La mia colonna del 2020-04-11

In queste giornate di chiusura forzata, durante le quali si stanno mettendo in discussione certezze consumistiche quanto mai offensive per il pianeta e per l’umanità più povera, non sono mancate le stronzate di sempre. Il segno pessimistico che l’uomo difficilmente impara dai suoi errori (dopo la prima guerra mondiale preparò scientificamente la seconda e subito dopo questa cominciò un incredibile riarmo militare che ancora oggi non è finito). Annoto alla rinfusa alcune notizie, piombate sul web, dall’11 marzo ad oggi, in questo primo mese pieno di zone rosse, coesione nazionale, distanziamento sociale, crollo del prodotto industriale e dei consumi, degli aiuti di Stato e dei ripensamenti europei.

L'amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono ha annunciato agli analisti finanziari: "Stiamo lavorando per chiudere nelle prossime settimane un contratto per la fornitura di due sommergibili per la Marina Italiana, più due in opzione". La commessa vale 2 miliardi e 300 milioni di euro. Come avviene da sempre per i programmi militari, la scelta di procedere con l'acquisto è stata presa alla fine del 2019 dal governo Conte senza alcun dibattito: l’interesse di Parlamento e opinione pubblica per la materia è bassissimo.

L’Albania ha inviato medici per aiutare il Veneto e la Lombardia a superare l’emergenza. 52 medici e infermieri cubani sono partiti dall'aeroporto Jose Marti dell'Havana avvolti dal calore di un lungo e caldo abbraccio. La loro preparazione è nota in tutto il mondo. Sono intervenuti ad Haiti, sconvolta dal terremoto e poi dal colera. Hanno lavorato in Sierra Leone per aiutare chi lottava contro l'ebola.  Sono pronti a rifarlo ancora una volta qui da noi, a Crema. La Russia e la Cina, soprattutto, hanno inviato aerei pieni di mascherine e altre attrezzature mediche.

La Mussolini, nipote del Duce, come lui autarchica per scelta, ha dichiarato che è in atto un complotto internazionale per compiere uno sterminio di massa. Però, tranquilli, Rocco Casalino, figlio dello stupidario di questi anni televisivi, ci ha rassicurato che tutti i messaggi governativi sul coronavirus sono stati studiati nel suo ufficio. 

Nel frattempo l’eterno Silvio Berlusconi se ne va a Nizza nella villa della figlia, con ampio giardino e vista mare, e dichiara: “L’isolamento pesa anche a me, per fortuna c’è il web”. Comunque, sempre in questi giorni, Gianfranco Rotondi, uno degli ultimi orgogliosi democristiani, ha trovato il modo di dire: “Berlusconi, l’ultimo statista che ci resta”.

Tutti i ricchi scappano, anche quelli del calcio: Higuian, Ronaldo, Pianic e altri campioni della pedata hanno preso il loro aereo privato e sono scappati il più lontano possibile. Però Lotito, presidente della Lazio non demorde e li insegue dentro il suo sogno: “Ci vogliono togliere lo scudetto, non ci faremo incastrare. Faremo di tutto per continuare il campionato”.

Anche la Protezione Civile fra interviste, conferenze stampa e inaugurazioni ha fatto parecchi scivoloni. Domenico Maria Pallaria, messo a capo della Protezione Civile dalla Regione Calabria, si dimette dopo che a “Report” dichiara: "Non so cos'è un ventilatore polmonare".

Ma il massimo del trash misto all’ignoranza lo raggiunge il duo Matteo Salvini-Barbara D’Urso: durante un collegamento televisivo la conduttrice dice al politico che ogni sera, a casa, recita il rosario e lui risponde dicendo: anche io. Al che insieme iniziano a recitare una mezza strofa in un latino maccheronico. Dopo pochi giorni, lui, il Matteo salvatore della patria, il capitano leghista che ci dovrebbe condurre al puro italismo, afferma convinto: “Facciamo una deroga alle regole per la domenica di Pasqua, apriamo le Chiese per celebrare la resurrezione. La scienza da sola non basta, serve anche il buon Dio”. In questo modo ha superato financo il Papa: lui rappresenta indiscutibilmente il vero, tradizionale, intransigente cattolico. Se sconfiggeremo il virus sarà grazie alle sue intercessioni e alle sue litanie. Papa Francesco intanto sta facendo altri discorsi. 

La frase che più di tutte ho sentito pronunciare in questo mese è stata: “Siamo in guerra, ma vinceremo”. Tanto mi è penetrata nel cervello che non ho resistito nel cercare nella mia libreria “Viaggio al termine della notte” di Céline, che raffigura meglio di chiunque altro i sentimenti di un soldato in guerra, di un uomo devastato dalle brutture della vita. Una scrittura meravigliosa, quella di Céline, da lasciare annichiliti: ogni pagina potrebbe essere una citazione contro la stupidità umana. Terribile e pesante, come la verità. 

Quel che è peggio è che uno si chiede come l’indomani troverà quel po’ di forza per continuare a fare quel che ha fatto il giorno prima e poi già da tanto tempo, dove troverà la forza per quelle iniziative sceme, quei mille progetti che non arrivano a niente, quei tentativi per uscire dalla necessità opprimente, tentativi che abortiscono sempre, e tutti per arrivare a convincersi una volta per tutte che il destino è invincibile, che bisogna sempre ricadere ai piedi della muraglia, ogni sera, sotto l’angoscia dell’indomani, sempre più precario, più sordido.

Forse è anche l’età che sopraggiunge, traditora, e ci annuncia il peggio. Non si ha più molta musica in sé per far ballare la vita, ecco. Tutta la gioventù è già andata a morire in capo al mondo nel silenzio della verità. E dove andar fuori, ve lo chiedo, quando uno non ha più dentro una quantità sufficiente di delirio? La verità, è un’agonia che non finisce mai. La verità di questo mondo è la morte. Bisogna scegliere, morire o mentire. Non ho mai potuto uccidermi io.

il Volantino, 11 aprile 2020

Alfredo De Giuseppe

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