114 - Il Coronavirus, a futura memoria - 2020-03-28

Alcune cose connesse al coronavirus vanno ricordate, a futura memoria, fermate qui e ora, in questo preciso momento storico, in queste settimane di clausura. Almeno alcune tendenze nelle loro sfumature recondite e futuribili. Prima di tutto sta per finire la ventata, quasi una tempesta, antiscientifica. Sono quasi spariti dal web i no-vax, ignoranti assurti fino agli scranni del Parlamento, gente che non aveva visto in vita sua neanche un programma televisivo di Piero Angela. Gente che ignora ancora oggi che i virus, i batteri ci hanno permesso di esistere, di creare i nostri anticorpi. Ignorano le decine di epidemie che da sempre hanno colpito l’umanità, senza bisogno di agenti segreti e fameliche società farmaceutiche. Gente fomentata da un web sempre più sconcertante, che ancora oggi ama parlare di complotti, di scienziati che hanno volutamente sparso nell’aria una sostanza micidiale. Intanto però non sono più no-vax e aspettano con ansia un vaccino liberatorio (che in genere la multinazionale tiene nascosto in un cassetto). Queste persone oggi sono disorientate, ma sempre pronte ad accettare la verità più inverosimile, purché non comporti una loro presa di coscienza.

In questo momento sono semi-nascosti anche i sovranisti a tutto tondo. Quelli che negli ultimi anni hanno immaginato, su input di politici in malafede, che l’autarchia fosse la soluzione di tutti i problemi. Ora hanno capito che il virus così come le merci, i soldi, le persone sono ormai interconnesse e se va male l’America o la Cina, va male anche l’Europa. Hanno capito? O sono ancora imbevuti di spot e post che inventano nemici ad ogni passo, con preferenze per la Merkel, Macron e l’Europa? Possibile che ancora non si sia compreso che solo un’Europa unita e governata in modo univoco, può migliorare la nostra vita, la nostra economia, il nostro ambiente?

L’immigrazione non è più il problema dei problemi. Nessun politico va in Tv a dire che dobbiamo mandare tutti a casa loro, così qui la ricchezza tornerà a sorridere agli “italiani veri”. Ora noi, come quei poveracci in mezzo al mare, stiamo solo pensando a come salvare la pelle.

Nel frattempo sono in via di estinzione le richieste di miracoli ad personam, come se fosse arrivata improvvisa l’illuminazione che i problemi si risolvono nella loro globalità, nelle leggi di una comunità, non all’interno di una visione personalistica del rapporto con la natura e tutto ciò che ci circonda. Sembrerebbe sia in atto una minore attenzione ai santi e una maggiore propensione verso la ricerca di una comunità consapevole.

Le nostre vite si stanno spostando con veemenza verso il virtuale. Sarà difficile stare insieme come un tempo, per molto tempo ancora. Il vaccino se ci sarà non eliminerà il virus che continuerà ad esistere dentro di noi, come è successo ad esempio per il morbillo e la varicella. Quindi la scuola cambierà molto: buona parte dei programmi si potranno svolgere on-line e forse alcuni problemi logistici saranno finalmente risolti. Viaggeremo in modo diverso e comunque solo con un consenso di tracciabilità attraverso i nostri cellulari che a loro volta indicheranno ogni persona che avremo incontrato. Siamo oltre l’immaginazione di ogni autore di fantascienza, ma questo è, e ancora di più sarà. I droni ci porteranno la posta e controlleranno che la nostra casa sia in ordine, in ogni suo aspetto: e sicurezza sia. Un altro modo di vivere che si farà strada nei prossimi anni, nei prossimi business: la spesa si farà con le app delle varie catene di supermercati senza muoversi da casa. Potremo scegliere fra migliaia di articoli senza prendere il carrello e fare la fila alla cassa. E alla fine fra pochi decenni il sesso sarà un ricordo: sarà impossibile toccarsi, ci si potrà voler bene a distanza, nel modo che si imporrà più conveniente. E infine i figli in provetta si ordineranno su una piattaforma mondiale, dando le dovute credenziali e le necessarie carte di credito.

Insomma un’accelerazione sull’evoluzione della nostra specie, per colpa di un virus, o forse grazie a lui, portandola verso direzioni nuove, sconosciute, forse di maggiore solitudine, di maggiore interconnessione. Non lo so, ma certamente il virus infettante ci ha fatto intravedere un sacco di cose del mondo che verrà.

Un’ultima cosa sulla cittadina che vivo, la mia Tricase. A tutt’oggi non c’è nessun caso di contagio da Covid-19. Ne siamo tutti felici e speriamo che continui così. Ma un avvertimento: non è merito del sindaco, degli assessori, dei consiglieri di semi-opposizione o di quelli decisamente contrari, neanche dei medici o dei farmaci, ma di quella cosa che la Protezione Civile si ostina a invocare come “distanziamento sociale”. Nessun contagio perché qui la distanza sociale si applica da anni, in silenzio, senza neanche soffrire tanto.

La mia colonna - il Volantino

Alfredo De Giuseppe

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