La mia colonna del 2019-06-08

È notizia di questi giorni che le Ferrovie Sud-Est, le gloriose ferrovie del Salento, avranno a breve delle nuove vetture e che forse saranno utilizzabili anche le domeniche. Naturalmente l’eventuale riorganizzazione, dopo decenni di scandali, debiti e inerzia collettiva, ha suscitato subito delle proteste. Infatti il 29 maggio c’è stato uno sciopero che ha coinvolto l’80% dei lavoratori che, attraverso una decina di sigle sindacali, lamentano “i turni di lavoro,  spostamento di residenze lavorative, implementazione e sostituzione dei vertici aziendali e dei collaboratori d’ufficio con personale esterno a Fse senza considerare le professionalità interne”. Ma c’è qualcuno fra i dipendenti che negli ultimi trent’anni è stato in grado di denunciare pubblicamente inefficienze, arretratezze, clientelismi e facilonerie di vario tipo all’interno del loro ambiente di lavoro? Si son mai lamentati quando lo Stato (cioè tutti noi) ha pagato per ripianare debiti di funzionamento?  Ma che Stato è quello che interviene sempre dopo ruberie e corruzione e mai prima per programmare e rendere davvero funzionale un servizio? Non sarebbe ora di fare un bel piano d’investimento, anche di lunga durata, piuttosto che turare le falle di operazioni farlocche, più volte abbondantemente denunciate? Mi chiedo ancora: i lavoratori non dovrebbero sentirsi coinvolti in ipotesi di rilancio, non dovrebbero ricercare insieme ai vertici aziendali il modo migliore per affrontare le sfide del trasporto del nuovo millennio? E i vertici aziendali non dovrebbero proporre il coinvolgimento di tutti in ipotesi di lunga durata, creando i presupposti per nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per tutta la nostra Regione?

Al Sud sembra impossibile fare cose che altrove hanno avuto successo. Ma appare anche improbabile uscire dalle forme anonime, sviluppare progetti in cui arte e fantasia si possono coniugare con ambiente e business. Tanto per distaccarmi dal quotidiano rammarico per ciò che poteva essere e non è stato, mi accingo, gratuitamente come sempre, a proporre una serie di cose fattibili, già provate in altre parti del mondo:

  1. Implementare le corse quotidiane almeno fino a mezzanotte, per intercettare il consumo giovanile e notturno, limitando al contempo investimenti e corse su gomma; per raggiungere un certo scopo basterebbe rendere complesso il parcheggio delle auto nei centri urbani e con un costo di almeno 5 € l’ora (vedi Londra e Parigi);
  2. Aggiungere alcuni tratti mancanti, al fine di raggiungere più facilmente alcune località rinomate (vedi Leuca e San Cataldo); sarebbe un bel modo per mettere in moto un’economia di investimenti pubblici votati ad un maggiore e più consapevole utilizzo del territorio, da considerare sempre più un unico centro urbano;
  3. Allo stesso modo aggiungere i tratti per l’aeroporto di Brindisi, il porto di Otranto e Gallipoli, per rendere davvero funzionale l’economia turistica e commerciale;
  4. Aumentare la velocità di percorrenza delle vetture più moderne, in modo tale che 50 Km vengano coperti al massimo in 50 minuti, compreso le fermate; ricordo che in Giappone, che non si trova su Marte, i treni viaggiano anche fra paesini sperduti sulle montagne ad una media di circa 200 kmh;
  5. Le carrozze dovranno dotarsi di alcuni servizi, ormai indispensabili: trasporto biciclette e animali domestici, zone wi-fi, totem informazioni e rilascio biglietti a bordo (oggi non si sa ancora se si cambia a Zollino, perché lo si decide di ora in ora);
  6. La domenica utilizzare i treni storici, con i quali si potranno raggiungere (con la dovuta lentezza) le località turistiche, ma anche fermarsi nelle stazioni e nelle decine di caselli di campagna per attività artistiche ed eno-gastronomiche; tale atmosfera rafforzerebbe l’immagine del Salento della cucina, delle pietre, dell’arte e della musica e un aspetto ludico anche per i bambini;
  7. Abbattere le barriere antisuono in legno e pietraia costruite anni fa intorno a molte stazioni, luoghi che dovrebbero diventare parte integrante dell’arredo urbano e della vita di comunità; molte di esse sono al centro della città, ma spesso abbandonate, semidistrutte, appena ridipinte all’esterno (Gagliano in questi ultimi anni è stata sede di notevoli esperimenti di insediamenti artistici e teatrali);
  8. Creare dei parcheggi riservati ai viaggiatori che pagherebbero solo un piccolo sovrapprezzo sul loro biglietto del treno per una sosta di 24 ore; in questi parcheggi riservati far trovare il noleggio di bici, scooter, auto elettriche e relative colonnine di ricarica.

Ho l’impressione che, al realizzarsi di queste poche idee, il nostro territorio potrebbe lanciarsi davvero nella gestione di un turismo che duri almeno 7-8 mesi l’anno, aggiungendo naturalmente una cura e un’attenzione al bello che oggi appare un miraggio. Lo hanno fatto molti paesi europei, (con i fondi comunitari), quelli dove i politici hanno amministrato con una certa coerenza e visione complessiva di un mondo che cambia.

Il Volantino, 8 giugno 2019

Alfredo De Giuseppe

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