2000 che, in un delirio di fiducia, voleva preparare le masse alle sfide del nuovo millennio, l’ultimo punto, il ventunesimo era così scritto: “Lottare per uno Stato che, senza invadere le personalità di ogni singolo, sappia dare pari dignità a tutti i suoi cittadini è cosa per la quale vale la pena sacrificare un po’ di sé stessi”.

 

il Volantino, 30 maggio 2020

Alfredo De Giuseppe

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