La mia colonna del 2019-06-22

So per certo che al mondo c’è di peggio. Sono abituato a relativizzare ciò che scrivo, ciò che penso su di me, su di noi, sulla nostra Italia. Niente è assoluto e valido per sempre e in ogni regione. Niente è perfetto e la politica vive spesso di piccole differenze, di piccoli gesti che poi vanno a modificare percezioni e comportamenti. Sicuramente è peggio nascere e vivere in Yemen, dove da 5 anni è in corso una guerra, che conta già circa 70 mila morti sotto le bombe, milioni gli sfollati, una situazione umanitaria drammatica. Secondo i dati delle Nazioni Unite sono circa 90 mila i bambini morti a causa della malnutrizione. Diciotto milioni di persone non hanno accesso all'acqua e ai servizi igienici, in quello che già prima della guerra era il Paese più povero del mondo arabo. E poi, da due anni, è in corso la più grande epidemia di colera del mondo, con oltre un milione di casi segnalati: 110 mila casi di colera registrati solo da inizio 2019 e 190 morti, un terzo dei casi riguardanti bambini sotto i 5 anni.

Se fossi nato nella Repubblica democratica del Congo, uno dei paesi più ricchi di risorse della terra, la mia vita, come quella di milioni di persone, non varrebbe nulla. Massacri continui, soprattutto nelle regioni del Nord Kivu, stragi, centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati, bambini in gravissimo stato di malnutrizione, sacerdoti sequestrati. Eppure il ricco Congo che continua a far gola alle multinazionali (l’ultimo intervento da parte della China Molybdenum che ha acquisito il controllo della miniera di Teke dove si ricava il 65 per cento del cobalto, il più costoso minerale nel pianeta) produce milioni di sfollati, almeno otto, che tentano di raggiungere altre Nazioni. Loro non hanno tempo di chiedersi se saranno considerati migranti economici o rifugiati politici.

Se fossi un cittadino siriano sarei senz’altro dentro la guerra civile che coinvolge il Paese dal 2011 e che ha generato quasi mezzo milione di morti e oltre 7 milioni di sfollati. Forse avrei visto distruggere città antichissime, culla della nostra civiltà, forse avrei visto morire amici e parenti con bombe e gas, missili e granate. La Siria dovrebbe essere fra l’altro una specie di appendice del cristianesimo: proprio a Damasco avvenne la conversione di San Paolo. Possibile che politici col rosario in mano non lo sappiano?

So che c’è un mondo di sofferenza, dove manca l’elettricità, Internet e l’acqua corrente (questo pensiero mi sovviene quasi ogni mattina sotto la doccia calda). Dove si può morire per fame o per una febbre, so che c’è gente che ancora è analfabeta. In Corea del Nord l’uomo è completamente annullato in ogni suo desiderio da una dittatura ferocissima. In altre Nazioni il potere giudiziario non è autonomo da quello politico. In molte altre sono negati diritti alle donne, ai gay e ai disabili. E a quasi tutti i bambini.

La situazione dell’Occidente è grave, a volte a noi sembra drammatica, ma per il semplice fatto che non riusciamo più a fare dei paragoni realistici con tante parti del mondo ancora pervase da guerre e genocidi. La situazione è drammatica in Nigeria, in Etiopia, in Eritrea, Sudan, in Libia e in tanti altri posti dimenticati. Luoghi e situazioni non particolarmente graditi alla nostra politica e neanche ai nostri media che infatti ne parlano solo in relazione ai nostri disagi. Del resto una serie riflessione sulla ridistribuzione delle ricchezze mondiali non è all’ordine del giorno, per il semplice fatto che le nazioni più ricche distribuiscono con coerenza e continuità ai paesi più poveri solo armi, bombe e relativo addestramento militare.

Vivere nel Sud Italia è un problema, fra inefficienze, complicazioni, un mercato asfittico e disoccupazione. Ma vivere senz’acqua e senza elettricità, in mezzo a guerre sanguinarie, è mille volte peggio. Non ricordare la situazione che vivevano i nostri nonni pochi decenni fa è un atto di rimozione collettivo, forse necessario ma certamente non utile alla comprensione. Non tener conto dell’esplosione demografica su tutto il nostro pianeta è invece un atto criminogeno che ci porterà in futuro a destabilizzazioni ancora più devastanti, con la corsa affannosa e violenta verso le ultime risorse naturali.

So che c’è di peggio rispetto all’arretratezza del nostro Sud, rispetto al populismo becero, alla democrazia imperfetta e all’inconsapevolezza del nostro ruolo storico. So che sarei potuto essere ancora più sfortunato che vivere quasi tutta la vita a parlare, a scrivere ad analizzare le approssimazioni, le dimenticanze, le inefficienze, le paure di Andreotti, Berlusconi e Salvini, ma nessuno mi toglie dalla testa che il mondo sarebbe un posto migliore per tutti senza i tanti Andreotti, Berlusconi e Salvini.

il Volantino, 22 giugno 2019

Alfredo De Giuseppe

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